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Società antiche erano fondate sui valori Dice Pericle: “Non c’è vera libertà senza” Sì a democrazia liberale, no al relativismo I capisaldi siano onestà e responsabilità La tivù (la cultura) mezzo per diffonderli

gennaio 5, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana non inventa niente di nuovo. In generale. La verità, lo leggeremo meglio più tardi dal nostro saggio Ulivieri, deve solo essere scoperta. O riscoperta. E’ nelle cose dell’uomo, verrà fuori o verrà (da noi) ripresa dal passato. La repubblica romana, quella che portò al massimo splendore di Roma, aveva due grandi collanti: la religiosità (rituale), che rappresentava la fonte di tutte le certezze, attraverso soprattutto quegli augures che erano i buoni auspici degli Dei nei confronti delle scelte della polis, e i valori – ciò a cui dovevano aspirare le persone dabbene (probri): rem (le sostanze), fides (il credito), honos (gli onori legati al ruolo specialmente politico), gratia (il favore, la “gloria”). Tutto questo “assicurava” la dignitas appunto dei probri. Era un sistema di valori di matrice aristocratica, in una repubblica che tutt’oggi si è in bilico tra il riconoscere appunto aristocratica o democratica. Ma proprio questo fece la grandezza di Roma: una tensione verso l’alto dalla quale non era, anzi, escluso il popolo. Che veniva reso partecipe in due modi: politicamente, per cui aveva accesso diretto al potere attraverso il tribuno della plebe e il ruolo dei concilia plebis; socialmente, perché le celebrazioni, i rituali, i momenti cioè in cui pure l’aristocrazia esprimeva la propria cultura erano non solo “aperti”, ma coinvolgenti – attraverso i mezzi di comunicazione dell’epoca, tra cui le orazioni funebri – il popolo stesso, per la formazione di un’unica comunità che, appunto, tendeva verso l’alto grazie al ruolo dell’esempio virtuoso che attirava l’intera popolazione verso la virtù. Una società pienamente democratica, quale il Politico.it auspica possa essere concepita oggi nel nostro Paese, passa attraverso lo stesso meccanismo che sia però “liberalizzato”, attraverso il sistema democratico, nell’accesso alle “sostanze” e all’honos. Le “sostanze”, attraverso una liberalizzazione economica che crei le condizioni per la responsabilità – che si ha solo nella libertà – e induca e consenta in un unico tempo ai nostri giovani – vedremo meglio dopo in una sollecitazione di Ulivieri – l’impegno e l’imprenditoria di se stessi; l’honos grazie a quella società politica in cui sono i migliori tout court ad essere chiamati – per via elettiva o per assegnazione di incarico – all’impegno pubblico. Tutto questo richiede la rivoluzione culturale che passa anche attraverso, appunto, la comunicazione dei valori. In senso didattico per i giovani – che hanno però più bisogno di opportunità (la libertà condicio della responsabilità) – e in generale per la società: una società (che torni ad essere) fondata sull’onestà e sulla responsabilità. Fondamenta del nostro possibile, nuovo Rinascimento (M. Patr.).           

Nella foto, la Roma antica

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