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***La riflessione***
I GIOVANI SIANO IMPRENDITORI DI LORO STESSI
di FABRIZIO ULIVIERI

gennaio 5, 2011 di Redazione 

Naturalmente devono essere messi nella condizione di poterlo fare, attraverso una piena democratizzazione e liberalizzazione del nostro sistema economico interno; altrimenti lasciano il Paese (non per conoscere e formarsi, com’è auspicabile, ma per costruire una vita che qui non viene loro dato modo di avere) o rinunciano senza essere rinunciatari. Ma – rispetto ad esempio al movimento degli universitari che chiedono solo più garanzie – è necessario anche un cambiamento di prospettiva per cui i nostri ragazzi comincino a pensare da cittadini dell’era digitale – Homo digitalis, l’uomo che determina – apprendendo la lezione del Web 2.0 e non più ad essere determinati (Homo sapiens) da altri. La nostra firma “anziana” manda loro questo messaggio. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, un momento della protesta degli studenti

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di FABRIZIO ULIVIERI

Rama Yade, Segretario di Stato allo Sport, in Francia, la personalità preferita dei francesi (come titolava “Le Monde” del 22 ottobre 2010) e tuttavia abbastanza controversa, o invisa a certi ambienti, politici e dello sport francesi, ha pubblicato un libro “Lettre à la jeunesse”, Grasset editore. Ci è piaciuto questo libro. Un libro che abbiamo molto apprezzato per la voglia ed il coraggio di parlare ad una categoria abbastanza poco considerata, in un momento storico in cui di tutto si parla eccetto che di creare e formare una gioventù nuova. Mentre invece si preferisce parlare, come sempre, di giochi politici, di crisi economica, di lotte sindacali spesso strumentalizzate ma poco in modo educativo ed ammaestrante ad una categoria di cui ci si ricorda solo quando scoppiano le rivolte universitarie. Ci è piaciuto il suo libro perché scrivere un libro con tono ed impianto didattico per i giovani, immigrati e non, richiamandosi ai valori di un paese di cui lei non è figlia di sangue richiede una bella dose di voglia di comunicare perché il rischio di fallire e di andare incontro alla derisione è notevole.

Il libro di Rama Yade è, sinceramente, stato una sorpresa. In tutta onestà mi aspettavo un libro abbastanza noioso, ed invece è l´esatto contrario. E´ un libro, fresco di spunti come la personalità di Rama Yade, su cui la Sinistra soprattutto dovrebbe meditare. L´errore che in un certo senso la Sinistra ha commesso, e commette, con la jeunesse è in effetti il perseverare diabolicus est. A partire dal ´68 si sarebbe dovuto capire che il Movimento (come la lotta armata, del resto) è stato una grande illusione (non a caso il titolo di un bel film del 2009, su quegli anni, era Il Grande Sogno – di Michele Placido). Una illusione divenuta tale più che altro in virtù della caduta dell´ideologia Comunista, insieme al muro di Berlino. E´ ovvio che la Grande Illusione fu fomentata da un senso di invidia del Comunismo rispetto al Liberismo (come recita Isidoro di Siviglia ab intuendo felicitatem alterius, dal guardare in senso negativo alla felicità altrui – che così doveva apparire il mondo delle bolle liberistiche al Blocco dell´Est!), ma al di là di questo la gauche-festive (come la definisce Rama Yade), la Sinistra festivaliera, avrebbe dovuto capire che l’apparenza festiva del ´68 e degli anni ´70 era una mera illusione ed invece no non l´ha capito. La gauche-festive non solo ha perdurato in quell´atteggiamento (Jack Lang) ma ha continuato a perpetrare l´ideologia del diploma e del posto fisso per tutti senza voler vedere o pretendere di non vedere come invece il mondo si fosse evoluto in senso troppo liberistico (fino al collasso) e non avere il coraggio di ammettere che il regno della “diplômite” (la fabbrica dei diplomi) era finito e tanto più quello del posto fisso e che a questo punto era necessario ammettere che si era instaurato quello della flexibilité, cosa che la Destra ha fatto e fa.

Rama Yade definisce così, quello che la Destra francese si trova ad ammettere (ma la Sinistra comunque mistifica): “votre (dei giovani) flexibilité est le prix à payer pour l´inflexibilté des aînés”.

Nulla di trascendentale in questa affermazione, sennonché è la verità. Come diceva un filosofo: è la verità che si rivela (esce dalla latenza) e non siamo noi che si scopre la verità. In questo senso credo vadano interpretate le parole di Rama Yade.

Un´altra osservazione interessante che Rama Yade fa è che i giovani pagano il giovanilismo dei vecchi (le jeunisme), la pretesa della pensione a 60 anni, il Viagra, il Botox, i Master all´infinito… Si ritorna lì: le giuste lotte del ´68 hanno portato i sogni voraci della liberazione da certi gioghi che però persistono e rendono come tali inattuali i sogni e con la loro inattualità la società si trova a far i conti, per cui ora il modello della jeunesse va comunque ripensato in quanto nella attuale società si confonde la jeunesse con il jeunisme.

Gli immigrati. Rama Yade è chiara: “Rester un simple Beur (giovane di origine magrebina nato in Francia) ou un simple Black ne mène à rien. Accepter d´être ainsi appelè, c´est consentir à sa propre humiliation”. Dunque l´integrazione nella nazione d´appartenenza, riconoscersi nei valori della nazione d´appartenenza è la via del futuro, non il mantenimento ostinato di valori che non si possono integrare nella cultura del tuo paese di recezione. E´ solamente inserendosi nel quadro di appartenenza che sarà possibile costruirsi un futuro, non nel tenersene al di fuori. Si può aderire ad un progetto non solo per un vincolo di sangue ma anche per un vincolo contrattuale di intesa per volontà di co-crescita (crescita comune). Il paese in cui viviamo sarà allora l´orizzonte stesso della nostra crescita.

Da parte nostra dopo aver letto il libro frizzante di Rama Yade vogliamo unicamente aggiungere che se i giovani sono abulici, timorosi, sfiduciati…è perché ai giovani finora non è mai stato insegnato a pensare in prima persona, a pensare che il lavoro non ci deve solo essere dato ma che vada anche creato, che si debba finalmente imparare a diventare imprenditori di se stessi. Se solamente i giovani prendessero più coscienza della nuova lezione del Web 2.0, del cambiamento che il mondo del nuovo Web (Web2.0) ha portato nella trasformazione della società – da Homo Sapiens, l´uomo che viene determinato, a Homo digitalis, l´uomo che determina – allora si potrebbe davvero costruire una società più libera, creativa, forte ed innovativa.

“Toute jeunesse a besoin de croire qu´elle peut transformer le monde” dice Rama Yade in finale del libro, suggestivamente (come l´avrebbe potuto dire il poeta dei giovani: Giacomo Leopardi): ebbene quella speranza c´è ancora, e non è più quella del ´68, che fu bellissima, ma è quella del Web che ha insegnato ed insegna all´uomo ad essere se stesso e con se stesso, ad avere la capacità di creare, innovare e determinare. Questa è la via che può costituire il nuovo grande sogno del 2011: creare e non aspettare.

FABRIZIO ULIVIERI

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