Top

Trasformiamo rivolte in nostra riscossa Di qui la proposta (democratica) di Walter L’Italia si riprenda (ora) il proprio futuro La chiave è restituirlo (!) ai (più) giovani

gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nor’d'Africa non è lontano. Si tratta del nostro vicinato meridionale. La nostra testa, e forse il nostro cuore, sono al (nostro) nord, ma un fronte africano mediterraneo restituito alla democrazia può rappresentare il volano di una rinascita non solo africana ma anche (perciò) del nostro Mezzogiorno. Ma le rivolte in Egitto e Tunisia (e, speriamo, non solo) ci riguardano anche per altri due motivi. Il primo è indicato da Stefano Boeri che, riferendosi a Milano, ricorda come egiziani e tunisini siano ormai parte cospicua della nostra immigrazione e quindi della nostra cittadinanza. Molti italiani, già, sono di origine egiziana o tunisina e dunque le vicende nei loro Paesi ci riguardano, come loro nuovo Paese e dunque fratello dei loro Paesi di origine. E poi ci riguarda per la ragione mostrata per primo, ancora una volta, dal giornale della politica italiana. L’Italia è in una condizione non dissimile da quella delle democraziodi/regimi nordafricani. Anche noi abbiamo bisogno, come scrivevamo (ancora) stamattina, di conoscere una nostra «liberazione», non tanto o non solo da un “regime” che si sia insediato attraverso l’attuale maggioranza quanto dai sedativi che ci sono stati iniettati dalla nostra politica autoreferenziale di oggi, e degli ultimi trent’anni, insieme al collateralismo del resto della stampa e, di più, dalla nostra subordinazione storica, di quell’Italia che, ricordava sempre Mario Monicelli, non ha mai conosciuto una «rivoluzione». Proprio nelle ore della morte del Maestro il Politico.it rilanciava la propria ricetta: non, una rivoluzione «con le armi», ma la rivoluzione culturale. Rivoluzione culturale è una formula che rievoca il regime comunista in Cina. Ma quella che il giornale della politica italiana propone è una rivoluzione plurale, e non ideologica, se non dell’ideologia della nuova politica fondata sui valori universali dell’onestà e della responsabilità. E sulla cultura non come macigno sulla libertà delle persone ma come viatico (appunto) della loro liberazione, di quella parte di Paese addormentata da quei sedativi che l’Italia «che ce la fa», per usare l’espressione (peraltro non felicissima) che accompagnò l’insediamento del moderno Ferruccio de Bortoli alla guida del Corriere, deve risvegliare e coinvolgere insieme a se stessa in quella grande ripresa nazionale, che ha bisogno però di una guida, ancora, onesta e responsabile. Quel partito dell’Italia che stiamo tutti aspettando, per salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese. Gad (alle 21.10 in onda con L’Infedele su La7), ora, chiudendo il cerchio, ci spiega perché fare- mo bene a riconoscere anche “diplomaticamen- te” le opposizioni assurte a ruolo di guida in Egitto. Read more

Ma gli (attuali) leader(?) non se ne vanno E (of course) pensano (solo) a loro stessi D’Alema continua a inseguire(?) Veltroni Diciamolo: questa segreteria Pd ha fallito Genio di Giulia: ‘Scelta giusta x perdere’

gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il ragionamento dell’ex presidente del Consiglio, va detto per onestà intellettuale, partiva dal presupposto di una situazione di emergenza in cui a rischio ci fosse la tenuta democratica del nostro Paese. E questo scenario non è, ahinoi, del tutto escluso. Come abbiamo scritto giorni fa un Pdl pronto a mistificare la realtà è nelle condizioni psicologiche di compiere qualsiasi mossa, anche la più scomposta. E in questo caso sarebbe non solo auspicabile, ma, come dice lo stesso D’Alema, «doveroso» pensare ad una chiamata a raccolta di tutte le forze oneste e responsabili del Paese, in quel caso davvero, come per un vero e proprio Comitato di liberazione nazionale da una (nuova) forma di regime. Ancora: uno scenario del genere va fatto tutto ciò che è necessario per evitarlo, e, non potendo contare sulla destra (per le ragioni psicologiche di cui abbiamo detto), è comprensibile, e persino (altrettanto) doveroso, che il centrosinistra faccia ciò che è nelle sue possibilità per togliere il potere nelle mani di chi è in quelle condizioni psicologiche e, quindi, fare un nuovo governo senza di loro o andare alle elezioni – ma con la certezza – perché si tratterebbe, in quella prospettiva, di salvaguardare la democrazia – di vincerle. Di qui la proposta di Veltroni di una grande mobilitazione nazionale, anche per raccogliere l’assist ed il traino delle rivolte democratiche nel (resto del) Mediterraneo. Di qui, da quella premessa ma anche (è proprio il caso di dirlo?) dalla proposta di Veltroni, quella del(l’ex) leader Maximo. Ma se nel primo caso la «vocazione maggioritaria» del Pd è parte fondante di una sollecitazione organicamente Democratica (in tutti i sensi), nel secondo caso il Pd è, ancora una volta, relegato al ruolo di tessitore di alleanze, come in un passo indietro rispetto alle deliberazioni della direzione nazionale che avevano anteposto il programma a tutto ciò, e lo è, e viene compiuto un passo indietro, nell’ipotesi di un’emergenza nazionale che però rischia di essere, in primo luogo, quella dalemiana di rintuzzare i tentativi del suo competitore storico di riconquistare la leadership del centrosinistra.
La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, ad esempio, pensa che la strategia delle alleanze di Massimo sia il modo più efficace che l’opposizione ha per perdere delle elezioni che, altrimenti, vista la condizione in cui versa Berlusconi, sarebbero (pressoché) già vinte. Sentiamo. di GIULIA INNOCENZI Read more

Italiani all’estero: “Rendeteci orgogliosi” L’entusiasmo per la leadership su Libano Ora Paese vuole sia rifatta grande l’Italia

gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia ha il desiderio, anzi, il bisogno impellente di rialzarsi (ma per davvero: non la retorica populista e autoreferenziale di “Rialzati, Italia!”) di chi è pronto a fare ciò che è necessario per riuscirci. Perché c’è un grande Paese che non trova una guida, che coinvolgendolo e coordinandolo faccia la sintesi delle straordinarie energie e capacità che oggi si dissolvono in mille rivoli. E’ come un figlio forte e coraggioso che abbia dei genitori anziani e stanchi, che – anche senza volerlo – ne ingabbiano (e impediscono) l’espressione. L’Italia è come – perdonate la similitudine un po’ greve – un paziente in coma che, a causa dello stato comatoso della propria politica, non riesce a parlare, ma in realtà pensa, eccome, e avrebbe da dire. E siamo ad un punto vicino alla saturazione. La pentola a pressione della necessità di questo Paese di ritrovare se stesso sta per esplodere. E’ un fatto positivo naturalmente, e lo sarà tanto più quanto più si saprà alzare il coperchio al momento giusto – leggi: che questa politica autoreferenziale di oggi levi le tende lasciando il posto a «figli di questo tempo» – diffondendo e inebriandoci dei vapori di uno straordinario “piatto”, evitando (appunto) lo scontro. Poi sarà necessario rimotivare la parte di Paese addomesticata (è proprio il caso di dirlo) da questi sedici anni di politica (?) italiana (?). E agire – senza più indugi – per rifare grande l’Italia. Come farlo? il Politico.it ha già indicato la (possibile) via. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Apertura è (tutta) per La donna che canta E Ulivieri dà (ben) quattro stelle e mezzo Un film sull’orrore della guerra in Libano

gennaio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un film duro, che ci proietta in un mondo alieno per noi europei ed occidentali. Quello della guerra tra cristiani e musulmani. In Medioriente. Fondata sull’odio che genera un male indicibile. Raccontato dal film. Da vedere assolutamente. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri, autore della rubrica domenicale. Che ci propone, oggi, una tripletta. Dopo La donna che canta, Vallan- zasca – Gli angeli del male e Qualunquemente. Read more

Tre stelle (scarse) anche per Vallanzasca Difetto? Racconta il male senza criticarlo

gennaio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma la grande prova di Kim Rossi Stuart e (soprattutto) Filippo Timi dà spessore al film. Che racconta la storia del sanguinario bandito rimasto poi in carcere per oltre quarant’anni. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ma ecco la (principale) sorpresa (di oggi) Se Ulivieri stronca (e di brutto) Albanese

gennaio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Qualunquemente non è piaciuto al nostro critico che gli preferisce la comicità di Zalone. Un film comunque che – se amate il “genere” – merita di essere visto. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Rivolta della sponda araba Mediterraneo Egitto/ Tunisia, esplodono democrazioidi già segnate dalla corruzione e dalla fame (Non tanto lontana, alla fine, è poi l’Italia) Sono i giovani alla base di (ogni) rivalsa Ma si agita spettro del fondamentalismo

gennaio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La storia del Medioriente insegna che laddove il governo di un paese, ancorché dittatoriale, va in crisi matura sfiducia nei confronti delle forze democratiche alimentando i movimenti estremi, al Cairo rappresentati dal partito d’opposizione dei Fratelli musulmani. Una capitale viva, giovane, che chiede riforme vere alla base della capacità d’insurrezione, dopo trent’anni di regime, sia pure mascherato da democrazia. Su una ideale cartina di tornasole sulla quale siano rappresentate le gradazioni delle democrazioidi mediterranee (che triste “fine”, ha fatto, quello che una volta era il centro del mondo) il nostro Paese è una democrazia sporca, i casi tunisino e egiziano dittature “democratiche”: un po’ al di qua e un po’ al di là del confine tra democrazia e dittatura, ma un (sia pure elaborato) paragone non è improprio. Se ne deduce che la chiave dei nostri problemi è la gerontocrazia, e che la soluzione può venire solo da un ribaltamento di questa sproporzione di potere tra giovani e vecchi. Giovani italiani, se ci siete, battete un colpo, ma possibilmente non alla porta del vecchio potente di turno. Il giornale della politica italiana è la vostra (vera) voce, perché il solo che abbia il senso della Storia e capace di elaborare una proposta per il futuro. Quello dell’Italia passa (soltanto) di qui. La nostra Désirée Rosadi, responsabile della rubrica mediorientale, torna per inquadrarci le rivolte in tutto il mondo arabo che si affaccia sul Mare nostrum, con questo pezzo da non perdere. di Désirée ROSADI Read more

Ora schianta la fiducia in Berlusconi: – 4% Ma il Pdl (per il momento) regge il colpo Crespi: ‘E’ per la mancanza di alternative’

gennaio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sondaggio Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, oggi nel premier “crede” solo un terzo degli italiani. Questo non basta a rilanciare il centrosinistra: al di là della lotta cannibalica al proprio interno – Sel al massimo storico: 8,5% – il Pd resta inchiodato al 23% e il boom degli indecisi – 42% – segnala la mancanza di un approdo che non può essere rappresentato da un improbabile terzo polo e che solo i Democratici fattisi “partito dell’Italia” – quale la proposta di Veltroni in parte tornerebbe a renderli – potrebbero costituire. Non a caso sopra il 40% continua ad essere l’elettorato potenziale di un Pd che deve compiere se stesso per salvarsi, salvare il bipolarismo e salvare, (così,) anche l’Italia, rifacendola grande. Una prospettiva alla quale l’attuale segreteria si sta progressivamente convertendo, ma, non possedendola, è evidente che ha e avrà molte difficoltà ad interpretarla fino in fondo. Ma veniamo ai dati: all’interno le tabelle e la lettura del grande sondaggista. di LUIGI CRESPI Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Cara Nicole, riprenditi il tuo futuro

gennaio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Anno- zero si rivolge alla consigliera regionale della Lombardia eletta nel listino bloccato di Formigoni e coinvolta nei festini del premier. «Hai ancora la possibilità di riscattarti. Puoi finalmente raccontare la verità, addossarti le tue eventuali responsabilità e parando così te stessa e non “il culo flaccido” del Presidente». di GIULIA INNOCENZI Read more

***Diario politico***
LA CONTROFFENSIVA DI SILVIO
di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In quattro mosse: il Pdl ottiene il rinvio alla Procura di Milano gli atti del caso Ruby, cercando il trasferimento al Tribunale dei ministri; (ri)parte l’assalto (finale) a Fini rispolverando – attraverso addirittura le “risposte” del ministro degli Esteri in aula! – la vicenda della casa di Montecarlo; il Giornale è incaricato di applicare il metodo Boffo/Mesiano a Ilda Boccassini; Mauro Masi fa la figura del «poveraccio» telefonando ad Annozero dal quale è assente (per volontà “superiori”) Fabrizio Cicchitto. Una reazione blanda tanto quanto ridotte al lumicino sono le forze – leggi: le risorse e le energie – del premier a questo punto della storia. Significativo che tra gli “obiettivi” di Berlusconi – che indicano gli avversari più pericolosi – non ci sia, solo, il Partito Democratico. Si (è già) affossa(to) da solo? Ci racconta tutto, la nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***La riflessione***
I VALORI DI UN PARTITO E LA LIBERTA’ DI OPINIONE
di CRISTIANA ALICATA

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La giovane scrittrice romana e collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità annuncia di avere deferito Mario Adinolfi alla commissione di garanzia del Partito Democratico, per le frasi (che rileggerete all’interno) pronunciate contro Alfonso Signorini. In questo pezzo per il Politico.it Cristiana ne spiega le ragioni. Ma è, soprattutto, un’occasione per riflettere sui temi dell’omofobia e dei confini etici del Pd. Nella condivisione della stigmatizzazione di affermazioni oggettivamente deprecabili, il giornale della politica italiana ribadisce contemporaneamente la propria amicizia e vicinanza umana nei confronti di Mario. di CRISTIANA ALICATA Read more

Il Pd al sud (?) è (ufficialmente) nel caos L’ex Udeur Loiero ora lascia Democratici Caso Napoli dovuto pure ad ‘infiltrazioni’ In generale i Dem siano (più) “autarchici”

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che significa l’esatto opposto della chiusura autoreferenziale della quale abbiamo parlato a margine del Diario di Baffigo. Significa avere la fiducia in loro stessi che i Democratici possono avere, per la loro maggiore onestà e responsabilità. Dal 1998 ad oggi i casi di tradimento della coalizione o del partito sono tutti (naturalmente) riconducibili a personaggi del tutto o culturalmente estranei al Pd. Che deve contemporaneamente aprirsi al Paese contando però su stesso. In soldoni, significa candidare solo Democratici “fatti e finiti” senza cedere alla tentazione di (voler, in realtà, senza riuscirci compiutamente e “definitivamente”, come il caso Loiero, da ultimo, dimostra) rappresentare parti di società (o, meglio, di elettorato, e la differenza è data dagli “interessi” che legano i blocchi: nel primo caso sono collettivi, di comunità, nel secondo caso individuali messi a sistema in un rapporto clientelare con la politica) con la simbologia di una candidatura che non dà nessuna garanzia, in tutti (o meglio in nessuno dei) sensi. O il Pd continuerà ad esporsi al pubblico ludibrio di abbandoni che sembrano raccontarne la debolezza che in realtà è una forza: la generosità. Ma va regolata, pena la (dimostrazione di) ingenuità. A Loiero risponde Laratta, che dalle colonne del giornale della politica italiana ricorda le sue (di Loiero) responsabilità. di FRANCO LARATTA* Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi La politica secondo Nicole Minetti

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Geniale (se fosse stata scritta da uno sceneggiatore) e, ad un tempo, raggelante definizione dell’igienista dentale del premier, oggi consigliere regionale della Lombardia (sic). La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, in attesa di andare in onda, questa sera, su Raidue alle 21.05, affronta ancora una volta meritoriamente la questione dei festini in casa del presidente del Consiglio dal punto di vista del decadimento, prodotto, della nostra vita pubblica e del costo (in tutte le sue forme) per gli italiani sul “suo” giornale della politica italiana. di GIULIA INNOCENZI Read more

Circolo vizioso rappresentanza mancata Hanno (un) gioco facile leader populisti Che impongono forte personalizzazione Cittadini chiedon conto della vita privata Veltroni: ‘Rischio ulteriore autoritarismo’ Responsabilità e un rinnovamento subito

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Avevamo già affrontato questo nodo, proponendo un confronto con la Roma antica. Il populismo (usiamo, per maggiore chiarezza, un termine attuale e, per l’epoca, anacronistico), e la connaturata (al decadimento della civiltà conseguente e preparatorio del terreno per il populismo) personalizzazione della politica, erano stati il preludio per il passaggio dalla repubblica al principato. La democrazia scema progressivamente in una successione di colpi di coda di una rappresentanza e di una società (non più politica) non più responsabili, in cui è difficile stabilire se “nasca” prima la crisi della politica o quella della società, e più probabilmente la “caduta” è contemporanea, in quanto coincidente (nella sovrapposizione-contaminazione – anche se, spesso, non sul piano del “personale” – tra, appunto, politica e società). La crisi della rappresentanza porta con sé anche una certa (forte) insoddisfazione della società nei confronti della politica e la personalizzazione già avvenuta induce la possibilità di far leva, e alla successiva contestazione, dei vizi privati pure nella dialettica pubblica, che dovrebbe, evidentemente, esserne esente. Il riferimento al caso Ruby è evidente: in una società moderna, ideale, la “pulizia” (in senso etico e democratico) del rendimento pubblico di un leader (dei leader) è tale da indurre un completo disinteresse nei confronti della sua vita privata, che – per questo e per le stesse ragioni di elevata maturità politica – non viene più “resa pubblica” (in tutti i sensi). D’altra parte è probabile che un comportamento pubblico di grande valore corrisponda ad una vita privata priva di sbavature (secondo la morale privata-diffusa). E anche qui il portato positivo genera altro portato positivo e così via (secondo la natura circolare del rapporto tra politica e società già “percorso” prima in senso negativo). Nel nostro Paese il sistema non crolla (da questo punto di vista) grazie ad una società che contiene ancora forti nervature ottimali su cui si regge (la società e il sistema). Prima che anche queste collassino, la nostra politica ha la responsabilità di invertire, dalla sua parte, il “senso di marcia” nella circolarità del rapporto con la società. E un passaggio necessario a tutto questo non può che essere un forte rinnovamento (M. Patr.). Read more

***Diario politico***
IL PARTITO DEMOCRATICO HA (ANCHE LUI) PAURA DELLA DEMOCRAZIA?
di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci riferiamo, naturalmente, alla contestazione dei possibili brogli a Napoli che non sarebbero “democrazia” ma una sua perversione. Dalla tentazione di “stoppare” le primarie (che comunque, proprio Napoli insegna, vanno riformate, magari attraverso la creazione di un’anagrafe degli elettori che non sfavorisca la partecipazione, ma assicuri il coinvolgimento, appunto, dei soli, effettivi elettori del Pd) alla decisione (questa sì) di sospendere un’assemblea nazionale che sarebbe stata il luogo preposto ad assumere una decisione condivisa sui presunti brogli, appunto, della consultazione “vinta” (?) da Cozzolino, l’attuale maggioranza Democratica (ma, va detto, non solo) sembra non avere fiducia nella propria gente (o forse in se stessa). E in parte ne hanno motivo: perché il nostro Paese è assuefatto da una democrazia rappresentativa tout court in cui la delega tende a deresponsabilizzare gli elettori dalla (vera) partecipazione, quella fatta non solo del voto (che pure è il momento più significativo di espressione della responsabilità politica) ma di cultura, impegno, coscienza politica. Fare le primarie senza prima avere creato una coscienza Democratica (in tutti i sensi), scrivevamo nel giorno della sconfitta di Boeri a Milano (dove pure intervenne, ma proprio per questo, il peso della familiarità di Pisapia), è come applicare il motore di una Ferrari ad una bicicletta: è probabile, per così dire, che il funzionamento non sarà perfetto. Naturalmente senza un inizio – e le primarie questo rappresentano – quella coscienza non si avrà mai, e se quello di una società politica (ma dev’essere chiaro l’obiettivo) è l’orizzonte (come il Politico.it crede possa e debba essere) del centrosinistra (ma non solo) è giusto proseguire su questa strada. Nondimeno l’operazione va sostenuta e completata (dall’impegno) sul fronte culturale, e al contrario proprio in casa del Pd si verifica più visibilmente che altrove il progressivo, ulteriore scollamento (ora – anche concettuale, e quindi attivo) della società dalla politica. Quindi, gli uni non abbiano paura del proprio popolo (e usino gli strumenti Democratici sicuri, come l’assemblea, per fare ciò a cui servono), gli altri tengano conto che non siamo (neanche) negli Stati Uniti (ma non basta). La nostra vicedirettrice ci racconta della vicenda delle primarie Pd nella città partenopea, ma anche della (s)fiducia a Bondi e, senza devianze (in tutti i sensi) pruriginose, dell’«ulteriore documentazione» giunta alla Camera da parte della Procura milanese sul caso Ruby. di GINEVRA BAFFIGO Read more

La previsione. E ora Silvio rischia una slavina elettorale Luigi Crespi

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Tutti i sondaggi lo danno in perdita e indicano un forte aumento degli indecisi. Ciò accade sempre subito prima che si verifichi uno spostamento elettorale». E il principale beneficiario potrebbe non essere il Polo della Nazione, tanto meno un Pd che non sia ancora stato in grado di presentarsi credibilmente come “partito dell’Italia“. La vera cannibalizzazione di Berlusconi potrebbe avvenire, com’è facile immaginare, proprio da parte della Lega. Che non è detto sarà ancora alleata del premier nel momento in cui si andrà alle elezioni. E quand’anche l’alleanza reggesse, il computo complessivo rischia di tradursi in una doppia sconfitta: della coalizione, che lascerà sul campo comunque molti voti, e dello stesso Pdl, che al nord potrebbe essere sorpassato/surclassato dalle camicie verdi. di LUIGI CRESPI Read more

La polemica. La dis-informazione (?) sull’acqua di Annalisa Chirico

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana pensa che si tratti di un bene irrinunciabilmente pubblico. Di tutti. Qualunque sia la condizione sociale, qualunque sia la disponibilità economica, tutti devono avere accesso a questo bene vitale. Quello all’acqua è uno di quei diritti che nell’antica Grecia cominciavano ad essere considerati “di natura”. E perché questo sia sempre possibile, conviene non avviare derive che attraverso la privatizzazione degli acquedotti portino successivamente alla consegna del bene dell’acqua nelle mani dei privati che lo possano commercializzare. Coloro che puntano, oggi, attraverso il contrasto al referendum, a consentire la distribuzione da parte dei privati dell’acqua hanno l’obiettivo non dichiarato di arrivare ad una completa privatizzazione. Ciò nondimeno, il Politico.it dà spazio anche a loro, fatta questa necessaria premessa. E Annalisa Chirico, che del comitato per la privatizzazione fa parte, punta l’obiettivo su un dibattito che – non certo appunto sul giornale della politica italiana – penalizzerebbe le loro ragioni. di ANNALISA CHIRICO Read more

Federalismo tra secessione e populismo Una sola istituzione “funziona” nel Paese La tradizione storica dei (nostri) Comuni Se federalismo dev’essere, punti su loro Quello leghista rompe (tutto) il giocattolo

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Appello del giornale della politica italiana ai parlamentari che (dice bene Fabio Fazio, è paradossale si debba individuare questa specifica categoria nella “massa”, è proprio il caso di dirlo), onesti e responsabili, hanno a cuore solo il bene dell’Italia. Votate contro questa riforma. Che cosa voglia la Lega, lo sappiamo bene tutti. E solo l’insipienza di un centrosinistra privo di idee ha consentito che quella leghista diventasse una priorità (?) di tutto il Paese (? o, meglio, di tutta la politica italiana autoreferenziale di oggi), nel quadro di una vera e propria egemonia (anti)culturale. Sin dall’approvazione della modifica del titolo V della Costituzione, del governo (suo malgrado) pre-elettorale di Giuliano Amato (che il Politico.it considera, con Romano Prodi, il solo gigante che abbia attraversato, fin’oggi, la Seconda Repubblica), la disponibilità al federalismo dei (oggi) Democratici ha rappresentato il (presunto) pegno da pagare per stare al passo di una Lega che solo oggi si riconosce però populisticamente faceva faville in un nord che non guardava più il centrosinistra. Si tratta di un primo passo verso la secessione. E anche di un modo, come si vede, per scaricare sui Comuni i costi della crisi. Come l’opposizione abbia potuto non trarne le conseguenze, rendendosi indisponibile anche solo a trattare con le camicie verdi (!), appare uno dei tanti misteri legati all’inadeguatezza storica (a questo punto) di questa classe dirigente vecchia e consumata. L’Italia ha bisogno prima di riscoprire le ragioni della propria unità, date da un governo centrale (e da una nostra politica) forte e autorevole, che si rimetta finalmente a perseguire il bene del Paese. Solo una volta rimessici in carreggiata si potrà verificare – ma sulla base di esigenze specifiche di responsabilizzazione e di più ravvicinato controllo da parte dei cittadini – qualche forma di (ulteriore) devoluzione senza disgregare la nostra nazione. E, a quel punto, dovremo imparare dalla Storia che sono (proprio) i Comuni, a tenere, nel passato e tanto più nel presente, alto il vessillo del nostro buongoverno. Ed è da loro, probabilmente, che dovremo ripartire, laddove sarà necessario adottare forme federali. Necessario all’Italia. E non alla Padania (?). Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi (Non) lasciano (solo) Silvio

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Anno- zero ci consegna la fotografia di un primo (raro, accenno di) ammutinamento nei confronti del presidente del Consiglio. Ma sarà un’altra delle nostre grandi firme, più tardi, a certificare un abbandono molto più grave per Berlusconi. Ne riparliamo tra un po’. Intanto, trait d’union tra la narrazione di lunedì e quella di oggi, la prima reazione (negativa) in casa Pdl raccontata da Giulia: quella del sottosegretario Mantovano. di GIULIA INNOCENZI Read more

“Abbiamo” (?) ripreso a parlare del nulla Giornali (?) “svuotati” della politica vera Si parla (di nuovo) di casa di Fini (e Ruby) Stampa non s’appiattisca, incalzi politica

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana, giornale dell’onestà e della responsabilità e (quindi) della politica vera fa l’esatto opposto, non si occupa (per quanto possibile) di queste vicende provando ogni giorno a dare il proprio (decisivo) contributo per la (ri)costruzione del futuro dell’Italia. Ma questo altro non è che il dovere di un giornalismo che è, o dovrebbhe essere, mastino di guardia del potere, e non barboncino da passeggio per la nostra politica autoreferenziale di oggi. E fare la “guardia” non significa rilanciare (l’autoreferenzialità della politica italiana) con schizzi di fango, bensì, appunto, inchiodarla alle proprie responsabilità, che riguardano, come detto, la costruzione del domani. La ripetuta deriva del dibattito pubblico indica che siamo (sono) un po’ tutti berlusconiani, nel senso (profondo – ?) che è stata assorbita una personalizzazione (eccessiva) della nostra politica da fine impero, ma non quello di Berlusconi bensì quello dell’Italia, come abbiamo visto. Lo abbiamo chiamato gossip “politico”, perché si tratta di (puro) chiacchiericcio sulle persone e non sui contenuti. E’ da questi ultimi, e non dal (discorso sugli) uomini (?), che il Paese deve ripartire per salvarsi. il Politico.it, così come ha già riportato una parte della nostra politica ad elaborare gli stessi contenuti, continuerà a fare da esempio ad una stampa che – negli ultimi trent’anni – è stata collaterale alla politica italiana autoreferenziale di oggi, e, visti i danni, si può definire co(ir)responsabile. Read more

L’intervento. Gli immigrati aiutano gli italiani di Marco Pacciotti

gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha più volte criticato un Pd che se da un lato, con il suo segretario, mostrava di comprendere la pericolosità del fenomeno leghista – tentando di contrastarlo polemicamente – dall’altro si limitava appunto a questo, ad un’invettiva nei confronti di una forza che, però, se cresceva, era perché sapeva contemporaneamente alimentare ma anche riconoscere istanze che provengono dal profondo della nostra gente. Il “partito degli stranieri”: così scrivevamo veniva visto il Pd da parte degli italiani che chiedevano invece una maggiore attenzione a loro. Perché se la politica (italiana) mostra di comprendere solo le ragioni di chi, in un primo momento, appare come estraneo – e lo è, in effetti, in un primo momento – finisce che lo scollamento aumenta; e se a farlo è la forza che, per la propria storia e le proprie maggiori onestà e responsabilità, è chiamata ad assumersi il compito di salvare e di rifare grande questo Paese, senza che nessun altro lo possa fare, finisce che ad affermarsi sono solo le dinamiche più oscure e retrive, e l’Italia non si salva. Per nessuno. E’ un dovere, dunque, quello del Pd di «mettere l’orecchio a terra», per usare – solo per questa volta – una tipica espressione bersaniana, per entrare in comunicazione, scriveva mesi fa il nostro direttore, con il Paese. Anche – ma non solo – spiegando che le persone che immigrano nel nostro Paese sono importanti per la nostra economia, in una tendenza generale all’invecchiamento della nostra popolazione che comunque dovrà, almeno in parte, essere invertita, favorendo – attraverso la ricostruzione del tessuto emotivo del nostro Paese, che non può che passare per una forte iniezione di stimoli – quella grande ripresa nazionale che il Politico.it ogni giorno racconta. E prepara. Sul giornale della politica italiana il responsabile del Forum Immigrazione dei Democratici compie questa operazione di comunicazione, anche se – appunto – puntando, per il momento, solo sulla “necessità”. di MARCO PACCIOTTI* Read more

Analizziamo (meglio) relazione di Veltroni Unico (vero) fatto politico di ultimo anno (Perché politica è costruzione del futuro) (Nuovo) Pd al governo (di una comunità)

gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Comunità e non nazione, ma il senso è lo stesso espresso ogni giorno dal giornale della politica italiana: l’Italia si salva – e tornerà grande – se ritrova un’unità d’intenti che presuppone un obiettivo, e una politica (che è parte – e guida – di quella comunità) che torni ad essere tale e ad occuparsi del Paese e non più del potere fine a se stesso/a. Di qui la predominanza dell’(altro) concetto di governo, che in Veltroni (ri)assume la sua connotazione originale di responsabilità, esplicitata in una relazione che è un vero e proprio programma. Nel quale la fanno da padrone – oltre ad alcuni concetti tipicamente Democratici come “diritti” – due altre parole-chiave: lavoratori/ lavoro e debito. Lavoratori non, perché il Pd debba essere un partito lavorista come se fosse una protesi della solita trafila Pci-Pds-Ds; ma perché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro non a caso: lavoro come momento di espressione e (quindi) di liberazione, di liberazione dalle schiavitù di questo tempo. Abbiamo già detto a Walter alla base di tutto questo è necessaria la rivoluzione culturale, ma questo è un altro discorso, il nostro. Che collima perfettamente con (e in parte ha ispirato) quello di Veltroni per ciò che riguarda il debito: che una politica che sia (appunto) effettivamente tale e dunque lavori alla costruzione del futuro ha il dovere di ripianare, perché è un’eredità pesantissima (in crescendo) sugli italiani del domani (come lo è stata su di noi, proprio perché i nostri “padri” – ? – non facevano politica, quella vera, ma politica fine a se stessa, e così l’hanno accumulato), e che comunque è un ostacolo sulla strada della (stessa) politica vera, che solo chi si disponga a farla può riconoscere: tant’è che la nostra politica autoreferenziale di oggi non si è mai occupata di abbatterlo strutturalmente, mentre lo ha fatto nelle parentesi di politica – abbastanza – vera dei governi di Romano Prodi. Questa (insomma) è politica, ed è la prima volta che si “(ri)vede” – se non su queste pagine – da molto, troppo tempo a questa parte. Perciò il Politico.it ha indicato in Walter Veltroni l’unico protagonista in campo che abbia diritto di (aspirare a) governare (appunto), perché è il solo che si sia assunto la responsabilità di tutto questo e che dunque sia nella condizione di farlo nel modo che serve all’Italia: con la testa alta, gli occhi all’orizzonte e in senso prospettico. Attilio Ievolella ci mostra ora, ingrandita, la tag cloud della relazione del Lingotto e la passa brevemente in rassegna. Read more

Il caso. Berlusconi mi telefona in diretta e (ci) insulta di Gad Lerner

gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Infedele, puntata di lunedì sera. Si parla del caso Ruby. Verso la fine della trasmissione dolcetto-scherzetto del premier: chiama in diretta, e se la prende con Gad e con le ospiti della puntata. Il giornale della politica italiana non fa, come sapete, gossip “politico” ma in questo caso si tratta della trasmissione di Lerner, e facciamo un’eccezione. Rivediamo (e riascoltiamo) insieme i minuti dell’in- tervento di Silvio. Con una breve chiosa (scritta) di Gad. Read more

Economia non si rilancia (solo) con -diritti Non cresce (a lungo), si riducono ancora (Nostra) economia si rilancia con cultura Ma non (solo) grazie a ‘turismo culturale’ Ma perché cultura aumenta produttività

gennaio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo già sfatato il mito che la produttività dipenda solo da un costo del lavoro concorrenziale. Naturalmente si tratta di una componente probabilmente (almeno all’inizio) necessaria, che nell’ambito del piano complessivo – e giusto, e condiviso – per rifare grande l’Italia, specie in un momento di acutezza della crisi (non solo nella congiuntura economica, ma rispetto alla competizione con le grandi economie emergenti) deve poter essere preso in considerazione. In questo modo – giusto e condiviso – non ci sarebbe però bisogno di referendum lancinanti e di ricatti perché gli stessi lavoratori sarebbero disposti ad accettarlo. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

***La polemica***
I GIOVANI DEL PDL MORALISTI E GIUSTIZIALISTI
di ANNALISA CHIRICO

gennaio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le nuove leve del partito del premier in Lombardia avviano una raccolta firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti. Ma non si “sollevano” (in tutti i sensi) per le liste falsificate di Formigoni, grazie alle/nelle quali la Minetti è stata eletta. Il giornale della politica italiana racconta oggi il popolo del centrodestra (attuale), quello berlusconiano, che non abbandona – ? o meglio non prende le distanze – dal proprio leader nemmeno ora che la nave affonda (o che il ramo sul quale era seduto ha/è stato motosegato?). Lo fa da due prospettive completamente differenti. Una da destra e una da sinistra. Una permissivista-liberale sul fronte delle vicende “private” e una che considera tutto questo inficiante del ruolo pubblico. Attraverso i giovani e attraverso i (loro) padri (?). Comunque la si veda, si pone il tema di come un intero Popolo (appunto; della Libertà?) abbia accettato di assecondare il premier in tutti i suoi “capricci” (politici), anteponendo il suo bene alla legalità e quindi a quello del Paese, da cui solo tardivamente si è staccata la componente finiana. E in cui tutt’oggi (appunto) si verificano rari distinguo. Come nel caso dei giovani del Pdl. Che chiedono le dimissioni di Minetti. Scegliendo però la via “politicamente” (anche se non, in fondo, culturalmente) più berlusconiana: quella dell’ipocrisia. O meglio del moralismo. E del giustizialismo. Che è il contrario della legalità. Che nemmeno in questo caso viene fatta rispettare. di ANNALISA CHIRICO Read more

Veltroni ha diritto di provare a governare Suo altro progetto organico/complessivo A Walter diciamo: ma soltanto più cultura

gennaio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana invoca da mesi l’assunzione di responsabilità dei leader, che si traduce (leggi: deve tradursi) nella definizione e nell’avanzamento, da parte di ciascuno, direttamente, personalmente, di un’idea insieme alta e concreta di futuro per il nostro Paese. Questa è la politica, che è fatta dagli uomini e che non si può aspettare che cada, con i suoi contenuti, dal cielo. Di questo ha bisogno l’Italia, come il Politico.it scrive da settimane. Passando dall’indicazione del metodo a quella del merito, che i nostri lettori conoscono bene. Fuori da queste pagine, nella nostra politica autoreferenziale di oggi Bersani, Casini, Fini, persino i giovani, per non parlare di Berlusconi, quell’idea non ce l’hanno o non hanno capito che il loro compito è esprimerla, ed è la stessa cosa. Veltroni quell’idea ce l’ha. Ed è un’idea che il Politico.it può avere contribuito ad ispirare ma che vive, poi, di vita propria; autosufficiente, perché (appunto) complessiva e organica, momento per momento della nostra vita pubblica una specifica indicazione di prospettiva, ma figlia di un disegno complessivo. Quello che il giornale della politica italiana ha prodotto e invoca per la nostra politica. Quello che, d’altra parte, è normale e necessario nella politica vera. Avremo modo nelle prossime ore di tornare più specificamente sui singoli contenuti, attraverso analisi originali della relazione del Lingotto. Come sempre il Politico.it è però attivo e propositivo, e allora a Veltroni diciamo sin da ora: ancora più accento va posto sulla cultura. Questa “è” la vita (personale) di Veltroni che peraltro fu il primo, negli anni ’80, ad indicare nella televisione (e quindi nella cultura popolare) la chiave nel bene e nel male della determinazione dei caratteri del nostro Paese. E in parte è possibile che Walter si sia concentrato (per una volta) su “altro” in una sorta di “riequilibrio”. Veltroni che pure, beninteso, ha indicato in forti investimenti in questo senso una delle chiavi della sua piattaforma, ribadendo il concetto a noi caro della scuola, dell’università e della ricerca come «centro» del sistema Paese; e completano e “correggono”, anche, in qualche modo, la nostra impostazione – molto orientata in questa direzione – il tempo e le proposte che Walter dedica al (fine) della produzione “materiale”, se così vogliamo definirla, per distinguerla dal (mezzo, ma anche fine) delle idee, di cui stiamo parlando. E il progetto di Veltroni è tale, per futuribilità, per dignità politica da poter suscitare da solo un «risveglio», come lo chiama Bersani, la «liberazione», come la chiamiamo noi. Ed è lui, Veltroni, il primo (anzi, il secondo, dopo di noi), a parlare della necessità di una «rivoluzione», lui dice, «democratica». Ecco: ma tutto questo, Walter, non si fa senza la rivoluzione culturale. La rivoluzione culturale è quella presa di coscienza e riconoscimento di priorità, nella necessità, della politica alla cultura che rifa di quest’ultima il nostro ossigeno, chiave per la liberazione non solo culturale, ma – poi – “materiale” di tutti noi. La cultura, appunto, dà (anche) da mangiare e ci si deve muovere convinti in questa prospettiva, concependo un’Italia «campus a cielo aperto» che si riabbia della propria capacità di pensare, della propria brama di conoscere, e quindi torni al proprio impegno. E da qui un’Italia che può conoscere il proprio nuovo Rinascimento, fondato anche su una democrazia fortemente partecipata, quando non diretta, in cui la società si faccia politica sulla base delle (ri)trovate virtù culturali. Insomma, Veltroni ha un’idea ma il Politico.it ce l’ha ancora più avanzata e moderna, diremmo – effettivamente – rivoluzionaria. E’ a disposizione (anche) di Veltroni che oggi è il più credibile, possibile candidato alla presidenza del Consiglio. Il Pd gli consenta di terminare il lavoro del 2008, sapendo che le posizioni di Walter sono maturate ulteriormente. Ma Walter dia, contempo- raneamente, ancora una volta “retta” (anche) a noi. Read more

Il danno devastante della ‘cultura’ d’oggi ’09, 1/2 donne non aveva/cercava lavoro Sarebbe stato loro ‘impossibile’ trovarlo Così come possono esser(ci) in politica?

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo visto la radice di ogni male e, insieme, chiave per la (ri)costruzione del futuro. Ora vediamo – con Lerner – il male, e capiamo che cosa comporta. Il “male” è ben descritto nel rapporto Istat “Noi Italia”, che fotografa proprio il contrario (del nome): quest’Italia non (ci) appartiene, perché il 30% dei giovani non lavora ma tra le donne (la stessa percentuale) equivale al blocco che non solo non lavora ma nemmeno studia; così che il dato complessivo – l’inattività del 48,9% delle donne italiane – ci conferma ancora una volta in fondo a tutte le classifiche europee, Paese «retrogrado» e, così, bloccato. “Così”: perché (appunto, come abbiamo visto) le donne sono decisive per la politica, e quindi per il Paese, ma se la politica non consente loro di “vivere” la società, non le mette in “circolo”, come può, nel rappresentare quest’ultima, trarre beneficio da loro? Ancora una volta, un intervento organico e complessivo, e non una soluzione-tampone, si conferma la chiave per salvare e rifare grande questo Paese. di GAD LERNER Read more

***Il discorso***
PCI, CHE NOSTALGIA
di RICCARDO MARAGA

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

21 gennaio 2011: ricorrono i novantanni dalla nascita del glorioso partito della sinistra italiana. Il giovane studioso di diritto del lavoro ed esponente, oggi, del Pd lo ricorda affettuosamente, proiettandone l’eredità nel futuro Democratico. Un futuro che – dopo le divisioni di cui proprio il Pci rappresentò una delle incarnazioni – vede oggi di nuovo «tutti coloro che sognano una società più giusta, senza privilegi, con un’allocazione più equa delle risorse, con più dignità e dove la persona sia veramente al centro, prima del mercato e dell’iniziativa economica», uniti sotto le insegne di un solo partito, senza distinzioni tra laici e cattolici. Un’opportunità da non sprecare. di RICCARDO MARAGA Read more

Donne decisive per rifare grande l’Italia Metà necessaria di una politica matura Che si compie ‘liberandole’ nella società In primo luogo c’è la questione culturale Giulia: tv le tratta come carne da macello

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Scrive Goethe che il primo errore che possano fare i giovani (valorosi) è rigettare, non fare propria una verità “conquistata” da altri prima di loro per mantenere la propria originalità. Che la televisione sia la chiave della nostra cultura popolare, e dunque della consapevolezza (di sé) della nostra nazione, lo dimostra lo stesso guasto che questa verità mette nelle condizioni di superare: il modo in cui la nostra mentalità è stata plasmata da questi trent’anni di tivù commerciale (di Berlusconi) e in particolare il trattamento riservato alle donne. Che si ripropone, oggi, paro paro fuori dagli studi televisivi e dai televisori. La rivoluzione culturale necessaria per tornare grandi passa dunque inevitabilmente attraverso (anche) il mezzo televisivo. E un passo fondamentale sarebbe partire proprio dal ruolo delle donne, per superare la concezione da “carne da macello” di cui ci parla tra poco Giulia, (e quindi/)ma anche per restituire loro la naturale dignità sociale e così risolvere i problemi che dalla proiezione (deviata) della loro immagine si ripercuotono sulla loro presenza e sulle opportunità che sono date loro, e quindi sul loro modo di vivere, nella società; e attraverso di questo – in una società che sia tornata a farsi politica – per attribuire alla politica italiana quelle facoltà, legate strettamente alla sensibilità e al punto di vista femminile, che oggi le sono in larga parte negate (anche perché quando appare che le siano state concesse ciò è avvenuto attraverso forme di maschilismo o di politicismo, e questo porta ad una selezione non democratica e così ad una attribuzione monca di quella stessa sensibilità), e con esse la possibilità di compiersi e, quindi, di essere nella condizione di preparare il nostro nuovo Rinascimento. E’ come se mancasse il pezzo fondamentale per completare la chiave che apre un grande portale, quello del nostro futuro. Metterlo al suo posto, accanto alla metà maschile, è il modo per accedere al futuro e lavorare per accedere al futuro significa (innanzitutto) fare proprio questo. La nostra narrazione di oggi è dunque dedicata alle donne, e, con esse, al nostro domani. Cominciamo con la giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, che ci parla della questione culturale interconnessa con quella televisiva. E poi, con un’altra delle nostre grandi firme, scopriamo come vivono, oggi, le donne, nella nostra società. E non è (è proprio il caso di dirlo) un bel vedere. di GIULIA INNOCENZI Read more

Diario politico. E’ stato – si è… – scaricato Il Vaticano: “Servono moralità e legalità” Napolitano: “E (anche) maggior sobrietà” Bossi: “Senza federalismo si va al voto” Ma Crespi: ‘Non lo seguiranno a inferno’

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Siamo al crepuscolo. Ci vorrà ancora qualche mese, forse un anno, ma la fine è cominciata. Adesso ufficialmente. E la causa, come in tutte le cose della vita, sta nello stesso presidente del Consiglio. Che è, suo malgrado, molto invecchiato. E per questo da ormai quindici mesi non fa che cadere nella trappola dell’evasione (in tutti i sensi?). Ed è per questo che, oggi, nessuno (dei poteri, più o meno forti) è più disposto a difenderlo. L’ultimo a rimanergli accanto è il leader leghista. Ma lo fa – forse anche per solidarietà umana ma soprattutto – per interesse. E nelle previsioni dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio – raccolte come sempre dal giornale della politica italiana – c’è un Bossi che, raggiunto il proprio scopo, non si lascerà cadere a terra con Berlusconi. Una storia sta finendo. E la politica italiana non sarà più come prima. Meno male (?). Il racconto della giornata, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

L’analisi. No, Ruby non toglie voti a Berlusconi. Per ora di Luigi Crespi

gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’elettorato di Silvio si divide tra chi non crede ai racconti dei fatti di Arcore e chi pensa che il premier abbia fatto persino “bene”. Dunque la vicenda non lo smuoverà. Almeno non subito. In seguito, la perdita di credibilità che tutto questo comunque comporta – ma più di Karima, “possono” le pessime figure (in tutti i sensi) di Nicole Minetti, Fede e Lele Mora – potrebbe rendergli più difficile (ri)conquistare consenso. Un problema. Anche perché una volta ottenuto il federalismo, la Lega potrebbe mandare tutti ad elezioni. «A partire da giugno ogni momento è buono»… di LUIGI CRESPI Read more

Silvio detta la linea: “Non è vero niente” E’ qualcosa di più d’una semplice “bugia” Parte del sistema di addomesticamento

gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Chi si sia esposto, in questi giorni, alla comunicazione dell’attuale centrodestra sul caso Ruby ha sicuramente colto la strategia: negare tutto. Il presidente del Consiglio fa replicare su un intero, articolato caso (giudiziario) il suo modus operandi rispetto a (singole) dichiarazioni precedentemente rilasciate: «Sono stato frainteso», oppure «non l’ho mai detto», cercando così di modificare (in tutti i sensi) la percezione, e non la sostanza, da parte degli italiani. E’ la prima volta che tutto questo (perciò) viene elevato ad azione collettiva: non sappiamo se sia partito un vero e proprio “ordine” da parte di Berlusconi, o se si tratti di un fenomeno (peraltro già noto) di (diffusa) imitazione dell’(efficace) esempio del capo, ma la gran parte degli esponenti del Pdl passati in televisione (o alla radio) è intervenuto per mettere in discussione che tutto ciò di cui stiamo parlando, addirittura, sia mai esistito. I riferimenti storici sono fin troppo facili. Ma devono servire non per gridare demagogicamente ad un regime che, in quanto tale, non esiste (ancora), ma per confermare che abbiamo assistito – e assisteremo, ma, lo vedremo poi, ancora per poco – ad una riedizione in farsa, o comunque soft, in qualche modo “democratica” (la “democrazoide” di Gillo Dorfles) di qualcosa di simile. E’ come se il ventennio ci avesse vaccinato (anche il premier), e avessimo avuto un’influenza lieve. Sia di lezione (specifica) per approntare un vaccino che sia in grado di metterci in condizione di reggere a futuri attacchi di virus più forti. In questo quadro, il berlusconismo è tale, in realtà, per tre caratteristiche: l’(anti)cultura popolare; la disponibilità della televisione, ancora sconosciuta in questi “casi”; il potere personale, oltre che politico, dato dalla ricchezza. Che gli consente, come ci racconta ora Gad, di creare le “prove” (e anche questo, forse, paradossalmente, ha contribuito ad evitare forme più virulente). di GAD LERNER Read more

Il racconto. Apologo sull’onestà nel Paese dei corrotti Italo Calvino

gennaio 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che cosa avrebbe pensato, e scritto, a questo punto della nostra Storia? Ce ne possiamo fare un’idea (parziale) grazie a questo racconto, uscito il 15 marzo 1980 su Repubblica, in cui il più grande intellettuale italiano del secolo scorso – con Pasolini – anticipa, di fatto, quello che sarebbe cominciato ad avvenire di lì a pochi anni, con Tangentopoli, fino alla reiterazione – in farsa – del nostro presente. Un’apocalisse civile dalla quale non siamo troppo lontani, il cui compimento – con la definitiva riduzione degli onesti nel «ghetto» – possiamo evitare se avremo la passione, e non lo snobismo, dell’onestà e della responsabilità, e saremo in grado di coinvolgere tutti – anche gli «altri» – in questa grande ripresa nazionale. Perciò il giornale della politica italiana non ama il concetto dell’«Italia migliore» predicato da Vendola: ci sarà un’Italia migliore, solo se tutto il Paese sarà protagonista del proprio nuovo Rinascimento. Senza divisioni, senza snobismi da riserva indiana (che pure, forse, il “radicale” Italo non avrebbe disdegnato. Ma a cui avrebbe sempre saputo far seguire una proposta). di ITALO CALVINO Read more

***L’appello***
LE DONNE DEL PDL ROMPANO IL SILENZIO
di MARIANNA MADIA*

gennaio 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le “feste” a casa di Berlusconi sono riconducibili ad un sistema che, sulla base della “reazione” (anti)culturale prodotta dalla televisione del presidente del Consiglio in questi trent’anni si fonda sull’adesione (involontaria, in quanto inconsapevole) a tutto questo di una parte delle stesse donne (e di padri e fratelli come fiancheggiatori dei suoi fautori). Si rafforza, in questa chiave, la certezza che questo Paese ha bisogno di conoscere quella rivoluzione culturale che – in tempi nemmeno troppo lunghi, grazie (anche) alla televisione e ad una politica italiana che faccia di questo il perno, la chiave, le fondamenta del proprio progetto per la costruzione del futuro – liberi l’Italia, non, da Berlusconi, ma (appunto) dalle proprie (auto)limitazioni (storiche e più recenti). In vista di tutto ciò, la giovane deputata del Pd prova comunque a suscitare una (prima) reazione in donne (ma vale anche per gli uomini: non si tratta di una battaglia femminista, ma di civiltà) che definisce «complici», se questa non avverrà, di chi ha ordito e sfrutta tutto questo. di MARIANNA MADIA* Read more

Dal bunga bunga a Bada bambina! Le verità dell’”utilizzatore” Laratta

gennaio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ce ne siamo occupati in funzione della concretezza delle scelte per la costruzione del domani, proponendo (anche) un punto di vista – critico nei confronti dello «strapotere» dei giudici, secondo Annalisa Chirico – non scontato e tutto da considerare. Ce ne siamo occupati compiendo quel completo ribaltamento di piano che dovrebbe riguardare (anche) la nostra politica, passando dal frugare (di altri) nella melma dello scandalo ad un esempio (al contrario) di bellezza, quello di un’eta classica dalla quale (invece) pescare a piene mani per preparare il nostro nuovo Rinascimento (o, appunto, classicismo). Il deputato del Pd è celebre, oltre che per le proposte e per le iniziative coraggiose (specie nel ruolo di ex componente della commissione Antimafia in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata, in primo luogo nella “sua” Calabria), per la propria straordinaria verve satirica. E la penna del parlamentare da Fiore è in grado di “servire” (in tutti i sensi) anche così: perché c’è bisogno, nell’onestà e nella responsabilità, di guardare al caso Ruby con quel distacco che, abbiamo visto “già” nel teatro greco, è un’arma potentissima per “demolire” il potere. E cominciare a ricostruirlo. di FRANCO LARATTA* Read more

il Politico.it risponde all’imbarbarimento Non rovistando nella melma di scandalo Ma ritornando (al futuro) dell’età classica Il teatro greco (e tv) instrumentum regni di CARLO MANZIONE

gennaio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ci ritroviamo nostro malgrado a dover affrontare il caso Ruby, ma, appunto, lo facciamo a modo nostro. Lo sdegno è una condicio della civiltà, ma non aiuta a costruire il domani. E tanto meno, lo abbiamo detto, continuare a ruotare come satelliti intorno ad un sole che si sta spegnendo. Il giornale della politica italiana guarda (come sempre) avanti. E, per farlo, si rivolge (anche) al passato. Ma non, il passato più recente. Bensì agli albori della modernità. In quell’età classica in cui per la prima volta si sperimentarono gli “strumenti” – tra cui la (nostra) democrazia, che anzi fu portata a quello che sarebbe stato, ad oggi, il massimo splendore (di sempre) – dell’(allora) futuro: il nostro presente. Scrive Machiavelli che in qualunque epoca si troverà la chiave per risolvere i problemi del presente (e costruire il domani) nelle azioni, nelle scelte delle società del passato. Mentre svolgiamo la nostra narrazione sul futuro dell’Italia, fondata in primo luogo su quella rivoluzione culturale che torni a fare della cultura (appunto) il nostro ossigeno, consentendo la liberazione del nostro Paese dai lacci che ci siamo (auto)imposti in secoli di Storia (senza rivoluzioni, ancora), consolidiamo le fondamenta sulle quali stiamo costruendo il nostro domani andando a riscoprire, appunto, la lezione classica. Lo facciamo con Carlo Manzione, studioso e docente di latino e greco in un nostro liceo. La prima uscita di questa sorta di “raccolta” è dedicata al teatro, al teatro greco. Teatro che aveva una doppia funzione, culturale e di “controllo” sulle azioni (politiche) delle persone. L’esatto corrispettivo della nostra televisione. E come la televisione, con il decadimento della polis anche il teatro cominciò ad occuparsi più di “gossip” (usiamo, ovviamente, una terminologia moderna – ? – e anacronistica per efficacia di esposizione) e comunque della dimensione privata degli uomini che non di questioni collettive e “spesse”. Come il Politico.it ha già avuto modo di scrivere, siamo a quel punto della nostra parabola discendente. La soluzione a tutto questo, il modo, lo scatto di reni per invertire il trend senza passare per un disastro (“definitivo”) della Storia sono questi stessi strumenti che finora abbiamo “letto” come cartina di tornasole. Così come il nostro decadimento influenza (ma è già influenzato, nel nostro caso più che mai) dalla “cultura” teatrale e televisiva, allo stesso modo lo stesso teatro e la stessa televisione (tanto più quest’ultima, oggi) possono rappresentare (insieme al resto della produzione culturale e in generale a ciò che fa “cultura popolare”) la leva attraverso cui, appunto, far saltare il banco, recuperare il terreno perduto e riconquistare il (nostro) classicismo, verso dimensioni nuove e inesplorate (se non nella stessa antichità) della democrazia. il Politico.it, primo (e ancora tra i pochi) a parlare della rivoluzione culturale, spinge in questa direzione anche rappresentando (allo stesso modo del teatro e della televisione) gli stessi strumenti di cui dobbiamo servirci. Carlo Manzione, dunque, sul teatro greco.
di CARLO MANZIONE Read more

Il commento. Ma i pm hanno (oggi) troppo potere di Annalisa Chirico

gennaio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ci ritroviamo nostro malgrado a dover affrontare questo tema, mentre l’Italia va a fondo (anche per questo, in tutti i sensi). Il caso Ruby e quindi ancora una volta Lui, il presidente del Consiglio. Sul quale si stanno concentrando (proprio) tutti, senza capire che quello che conta, oggi, è concepire un domani per il nostro Paese rispetto alla cui costruzione Berlusconi è soltanto un sottilissimo e (ormai) fragile diaframma (per)ché, peraltro, sta per rompersi (da sé). Le stesse giovani umiliate che parlano degli incontri a Villa San Martino lo scoprono «invecchiato, imbruttito»: Berlusconi è alla fine della propria parabola, e non, perché ce lo stiano spingendo i giudici, e nemmeno per “colpa” di questo ennesimo scandalo; Berlusconi è alla fine della propria parabola per la più naturale delle ragioni: è vecchio, e non potrà durare (politicamente) ancora a lungo. Berlusconi che un brillante pezzo di Pigi Battista (sulla Stampa) di qualche anno fa associava a qualsiasi categoria della nostra vita pubblica (e non solo). Battista ne “dimenticò” solo una: la mente degli italiani. E soprattutto dei (nostri – ?) uomini politici, italiani. Soprattutto quelli di opposizione. Berlusconi è ormai un’ossessione dei Democratici (con la maiuscola ma in senso non restrittivo), la sola vera linfa vitale di quest’uomo (politico) che una classe dirigente finalmente ringiovanita (ma giovane anche nella mentalità, e non figlia di questo stesso tempo – passato – ad inseguire Berlusconi) avrebbe già spedito in soffitta. E invece no. E così persino il giornale della politica italiana, che è (in primo luogo) il giornale dei giovani under 30 – Dino Amenduni, Annalisa Chirico, Antonio De Napoli, Giulia Innocenzi, Marianna Madia, Riccardo Maraga, Attilio Palmieri oltre al direttore e alla redazione – è costretto a dargli spazio. Ma, allora, lo facciamo a modo nostro. Occupandoci non della vita di Berlusconi (politica o personale), ma, attraverso di essa, dell’Italia. Cominciamo con Annalisa Chirico, che pone la questione dello «strapotere» dei giudici. di ANNALISA CHIRICO Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi E Nicole Minetti se la ride

gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di concetti e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Non ci soffermeremo più del dovuto sul caso Ruby. Se non, come ora con la giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, per segnalare che “tutto questo” viene fatto ancora una volta alle nostre spalle, spesso con i nostri soldi. L’autoreferenzialità della nostra politica è un tutt’uno con la (mancanza di) “stile (di vita” – ?) che non ha a che vedere con le scelte “private” (in tutti i sensi), in quanto coinvolge strettamente la dimensione del potere e della vita pubblica, appunto a nostre spese (ancora una volta, in tutti i sensi). Nella foto: Nicole Minetti fotografata sardonicamente sorridente all’arrivo in Questura, a Milano, proprio in questi giorni, per le verifiche rela- tive al caso Ruby. di GIULIA INNOCENZI Read more

Mercato va (ora) lasciato “girare” da solo Ma non fu mercato a alzare (nostri) prezzi Politica non governò passaggio all’euro Una sua mancanza a cui va posto rimedio Si proponga riduzione di 1/3 o della metà La concorrenza assicurerà l’omogeneità E la nostra economia ne avrà giovamento

gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il mercato non si tocca. Ma non si tratta (infatti) di intervenire nelle dinamiche del mercato. Bensì in quelle della politica. Che ai tempi del passaggio dalla lira all’euro avrebbe dovuto garantire che la divisione per duemila per avere il corrispettivo della nostra vecchia moneta in euro non rappresentasse un’occasione perché avvenisse ciò che poi è effettivamente avvenuto, ovvero che una parte dei prezzi venissero sostanzialmente raddoppiati contando sulla similitudine 1 euro (ma duemila lire) “uguale” (invece) mille lire. Quella stortura – data non dal mercato e dalla concorrenza bensì da una furbata di una parte degli operatori a cui inevitabilmente poi dovettero adeguarsi anche gli altri, in questo secondo caso sì proprio per ragioni di concorrenza e legate alla “sopravvivenza” – è figlia dell’incapacità della nostra politica di oggi. Ed è appunto una stortura. Ma a cui si può porre rimedio. In seguito la nostra politica autoreferenziale odierna istituì la figura di Mister prezzi, un fantomatico garante che dovrebbe prestare attenzione a che non si verifichino – o si siano verificate – ulteriori, minori! storture. Ora immaginate di tornare (quasi) alla situazione precedente il cambio lira-euro, al netto – si tratta di ponderarle – delle variazioni legate (invece) al mercato. Il sollievo delle famiglie sarebbe enorme, e riparerebbe ad una ingiustizia, senza che la disponibilità di alcuni (a compiere la riduzione) potesse essere vanificata dall’(ulteriore) furbizia (?) di altri (proprio grazie al mercato). E la nostra economia, attraverso il rilancio dei consumi – ma senza quella costante tensione ad un aumento delle cifre assolute della “spesa” (individuale) che non può essere sostenuta all’infinito: perché la stimolazione dei consumi come strumento anticiclico è appunto quest’ultima cosa, una soluzione-tampone a momenti di crisi (o comunque di down) da adottare una tantum, che se abusata porta ad una insostenibilità del sistema sul lungo periodo – potrebbe rifiatare e rifiorire. Senza “mano- mettere” il mercato. Anzi, restituendo al mercato il pieno (anche per il passato) controllo sui prezzi. Read more

Silvio come l’(ex) pres. israeliano Katsav Non si dimett(er)à senza (una) condanna Ma ‘Israele premier si lascian processare
di ANDREA SARUBBI

gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Alterniamo alla nostra narrazione sul futuro dell’Italia il discorso, onesto e responsabile come sempre sul giornale della politica italiana, sul caso (giudiziario) del presidente del Consiglio. Che vive un’esperienza simile a quella capitata al già capo di Stato d’Israele. Che in attesa del giudizio si era sospeso dalla cari- ca. E in cui un primo ministro altrettanto indagato – e il leader del partito del presidente della Repubblica condannato – esulta di fronte ad un Paese in cui la legge non guarda in faccia a nessuno. E non “deve” farlo: perché nessuno si sognerebbe di metterla in discussione. Premesso il nostro commento sull’opportunità che (anche) la legge, nondimeno, non partecipi alla propria delegittimazione, ce ne parla il nostro Andrea Sarubbi. Read more

Nostra Italia è soltanto un po’ invecchiata (Ri)nasce (già) con boom del dopoguerra Si tratta ora di (ri)generarla un’altra volta Senza aspettare il disastro propedeutico

gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’arte, la cultura sono la cartina di tornasole dello stato (di salute) di un popolo. Per non parlare (stavolta) della cultura diffusa, pure chiave ed effetto del nostro decadimento e della nostra impasse e grimaldello per aprire le porte del futuro, è sufficiente osservare, ad esempio, l’estetica delle nostre città – e dunque la loro architettura – per farsi un’idea chiara, e fondata, su come – e perché – stia oggi l’Italia. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Un (solo) consiglio (meno glamour – ?) Ulivieri dà (ben) *** e 1/2 a Tamara Drewe

gennaio 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’atteso appuntamento domenicale del giornale della politica italiana. La rubrica di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Che oggi ci porta fuori da strade maggiormente battute – nelle sale è arrivato La versione di Barney – per proporci una visione forse un po’ inflazionata (di momenti topici) ma gustabile, un film che inglese emancipato dalla necessità di raccontare la classe operaia (ma non troppo) – un caso, quello britannico, in cui è (stata) la politica a fare il cinema e non il contrario – condito da molto (troppo? E non per vuoto moralismo) sesso. Un film di scrittori raccontato dallo scrittore fiorentino. E la recensione di Ulivieri vale (in tutti i sensi) il passaggio in sala.
di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ora coinvolgere i lavoratori nella gestione delle imprese R. Maraga

gennaio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Meno diritti (dei lavoratori)-e-basta non è sinonimo di modernità e non è ciò che ci renderà competitivi nel mercato globale. Il giornale della politica italiana ha invitato la nostra politica (e il centrosinistra in particolare) a fare sua quella dottrina dell’economia sociale di mercato che fa la fortuna, oggi, della Germania e che appare sempre più come la risposta europea – fatta anche di welfare e comunque di attenzione al sociale – alle sfide dell’economia del terzo millennio. La nostra Cristiana Alicata rafforza il concetto auspicando che la politica italiana entri in campo per «”riequilibrare” l’accordo di Mirafiori, proponendo la divisione degli utili (che significa anche più responsabilità) con i lavoratori, corsi di diversity management contro le discriminazioni e la compensazione in servizi sociali (fuori dalla fabbrica) del livello salariale». Che è poi (anche) il modello olivettiano, una Soziale Marktwirt- schaft ante litteram. A questo punto tocca al nostro giovane e brillante studioso di diritto del lavoro, tirare le fila della narrazione. di RICCARDO MARAGA Read more

***Il commento***
FIAT, DAGLI OPERAI UNO SCATTO D’ORGOGLIO
di GAD LERNER

gennaio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Referendum-«ultimatum» sull’accordo proposto da Marchionne, Mirafiori dice “sì” ma soltanto con il 53,4% (a Pomigliano erano stati più del 60%) e con il voto decisivo degli impiegati (che, evidentemente, “soffriranno” di meno le nuove condizioni di lavoro): in catena di montaggio e in lastratura prevalgono invece i “no”. Il commento, a caldo, del conduttore de L’Infedele. Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Scajola ha fatto scuola

gennaio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero affronta, oggi, il caso del prefetto di Genova, Musolino, la ristrutturazione del cui bagno – sia pure in un palazzo storico, palazzo Spinola: si parla di un appartamento di rappresentanza – ci è costata 100mila euro. A proposito di costi (sprechi) della politica e di taglio alla spesa. Giulia lo “legge” così. di GIULIA INNOCENZI Read more

Le istituzioni sono un patrimonio di tutti Non si brandiscano Costituzione/giustizia per ‘colpire’ -inimicandola- alcuna (parte) Consulta ‘giusta’, il premier non ‘picchia’

gennaio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana non sa se ci troviamo di fronte ad una “persecuzione giudiziaria” nei confronti del presidente del Consiglio. Perché si configuri una persecuzione ci deve essere anche la (totale) innocenza (in senso stretto, e ampio) e non sappiamo – ancora – se questo sia il caso, viste le leggi ad personam. Innocente fino a prova contraria, ma lungi dall’essere “innocente”. Tuttavia pare – l’indagine sul presunto favoreggiamento di prostituzione minorile e per concussione avviata il 21 dicembre scorso (ancora una volta) da Ilda Boccassini – che il Cavaliere sia stato “attenzionato” da una parte della nostra giustizia in maniera speciale. Immaginiamo la tesi di qualcuno tra i protagonisti di tutto questo: Silvio è il diavolo, noi abbiamo un (qualche) potere, è dunque nostro dovere usarlo per abbatterlo. Ma il potere giudiziario e il potere politico sono due poteri indipendenti. E tali devono restare. E non è dato modificare (ancorché legalmente: e ora vediamo quanto sia vera questa negazione) l’azione di un magistero per influire, artatamente, su quello di un altro. Nemmeno se questo ha – a sua volta – fatto qualcosa in questo senso (appunto). E poi, nasce prima la “persecuzione” o prima la legiferazione ad personam? Non abbiamo certezze. Fuorché una: le istituzioni sono di tutti. La legge vale per tutti nella misura in cui permane l’auctoritas che la fa rispettare (più o meno). Così come la Costituzione ha tanta più forza quanto più resta condivisa. Avere usato l’una – la legge: da parte dei magistrati e da parte di Silvio – e l’altra – la Costituzione: come quando il Popolo Viola scende in piazza e la brandisce come un’arma contro qualcuno – (appunto) come strumenti di parte non è buona cosa. La Consulta ha, di fatto, smontato l’apparato del legittimo impedimento. Eppure il presidente del Consiglio – dichiarazioni scomposte di Bondi a parte – non le si è rivoltato contro. Soprattutto perché la decisione della Consulta era scevra da qualsiasi politicizzazione. Ovvero, parzialità. Vale anche per il discorso sulla laicità: le regole sono di tutti, e non possono – non devono – diventare il vessillo di una parte. Chiunque abbia favorito ciò. Altrimenti finisce che non le rispetta più (nessuno). Da una parte. E dall’altra. Appunto. E ora il commento di Lerner sulle possibili, ma improbabili conseguenze politiche della decisione della Consulta di ieri. Read more

Diario politico. Pd ci (ri)ascolta (di nuovo) Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui Bindi a ottobre: ‘Siamo partito del Paese’ Ieri Bersani: “Solo Pd può (ri)costruirlo” (Vi) salvate se vi concentrate su un’idea Se l’avete sentiamola. Altrimenti, eccola

gennaio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Era l’8 ottobre 2010. Ultima direzione nazionale Democratica prima di quella di ieri. Rosy Bindi raccoglie la sfida lanciata dal nostro direttore, e per la prima volta fa sua l’ipotesi di un Pd che si faccia «partito dell’Italia», superando la rappresentanza di specifici interessi e disponendosi a fare il bene di tutto il Paese. La sua missione storica, in un momento in cui l’Italia si trova di fronte ad un bivio: da un lato la strada che scende, quella del declino; dall’altra la possibile salvezza e – in unico tempo – la possibilità, in virtù delle proprie risorse intrinseche, di tornare grande. La «riscossa italiana», come la chiama, usando il proprio linguaggio, Pierluigi Bersani. Ma che nasce qui, su quel giornale della politica italiana che è il principale (nuovo) consigliere della nostra politica (autoreferenziale di oggi, che spinge a tornare ad occuparsi sempre più del Paese) e il principale laboratorio della politica italiana del futuro, quello nel quale si costruisce l’Italia del domani. Che, lo abbiamo scritto più volte, ha bisogno, per potersi realizzare, della sua forza più onesta e responsabile, proprio quel Pd erede della tradizione degli eroi del Risorgimento – Mazzini e Garibaldi che si definivano semplicemente Democratici – e che dopo il secolo del socialismo torna ad essere lo strumento attraverso cui interpretare, e costruire, la realtà. Per questo diciamo a Pigi: va bene raccogliere la sfida, ma le scelte devono essere conseguenti. Non solo sul piano tattico – il ritorno compiuto ad un Pd che proponga la propria idea di futuro nella consapevolezza di avere la responsabilità, appunto, di assumersi la guida della costruzione del domani – ma anche strategico: i Democratici smettano di pensare ed agire come se fossero il quarto sindacato confederale e scelgano la strada più durevole e strutturale di fare il bene di tutti (e quindi anche delle persone più deboli) facendo il bene dell’Italia. Cosa serve perché questo possa finalmente avvenire? Che il Pd smetta di arrovellarsi su se stesso e sogni, lui stesso, il sogno che proporrà agli italiani. Da settimane Bersani annuncia la proposta del progetto complessivo che lo abbiamo convinto sia necessario avanzare. Se sarà forte, i Democratici facciano pure. Altrimenti, ecco (riassunta più recentemente qui) la traccia – ma molto approfondita – del piano su cui costruire il nostro possibile, nuovo Rinascimento. Così si fa la politica italiana. Che si fa solo sul suo giornale. Unico ad avanzare una proposta di domani. Adesso si tratta soltanto di passare a realizzarlo. Torniamo ora per un momento al (solo – ?) presente con il racconto della giornata, all’interno, di Ginevra Baffigo. Con, non temete, tutte le reazioni al parere della Consulta sul legittimo impedimento. Ma a noi interessa il futuro dell’Italia. E quello non passa per le leggi ad personam (varate o – più o meno – respinte) ma (anche) per il Pd. Read more

L’analisi. No, Silvio, “Italia” non è un (tuo) buon nome di Luigi Crespi

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al dibattito sulla possibile evoluzione (nominale) di Popolo della Libertà (?) mancava la voce più autorevole. L’ex spin doctor e principale consigliere del presidente del Consiglio dice la sua sulla scelta (?) di Berlusconi. Lo fa sul suo giornale. di LUIGI CRESPI Read more

Marchionne, come si fa grande azienda senza incidere (solo) sui diritti di operai Nostra politica, ecco il ruolo della cultura E non è (“solo”) una nostra invenzione Chiave del futuro sta nel nostro passato L’esempio illuminato di Adriano Olivetti

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nelle ore in cui gli operai di Mirafiori devono decidere se sopravvivere (con meno diritti) o “morire”, mentre la nostra politica fa il tifo senza saper esprimere la propria (?) capacità di risolvere la partita con una (serie di) giocata, il giornale della politica italiana racconta con grande semplicità quali alternative ci sono a tutto questo. E lo fa (anche) con un proprio cavallo di battaglia, quella consapevolezza che nella Storia ci sono le chiavi (basilari) per aprire le porte del nostro domani. L’Italia ha vissuto uno straordinario boom. Perché, tra l’altro, non guardare a quei giorni, a quel modello? E in quei giorni, in quel modello, c’è un esempio che risplende più degli altri: quello della gestione aziendale del patron della casa, per intenderci, delle macchine da scrivere da cui/di cui si servì anche Indro Montanelli. Un’azienda che conobbe, sotto la direzione di Olivetti, un vero e proprio Rinascimento. Fortuna? Nient’affatto. Una gestione illuminata. L’economia sociale di mercato ante litteram (quella che oggi, a cinquant’anni di sistanza, ri-fa il boom della Germania). La cultura chiave della liberazione e della rinascita del nostro Paese, già una volta (in tutti i sensi). il Politico.it offre alla miopia della nostra politica autoreferenziale di oggi e all’egoismo (imprenditoriale) di Marchionne l’occasione di un riscatto. Proponendovi, a poche ore dall’apertura dei “seggi” dietro i cancelli di Mirafiori, il racconto, firmato Attilio Ievolella, dello straordinario esempio di Adriano Olivetti. di ATTILIO IEVOLELLA Read more

Diario politico mattina. Il “grande” (?) talk Silvio: Fiat avrebbe ragione d’andarsene Nichi: “E’ alto tradimento di Berlusconi” Ma operai: “Il comunismo non esiste più” Marchionne neo (candidato) premier (?)

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In questo senso ha ragione Matteo Renzi: come abbiamo detto più volte la nostra politica è (tragicamente) spettatrice di fronte alle vicende di Mirafiori, perché non si è mossa prima (perché/)e non ha idea (in tutti i sensi) di come muoversi (ora), e l’ad del Lingotto (?) è l’unico vero modernizzatore del Paese. A modo suo, naturalmente. Casini: «Non è un santo». E (anche per questo?) nel fronte conservatore (?) sarebbero in molti a volerlo leader di un nuovo centrodestra in grado di portare a compimento, finalmente, la «rivo- luzione liberale». di GINEVRA BAFFIGO Read more

Pagina successiva »

Bottom