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***La polemica***
QUEGLI STUDENTI NON MI RAPPRESENTANO
di ANNALISA CHIRICO

dicembre 29, 2010 di Redazione 

Non rappresentano chi «ha semplicemente voglia di studiare», la «maggioranza silenziosa che fa vincere le liste “di destra” nelle elezioni universitarie», chi ha «quel minimo di sale in zucca per essere insospettito da manifestazioni al fianco di professori e baroncini». E dunque non possono accreditarsi come (intera) “generazione” o anche solo «”movimento studentesco”». Il giornale della politica italiana ha sostenuto che la riforma Gelmini andasse nella direzione giusta, pur con tutte le imperfezioni e – in qualche caso – le forzature di una riforma in parte ideologica, in parte rispondente a specifici interessi. Ma è sicuramente, come dice Fini, il «miglior atto di questa legislatura». E contemporaneamente il Politico.it ha plaudito alla scelta di Napolitano di incontrare gli studenti, perché quella generazione ha (comunque) un deficit di rappresentanza, nelle (non) scelte (ad esclusione proprio, paradossalmente, del ddl in questione) compiute da una nostra politica autoreferenziale e quindi contro il futuro dell’Italia, che loro vivranno e, per quanto sarà ancora possibile date le condizioni (che verranno loro lasciate) di partenza, faranno, faremo di tutto perché accada pensando anche alle generazioni successive e comunque al domani del nostro Paese. Il giornale della politica italiana è il giornale dell’Italia, e in quanto tale non risponde a schieramenti (pre)costituiti (ideologicamente o peggio) bensì è dalla parte del Paese e di quanto serve al suo bene. In questa chiave il Politico.it svolge la sua narrazione sul nostro domani, quel racconto – quel pensiero – del futuro dell’Italia che ha mostrato a più riprese di essere il più “forte”. E, a margine di questo, non ha paura di ascoltare opinioni contrastanti. Così, dopo avere ospitato l’intervento di Marianna Madia a “favore” della protesta degli universitari, è la volta della giovane esponente Radicale che, pur rispettandola, ne prende però le distanze, contestando (a sua volta) la rappresentatività dell’universo studentesco. di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, Annalisa Chirico

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di ANNALISA CHIRICO

Sia chiaro: io non ho nulla contro chi ha manifestato (molto contro chi ha disvelto sampietrini e usato violenza, ma sono due cose diverse). A chi ha manifestato contesto solo la pretesa di accreditarsi come rappresentante di una “questione generazionale” o di un “movimento studentesco” in assenza di qualsivoglia mandato rappresentativo. E con una popolazione studentesca, che in larghissima parte ha semplicemente voglia di studiare e di “cavarsela” nonostante i disservizi del sistema universitario pubblico.

E’ la maggioranza silenziosa che fa vincere le liste “di destra” nelle elezioni universitarie; che sbuffa quando l’aula è occupata e tocca tornarsene a casa; che ha quel minimo di sale in zucca per essere insospettito da manifestazioni al fianco di professori e baroncini; che si informa quel tanto che basta per sapere che in questi giorni rettori e potenti vari hanno sistemato frettolosamente figli e nuore.

Prima, però, che agli studenti mi preme rivolgermi a chi sale sui tetti e cavalca strumentalmente la protesta. A chi vuole coglierne a tutti costi gli aspetti simbolici. A chi ci ricama sopra volando agli anni ’70. A chi li accoglie al Quirinale per farsi paladino della rivoluzione che non c’è, se non nelle teste di qualche intellettuale. La rivoluzione immaginaria.

ANNALISA CHIRICO

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