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Ha charme pure L’esplosivo piano di Bazil (anche se Ulivieri per ora lo stronca: *1/2) E’ l’opulenta (per tutto) Yolande Moreau

dicembre 26, 2010 di Redazione 

Del regista de Il favoloso mondo di Amelie, un film “personale” che mette insieme diversi generi, e a qualcuno ricorda il cinema corale di Tatì. Prova (non ultima, è del 2009) della protagonista di Seraphine. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, la Moreau

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L’esplosivo piano di Bazil

REGIA: Jean-Pierre Jeunet

ATTORI:
Dany Boon
André Dussollier
Nicolas Marié
Jean-Pierre Marielle
Yolande Moreau

TITOLO ORIGINALE: Micmacs à Tire-larigot

GENERE: Commedia

DURATA: 105 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Con uno stile tutto personale Jean-Pierre Jeunet ci racconta di una mina che scoppia nel lontano Sahara ed un soldato sminatore muore. Quell´uomo è il padre di un bambino, Bazil, la cui madre impazzirà di dolore per la perdita del marito ed il bambino verrà messo in un istituto. Ma il film ci mostra come il bambino esaminando le foto della mina, prima che la mamma impazzisse, aveva rilevato il marchio della fabbrica francese che produceva quelle mine. Quel marchio gli si fisserà nella mente per sempre.

Il film va veloce ed il bambino anche cresce veloce.

E non più bambino lo ritroviamo grande mentre fa il turno di notte a un videonoleggio e viene colpito alla fronte da una pallottola volante durante una sparatoria. La pallottola (di cui un giorno gli verrà mostrato il marchio della casa francese che le produce) gli si conficca nel cervello. Il chirurgo che lo opera si ritrova davanti al dilemma: se gli leva la pallottola dal cervello, ci sono nove possibilità su dieci che diventi un vegetale. Se gli lascia la pallottola dov´è, Bazil vivrà ma con nove probabilità su dieci potrà morire da un momento all´altro. Il chirurgo seguendo la conclusione pratica di un´infermiera filosofa (meglio vivere sapendo di poter morire, che sopravvivere senza saper di vivere) gli chiude la fronte e lo rispedisce a casa. Il povero Bazil-uomo-pallotola ritorna a casa, ma non ha più una casa; ritorna al lavoro ma non ha più un lavoro. Così vivendo un po´ alla giornata finisce a dormire sulla Senna e a vivere facendo l´artista di strada finché conoscerà un barbone che lo introdurrà nel sottomondo. Un mondo parallelo a quello superiore dove si ricicla ciò che il mondo superiore butta via. Un mondo strano fatto di strani personaggi a metà strada fra talpe ed esseri viventi, in cui comanda, a suon di ceffoni e rimbrotti, l´opulenta cuoca Mama Chow.

Bazil-uomo-pallottola comincia a lavorare per loro e durante uno di quei lavoretti per caso scoprirà le sedi delle due società che producono armi e che sono responsabili, una, della morte del padre e, l´altra, del fatto che Bazil sia diventato Bazil-uomo-pallotola. Così cerca di penetrare nelle sedi. Respinto comincia dapprima a pedinare uno dei due presidenti. Il presidente poeta, quello che vende armi ed ama citare Rimbaud.

L´uomo Pallottola si convertirà in una specie di spazzacamino alla Mary Poppins, vagando per i tetti e trafficando con i microfoni infilandoli per i camini per ascoltare le conversazioni deciso a distruggere quel male. Il male dei mercanti di armi…

Un film in salsa surreale, che è un po´ thriller, un po´ commedia noir, un po´ favola alla Mary Poppins.

Alla fine questo film è come un Supertuscan: un prodotto di nicchia assemblato con uvaggi diversi secondo l´estro dell´enologo e proprio per questo senza personalità; il Supertuscan è tutto ma alla fine è sempre qualcosa di indefinito e senza una vera radicalizzazione nel territorio.

E questo anche è un film che sfugge a qualsiasi genere, che è tante cose ma alla fine non è nulla. Annoia e non diverte.

Una stella e mezzo.

FABRIZIO ULIVIERI

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