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Ma Bersani: “Prima le alleanze” di M. MADDALONI

dicembre 23, 2010 di Redazione 

di Marco MADDALONI

E’ finito il periodo delle contestazioni aride e fini a se stesse e Bersani lo dice chiaramente e a più riprese: «Tutti quelli che non vogliono cedere a questa deriva devono prendersi la responsabilità di essere non solo contro Berlusconi ma di andare oltre».

Ci si organizza per l’immediato futuro pensando già a ciò che verrà dopo. Per il segretario la lettura dell’esito del voto in aula non lascia molti dubbi: «Se ci saranno le elezioni in primavera non avremo paura di affrontarle e vincerle. Ma non toglieremo le castagne dal fuoco a Berlusconi. Lui ha detto al Parlamento “voglio tre voti in più per la stabilità”. Adesso vediamo quale stabilità e quale governo è capace di garantire.

Un nuovo progetto è pronto, ed è rivolto a tutti, a tutte le forze di opposizioni, alle forze sociali. Tasta il polso del Paese Bersani e vede un’Italia che vuole cambiare e il momento giusto per farcela non sembra più troppo lontano: «Il governo Berlusconi punta solo a una sopravvivenza spregiudicata. Cercherà di galleggiare rapinando qualche voto, spargendo veleni come la voce di dirigenti del Pd pronti a passare con lui, mostrando quindi il volto peggiore della politica».

Il piano per il post berlusconismo è già fissato, ed è uno di quelli delle grandi occasioni, quelle in cui la vittoria non sembra più un traguardo irraggiungibile e per cui nulla deve essere lasciato al caso. «Da gennaio un tour delle regioni per parlare dei problemi reali, ma sin da subito una risposta positiva, che tenga conto della crisi di sistema in cui (Berlusconi) ci ha precipitato».

I punti della nuova piattaforma sono «riforme istituzionali. Riforma elettorale. Misure per la legalità e sui costi della politica. L’informazione. La riforma della giustizia per i cittadini. Una riforma fiscale che carichi sull’evasione e le rendite alleggerendo lavoro, impresa e famiglie. Una nuova legislazione sul lavoro che affronti il dramma del precariato».

Colpisce l’approccio di Bersani nei confronti dei soggetti con cui discutere. Non si esclude nessuno, come nella migliore tradizione delle coalizioni che ripetutamente hanno tentato in questi anni di opporsi al premier, ma questa volta non si parla di “matrimoni”. Per Di Pietro, che lo richiede a gran voce e Vendola il messaggio e chiaro: «Chi vuol discutere con noi deve accettare di confrontarsi seriamente con l’esigenza che poniamo. Quella di una riforma democratica e di una riscossa italiana che richiedono da parte di tutti una straordinaria apertura politica». Straordinaria apertura che, e questa è la parte più interessante dell’intervista del segretario, è diretta anche al neonato terzo polo. Non adopera più pretattiche di comodo Bersani, sa quale può essere la naturale tendenza di Fini e compagni: «Se puntano a un ruolo di condizionamento del centrodestra presto dovranno convincersi che è un’illusione. Berlusconi non tratta, compra. L’idea stessa di un Berlusconi condizionato è un ossimoro. Perciò facciamo maturare nel Terzo polo una riflessione. Sapendo che l’idea e il confronto che proponiamo vivrebbero in ogni caso». Un messaggio che non è una richiesta, né un invito, ma un’alzata di mano, un appello per vedere chi, nel momento in cui si può concretizzare tutto quanto è stato detto negli ultimi mesi, ha veramente il coraggio di farlo.

Non si tratta, certo, di una richiesta di fiducia incondizionata e il Pd, in primis, è pronto a sacrificare, o quanto meno a modificare, una delle istituzioni a cui è più legata, le demo-problematiche primarie. «In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti. Ci interessa l’obiettivo. Poi c’è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle». Una perdita accettabile per Bersani che afferma categoricamente come, prima di ogni interesse, ci sia il progetto da porre avanti a tutto e a tutti. Un progetto risoluto con alle spalle un partito pronto a sostenerlo: «Siamo un partito elastico ma proprio per questo non ci spezziamo. Metto il profilo del Pd prima di discussioni astratte sugli alleati. Del resto questa responsabilità ci compete. Perché senza il nostro progetto non è possibile immaginare alleanze vincenti che superino il berlusconismo». Silvio permettendo.

Marco Maddaloni

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