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La polemica. Sesso ‘limitato’ in un Paese a sovranità limitata Chirico

dicembre 22, 2010 di Redazione 

In cui la “rivoluzione sessuale” si è fermata sulle soglie del Vaticano. Non sfociando nella necessaria rivoluzione culturale. Quella che, ad esempio, dia accesso a tutti alle pillole abortive. Il giornale della politica italiana ospita questo spaccato sull’Italia che (non) fa l’amore, sì, ma – è la tesi di Annalisa Chirico – senza la libertà necessaria. di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, una donna impegnata in un atto d’amore

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di ANNALISA CHIRICO

Si possono contrarre malattie con il sesso anale e orale?
Se uno ha il pene troppo grosso può creare problemi alla donna durante la penetrazione?
E’ probabile che il frenulo si rompa durante un atto sessuale?

Queste alcune delle domande rivolte dagli studenti del Liceo Scientifico Cavour di Roma al medico ginecologo Luigi Montevecchi. C’ero anch’io in rappresentanza dell’Associazione Luca Coscioni.

Informazione sessuale, metodi contraccettivi, malattie sessualmente trasmissibili. Argomenti tabù per tante famiglie italiane, argomenti di cui a casa non si parla e a scuola men che meno. Quasi per paradosso nel Paese a sovranità limitata, dove tutti i politici si prostrano dinanzi ai supremi bisogni della famiglia (feticcio di ogni benpensante da agitare puntualmente, meglio se in campagna elettorale), nessuno poi si preoccupa di spiegare come da due si diventi tre e, soprattutto, quanto la conoscenza sia essenziale per concepire con amore, anziché riprodursi bestialmente.

Nello stesso Paese a sovranità limitata, dove fino al 1971 c’era un articolo del Codice Penale, il 553, che puniva con la reclusione fino a un anno e con un’ammenda salata chiunque incitasse a “pratiche contro la procreazione” o facesse propaganda a favore di esse, a quasi quarant’anni dall’abrogazione di quel divieto i ragazzini si approcciano ancora a “un sesso a tentoni”, con un misto di inconsapevolezza ed incoscienza, relegati per lo più a un percorso di autoapprendimento paraclandestino. Non sanno, sanno poco, sanno male.

Nello stesso Paese a sovranità limitata nel 1975 venivano (finalmente) istituiti i consultori familiari, che ben presto sarebbero diventati la roccaforte preferita delle associazioni provitaprofamigliaproprocucu. Quei consultori, cui talvolta chiami per sentire un monotono tin tin o dove, ancora peggio, vai a chiedere una ricetta medica per la pillola del giorno dopo e ti capita il medico “impositore” di coscienza, che in violazione della legge si rifiuta di prescrivertela; e mentre tu ti dici “Ma perché mai dovevo nascere proprio in Italia e non in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Svezia, Svizzera, Belgio, Olanda (e la lista continua)”, il medico ti sciorina una serie infinita di orribili malattie, dalla trombosi all’infarto passando per un ictus fulmineo. Oh. Ah. Uh.

Nello stesso Paese a sovranità limitata nel 1976, soltanto nel 1976, il ministro della Salute (che allora non era Fazio) abrogò le norme che vietavano la vendita in farmacia della pillola anticoncezionale, dopo ben undici anni dalla sua autorizzazione in Italia (dal ’67, ma solo a fini terapeutici). E così negli anni della “rivoluzione sessuale”, delle gonnelle corte e del ballo del mattone, la donna aveva uno strumento efficace per decidere quando scopare e quando procreare. Sia chiaro: esisteva ancora il delitto d’onore, ma la disponibilità della Enovid (si chiamava così la prima pillola anticoncezionale) spostava in avanti le lancette dell’orologio italiano. Ovviamente il Vaticano si imbestialiva dinanzi a cotanta tracotanza, alla solita ubris di quella scienza che pretendeva di rimpiazzare gli im-peccabili metodi naturali quali il coito interrotto (che in inglese rende meglio l’idea, “pull-out method”) o il dito nella vagina per vedere l’effetto albume (più elegantemente “metodo Billing’s”).

Nello stesso Paese a sovranità limitata la Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia a febbraio di quest’anno ci fa sapere che l’età del primo rapporto si è abbassata a 15 anni e che ben il 40% delle ragazzine dichiara di non utilizzare alcun metodo contraccettivo, mentre un altro 20% si affida candidamente al coito interrotto. E poche settimane fa sempre la SIGO pubblica altri dati risalenti al 2008, che definire sconcertanti è dire poco: oltre 4.700 mamme under 19 e 10.375 gli aborti nella stessa fascia d’età (296 quelli eseguiti da ragazze under 15).

In un Paese – a sovranità limitata, dillo con me -, che registra i tassi di abortività giovanile tra i più bassi in Europa (7,2 contro il 24 dell’Inghilterra e il 15,6 della Francia). E tra i 15 e i 44 anni 10,3 per mille donne. Una tendenza al ribasso, sin da quando nel ’78 fu introdotta una legge di civiltà, che ha sottratto i corpi alle mammane e ai cucchiai d’oro per restituirli alla volontà della persona.

Ma l’Italia è il Paese a sovranità limitata, che tutti conosciamo. Dove il governo si ostina nel pervicace tentativo di sabotaggio della pillola abortiva e dove, se vuoi un contraccettivo d’emergenza, devi pregare che il tuo medico non abbia pregato prima di te; che non sia un fanatico religioso né un pavido mestierante.

L’Italia è questo. Un Paese a sovranità limitata. A partire dalla tua.

ANNALISA CHIRICO

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