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Proposta. Autogoverno (federale) dei (nostri) comuni Franco Laratta

dicembre 22, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha, tra gli altri, due meriti. Il primo: avere lanciato l’allarme sulla necessità di un cambio di passo, ora, nel qual caso l’Italia può salvarsi e risorgere, altrimenti ci avvieremo ad un declino inesorabile, dopo un buon tratto di strada del quale sarà molto difficile, anche con le migliori intenzioni, tornare – nei tempi brevi in cui possiamo farlo oggi – alla condizione alla quale possiamo aspirare, quella di guida per l’unificazione europea per farne – del nostro Paese e del Vecchio continente, «patria del futuro», come suggerisce saggiamente lo stesso presidente del Consiglio – la culla della civiltà. Il secondo merito è avere spostato (una parte del/)il dibattito dalla centralità della politica politicante fine a se stessa autoreferenziale di oggi ai contenuti. il Politico.it fa quello che la nostra stampa avrebbe dovuto fare – quando la politica fosse stata, com’è stata, ipnotizzata dallo specchio – in questi ultimi trenta-quarant’anni: riportare tutti ad agire per la nostra nazione, mettendo da parte se stessi, per poi “ritrovarsi”, magicamente, nel momento in cui l’Italia fosse (sarà) tornata ad essere un grande Paese e, con lei, ciascuno di noi. E come un grande capitano ecco che magneticamente il giornale della politica italiana ritrova tutti (o quasi, diciamo: la scorza della nostra politica politicante è dura da scalfire) sulla propria strada, al proprio seguito, verso la costruzione del domani del nostro Paese. Che dunque, senza tema di smentita, si può dire sia iniziato (ma continuerà) qui, su questo giornale, che svolge in quest’epoca la stessa funzione dei “fogli” risorgimentali di Mazzini o Cattaneo. E’ così che uno dei nostri principali collaboratori, il deputato del Pd, avanza oggi – da queste colonne – delle proposte importantissime per ciò che riguarda l’ammodernamento dello Stato, che vanno ad inserirsi nel discorso sviluppato nei giorni scorsi sul taglio e sulla ristrutturazione della nostra spesa pubblica e dei costi della politica. In particolare in un punto colpisce la «narrazione» di Laratta: quello per il quale sono i nostri Comuni, fermo restando un rafforzamento virtuoso del potere centrale, la chiave per la ripartenza sul territorio. Comuni che rappresentano storicamente la nostra migliore espressione di autogoverno, e che anche oggi sono una delle parti del corpo dello Stato che funziona meglio. E allora, ad esempio, potrebbero rappresentare il canale della responsabilizzazione e della «gestione» del rilancio del nostro sud. Sentiamo. di FRANCO LARATTA*

Nel disegno, il deputato del Pd

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di FRANCO LARATTA*

il Politico.it ha aperto un bel dibattito sulla necessità di una nuova stagione politica, fatta di scelte coraggiose, di una vera austerità, di profondi cambiamenti. Vorrei dare un contributo. Forse si tratta semplicemente di idee un po’ folli, credo irrealizzabili. Ma io vorrei esporerle comunque. Qui, su queste colonne, dove regna libertà di espressione senza alcun limite.

Riforme costituzionali. Se ne parla da circa trent’anni. Ma non ci sono mai state le condizioni politiche e i giusti equilibri parlamentari. Allora c’è da fare una scelta coraggiosa: occorre una nuova Assemblea costituente. Cento padri della futura costituzione, eletti a suffraggio universale, che in un anno diano al Paese la nuova Carta e moderne istituzioni. Ecco un paio di esempi: il Parlamento così com’è non ha più ragione di esistere, è lento, enorme, costosissimo. Dunque: una sola Camera, 500 deputati, una struttura snella, nuovi regolamenti. Indennità nella media europea, fine a tutte le attuali forme di privilegi. Forma di Governo parlamentare, presidente del Consiglio eletto direttamente, ma come tutti i deputati può essere eletto solo due volte. Dieci anni in tutto, in tutte le istituzioni. Il Capo dello Stato è eletto dalla Camera e dalle Regioni, ha nuovi e più forti poteri di controllo, dura 7 anni e non può ricandidarsi.

Enti locali. Via le province, tutto il potere locale concentrato sui comuni; le Regioni avranno solo la potestà legislativa, senza piû alcuna forma di gestione. In una cornice di Stato federale, i comuni avranno tutti i poteri relativi alla gestione del territorio, saranno guidati da un sindaco che dura in carica 7 anni consecutivi, e non può più ricandidarsi. Rimane il consiglio comunale, ma con metà dei componenti. Ridotti a metà anche in consigli regionali. Dimezzati indennità e privilegi.

I partiti. La vita interna dei partiti e il loro funzionamento sono regolati per legge. Tutelate le minoranze interne. Disciplinato l’accesso alle candidature: nessuno che ha procedimenti penali in corso si può candidare sia nelle istituzioni locali che nazionali, e non può far parte degli organi di partito.

Mi fermo a queste prime righe. Sono idee volutamente sommarie, giusto per aprire un dibattito. Una sola, la più importante, la ritengo irrinunciabile: l’elezione di un’Assemblea costituente per varare una grande riforma dello Stato. Tutto il resto verrà da sè. Ma occorre fare presto. Il Paese rischia di affondare sotto il peso di istituzioni ormai vecchie, politica inesistente, governo liquefatto, situazione economica e sociale gravissima. Anche qui un solo esempio: può ancora sopravvivere un Paese sotto il peso di un debito pubblico spaventoso? Sotto il macigno di un’evasione fiscale da paura? Sia il debito che l’evasione vanno dimezzati, al più presto, a qualsiasi costo. E su questo bisogna dire la verità agli italiani.

Ma solo un nuovo Paese, nuove istituzioni, un governo strutturalmente più forte, partiti autorevoli possono adottare decisioni così forti e coraggiose. Ma occorre fare presto. Il tempo per l’Italia sta per scadere.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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