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L’editoriale. Pd, vaso comunicante tra politica e società di G. Rotondo

dicembre 20, 2010 di Redazione 

Il Paese che sogniamo è un’Italia che fa della cultura il proprio ossigeno, si ri-ha della propria capacità di pensare e torna al proprio impegno. Per questo obiettivo sono necessarie la rivoluzione culturale, ma anche un Partito (Democratico) «liquido» ovvero capace di penetrare – assumendoli in sé – negli «anfratti» della società. Che torna ad essere una civiltà. Politica. Quasi una democrazia diretta. Diretta nel senso che è la società che esprime la politica, che ridiventa un servizio. Per sé. Per gli altri. Per tutti. Per rifare dell’Italia un grande Paese (e poi mantenerla tale). Dopo averci efficacemente raccontato la vera identità del Pd, il capo di Insieme – l’associazione che più spinge per il compimento del Partito Democratico – ci spiega perché, questo partito, è meglio che sia liquido. Anzi, acquoso. di GIUSEPPE ROTONDO

Nella foto, Walter: «Sono d’accordo»

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di GIUSEPPE ROTONDO

“L’acqua è l’unica sostanza che si trova in natura, a temperatura ambiente, contemporaneamente nei tre stati di aggregazione: solido, liquido e gassoso” si legge nei manuali di chimica. Acqua, risponderei a chi mi interrogasse su come dovrebbe essere organizzato efficacemente un partito radicato, vaso comunicante con ogni singolo strato della società occidentale contemporanea. Acqua, sarebbe anche la mia risposta all’eterno, a volte surreale, dibattito su quale natura, che organizzazione per il partito democratico: Solido o liquido? Acqua…

Si accusa Veltroni di aver indebolito il partito democratico perché praticava il partito “liquido”. Credo che più che praticarlo lo predicava. Se si fa una ricostruzione storica della nascita e breve vita del partito democratico, si vede che è falsa l’assunzione che il partito di Veltroni sia stato “liquido”. Torniamo indietro. I Democratici di sinistra e la Margherita erano avviati ad un declino inesorabile. Nonostante ciò, ogniqualvolta si presentavano sotto le insegne dell’Ulivo, prendevano più voti che separati con le insegne dei due partiti. L’Ulivo più che “liquido”… era “gassoso”, eppure prendeva più voti dei “solidi” Ds e Margherita.

Il Pd è stato liquido solo al suo debutto. Appena nato, e senza organizzazione, nonostante il governo Prodi avesse fatto perdere consensi al centrosinistra per le continue divisioni e la pessima comunicazione dovuta alle tante voci dei rappresentanti della sinistra radicale che cercavano di smarcarsi dall’azione di governo tutti i giorni, prese il 34% essendo liquido. Grazie alla campagna elettorale di Veltroni che attraversò l’Italia da nord a sud, da est ad ovest.

Subito dopo la vittoria cominciò a perdere voti sia perché, comunque, all’opposizione si perdono consensi per la delusione che segue la sconfitta elettorale, sia perché nei fatti Veltroni non volle o non fu in grado di fare il partito “liquido” che tanto predicava. Il Pd si strutturò e si appoggio sui “solidi” apparati di provenienza Ds e Margherita neanche amalgamati tra loro. La mia opinione è che fu proprio il non divenire “liquido” che determinò il declino di consensi del Pd.

Non so cosa Veltroni intendesse per partito “liquido”. So cosa significa per me: essere veramente tra la gente e radicati nelle stratificazioni della società. Un partito fatto solo di apparati e funzionari, molti dei quali non hanno mai lavorato ed operato nella società, che vivono solo grazie al partito, è un partito molto “pesante”, “solido” e costoso ma totalmente sradicato dalla società. Una casta che vive in un recinto di privilegi lontanissimi dalla gente e dai loro problemi. In più se talenti, passioni, capacità per senso civico decidono di dare una mano, di entrare in politica e nel partito, loro, gli apparati, sbarrano porta: più si rendono conto hai capacità e passione politica, più ti tengono lontano per paura che gli puoi fregare una posizione, una “carica” od un posto in lista. Contribuendo, ancor di più, a tenere il partito isolato dalla società e quindi dal consenso. Gli ideologismi contrappongono la società civile allo Stato politico. Invece, in una società democratica liberale, bisogna aprire le porte del partito: si ottiene il radicamento aprendosi a coloro che vivono e lavorano nella società, che fanno parte dei suoi strati socioculturali e ne vivono disagi e speranze.

Il partito liquido non è in aria… Bisogna annullare la separazione, il gap, il dualismo tra partito e società civile, tra politica e società civile. La società civile e la politica devono essere collegate da vasi comunicanti. Il partito liquido è tale perché non è irrigidito da un organizzazione basata esclusivamente su strutture ed apparati..ma, come l’acqua, penetra in ogni fessura, in ogni anfratto della società, penetra anche nella sabbia sterile del deserto… ed ovunque lascia il seme con cui si radica… Come l’acqua, liquido, ma anche solido.

GIUSEPPE ROTONDO

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