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Poi è La bellezza del somaro di Castellitto Ma noi celebriamo (‘solo’) Laura Morante

dicembre 19, 2010 di Redazione 

Non uno dei migliori prodotti del nostro cinema, che sta ricominciando a crescere, acquisendo – come nel caso di Noi credevamo – anche una funzione nazionale/nazionalistica come nella tradizione del cinema americano; un film che non vi consigliamo, ma che è giusto affrontare, anche per rendere omaggio ad una delle nostre attrici più brave. di FABRIZIO ULIVIERI

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Nella foto, Laura Morante

La bellezza del somaro

REGIA:Sergio Castellitto

ATTORI:
Sergio Castellitto
Laura Morante
Nina Torresi
Enzo Jannacci
Marco Giallini
Barbora Bobulova

GENERE: Commedia

DURATA: 107 min

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di FABRIZIO ULIVIERI

Negli ultimi mesi mi pare che il livello qualitativo dei film in circolazione sia davvero basso. Dopo aver visto Tre all´improvviso e Il responsabile delle risorse umane pensavo di aver toccato il fondo, almeno per quest´anno. Ma mi sbagliavo, dovevo ancora vedere La bellezza del somaro di Castellitto per rendermi conto che questo fondo era ancora senza fondo.

Prima di infierire sul film, che è addirittura stato scritto dalla Margaret Mazzantini (doppio SIC!!) due parole sulla trama, che è poi ben poca cosa.

Il padre, Marcello (Sergio Castellitto), architetto di successo e figaccione. La madre, Marina (Laura Morante) psicologa e madre sessualmente repressa (ma interpreta sempre lo stesso ruolo in tutti i film la Morante?). La figlia, Rosa (Nina Torresi), liceale isterica e viziata di diciassette anni. Armando (Enzo Jannacci), il fidanzato ultrasettantenne di Rosa; un idiota illuminato.

Il film inizia con una fotografia che sorprende per la sua brillantezza e la scelta delle musiche, ma poi tutto si ferma lì.

Ma che film è questo?

Un film sulla solita società dei soliti italiani lamentoni, bambinoni e caciaroni, urlanti e sguaiati che attraversa tutto il cinema italiano vajasso da Verdone a Veronesi, da Virzì a Luchetti fino a Sordi.

Ma siamo davvero così?

Il film ci dipinge così. Ma anche di più: sboccati e relativizzatori (cioè persone senza capacità di vedere la verità, ma capacissimi di vedere tante verità secondo il proprio tornaconto).

Il film è molto confusionario e finge una falsa patina (scopiazzatura) di modernità scimmiottando Woody Allen, che riveste l´ideologia becera del romanesco cinematografico: ovvero l´ideologia de “la gnocca è tutto quello che conta nella vita” ma conta di più se “lo dimo in romano”.

Un film che rispecchia davvero bene la nostra società, perché è una società che non sa più che pesci prendere, esattamente come il film.

Dopo aver visto il film di Castellitto (trash DOCG) mi viene spontaneo pensare che forse sarebbe meglio dare il permesso di fare film a chi ha veramente qualcosa da dire (in termini di cultura o di entertainment almeno), specialmente in un momento come questo in cui il nostro paese ha il diritto/dovere di puntare tutto sull´eccellenza del made in Italy.

Se un paese produce simili film sono seriamente preoccupato.

Voto: 0

FABRIZIO ULIVIERI

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