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Non è qui questione di bassa demagogia Ma di equità e vera riduzione della spesa Ora parlamentari rinuncino alla pensione E si armonizzino gli stipendi (di tutti noi)

dicembre 18, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana pensa che un governo che faccia il bene dell’Italia sia chiamato ad operare tagli netti alla spesa pubblica, sul fronte degli sprechi naturalmente e senza penalizzare la spesa sociale, che pure va ristrutturata nell’ambito del piano complessivo per rifare grande l’Italia, adottando (anche) il principio che tutto quanto può essere trasformato da spesa a fondo perduto in investimento (indennità di disoccupazione solo per chi partecipa alla formazione permanente, pensioni rimodulate e introduzione di bonus per chi può mettersi al servizio della società anche nella vecchiaia, possibilità di un alloggio per le persone che oggi sono costrette a vivere sulla strada se si rendono disponibili – a loro volta – a dare il proprio contributo a rifare grande questo Paese) va, appunto, reso tale. Ma i tagli sono onesti e responsabili solo se, ad essi, si accompagna una cancellazione degli sprechi anche sul fronte dei costi della politica. Diminuzione del numero dei parlamentari, sì (ma senza penalizzare la democrazia), ma soprattutto via le pensioni – presenti, passate e future – di deputati e senatori, via i benefit (è doveroso che, come ogni lavoratore, anche i parlamentari contribuiscano alla nostra economia), via le auto di rappresentanza (le cosiddette auto blu) per tutti tranne nei (limitatissimi) casi in cui siano necessarie (per le prime quattro cariche dello Stato e i ministri, ad esempio), revisione della concessione delle scorte per limitarla ai soli casi di reale necessità. E stipendi che, complessivamente – e ci riferiamo a quelli dei nostri rappresentanti nelle varie istituzioni ma anche al resto degli stipendi nel nostro Paese, da quelli dei manager, a cui va fissato un tetto, a, ovviamente, quelli delle star e ai gettoni della televisione pubblica fino a quelli dei comuni lavoratori – siano armonizzati secondo principi di proporzione ed equità, anche qui favorendo un’ulteriore riduzione della spesa e un’idea di sobrietà (prevenendo così l’austerità) sulla quale rifondare un Paese leggero, e nella condizione di muoversi veloce e di arrivare prima al traguardo – che per noi rappresenta la salvezza e, ad un tempo, il rilancio – della modernità. Ecco (anche) perché servono un governo e una maggioranza monocolore Democratici. Solo un Pd che sia completamente libero di esprimere se stesso può andare fino in fondo (anche) da questo punto di vista.

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