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Se su eutanasia il dibattito (non) è aperto Confronto pubblico riguardi la vita reale Poi governi decidano responsabilmente Ora il Polo della Nazione si dice contrario E i radicali a Fini: “Così non sei moderno” Diciamo no a contrapposizione di fazioni

dicembre 17, 2010 di Redazione 

Nel Paese che sogniamo nella televisione che sogniamo vanno uomini politici, intellettuali e scienziati, e coinvolgono – grazie anche ad una tivù che, attraverso la convergenza (con la rete), favorisca la partecipazione attiva – l’Italia in una grande discussione culturale, impegnata sul proprio futuro, che sia avvertito come il futuro di tutti. Un dibattito che apra le menti, responsabilizzi, in uno Stato che non sia etico ma nemmeno relativista, in cui i cittadini (appunto) sono chiamati a recuperare la propria capacità di pensare ma in cui i governi, poi, assolvono alla propria funzione di guida e decidono, quando è necessario, democraticamente, per tutti. In questo Paese si parla anche di eutanasia. Ma lo si fa (appunto) informando e responsabilizzando i cittadini a capire che cosa pensano (davvero), escludendo l’ideologia (o, meglio, il fanatismo), sia quella relativista, sia quella “etica”. I radicali, nel loro stile, hanno fatto passare in tivù lo spot a favore della morte indotta senza (poter) aderire a questo modello. Un blitz forse necessario, in un’Italia culturalmente ferma, ma (in assoluto) non opportuno in queste modalità, che richiede necessariamente non tanto un contrappeso dello stesso tipo, ma l’apertura, a sistema con gli altri, di un dibattito onesto e responsabile. In questo contesto il giornale della politica italiana dà spazio ad una replica – di Annalisa Chirico – ai terzopolisti che hanno stigmatizzato l’azione radicale, auspicando l’avvio di una discussione – libera dalla faziosità delle tifoserie contrapposte – che coinvolga, informi, ascolti e poi decida rispetto anche a ciò che diranno i cittadini.

Nella foto, un frame dello spot australiano

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di ANNALISA CHIRICO

La condanna:

“Da cattolici non possiamo condividere l´atteggiamento tenuto oggi da alcuni esponenti del partito radicale che hanno utilizzato la spazio che Rai Tre dedica alle associazioni per promuovere uno spot pro eutanasia. E´ stato un gesto che condanniamo in quanto esagerato e che viola i principi del nostro ordinamento”

Ovviamente a questo è seguita la minaccia col solito mezzo, la Rai:

“A questo punto speriamo che la Rai intervenga per assicurare i dovuti spazi a tutte quelle associazioni che promuovono la vita”

A parlare sono tre esponenti di Fli, Antonio Buonfiglio, Aldo di Biagio e Claudio Barbaro, dopo che Rai3 ha trasmesso, nello spazio dedicato alle associazioni di promozione sociale, il video censurato in Australia e rilanciato in Italia dall´Associazione Luca Coscioni sulla libertà di scelta sul fine vita.

Fini può fare la differenza se, oltre alle accuse (giuste) di cesarismo berlusconiano, riuscirà a riempire di politica la sua proposta per un centrodestra alternativo, liberale ed europeo.
Se il primo effetto del neonato Polo della Nazione è la chiusura, la stessa che accomuna tutti gli altri partiti italiani, rispetto a un tema che riguarda la vita di migliaia di persone, c´è da pensare che la parabola finiana durerà molto poco. E che presto finirà miseramente archiviata come l´ennesima espressione clerical-reazionaria di chi avversa la modernità. Una parabola di belle speranze e vecchie pratiche.

ANNALISA CHIRICO

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