Top

O(h) Pigi l’emorragia (di voti) continuerà La fiducia è votata da due transfughi Idv Ma il problema politico è (anche) Cesario Chiara Burgio racconta i Responsabili (?)

dicembre 17, 2010 di Redazione 

Tra cui, non temete, l’ormai leggendario Domenico Scilipoti. Che scoprirete avere militato per ben dieci anni in Idv senza dare – dicono gli ex compagni di partito – segni di possibile incoerenza/inaffidabilità. Il Pd si vanta di non essersi lasciato sfuggire nemmeno un parlamentare nei giorni della fiducia: ma questo è dovuto alla maggiore onestà e responsabilità della propria area di opinione e sensibilità, la ragione per cui il Politico.it attribuisce ai Democratici il compito (storico) di assumere la leadership non solo del centrosinistra ma del Paese. In realtà due ex deputati Pd hanno votato contro la mozione presentata dal loro ex partito; e se uno, Calearo, è un uomo di destra candidato da Veltroni in una improvvida inversione dell’ordine degli addendi (per cui la somma, però, cambia): candidare uomini di destra ottenendo voti solo a sinistra, quando invece si tratta di candidare solo Democratici ottimizzando le loro caratteristiche per proporsi utilmente (per il Paese) come “partito dell’Italia”, se Calearo è stato un errore tattico, dicevamo, Cesario, l’altro transfugo passato per Api, è figlio di un errore strategico: quello che sta portando Bersani (appunto) a trasformare la casa dei Democratici in una “Cosa-4″ successiva al Pci-Pds-Ds, così da “meritare” il 25 per cento a cui ora lo accreditano i sondaggi. Ma lasciamo per un momento da parte la causa Democratica (che è della nazione), e gustiamoci il racconto di Burgio. Che ci svela chi sono i tre (unici) esponenti del Movimento di responsabilità (di nuovo, ?) nazionale (?). di CHIARA BURGIO

Nella foto, Cesario, Scilipoti e Calearo alla presentazione del loro Movimento (è proprio il caso di chiamarlo così?) di (ir)responsabilità

-

di Chiara BURGIO

Atteso più del Natale, il 14 dicembre è arrivato e se n’è andato, creando un vortice di polemiche alquanto prevedibili che sembrano non placarsi. Il governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia in entrambi i rami del Parlamento, 162 i sì che al Senato hanno confermato una fiducia già ampiamente palesata, 314 i voti favorevoli che alla Camera hanno permesso al premier di tirare un sospiro di sollievo.

A fare davvero la differenza sono stati innanzitutto gli appartenenti a Futuro e Libertà, Catone, Polidori e Siliquini che hanno confermato il proprio sostegno a Berlusconi. Anche gli assenti hanno avuto un peso notevole con il loro non-voto, come Gaglione e Moffa, anch’esso Fli, che insieme agli astenuti del Sudtiroler volkspartei finiscono tutti nel conteggio generale.

Gli altri tre voti (su quattro ricavati dalle file dell’opposizione) sono quelli degli appartenenti al Movimento di responsabilità: Calearo, Scilipoti, Cesario. Ai più “Movimento di responsabilità” risulterà una denominazione sconosciuta, e non può che essere così vista la recentissima nascita del movimento, datata 9 dicembre, giorno della presentazione alla stampa, in cui i tre deputati, in uscita da partiti di centrosinistra (Calearo ex Pd, Scilipoti ex Idv, Cesario ex Margherita, ex Pd ex Api) hanno da subito dimostrato di avere le idee poco chiare circa le proprie intenzioni di voto per il 14 dicembre: tre deputati, tre inclinazioni diverse. Calearo si sarebbe astenuto, Scilipoti avrebbe votato la sfiducia e Cesario si sarebbe invece espresso in favore del governo. L’intenzione di trovare una via comune tuttavia era ampia e condivisa dai tre, e allo stato sembra che ci siano riusciti, o meglio che Cesario sia riuscito nell’intento di convincere gli altri due a votare la fiducia. Già, poiché tra i 314 sì ci sono anche quelli dei tre parlamentari del Movimento di responsabilità. Ma chi sono i tre?

Massimo Calearo, classe 1955, veneto, passato dal Pd all’Api di Rutelli, imprenditore nelle telecomunicazioni, (si) era (stato) candidato con(/da) Veltroni per cercare di creare un punto di contatto che fosse davvero tale tra politica ed industria. Con l’elezione di Bersani a guida del Pd Calearo ha deciso di confluire in Alleanza per l’Italia per poi trovare il suo posto, non si sa bene per quanto, nel Movimento di responsabilità Nazionale.

Bruno Cesario ha un percorso politico simile a quello di Calearo, anche lui eletto tra le fila del Pd in Campania, con l’arrivo di Bersani si trasferisce nel gruppo misto per poi confluire in Api. Le sue radici però affondano molto lontano, nella Dc prima e nel Ppi poi, affine alla corrente del conterraneo De Mita. Entrambi dichiarano di essere andati via dal Pd perché non se ne sentivano più rappresentati.

Il terzetto si conclude con Domenico Scilipoti, medico siciliano che nasce politicamente tra le fila dell’Italia dei Valori in cui milita per più di un decennio, facendo la politica (parte di) quella vera, per strada, tra la gente. Gli ex compagni di partito affermano di non avere mai avuto avvisaglie. Ma su di lui già da qualche tempo si erano concentrate le attenzioni del Pdl, così come su Antonio Razzi (il quarto, l’altro ex Idv che ha votato a favore di Silvio).

E’ proprio Scilipoti che con il passare dei giorni sta dimostrando di essere il più sfrontato dei tre; la sua recente partecipazione alla trasmissione radiofonica di Radio2 “Un giorno da pecora” è rimbalzata sui principali tg della sera, con uno dei suoi ormai famosi monologhi a braccio in cui parla in terza persona, in risposta alle provocazioni di Gian Antonio Stella. “Ho cercato di mettere in evidenza problemi urgenti, che richiedevano chiarezza e soluzioni, ma mi è sempre stato risposto di alzare e abbassare la mano perché non avevamo alcun diritto. Dovevamo comportarci come soldati: obbedire e basta”, ha spiegato (?) l’ex dipietrista.

Comunque la matematica non è un’opinione, e con 314 voti il governo Berlusconi IV ha i numeri (sicuramente esigui) per governare.

Chiara Burgio

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom