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Ma oggi Berlusconi vince ancora elezioni Sondaggio Crespi, destra 41; sinistra 36.8 Può batterlo solo un Pd ‘partito dell’Italia’ Effetto Scilipoti (FOTO), l’Idv crolla: -1.5%

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo i Democratici capaci di rappresentare il bene del Paese sono in grado di vincere questa tornata elettorale (, di governare nell’interesse dell’Italia,) e di scongiurare, peraltro, il rischio (concreto) che dopo il voto – specie se si andrà alle urne con questa legge elettorale, e dunque se al Senato Pdl e Lega dovessero non riuscire ad avere la maggioranza – si verifichi una convergenza destra-centro per la formazione del nuovo polo dei moderati sotto le insegne del Ppe (battezzata da Berlusconi nel suo discorso alle Camere), con – magari – Casini premier e Silvio al Quirinale. E perché il Pd possa rappresentare efficacemente questa soluzione c’è una sola, concreta possibilità, lanciata da il Politico.it nei giorni delle dimissioni di Penati: che l’attuale dirigenza Democratica faccia un passo indietro e che Matteo Renzi scenda in campo alle primarie per la leadership del centrosinistra, batta Vendola e restituisca all’area di opinione e sensibilità maggiormente onesta e responsabile del Paese il suo ruolo di guida (del centrosinistra e dell’Italia). O, cari D’Alema e Bersani, preparatevi – oltre a perdere le primarie con Vendola: non è forse preferibile un Pd dei giovani, ma pur sempre un Pd, ad un “commissariamento” post-comunista? – ad una lunga traversata nel deserto (che toccherebbe, peraltro, a quel punto, agli stessi giovani fin’oggi tenuti fuori). Senza nemmeno la “fantasia” di avere fatto il Pd. Il grande sondaggista ci presenta ora – nel dettaglio – i dati di questa settimana. Pdl in crescita, Polo della Nazione 16%. di LUIGI CRESPI
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Il commento. Wikileaks, salviamo la diplomazia (e il mondo) Chirico

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Il mandato d’arresto internazio- nale per molestie sessuali» nei confronti di Assange «appare nient’altro che un vile stratagemma per incastrarlo». Parte da questa premessa, la giovane esponente radicale, per criticare (in due tempi) la “politica” dell’open diplomacy del sito del miliardario australiano. Prima tesi: l’ordine mondiale si regge sull’autolimitazione degli stati, e scoperchiare il “vaso di Pandora” delle recriminazioni nei confronti degli altri significa rompere quell’argine e rischiare di fare saltare quell’ordine. E poi Wikileaks (la sua battaglia) non va confusa con (quella per) la trasparenza dello stato – com- battuta, da noi, dai radicali in Parlamento. di ANNALISA CHIRICO Read more

Il commento. Ma attenti, il Paese è ad un passo dal baratro F. Laratta

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E serve quel cambio di passo teorizzato dal giornale della politica italiana, producendo il quale possiamo non solo salvarci, ma – ora – tornare grandi, altrimenti metteremo anche l’altro piede sulla strada che scende e ci avvieremo ad un declino inesorabile. In questa chiave «sei mesi, un anno» di galleggiamento, in attesa che si verifichino le condizioni migliori (per chi?) per andare al voto, non ce li possiamo permettere. Quindi, o il governo governa, mettendo in atto possibilmente quella rivoluzione liberale che è la ricetta che la destra può offrire per rilanciare il nostro Paese, oppure è meglio andare a votare, e a quel punto toccherà a tutti noi assumerci le nostre responsabilità facendo la scelta migliore per il futuro dell’Italia. Ammesso che, nel frattempo, qualcosa di questo tipo – di “migliore” – si sia profilato all’orizzonte. In attesa che il Pd batta un colpo, rispondendo alla chiamata della Storia, che lo vuole “partito dell’Italia” che si carica sulle spalle e salva e rifà grande – in un solo tempo – questo Paese, il deputato (proprio) del Partito Democratico analizza il passaggio da un’epoca di autoreferenzialità a (si teme) un’altra, con un centrodestra menomato e, rispetto al recente passato (che è quello più berlusconiano di tutti) ancora più berlusconiano. di FRANCO LARATTA* Read more

Tremonti: ‘Tornare a far pure lavori umili’ Ma destra pensa a ulteriori divaricazioni “No – dice, ad esempio – studio per tutti” Nel nuovo Rinascimento cultura è diffusa E rappresenta vera “cifra” della persona Si potrà (e vorrà) (ri)fare (tutti) i mestieri

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi il mercato del lavoro è sproporzionato sul fronte dell’offerta. C’è una fila dietro a certi lavori, che non “bastano” per tutti. E si genera così (nuova) disoccupazione. Il Paese che sogniamo è un Paese che avrà bisogno di più forza lavoro a quei livelli, che sono i livelli dei mestieri intellettuali. Ma un’Italia che ritorni grande da un lato non può, e dall’altro non deve, immaginare che siano gli unici lavori possibili. Nel nostro nuovo Rinascimento le persone non vengono giudicate per il mestiere che fanno, ma per l’intelligenza, la cultura, la saggezza che sanno esprimere. La cultura deve tornare ad essere il nostro ossigeno. E tutti devono (potervi) accedere. La televisione è, in questo senso, un grande strumento di democrazia. E l’università deve continuare ad essere una possibilità per tutti. Ma deve cessare di essere una necessità sociale. Oggi chi sceglie di fare lavori cosiddetti “umili” (proprio per questo) è umiliato. E allora il percorso universitario cessa di essere una scelta e diventa un obbligo (sociale). Questo intasa il sistema, genera sprechi, disoccupazione e frustrazione. Il Paese è diviso in due non solo economicamente, ma anche socialmente, (entrambe le cose) perché culturalmente. Il nuovo Rinascimento italiano ha bisogno di artigiani, tecnici, impiegati, operai che facciano con cultura il loro lavoro, portando un valore aggiunto. Per questo è necessaria una (sotto)rivoluzione culturale (anche da questo punto di vista), che riduca lo spazio della cultura competitiva interna e proietti tutti verso l’obiettivo comune di rifare grande questo Paese. Tutti devono essere coinvolti. E da ciascuna postazione, qualunque essa sia, ciascuno di noi è decisivo per il nostro nuovo Rinascimento. Tutto questo genererà migliori condizioni economiche di settore e complessive, e ridurrà le differenze – grazie alla riduzione delle differenze culturali, che avranno non cancellato ma riconosciuto e valorizzato le differenze sociali (ma nel senso non delle diverse condizioni, ma della qualità nel senso della varietà del proprio ruolo). In sintesi: una nuova cultura sociale, che valorizzi la persona e il suo impegno a prescindere dal filone nel quale questo viene espresso. La rivoluzione culturale, che (ri)faccia della cultura il nostro ossigeno. Un riequilibrio del nostro mercato del lavoro. E il Paese è pronto a dispiegare le vele. (M. Patr.). Read more

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