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***Diario politico***
IL GIORNO DELLA VERITA’
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 14, 2010 di Redazione 

Oggi si decide questa legislatura. Qual è la situazione a poche ore dal voto. Il discorso del premier di ieri. Ci racconta tutto la nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO

Nella foto, il presidente del Consiglio: riposa (estenuato?)

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di Ginevra BAFFIGO

«Passate una notte piena di riflessione, mi auguro che la notte vi porti consiglio» è il monito del presidente del Consiglio agli «amici del Fli». Ma silenzio e riflessioni notturne giungono dopo un ben più loquace Berlusconi, che nel pomeriggio è intervenuto sia al Senato sia alla Camera. «Abbiamo bisogno di tutto tranne che di una crisi al buio» è il messaggio del premier.

«I liberi Parlamenti sono chiamati a rappresentare e interpretare la volontà popolare, non a sostituirla – è l’incipit del Cavaliere – In questo particolare momento di difficoltà per il nostro Paese tutti dobbiamo trovare il modo per essere uniti e fare l’interesse del Paese». «Nessuno deve agire come se la nostra democrazia possa essere ridotta a teatro di inconcludenti velleità – continua – A chi serve una crisi al buio? A cosa mira chi la pretende? Forse spera che dalla paralisi nasca un ribaltone? Tutto ciò è una vana speranza». Il governo infatti, a detta del capo dell’esecutivo, è bersaglio di critiche «pretestuose» tali da giustificarne una precoce battuta in ritirata, quando questo invece «ha dimostrato di sapere guidare responsabilmente il Paese» malgrado le turbolenze della crisi economica.

Critiche pretestuose ma soprattutto un eventuale tradimento degli elettori fanno da cardini su cui far leva: «Chi ci vota contro tradisce il mandato ricevuto dagli elettori» tuona Berlusconi, sarebbe come stringere «un’alleanza con la sinistra camuffata da governo di transizione». Il premier ricorda che «sono gli elettori che eleggono i leader e non i leader che si scelgono gli elettori». L’unica alternativa rispettosa delle volontà del 2008 sarebbe il ritorno alle urne. Oppure, un voto di fiducia: «Che così motivato sarà segno di realismo e di chiarezza, eviterà una crisi al buio e aprirà una fase politica nuova». La fiducia «consentirà di completare le cinque linee strategiche approvate dal Parlamento il 29 settembre».

Berlusconi si è poi rivolto direttamente ai parlamentari eletti nel Pdl nel 2008 «e oggi passati ad altri gruppi» firmatari della mozione di sfiducia: «Sono certo che ciascuno di voi, nel proprio intimo e nella propria coscienza, sa che il governo non ha tradito il mandato ricevuto dagli elettori, i vostri stessi elettori. Non è un caso che l’indice di consenso a questo governo sia quello più alto mai registrato, che sia l’unico tra i governi occidentali ad avere vinto le elezioni di medio termine». Ogni critica è possibile (?), «ma la rottura no».

Ma poi, con una certa promiscuità, la volontà degli elettori che sancì la vittoria del Pdl, viene “tradita” dal premier che apre ad una nuova, ed ovviamente eventuale, squadra di governo nella quale potrebbero comparire i nomi dell’Udc. Un allargamento che nell’ottica del titolare di palazzo Chigi prevede l’ingresso in maggioranza di «tutte le forze politiche che già si riconoscono nel Partito popolare europeo», tramite «un patto di legislatura a tutte le forze moderate del Parlamento».

E come? «Rinnovando quello che c’è da rinnovare nel programma e nella compagine di governo». Il partito di Pierferdinando Casini viene espressamente nominato dal premier con annessi accenni alla modifica della legge elettorale, «fatta salva però la difesa del bipolarismo». Che però il Centro, alle prese con un primordiale istinto di sopravvivenza, proprio non può sostenere.

Negli intensi 31 minuti di discorso, il premier però più che al centro mira ai «ribelli» di destra, i quali «non possono sottrarre i voti degli elettori del centrodestra per andare a sommarli a quelli dell’opposizione». Ma in tutta risposta i finiani chiedono a Berlusconi di fare un passo indietro e di dimettersi prima di arrivare allo scontro finale nell’aula della Camera.

Il premier in tutta risposta fa vibrare un bel ‘no’ a quello che considera un inaccettabile diktat. Quanto alla fuga di “colombe” dal Fli, la linea ormai è sancita. Il presidente della Camera definisce il documento «un’iniziativa che ha contribuito a fare chiarezza». Ed ancora: «Più di così non potevamo fare».

La proposta avanzata in extremis al premier, sostengono i finiani, trasformerebbe la “crisi al buio” in una crisi pilotata, tale da avviare una nuova fase politica nel centrodestra, scongiurando il rischio di una rottura definitiva tra i due partiti (ex) alleati. Nel documento presentato al premier Fli garantiva il proprio impegno a non sostenere alcun governo non guidato da personalità di centrodestra e l’apertura ad un eventuale reincarico per lo stesso Cavaliere.

Soluzione costata cara a Futuro e Libertà, che su questa ha affrontato il primo vero banco di prova interno. Ma il documento, una volta approdato in casa Pdl, ottiene un responso negativo: «Nella proposta avanzata da Fli non c’è nulla di nuovo – dichiara Paolo Bonaiuti, portavoce del premier – Silvio Berlusconi non si deve dimettere e non si dimetterà. Si sottoporrà al voto del Parlamento perché la sua proposta politica è chiara e inequivocabile e l’ha ribadita nel suo intervento di oggi».

Quanto alla reazione della Lega, non si ha il tempo di registrare la risposta pidiellina, che arriva la chiosa di Umberto Bossi: «Ma come fa a pensare quelle cose li? Ormai è tardi: si vota al Senato e alla Camera. E poi vedremo i numeri». Ed il Senatùr su questo è più che fiducioso: «Resterete meravigliati, esclamerete: “Non ci avevamo pensato che fosse così…». Al termine del discorso di Berlusconi, Bossi aveva calato un’amara dose di realismo: «E’ stato un ottimo discorso, ma con un solo voto di vantaggio non si potrà governare».

Futuro e Libertà potrà dunque impedire alle “colombe” di migrare? Sembrerebbe proprio di sì. Le prove le porta proprio Moffa, il quale si è assunto il compito di chiedere le dimissioni al premier, smentendo così le voci che già lo davano in quota berluscones. Carmelo Briguglio, sempre nel tentativo di serrare i ranghi, aveva fatto notare che «la mozione di sfiducia l´abbiamo decisa e presentata tutti insieme, falchi e colombe». Mentre per Fabio Granata, al di là di Moffa, «quelli di noi che stanno ancora riflettendo lo fanno per motivi politici e non certo per interessi personali».

Ma che siano state ore Molto complicate per il neonato gruppo parlamentare è chiaro e Benedetto Della Vedova non ne fa mistero: «siamo solo a mezzogiorno di una giornata molto complicata».

Complicata ad esempio è la posizione che alcuni singoli parlamentari assumono in un contesto in continua evoluzione. Gianpiero Catone, ad esempio, infine ha deciso: «Voterò la fiducia per una serie di motivi. È giusto per l’Italia, è giusto non mandare il paese in crisi in un momento in cui l’Europa ci sta a guardare e deve sottoscrivere i nostri titoli di Stato». Fiducia al governo come preludio di un ritorno in casa Pdl? «Assolutamente no. Resterò nella maggioranza ma non nel Pdl». E con Fini? «Abbiamo dialogato e discusso tanto, conosce la mia decisione ed ha anche condiviso alcune delle mie scelte».

Ancora indeciso invece Franco Pontone: «Con il cuore» sta dalla parte di Fini, ma «con la testa» da quella del governo. L’astensione del gruppo non è tra l’altro da escludersi.

Fra poche ore ad ogni modo dilemmi e dubbi verranno dissipati dal voto. Ma pensare che questa possa essere la chiusura del cerchio non sarebbe che un’incauta ingenuità.

Ginevra Baffigo

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