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Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello Se con l’antiberlusconismo Silvio rivince

dicembre 13, 2010 di Redazione 

Agli elettori del centrosinistra che si riconoscono nell’opposizione dipietrista diciamo: l’Italia dei Valori ha forse ottenuto l’effetto di far cadere il governo e/o è data nei sondaggi in una condizione tale da poter battere, (quasi) da sola la destra alle prossime (più vicine) elezioni? Abbiamo visto con il nostro Crespi che è esattamente il contrario, proprio da Idv arrivano (una parte delle) stampelle all’esecutivo. Perché l’antiberlusconismo è l’altra faccia della medaglia berlusconiana, ed essere antiberlusconiani significa partecipare alla stessa narrazione che ha per protagonista il presidente del Consiglio. Ed è, nella misura in cui Berlusconi non ha rappresentato la soluzione per l’Italia, appunto, politica autoreferenziale. Dunque da questo – come abbiamo scritto più volte – (non) deve muovere un centrosinistra che voglia, invece, proporre una propria narrazione in positivo al Paese. Può farlo una classe dirigente che ha rappresentato il contraltare (?) a Silvio in tutti questi quindici anni? Si parla di questo, oggi, nel giorno del dibattito in aula dopo le dichiarazioni del capo del governo, nella rubrica del e sul Partito Democratico. di EMIDIO PICARIELLO

Nella foto, Emidio Picariello

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di Emidio PICARIELLO

A me fanno morire dal ridere tutti questi che si danno le pacchette sulle spalle e si dicono che Berlusconi è finalmente finito. Mi fanno morire dal ridere perché intanto, come al solito, rimangono nella trappola più potente del berlusconismo e cioè quella che ti fa credere che la politica abbia a che fare con lo stato di salute di Silvio e non con argomenti che vanno dall’economia alla sicurezza. Ancora.

Poi mi fanno ridere perché danno per finito un leader politico che se si andasse a votare domani mattina, vincerebbe le elezioni da solo con Bossi. Le stesse elezioni che aveva vinto prima con Fini e Casini e poi solo con Fini. E sapete perché le vincerebbe? Per quanto detto al punto uno. Continuano a non capire. Eppure la maggioranza delle persone che stava in piazza sabato ha un sacco di idee belle su come vorrebbe l’Italia. Una bella risorsa sprecata da politici che non la sanno sfruttare.

Nel frattempo Sartori sul Corriere contribuisce a mancare completamente il bersaglio scrivendo che “Rispetto alla sua epoca d´oro la nostra sinistra post-comunista di oggi esibisce leader relativamente giovani, da D´Alema a Fassino a Veltroni e Bersani. Nessun vegliardo”. Che è una critica ai giovani che non significa niente. Pajetta e Togliatti non erano da rottamare perché erano dirigenti che sapevano dove volevano portare il loro partito. I nostri dirigenti paiono più sicuri di dove vogliono portare se stessi.

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Gli stessi che ora si danno le pacchette sulle spalle di cui sopra sono quelli che santificavano Fini e i suoi fino a qualche settimana fa. Fino a quando non è stato chiaro che il progetto di Fini semplicemente non esiste. Non è la mossa di un fine stratega che ha un’idea chiara di dove sta portando la crisi, ma quella un delfino sessantenne che scalpita perché ha capito che il suo turno forse non arriverà mai e tenta il tutto per tutto. Ancora una volta gli interessi del Paese non c’entrano niente. Quelli c’erano anche quando lui votava allegro tutti i lodi del mondo.

Nel gioco delle santificazioni e delle condanne intanto finalmente qualcuno si è accorto che l’Italia dei Valori è un Partito senza democrazia interna e senza processi meritocratici. Quando ero bambino mio padre mi diceva: se salti sul divani ti punisco, perché potresti cadere. Ma non ti punsco se cadi, ti punisco se salti. L’Italia dei Valori è un Partito senza democrazia interna. Ricordatelo alle prossime elezioni. Non aspettate che i suoi parlamentari esperti di natureopatia e medicina olistica passino con il Pdl.

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Ma niente è scandaloso come Renzi che va ad Arcore. D’altronde lui l’aveva annunciato il 9 luglio:

“Ho già detto che se si vuole parlare di misure immediate per alleggerire i colpi di questa crisi e discutere sul serio di un pacchetto di riforme in campo economico e sociale, io vado veramente a piedi ad Arcore”.

Di che vi stupite? Ah no scusate, queste sono parole del segretario Bersani. Ecco cosa intendo quando dico che i “giovani” di questo partito sono criticati in modo indecente e che le antipatie e le invidie personali superano di slancio gli interessi delle Città, del Paese e del Partito.

Emidio Picariello

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