Top

Stampa corresponsabile di decadimento Ha insegnato che questa fosse la politica Ora Paese è appeso alla partita a scacchi E ‘nessuno’ s’occupa del futuro dell’Italia

dicembre 13, 2010 di Redazione 

Oggi e domani i nostri connazionali – quelli che non leggono il Politico.it – resteranno incollati per vedere se il governo cade o se no, e in queste settimane si sono appassionati alle mosse di Fini, alle ipotesi di alleanze, a tutto quello che ha rappresentato la gran parte della nostra politica negli ultimi vent’anni. E non si accorgeranno di appassionarsi ad un grande spettacolo, che nulla a che vedere, però, con la politica (vera). E tanto meno con il Paese. Non, sulla base di una retorica vuota e altrettanto autoreferenziale. Ma perché mai come in questo momento il Paese ha bisogno di scelte concrete, figlie possibilmente di un disegno (prospettico) complessivo, e la tenuta o la caduta di un governo dovrebbero essere semplici strumenti – passaggi – per poter realizzare tutto questo, e non il fine. Il tema non è se si va al voto oppure no, ma, già, cosa vogliono fare la destra e la sinistra – se proprio le nostre classi dirigenti del novecento, ancora (irrimediabilmente, in tutti i sensi) al potere, vogliono continuare a dividersi anche se (la possibilità che Futuro e Libertà e Pd si alleassero, lo stesso dato che se ne sia discusso, lo dimostra) i motivi per farlo sono sempre, ed è un bene, di meno – il tema dovrebbe essere cosa la destra e la sinistra, dicevamo, propongono, in concreto, per il domani del nostro Paese (che si costruisce oggi e non “domani”). Il giornale della politica italiana fa ogni giorno ciò che – lo diciamo senza nessun intento polemico – la nostra stampa non ha fatto in questi venti, trenta, quarant’anni: ovvero incalzare la nostra politica ad occuparsi di futuro. Quello dell’Italia. E non il proprio. Il nostro giornalismo, lo abbiamo scritto, ha infatti una grave (cor)responsabilità nel decadimento della politica e (quindi) dell’Italia. Se un grande quotidiano di oggi, “padre” del modo attuale di raccontare la politica, sceglie di chiamare la propria rubrica Pubblico e contemporaneamente continua ad occuparsi – in quella stessa rubrica – di politica politicante, è segno di due cose: che ciò che diciamo è avvertito come vero anche da parte di coloro che “accusiamo” di questa mancanza, che dunque in qualche modo raccolgono le sollecitazioni che vengono, da mesi, da queste pagine; e insieme che il fenomeno è così radicato da mettere in discussione il linguaggio stesso della politica (la Politica, attraverso il suo racconto, smette di essere tale tanto da dover essere rinominata proprio per poter tornare ad essere la politica) e da essere difficile, anche a fronte di una presa di coscienza (? E’ proprio il caso di dirlo), superarlo. Dunque oggi e domani naturalmente seguiremo, e ci mancherebbe altro, il dibattito in aula e il voto. Ma (nel frattempo) continueremo a spingere per la (ri)costruzione del Paese, e a raccontarlo, un domani, com’è compito (storico) de il Politico.it.

Nella foto, Silvio: compiaciuto?

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom