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“Noi, il popolo del Pd”

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di CARLO TRAINA
Note a margine
di ANDREA SARUBBI*

dicembre 12, 2010 di Redazione 

La manifestazione del Partito Democratico a piazza San Giovanni segna un’altra vittoria del giornale della politica italiana. Per due motivi. Il primo è che il (solo) Politico.it (in un momento, non certo facile da questo punto di vista, in cui tutti il Pd lo danno, e lo vogliono, per morto) ripete da settimane che (sono) i Democratici (ad avere/)hanno il compito storico di caricarsi sulle spalle questo Paese e salvarlo e rifarlo grande – in un unico tempo – per le maggiori onestà e responsabilità della loro “area di opinione e sensibilità”; e cos’altro è, se non una sinfonia che risuona imponente sotto queste parole, la “generosità” (copyright di Stefano Menichini) con la quale questa gente, nel silenzio assoluto (o quasi) prodotto dal proprio partito di questi mesi, ha emesso l’ennesimo acuto, invadendo pacificamente Roma, con i colori della nostra nazione, come a dire: “Noi ci siamo, aspettiamo solo che voi vi diate una mossa e siamo pronti ad assolvere al nostro compito”? E poi c’è il secondo motivo. Ovvero che una piccola mossa, anzi, una serie di piccole mosse il Pd ha cominciato (da un po’ di tempo) a darsele. Non apparirà pretenzioso a nessuno, che il giornale della politica italiana rivendichi gran parte del merito: da qui, è partito l’invito a concepire un “progetto organico e complessivo”, mutuato da Bersani nel “progetto”, che oggi (appunto) comincia a vedersi; è (sempre) del nostro direttore l’idea del Pd “partito dell’Italia” fatta propria da Bindi; e se il grande Livio Ricciardelli – uno dei maggiori talenti della nostra politica del futuro - scrive sul proprio profilo Fb che il passaggio del discorso del segretario che più l’ha colpito è quello nel quale Pigi fa riferimento alla “posizione nel mondo” che gli italiani (non l’Italia) hanno diritto a riavere – una chiara “ripresa”, senza quel “nazionalismo necessario” (gli italiani e non l’Italia, come detto) che pure, ribadiamo, è (per l’appunto) necessario perché tutto questo possa avvenire, del nostro discorso sull’Italia che deve tornare ad occupare “la posizione che le compete nel mondo”, quella di culla della civiltà – è chiaro che l’altro vincitore della piazza di oggi, oltre al popolo Democratico, è il giornale della politica italiana. Che da mesi detta l’agenda vera della nostra politica, e del centrosinistra in particolare; e lo fa per una ragione semplice: il Politico.it non ha a cuore gli interessi di qualcuno, bensì solo il ”bene del Paese” (altra espressione riportata nel discorso pubblico, quando nessuno più vi faceva riferimento: non si dimentichi che tutto questo lo scriviamo da mesi, mentre solo ora la nostra politica autoreferenziale di oggi comincia, faticosamente, a farlo proprio). Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui. E ora lo spazio al (primo) vincitore della giornata, non il Pd (che pure, oggi, ha fatto una mossa verso la – propria, e del Paese – salvezza) ma la “nostra gente”, come la chiama da sempre Piero Fassino. Non “l’Italia migliore” di vendoliana memoria (?), perché non c’è un’Italia “migliore”, ma una sola Italia: quella che (però) il Partito Democratico dovrà prendere per mano per darle modo di rifarsi grande. All’interno, il fotoracconto della giornata firmato Carlo Traina e gli appunti da San Giovanni del deputato Democratico.

Fotoracconto

di CARLO TRAINA

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Note a margine

di ANDREA SARUBBI*

Eccomi qui, ancora infreddolito. Cerco di mettere un po’ di cose in fila, ma non aspettatevi grandi analisi perché oltre che infreddolito sono pure cotto. Il massimo che posso permettermi, stasera, è qualche pensiero disordinato.

Il discorso. Mi è piaciuta molto l’impostazione iniziale, quella sulle qualità dell’Italia, che secondo me deve essere il nostro mantra. L’Italia è migliore di come si è ridotta, ha tutte le potenzialità per tornare a fiorire: basta solo che la politica non si metta di traverso. E qui è partita una lunga parentesi sui danni provocati da questo governo: lunga non per disfattismo, ma perché onestamente c’era l’imbarazzo della scelta. Stavo per preoccuparmi: vuoi vedere che finiremo la serata parlando del bunga bunga? Invece no, per fortuna: Bersani ha dedicato la terza parte del suo discorso alle proposte concrete (tra le quali la cittadinanza), alle cose che cambierebbero se fossimo noi a guidare l’Italia, e chi sulle agenzie lo accusa di mero antiberlusconismo probabilmente non lo ha neppure sentito.

La politique politicienne. Qualcuno si lamenta che Bersani abbia detto la verità: che un governo di responsabilità nazionale, cioè, sarebbe il male minore per l’Italia (anche se per il Pd, aggiungo io, potrebbe avere un contraccolpo elettorale negativo). Ma alla fine, purtroppo, temiamo che questa campagna acquisti senza scrupoli consentirà a Berlusconi di resistere alla sfiducia di martedì, continuando a fare guai per un altro po’ di tempo. Anche grazie a quei nostri “amici focosi”, come Bersani ha definito l’Idv, che per due anni e mezzo hanno preteso di darci lezioni di opposizione e invece, nel momento cruciale della legislatura, hanno rotto il motore.

Il silenzio. In pieno discorso, Pierluigi Bersani si blocca: c’è una persona in piazza – intorno alla ventesima o trentesima fila, non so – che si è sentita male. La piazza intera ammutolisce, per due o tre lunghissimi minuti, e si attende in silenzio un cenno dal personale medico; quando arriva la notizia attesa (“nulla di grave”), si ricomincia. Un normalissimo attimo di civiltà, che non sono riuscito ad immaginarmi in un comizio di Berlusconi: ci ho provato, ma non ci sono riuscito.

I cartelli. Lo sdegno per la compravendita dei parlamentari ha prodotto i risultati migliori. Me ne vengono in mente un paio: l’operaio disoccupato che girava tipo uomo sandwich, con il suo voto in vendita a 200 mila euro per sopravvivere, e quel cartello su via Merulana intitolato “Tutti gli uomini del presidente”: al posto dei nomi e delle foto dei deputati comprati, una serie di codici a barre.

La gente. In un Paese che ha sempre bisogno di eroi, ho visto in piazza gli eroi di tutti i giorni: gente che non va a letto alle 5 del mattino, perché a quell’ora si sveglia; gente che – come ha detto Bersani, in uno dei passaggi più toccanti del suo discorso – suda per arrivare a fine mese ma non ha paura di guardarsi allo specchio; se questi sono gli elettori del Pd, mi sono detto più volte nel corso della giornata, dobbiamo essere all’altezza. Poco fumo, tanto arrosto: siamo condannati ad essere persone perbene.

La colonna sonora. Una delle cose peggiori della giornata. Fatta salva “Cambierà” di Neffa (a proposito: decisamente meglio quando canta che quando parla) sul resto avrei parecchio da dire: in particolare, Cristicchi che canta “la più bona l’è del prete” davanti alla cattedrale di Roma è stato scelto da un genio del casting. Ma ne avrei da dire anche ai Giovani democratici, che per due ore ci hanno intrattenuto in piazza della Repubblica con canzoni rubate alle truppe del subcomandante Marcos, fino a quando non hanno optato per il disimpegno totale: YMCA con mimica annessa, 50 special dei Lùnapop (sì, lo giuro) e non mi ricordo più che altro. Ah, certo: la hit della giornata, Bella ciao, sentita almeno una ventina di volte, l’ultima delle quali all’inizio del discorso di Bersani. Pugni chiusi, Bella ciao, “la più bona l’è del prete”: più che una manifestazione del Pd, mi sembrava una scena da Peppone di Guareschi. Ve lo avevo detto, non sono un piazzarolo.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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