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L’editoriale. Rai, Mazzetti sospeso per troppo successo? di L. Crespi

dicembre 6, 2010 di Redazione 

La televisione, il giornale della politica italiana lo scrive ogni giorno, è la chiave della cultura (popolare). E cioè della nostra identità (di popolo). Come viene detto con un’espressione molto efficace da Carlo Freccero, il presidente del Consiglio ha trasformato l’Italia più nei vent’anni precedenti la sua discesa in campo – appunto con le sue reti tivù – che negli ultimi quindici, nei quali ha raccolto i frutti di quella semina (?). Per questo il Politico.it indica nella televisione – che pure, rete alla mano, è, per il futuro, a rischio scomparsa, almeno così come la conosciamo oggi, vista attraverso il televisore e senza interazione da parte dello spettatore, che cesserà di essere tale e diventerà sempre più attore anche delle proprie esperienze culturali (più) passive, come appunto quella televisiva – lo strumento principe attraverso cui operare la rivoluzione culturale della quale si parla anche nel programma – di fatto si tratta di questo – associato al gioco sul governo che abbiamo letto stamattina, e che trovate qui sotto. La linea di demarcazione tra queste due televisioni – quella di oggi, e quella che può contribuire a fare l’Italia che sogniamo – è la qualità; un tema che intreccia strettamente quello degli ascolti. Si può fare qualità facendo anche ascolti? Il programma di Fazio e Saviano ha dimostrato di sì. Ed è questo, nell’assoluto pluralismo della libertà (onesta e responsabile), il modello della Rai – che non va privatizzata – del domani. Uno degli artefici di tutto questo è, appunto, Loris Mazzetti, capostruttura di Raitre e del programma. Che ora viene punito. Perché ha fatto troppi ascolti? Se lo chiede sul suo giornale della politica italiana il principale esperto di comunicazione politica in circolazione. di LUIGI CRESPI

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Ai media – e in particolare alla televisione – è demandato il compito di contribuire a definire l’identità collettiva attraverso rappresentazioni codici e linguaggi. Lo si fa anche quando si manda in onda il letame che spesso tracima nella nostra televisione.

Da oltre un decennio ci hanno raccontato che la tv, anche quella pubblica, non può prescindere dalla capacità di stare sul mercato. Con la schiavitù dell’Auditel hanno legittimato palinsesti sempre più degradanti e diseducativi. Poi è arrivato “Vieni via con me”: ascolti record, Auditel sfondato e Grande Fratello ridotto al lumicino.

Bene, improvvisamente il mercato e l’Auditel non contano più, al punto che Loris Mazzetti, capostruttura di Rai 3, è stato sospeso per dieci giorni dalle mansioni e dalla retribuzione. Il provvedimento è relativo al procedimento disciplinare che era stato avviato nei confronti dell’artefice di “Vieni via con me” per gli articoli scritti per Il Fatto Quotidiano, per le dichiarazioni sul programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano e per i pareri espressi durante un programma in onda su La7. Insomma, un “reato d’opinione”.

Fabio Fazio ha dato notizia della sospensione di Mazzetti e anche di una lettera in cui si rimprovera a “Vieni via con me” di aver sforato di due minuti e mezzo l’orario previsto nell’ultima puntata. La lettera sarebbe stata inviata al direttore di Raitre, Paolo Ruffini, dalla direzione del palinsesto, facendo notare come l’allungamento dell’ultima puntata avesse comportato un slittamento della pubblicità.

Ecco come si premiano gli autori di un successo di mercato. In realtà, se dovessimo giudicare le cose per come sono andate, quello da sospendere (anzi, da licenziare) sarebbe proprio il direttore generale della Rai, Mauro Masi, che sicuramente è l’ispiratore di questi provvedimenti. E dalle cose che si mormorano nei corridoi di viale Mazzini, non è detto che questa eventualità non ci colga di sorpresa.

LUIGI CRESPI

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