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Presunta truffa delle firme per Formigoni fu ordita “in nome” (…) di Nicole Minetti
di CHIARA BURGIO

dicembre 2, 2010 di Redazione 

Ovvero l’igienista dentale del premier. La stessa mandata a prendere Ruby in questura nella notte della telefonata di Palazzo Chigi. Per poterla candidare sarebbero state non inventate, ma copiate 374 firme, che sottratte alle 3868 contate in calce alla lista dell’attuale presidente rieletto di Regione Lombardia fanno un numero insufficiente a convalidare la candidatura. Come dire: Formigoni non si sarebbe potuto presentare alle elezioni. E dunque la sua vittoria potrebbe non essere “buona”. E lui rischierebbe fino a sei anni di reclusione. Ci racconta tutto la nostra Chiara Burgio.

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Nella foto, Nicole Minetti

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di Chiara BURGIO

E’ arrivata da tempo la notizia capace di mettere, presumibilmente una volta per tutte, a tacere lo scontro tra Mercedes Bresso e Roberto Cota in merito al riconteggio dei voti delle ultime elezioni Regionali in Piemonte. Dopo la vittoria del leghista la governatrice uscente ha fatto richiesta per il riconteggio delle schede elettorali. Il Tar si è pronunciato in merito, accogliendo invece il ricorso di Cota, che si era opposto all’operazione, bloccata quando era già arrivata ad una buona percentuale di schede ricontate e stava dando numeri molto diversi dai 9mila voti che erano bastati al candidato leghista per essere eletto alla presidenza del Piemonte.

Nella vicina Milano la soluzione alla faccenda circa le presunte firme false presentate dal listino “Per la Lombardia” a sostegno di Roberto Formigoni, eletto alla guida della Regione Lombardia, è invece ancora di là da venire. Ora l’inchiesta è probabilmente giunta ad una svolta. Ma come si è arrivati a questo punto?

La perizia calligrafica depositata in Procura sembra (appunto) dimostrare che 374 firme, delle 3868 presentate dal Governatore della Lombardia, per poter accedere alla candidatura alle ultime regionali, sono state falsificate. I radicali della Lombardia che sostenevano Marco Cappato presidente, venuti in possesso dei moduli presentati dal listino per Formigoni presidente, dopo averli sottoposti all’esame di un perito calligrafico hanno depositato i risultati: un’unica mano avrebbe vergato almeno 350 firme di ignari cittadini, che sono venuti a scoprire attraverso i giornali di aver sostenuto la candidatura di Formigoni.

Non si tratta solo di penale, poiché la questione ha risvolti anche dal punto di vista amministrativo e ruota attorno a sei numeri per la precisione, quelli che mancherebbero all’appello se il materiale presentato dai radicali si rivelerà (del tutto) attendibile. Il tetto minimo di firme da presentare per poter accedere alla
candidatura era di 3.500, il listino di Formigoni ne ha presentate 3.935 che in seguito ad un conteggio reale ne ha stimate 3.868. Se si sottraggono le 374 firme copiate si arriva a 3.494, appunto sei in meno rispetto alle 3.500 necessarie alla candidatura.

Dopo la denuncia del marzo scorso, sempre sostenuta dai radicali, che parte delle firme presentate da Formigoni fossero false, sembrano essere arrivate le prove provate di ciò. Per ora si procede contro ignoti, ma se fosse tutto vero Formigoni rischierebbe da uno a sei anni di reclusione. Spetterà al Tar invece di decidere sulla regolarità delle elezioni ed eventualmente di annullare il risultato del voto in Lombardia.

Come se tutto ciò non bastasse la faccenda si intreccia con l’inchiesta in corso a Roma sulla P3, e alla richiesta di Formigoni agli esponenti della loggia segreta Arcangelo Martino e Pasqualino Lombardi, di ottenere informazioni su inchieste in corso relativamente a procedimenti coperti da segreto.

Ci troviamo di fronte all’ennesima violazione della legge, nonché alla profonda mancanza di rispetto per gli elettori che vedono addirittura manipolati i propri dati sensibili, utilizzati senza il loro consenso.

Chiara Burgio

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