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Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello Al sud necessaria la rivoluzione culturale

dicembre 2, 2010 di Redazione 

Parlare del nostro Mezzogiorno, come – fino a quando il giornale della politica italiana non ha rotto questo muro – di cultura era, è qualcosa che non fa guadagnare attenzione. Forse nemmeno al sud. Dove lo stato di sotto-sviluppo è una condizione alla quale una parte della società meridionale si è adeguata, trovando il modo – spesso illecito, o comunque deleterio per tutti noi, loro – naturalmente – compresi – di sopra-vivere. La sopravvivenza (in tutti i sensi) di una parte della società del sud è, anche, una delle regioni per le quali il governo centrale (in generale) è poco propenso, storicamente, ad intervenire in modo massiccio nel meridione. La rivoluzione culturale – che assicuri il progressivo risveglio delle coscienze e un’assunzione di responsabilità, a cominciare, è questo il senso soprattutto chiaramente, dalla preparazione delle generazioni future – è dunque la condizione per assicurare l’altra condizione, quella degli investimenti, per cui si abbia una semina che tra qualche decennio possa produrre risultati strutturali. Questo, insieme al concepimento di un piano che – insieme alla stessa parte della rivoluzione culturale – sia organico al piano complessivo per rifare grande questo Paese. Nella nuova puntata della rubrica del e sul Pd, il dirigente Democratico e de iMille suggerisce poi di partire (anche) dai dettagli: il rispetto delle regole, ad esem- pio, dice Emidio, va assicurato. Così.
‘ndrangheta in Lombardia, il sud aiuta il nord

Nella foto, Emidio Picariello

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di Emidio PICARIELLO

La gente del sud sa benissimo che le cose devono cambiare. Ne diventa consapevole ogni giorno di più e le nuove generazioni nascono già avendo chiaro in mente che possono solo scegliere fra migliorare il mondo intorno a loro e scappare. Scappare non è gratis, non lo è in termini di affetti, non lo è per un progetto di vita, non lo è quasi per niente.

Dire che il sud ha tanti problemi vuol dire rinunciare a tentare di risolverli. Perché ogni zona del sud ha delle sue caratteristiche peculiari delle quali si dovrebbe tenere conto se si volessero davvero cambiare le cose. Ma qui non vogliamo fare un programma elettorale regionale, ma solo due chiacchiere su come migliorare un po’ il mondo intorno a noi.

Ho detto tante volte nella mia attività politica che la più grande vittoria di Berlusconi è stata sociale e non politica: ha fatto passare il messaggio che pensare ai fatti propri sia l’unico modo di vivere in società. È passato il messaggio, per la maggior parte delle persone, che non è importante l’impatto che le proprie azioni hanno sugli altri intorno.

Ed eccoci al sud, terra difficile che ha passato momenti di depressione economica notevoli. A questa quasi costante situazione di allarme, però, lo Stato non ha risposto con interventi strutturali. In tutto il Paese, infatti, quasi tutta la parte del welfare che non ha a che fare con la sanità, è delegata alla famiglia. I nostri rimedi contro la povertà, il nostro sistema per mantenerci agli studi, il nostro finanziamento della maternità e della paternità passano in prevalenza per le casse di un familiare che può. Mentre al centro e al nord la famiglia ha prodotto reddito per sostenere questa soluzione, al sud lo Stato ha assunto. I signorotti locali hanno distribuito – spesso anche in modo equo – i posti di lavoro in modo che molte famiglie garantissero il loro voto.

Così da una parte abbiamo gente che con la pubblica amministrazione si è arricchita, dall’altra parte abbiamo gruppi familiari che con la pubblica amministrazione sopravvivono.

E non abbiamo ancora pronunciato la parola “mafia”.

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Ma è vero che il diavolo sta nei dettagli? Io credo di sì. Abbiamo descritto una parte dei problemi di mezza Italia, conosciamo bene alcune altre parti del problema, certi problemi altre ancora sono peculiari di ciascuna zona. Da dove cominciamo? Ecco la mia provocazione: cominciamo a fare le multe alle persone senza casco. Facciamo le multe a quelli senza cintura di sicurezza, costringiamo i napoletani e i palermitati a parcheggiare dove si può. Le regole sono una cosa meravigliosa. Ci ricordano che siamo tutti uguali. Che io non ho più diritto degli altri di parcheggiare, ma lo stesso, identico. Ci ricordano che la furbizia si paga.

Se il diavolo sta nei dettagli, cominciano dai dettagli. C’è bisogno di riportare la nostra cultura a quote di uguaglianza completamente differenti.

Non ci sono soluzioni immediate ai problemi, anche questo del miracolo è un retaggio che ci lascia Berlusconi. A noi non servono miracoli, a noi servono progetti a lungo termine che cambino progressivamente la mentalità delle persone. E allora cominciamo dai dettagli perché facciano leva sulla mentalità. Cominciamo subito, perché la strada è lunga.

Emidio Picariello

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