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***Diario politico***
IL PARLAMENTO VA IN VACANZA FINO AL 14
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 2, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Sì, avete capito bene: fino al giorno della (s)fiducia la Camera resterà chiusa. Motivo? Evitare agguati (era già pronta la mozione contro il ministro Bondi) e poter tessere tranquillamente la tela delle tattiche di palazzo per (non) far cadere il governo. La nostra politica (del tutto) autoreferenziale di oggi batte un altro colpo. Intanto il Paese va alla deriva. Ci siamo stancati. Se (non) vi importa (solo di voi), lasciate posto a qualcuno che abbia a cuore la nazione. Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice.

Nella foto, Cicchitto: si chiude il sipario (?)

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di Ginevra BAFFIGO

Silvio Berlusconi, in Kazakistan per il vertice Ocse, conferma che senza una «forte e consistente fiducia», scrive al sito Forzasilvio. it, non resta altra alternativa che quella delle urne.

«Lasciamo agli altri le chiacchiere, le polemiche inutili, le manovre e gli agguati di palazzo. Noi continuiamo a lavorare e a cercare di comunicare ai cittadini le cose realizzate dal governo». Ed ancora: «Se il 14 dicembre non avremo una forte e consistente fiducia e ci sarà impedito di continuare a governare» si andrà al voto, e per la prossima campagna elettorale saranno usate nuove tecnologie per chi vuole «sapere la verità» e «saranno un esempio della “moralità del fare” che è il marchio del nostro stare in politica e che consiste essenzialmente nel rispettare il programma e nel non tradire il mandato avuto dagli elettori».

Parole che fanno trapelare l’incertezza con la quale il presidente del Consiglio guarda al suo scranno di palazzo Chigi: seduta incerta e perennemente in bilico, dalla quale ora rischia di capitolare.

Il terzo polo ad una settimana dal voto che deciderà le sorti della legislatura sembra rafforzato da una ritrovata intesa fra Casini e Fini, che hanno trattato la questione vis a vis. Il timore del premier trova conferma anche nell’ennesimo passo falso a Montecitorio, dove il governo cede platealmente su uno dei punti nevralgici del decreto sicurezza: quello sui cosiddetti “sindaci sceriffi”.

La maggioranza è esangue ed il voto di sfiducia alle porte. Non resta che temporeggiare: la Camera infatti resterà chiusa da lunedì 6 dicembre sino alle ore 16 di lunedì 13 dicembre, per poi riaprire con il voto di sfiducia al governo. A deciderlo è stata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio su richiesta del Pdl, e la tregua porta anche la firma del Fli. Contrarie le opposizioni, preoccupate per lo slittamento del calendario, sul quale spiccava la mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi.

Dalle file del centrosinistra si protesta per la scelta «determinata da ragioni politiche».

Dunque l’assemblea di Montecitorio, dopo il via libera al dl sicurezza, può dedicarsi al lunghissimo ponte concesso (?) dalla crisi.

Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, spiega le ragioni della sospensione al 13 dicembre: «Abbiamo chiesto che in pendenza di una mozione di sfiducia non sia opportuno che in Aula si affrontino questioni delicate, in quanto prevale la questione di carattere generale». Ma l’Udc Galletti: «Lavorare la prossima settimana sarebbe stato un segnale positivo per il Paese. La verità è che il Pdl è preoccupato di affrontare l’Aula».

Dove la stessa Unione di centro ha pronta una mozione di sfiducia. Casini: «È una strada obbligata, in coerenza con gli impegni presi». Ed ancora: «Se Berlusconi dovesse dimettersi prima sarebbe un gesto di grande intelligenza». Bersani interviene per rivendicare la primogenitura dell’operazione-sfiducia: «È un gesto di chiarezza. Evidentemente la presentazione della mozione di sfiducia da parte del Pd ha messo in movimento la situazione».

Ddl sicurezza. Accordo sull’articolo 8. Quello che assegna(va) poteri speciali di “sicurezza” ai sindaci (i cosiddetti sindaci sceriffi), rischiava di bloccare l’iter del ddl al ramo basso del Parlamento. La nuova dicitura prevede che «al fine di assicurare l’attuazione dei provvedimenti adottati dai sindaci, il prefetto, ove lo ritenga necessario, dispone le misure ritenute necessarie per il concorso delle forze di polizia».

«Siamo riusciti a modificare l’articolo 8 del decreto sicurezza – rimarca il finiano Giorgio Conte – La centralità delle decisioni passa dal sindaco al prefetto». «Futuro e libertà con la nuova formulazione dell’emendamento voterà a favore» annuncia Conte.

Soddisfazione anche nel Pd: «Sono state accolte le nostre preoccupazioni e si rende migliore il lavoro dei prefetti», dice Gianclaudio Bressa. «Il testo dell’articolo 8 del decreto sicurezza è radicalmente cambiato. Pertanto noi siamo favorevoli benché chiediamo tempo per presentare dei subemendamenti».

Federalismo fiscale. Vasco Errani alza il tiro della protesta: «È incostituzionale». Il presidente della Conferenza delle Regioni dà un «giudizio molto negativo» della bozza approvata martedì dal Cdm. «Tralascio la questione di metodo – commenta Errani – e mi limito a dire che è lontanissimo dall’idea di federalismo».

Al tavolo con Errani, a via XX settembre, i ministri dell’Economia Giulio Tremonti, delle Riforme Umberto Bossi, degli Affari regionali Raffaele Fitto e della Semplificazione normativa Roberto Calderoli; il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, quello della Basilicata Vito De Filippo e l’assessore al Bilancio della Regione Lombardia Romano Colozzi.

«Abbiamo ribadito l’insostenibilità della manovra e come questa e il collegamento con il federalismo siano punti su cui non si può transigere. Il governo non ha dato risposte e si è riservato di valutare fino alla prossima conferenza unificata che si terrà il 9 dicembre per dare il parere sul decreto legislativo relativo alla finanza regionale», spiega ancora Errani. «A questo punto è la conclusione della vicenda che darà il segno delle relazioni» tra Regioni e governo, i cui attriti risalgono a ben prima della nefasta bozza.

Le Regioni richiedono di «tornare alla fiscalizzazione del trasporto pubblico locale cancellato dalla manovra estiva e di annullare i tagli per 4,5 miliardi sui trasferimenti del 2011. È una proposta – sottolinea Errani – che abbiamo avanzato nella consapevolezza delle difficoltà che attraversa l’Europa, ma non si può transigere su questi punti e sulle possibilità di realizzare il federalismo». La deadline è dunque il 9 dicembre: termine entro cui la Conferenza Unificata verificherà «se c’è un cambio e una risposta alla nostra proposta che è irrinunciabile».

Per quanto in dissenso le Regioni non faranno mancare il proprio parere, anche qualora fosse negativo: «Perché è impossibile andare avanti col federalismo senza il parere delle Regioni. Da molti mesi ormai le Regioni lavorano cercando un’intesa. A questo punto serve una risposta definitiva del governo».

Per quanto riguarda le pensioni d’invalidità, anch’esse finite sul tavolo del ministero del Tesoro, il governo chiede un impegno preciso su questo punto: «Siamo pronti alla sfida – risponde il presidente della Basilicata, Vito De Filippo – e nella nostra Regione i controlli, iniziati da luglio, procedono in modo serrato».

Ginevra Baffigo

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