Top

La polemica. A Torino Fassino non è il candidato giusto di C. Alicata

dicembre 1, 2010 di Redazione 

Il Pd continua a perdere le elezioni. Eppure la stessa classe dirigente – ormai fuori dal tempo . si rigenera in candidature comunque (vadano) non entusiasmanti. La pervicacia con cui i vari D’Alema, Veltroni restano attaccati al loro posto di comando (?) è a tratti commovente. Così il Pd non ha più nulla da dire, e – come scrive Claudio Velardi, un altro, peraltro, di quella generazione – non ha più nemmeno passione (la quale, d’altra parte, genererebbe idee, e viceversa). Cristiana oggi affronta questo tema. il Politico.it prova a dare un futuro al Pd e, con lui, al Paese. Poi non lamentatevi se Vendola può dire – suscitando la rabbia dei vostri militanti – che il progetto Democratico è fallito (e, pure, dove sono le proposte concrete di Vendola per il Paese?). di CRISTIANA ALICATA

-

Nella foto, Cristiana Alicata

-

di CRISTIANA ALICATA

Ce l’hanno tutti con noi. E non è vittimismo.

Sono anni che succede. In parte chi ce l’ha con noi, non vota. In parte ha trovato in Sel un’alternativa di sinistra, ma ragionevole e persino carismatica. Identitaria. Un leader così forte ammutolisce ogni dissenso in un partito che comunque intorno a quel leader è nato. Qualcuno che proprio vuol punirci vota Idv o Movimento 5 Stelle. In ogni caso Sel, Idv e Movimento 5 Stelle sono movimenti fortemente personalizzati, incarnati, identificati in un uomo soltanto.

E’ giusto? E’ necessario? C’è poco da interrogarsi in questo momento. E’ così. E’ l’altro volto del berlusconismo e forse è l’umanità stessa ad averne bisogno, è come un afflato religioso. In fondo siamo tutti impazziti dietro ad Obama e nessuno di noi sa neanche un nome della squadra di Obama.

A Milano vince Vendola, non Pisapia. Su Boeri non ero convinta. Troppo integrato nel sistema. Troppo casta. Troppo compromesso (non nel senso negativo). Troppo piddì anche se Boeri non era certo espressione di partito. Ma così è stato “sentito”.

E’ notizia di domenica che Profumo, il rettore del politecnico di Torino, in odore di investitura a candidato alle primarie a sindaco di Torino, ha detto no.

E ha detto di no in malo modo, facendo capire che lo avrebbe anche fatto di candidarsi, ma che il Pd non lo ha messo in grado di farlo come avrebbe voluto. Un bel favore ci ha fatto Profumo. Siamo proprio bravi a darci le martellate dove non batte il sole.

Leggo sulla Stampa che ci sono quattro nomi, tutti maschi di cui il più quotato sarebbe Piero Fassino.

Domenica passeggiavo per Torino, da Piazza Castello a San Salvario. Ho chiesto in giro. Dall’alto in basso, persino dai tetti occupati (sono intervenuti loro nella mia bacheca) e fino ad un locale dove accanto a noi due donne africane vestite all’africana bevevano vino.

Guardate che non c’è entusiasmo intorno al nome di Fassino. Ho anche detto…vabbé…Fassino non è mica Rutelli, alla fine vi tapperete il naso e lo voterete. No?

No.

Ah.

Di là si mormora che candideranno Coppola, assessore alla cultura della Regione Piemonte. 39 anni. 39 anni. 39 anni e pare anche in gamba.

Ma l’avete vista Torino? E’ una città che in 10 anni si è ringiovanita di 50. E’ una città che pulsa. Vive. Ha bisogno di giovani per mantenere questo entusiasmo. Chiamparino è forse l’ultimo dei vecchi del partito che ha saputo essere giovane dentro. Ci sono anche dei motivi. E’ uno che presenzia ad un matrimonio tra lesbiche. E’ uno che la città l’ha aperta del tutto e a tutti. Fassino non ha la stessa mentalità. E qui sbaglia Chiamparino a lanciarlo, ma si sa, spesso i rapporti personali vanno al di là della politica. A questo servono le primarie. Ma qualcuno si candidi. Ilda Curti, si candidi. Non solo per la città, ma per tutti noi.

La verità è che se Vendola scende in campo accanto ad un bravo chiunque le primarie le vince anche qui, a Torino. Perché quello che noi chiamiamo processo democratico, è un insulso indecisionismo, un caminetto spento, lontano dalla città. Noi cerchiamo equilibri interni, tutti interni al partito, meccanismi premianti e certi che non rappresentano più il Paese. D’Alema, per esempio, dovrebbe tacere, perché sta facendo a livello nazionale quello che ha già fatto in Puglia due volte e quello che tutto il partito sta facendo ovunque. Perdere. L’alleanza con l’Udc e Fli? Ma D’Alema si è accorto che mezzo partito tra Bersani e Vendola vuol votare Vendola? No. Ormai vive nel suo limbo aristocratico, lontano ed attutito e la maggior parte dei nostri dirigenti con lui. Le nostre discussioni sono correntizie, prove muscolari interne. Manco esterne. Manco con il resto del centro sinistra. Volete salvare il Pd? Modifichiamo la norma dello Statuto Nazionale che prevede che il segretario sia il candidato. E’ un suicidio. Il Pd muore. So che D’Alema ne sarebbe felice. Io no, noi no.

Quello che accade a Latina è emblematico. Il primo a candidarsi è stato Claudio Moscardelli. Già candidato nel 2002 e perdente. Poi in Provincia. Poi nel listino alle Regionali. Ora di nuovo alle regionali. La sua candidatura ha bloccato una trattativa dell’intera coalizione, il tentativo di salvare Latina tutti insieme. Un partito serio lo avrebbe impedito per motivi di etica politica. Il partito, parte di esso, decine di dirigenti hanno scritto a Bersani implorandolo di prendere in mano la situazione in una città simbolica, fondata dal Duce e prima città del sud dopo Roma. Una battaglia che poteva essere il rilancio del centrosinistra a livello nazionale. Invece obblighiamo Latina all’ennesima battagliuccia tra baroni locali di destra e sinistra.

Non ci siamo più. Non “sentiamo” più. Siamo politicamente frigidi, prigionieri della tecnica e non delle emozioni e travolti da uno, Nichi Vendola, che va in giro facendo comizi e li chiama d’amore. C’è bisogno d’amore, maledizione. Il Paese ha bisogno di sentire che siamo credibili e la credibilità risponde alla parte emotiva della scelta, non ha perché, la si legge negli sguardi, nelle strette di mano, nell’artigianato della parola, non nei bei discorsi dei ghostwriter.

Uscite fuori. Giratevi i caffè, le università, gli uffici postali. Parlate con la gente, fate delle pre-primarie. I nomi che emozionano, che fanno tornare la gente a votare ci sono. Li abbiamo anche noi del Pd.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom