L’editoriale. Lula, Cesare Battisti (anda)va estradato di A. Chirico
dicembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Nel nostro Paese avrebbe la certezza di vedere riconosciuti i propri diritti. Non ci sono, perciò, i «presupposti per qualificare Battisti come rifugiato politico». L’eventuale decisione in questo senso del presidente brasiliano sarebbe in tutto e per tutto una decisione politica. E rappresenterebbe un’«aberrazione giuridica», tale da impedire che un pluricondannato per omicidio sconti la sua giusta pena. di ANNALISA CHIRICO
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Dem siano ‘partito dell’Italia’ – e d’Europa Sfide globali si vincono meglio in Unione Di cui dobbiamo esser leader e non peso Pd rappresenti il bene di (tutto) il Paese E ‘trascini’ l’unificazione politica europea
dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Continua il viaggio nel futuro del centrosinistra del giornale della politica italiana. Avete visto, abbiamo aperto con un pezzo “di destra”. E ora procediamo con un altro sulla “sinistra”. Nell’onestà e nella responsabilità le differenze (ideologiche) cadono, e si può camminare insieme. E’ la nuova politica, quella che secondo il Politico.it ha però bisogno dell’assunzione di responsabilità di una delle sue (attuali) parti nella conferma di un sistema bipolare-bipartitico. Quella forza più onesta e responsabile che i suoi attuali dirigenti vogliono rimpicciolire per vincere la propria inadeguatezza rispetto ad una prospettiva che non è più quella socialista che loro, sola, riescono a rappresentare. Hanno avuto l’intuizione del Pd, i vari D’Alema e Bersani, ma non hanno le risorse storiche per andare oltre e, così, per superare i problemi derivanti dalla loro incapacità di una governance del “nuovo”, pensano di tornare indietro. Ma sarà loro impedito. Perché l’Italia ha bisogno del Partito Democratico, il “partito dell’Italia” lanciato dal nostro direttore, di cui, in questi giorni di festa, che per noi sono di “riposo attivo”, come impone la responsabilità di chi si rende conto che il nostro Paese rischia di morire e che non c’è tempo da perdere, di cui, dicevamo, Gabriele Federici sviluppa il disegno. Le prime due puntate sono state dedicate, le abbiamo lette e potete rileggerle, all’idea del Pd come “partito dell’Italia” appunto, che rappresenti il bene del Paese andando oltre la rappresentanza di specifici interessi, e al «pensiero forte» – quello de il Politico.it – che deve scaturire da un Pd che smetta di essere al rimorchio degli altri e incominci ad esprimere la propria grandezza di partito di tutti gli italiani producendo un proprio pensiero, che il nostro giornale – appunto – ha anticipato e sta anticipando, ancora, in queste ore e con questi contributi. Il prossimo dei quali, quello che leggiamo oggi, è dedicato alla terza caratteristica che deve avere il “partito dell’Italia”: essere, ancora una volta nel solco segnato dai padri della nostra patria come De Gasperi, il “partito dell’Europa”, ovvero quello che, rifatto grande il nostro Paese, proietta il nazionalismo necessario per riuscirci nella costruzione dell’unità politica europea, necessaria, a sua volta, ce lo dimostra con grande abilità ora proprio il nostro Federici, alla salvezza di (tutto) il Vecchio continente. E quindi al nuovo Rinascimento di cui un’Italia tornata grande può rappresentare il faro e il motore. Ci torneremo su, naturalmente. Intanto, ecco la vocazione europeista dell’Italia e del Pd raccontata da Gabriele Federici. Read more
***La polemica***
QUEGLI STUDENTI NON MI RAPPRESENTANO
di ANNALISA CHIRICO
dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Non rappresentano chi «ha semplicemente voglia di studiare», la «maggioranza silenziosa che fa vincere le liste “di destra” nelle elezioni universitarie», chi ha «quel minimo di sale in zucca per essere insospettito da manifestazioni al fianco di professori e baroncini». E dunque non possono accreditarsi come (intera) “generazione” o anche solo «”movimento studentesco”». Il giornale della politica italiana ha sostenuto che la riforma Gelmini andasse nella direzione giusta, pur con tutte le imperfezioni e – in qualche caso – le forzature di una riforma in parte ideologica, in parte rispondente a specifici interessi. Ma è sicuramente, come dice Fini, il «miglior atto di questa legislatura». E contemporaneamente il Politico.it ha plaudito alla scelta di Napolitano di incontrare gli studenti, perché quella generazione ha (comunque) un deficit di rappresentanza, nelle (non) scelte (ad esclusione proprio, paradossalmente, del ddl in questione) compiute da una nostra politica autoreferenziale e quindi contro il futuro dell’Italia, che loro vivranno e, per quanto sarà ancora possibile date le condizioni (che verranno loro lasciate) di partenza, faranno, faremo di tutto perché accada pensando anche alle generazioni successive e comunque al domani del nostro Paese. Il giornale della politica italiana è il giornale dell’Italia, e in quanto tale non risponde a schieramenti (pre)costituiti (ideologicamente o peggio) bensì è dalla parte del Paese e di quanto serve al suo bene. In questa chiave il Politico.it svolge la sua narrazione sul nostro domani, quel racconto – quel pensiero – del futuro dell’Italia che ha mostrato a più riprese di essere il più “forte”. E, a margine di questo, non ha paura di ascoltare opinioni contrastanti. Così, dopo avere ospitato l’intervento di Marianna Madia a “favore” della protesta degli universitari, è la volta della giovane esponente Radicale che, pur rispettandola, ne prende però le distanze, contestando (a sua volta) la rappresentatività dell’universo studentesco. di ANNALISA CHIRICO Read more
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Made in miseria, l’Italia accattona
dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ecco come la politica italiana autoreferenziale di oggi sta riducendo il nostro Paese. Ecco (ancora una volta) come ci vedono fuori dai nostri confini. di GIULIA INNOCENZI Read more
Reg. Lazio istituisce altre 4 commissioni Quattro milioni d’euro buttati o intascati Sì da tutti i gruppi compresi i vendoliani Così la nostra politica pensa (?) al Paese
dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana ha fatto propria la battaglia per il taglio della spesa pubblica e, in esso, dei costi della politica. E Annalisa Chirico ci regala questo racconto di come la nostra politica autoreferenziale di oggi sembri invece voler continuare nella direzione opposta. Ovvero quella dell’arricchimento dei propri protagoni- sti (?) a discapito del bene dell’Italia. La Regione Lazio era già la Regione con il più elevato numero di commissioni (16) e più sprecona del Paese. Con questo nuovo giro di giostra battezzato dalla giunta Polverini – che prometteva di ridurre gli sprechi – ma condiviso da tutte le forze politiche, ad eccezione dei Radicali e con una timida astensione dei due consiglieri Idv, la leadership (? al rovescio) diventa indiscussa. Istituita anche una commissione sui Giochi Olimpici che non si sa se verranno assegnati a Roma. E respinta (persino) la proposta di farla decadere nel caso in cui le Olimpiadi andassero ad altri (!). E intanto la Fiat lascia l’Italia. Anche per questo. E, vedremo dopo, facciamo la figura degli accattoni perché facciamo pagare la tassa ai turisti per «mantenere il (nostro) patrimonio storico». Con quattro milioni di euro buttati via, avremmo potuto fare questo (e altro). La Regione Lazio faccia marcia indietro. E le forze più oneste e responsabili della nostra politica si assumano la responsabilità di tagliare la spesa e, equamente, con essa, i costi della politica. O presto non ci sarà più alcuna spesa. Per nessuno. Il racconto della vicenda laziale, all’interno, firmato Annalisa Chirico. Read more
Marchionne tira acqua (solo) a su’ mulino Non è la promessa di modernità che fece Ma Marchionne non è capo del governo Politica dorme ancora su nostri guanciali Tocca a lei assicurare appetibilità Paese Pigi, dov’è pensiero forte Democratici?
dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana era stato tra i pochi a sottolineare lo stimolo insito nelle “vergate” con cui l’amministratore delegato della Fiat aveva sostenuto che il nostro Paese rischiava di rappresentare una sede in perdita per qualsiasi investitore. Oggi Marchionne scema rispetto all’alto respiro con cui era intervenuto nel dibattito pubblico e riduce tutto ad una questione di mera convenienza per la Fiat, tirando la coperta solo dalla sua parte, a discapito del Paese – attraverso i danni alla coesione – e senza offrire contributi alla nostra modernizzazione. Perché la modernità – lo abbiamo scritto – non coincide con minori diritti tout court (questo è piuttosto, come segnalano in molti, un tuffo nel passato) ma (appunto) con la creazione delle condizioni dell’eccellenza – del nostro Paese, che significa anche, nel rispetto e nella valorizzazione delle nostre peculiarità sociali e civili, che tutti devono essere coinvolti e il nostro nuovo Rinascimento deve riguardare tutti i livelli della nostra società, oppure non è. Ma tocca a Marchionne, assicurare questo, al di là delle sue responsabilità come amministratore di un’azienda (già) italiana e che ha comparti da noi? No, tocca alla nostra politica, che ha continuato a crogiolarsi nel proprio immobilismo autoreferenziale, senza nemmeno cominciare quella ripartenza che ci può offrire quelle condizioni in cui la Fiat – per dire – possa essere interessata a recuperare i propri investimenti non solo per la realizzazione di singoli progetti, ma in chiave strutturale complessiva. Ha grandi colpe il governo, a cui tocca il pallino ora, ma anche quel Pd che il Politico.it ha indicato come forza – più onesta e responsabile – che, sola, può farsi carico efficacemente di tutto questo. Il suo segretario invita ad una discussione parlamentare sul tema: ma, al di là di ogni rispetto della nostra forma istituzionale, toccherebbe a lui non proporre, ma avere già proposto un disegno complessivo per il futuro, in grado di coinvolgere anche gli aspetti legati alla vicenda Fiat. Se non l’avete fatto, non prendete- vela con altri, e soprattutto è il momento di comin- ciare. O presto non sarà più possibile. Il commento di Lerner ora, che si occupa delle (ir)responsabilità dell’ad. Read more
***Il commento***
IL DOPPIOPESISMO DELLA SECONDA REPUBBLICA
di PIETRO SALVATORI
dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
E concludiamo la nostra narrazione di oggi. Con una summa affidata alla penna, efficace, del nostro caporedattore. Doppiopesismo come altra faccia della mancanza di idee, una “moneta” coniata alla zecca dell’autoreferenzialità che dipende da tre cose su tutte: la fine della necessità, per cui negli anni Ottanta si comincia a sperperare (e, in qualche caso, a sottrarre indebitamente); l’emersione, per questo, del problema della mancanza di un orgoglio nazionale, quello che comporta il rischio di una competizione sfrenata e pericolosa – un rischio che può, però, essere ridotto incanalando tutto questo in un europeismo che miri ad una sempre maggiore unità politica del Vecchio continente – ma assicura anche passione e impegno per l’Italia. Per queste due stesse ragioni – e con il deflagratore di Tangentopoli – l’abbassamento della qualità intrinseca della nostra classe politica, da un punto di vista culturale e quindi etico (e viceversa); infine il berlusconismo, che porta all’acme tutto questo. Determinando l’autoreferenzialità di oggi. E, con essa, il doppiopesismo. E la connaturata mancanza di pensiero forte. Tutte cose che il giornale della politica italiana denuncia – con questa chiarezza – per primo. Seguito da tutti gli altri. Concludiamo dunque la nostra narrazione. La firma, all’interno, è di Pietro Salvatori. Read more
***Il commento***
PIU’ CRISTIANI DEL CLERO
di GAD LERNER
dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Picariello scrive di essere distante da Renzi per ciò che riguarda(va) le sue posizioni espresse sui cosiddetti diritti civili e, più in generale, sul rapporto (da tenere – ?) tra Stato e Chiesa. La laicità è un fondamento costitutivo di qualsiasi democrazia (moderna). Ovvero Stato e Chiesa sono indipendenti nei loro rispettivi ambiti di azione; e dunque lo Stato deve rappresentare la spina dorsale di una comunità-Paese e reggerla politicamente, in totale libertà rispetto a qualsiasi istituto esterno (tra cui quelli religiosi, come – ma ovviamente non solo – quello della Chiesa cattolica). La Chiesa sostiene il rapporto spirituale tra i credenti e Dio, per chi vi crede (in tutti i sensi?). Così (effettivamente) non deve mettere becco nelle questioni politiche interne (al Paese; e qui recitiamo un mea culpa – … – per avere, contrariamente a questa convinzione, sottolineato più volte le parole del cardinale Bagnasco, sicuramente illuminate, ma che proprio per evitare l’autoreferenzialità di un doppiopesismo non possono, per questo, non essere considerate ingerenti) e non può pretendere di imporre la propria dottrina, ad agenti politici che – e qui sta il punto – devono agire in perfetta libertà. Il che sul piano del governo del pubblico (che spetta alla politica) si traduce nel decidere a prescindere da qualsiasi indicazione (che non ci deve essere) da parte della Chiesa, e sul piano privato – lo diciamo perché si pone invece il caso di possibili interventi – non deve fare leggi che vi pongano limiti – o, meglio, all’autodeterminazione – dei cittadini. La prima è la laicità; la seconda è la democrazia liberale. Altrimenti si sfocia nello Stato etico (ed evidentemente si è perfettamente liberi, ancora – in tutti i sensi? – di optare per l’uno o per l’altro, come Paese, sia pure – però, allora – cambiando la Costituzione; purché la scelta sia consapevole). Naturalmente, per ciò che riguarda il secondo piano, questioni si pongono quando si fuoriesce (anche per pochi millimetri) dal perimetro dell’autodeterminazione e si coinvolgono (in qualche misura) gli altri. Questo è terreno della legge che deve regolare lo “stare insieme”. E nel farlo, pure nella laicità, può evidentemente attingere alla cultura cristiana, che, nei limiti di una democrazia liberale, è certamente una nostra radice – culturale. Culturale e non politica (perché lo Stato è laico e non confessionale) e non morale (perché avremmo scelto una democrazia liberale e la morale è privata). Il Cristianesimo che pervade – storicamen- te – il nostro modo di essere. Ed è per questo, ci dimostra ora il conduttore de L’Infedele, che c’è il “rischio” (?) che i veri cristiani finiamo per essere noi “laici”, e che il clero, tutto preso da un (indebito, e improprio) temporalismo, dimentichi la propria vocazione. Read more
Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello Perché Renzi non è (più, con) Berlusconi
dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La «narrazione» con cui il giornale della politica italiana apre questa settimana sospesa tra Natale e Capodanno, ma che il Politico.it utilizzerà per portare ancora elementi, mettere in campo idee, “festeggiare” nell’accezione più alta e arricchente che si possa attribuire al termine, è dedicata ad un altro risvolto della nostra politica autoreferenziale di oggi, quella che, come riprende stamattina Alessandro Gilioli dal nostro discorso quotidiano, è «fine a se stessa, priva di idee, orientata alla sola propria perpetuazione». Il potere per il potere. Quello che, in una serie di sfumature che vanno dalla politica del «tutto e subito» ma ancora (un po’) per il Paese dei governi del pentapartito degli anni ottanta fino all’autoreferenzialità pura, totale, estrema della Seconda Res publica (?) odierna, ha accompagnato mano nella mano l’Italia sulla strada del declino, inebriandola di promesse vacue ed inutili e abbandonandola poi sotto il cielo plumbeo, minacciante pioggia, nelle raffiche di vento che annunciano temporali sul dirupo che porta alla fine del nostro Paese, in un modo che potrebbe non essere tanto sgradito alla Lega. Ma che noi – ovviamente – respingiamo, e che eviteremo possa realizzarsi, tutti insieme, e lo faremo anche grazie a questo nostro racconto di oggi, che parla del doppiopesismo della nostra classe politica (?) attuale. Ovvero quel variare la propria posizione rispetto ad una specifica questione a seconda che questa abbia riverberi su di sé o sugli altri, così da assicurare (ancora) la propria sopravvivenza. E’ il caso, per cominciare, di quel Bersani che vince le primarie e promette che «mai saranno toccate», ma che oggi le rimette – invece – in discussione, in nome di un progetto (?) di alleanza o, forse, più propriamente, per fermare Vendola o – meno legittimamente – Renzi. Come riflette il nostro Pica- riello da cui facciamo oggi colazione. Read more
Ha charme pure L’esplosivo piano di Bazil (anche se Ulivieri per ora lo stronca: *1/2) E’ l’opulenta (per tutto) Yolande Moreau
dicembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Del regista de Il favoloso mondo di Amelie, un film “personale” che mette insieme diversi generi, e a qualcuno ricorda il cinema corale di Tatì. Prova (non ultima, è del 2009) della protagonista di Seraphine. di FABRIZIO ULIVIERI Read more


Guardate la bellezza di questo dipinto di Gerolamo Induno (La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II, 1879, olio su tela
Milano, Museo del Risorgimento): due dei nostri padri, "ormai" in età senile, in abiti borghesi Vittorio Emanuele (e si trattava, non dimentichiamolo, del - l'allora - re d'Italia!), nel mantello di una vita (votata, sempre, alla causa dei popoli) l'Eroe dei due mondi, si incontrano, un pomeriggio tranquillo, al Quirinale, nella sobrietà e nell'asciuttezza di chi non ha avuto (sentito!) altro scopo, nella propria vita, che compiere il proprio dovere e lo ha fatto, facendo l'Italia