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L’editoriale. Lula, Cesare Battisti (anda)va estradato di A. Chirico

dicembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel nostro Paese avrebbe la certezza di vedere riconosciuti i propri diritti. Non ci sono, perciò, i «presupposti per qualificare Battisti come rifugiato politico». L’eventuale decisione in questo senso del presidente brasiliano sarebbe in tutto e per tutto una decisione politica. E rappresenterebbe un’«aberrazione giuridica», tale da impedire che un pluricondannato per omicidio sconti la sua giusta pena. di ANNALISA CHIRICO
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Dem siano ‘partito dell’Italia’ – e d’Europa Sfide globali si vincono meglio in Unione Di cui dobbiamo esser leader e non peso Pd rappresenti il bene di (tutto) il Paese E ‘trascini’ l’unificazione politica europea

dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua il viaggio nel futuro del centrosinistra del giornale della politica italiana. Avete visto, abbiamo aperto con un pezzo “di destra”. E ora procediamo con un altro sulla “sinistra”. Nell’onestà e nella responsabilità le differenze (ideologiche) cadono, e si può camminare insieme. E’ la nuova politica, quella che secondo il Politico.it ha però bisogno dell’assunzione di responsabilità di una delle sue (attuali) parti nella conferma di un sistema bipolare-bipartitico. Quella forza più onesta e responsabile che i suoi attuali dirigenti vogliono rimpicciolire per vincere la propria inadeguatezza rispetto ad una prospettiva che non è più quella socialista che loro, sola, riescono a rappresentare. Hanno avuto l’intuizione del Pd, i vari D’Alema e Bersani, ma non hanno le risorse storiche per andare oltre e, così, per superare i problemi derivanti dalla loro incapacità di una governance del “nuovo”, pensano di tornare indietro. Ma sarà loro impedito. Perché l’Italia ha bisogno del Partito Democratico, il “partito dell’Italia” lanciato dal nostro direttore, di cui, in questi giorni di festa, che per noi sono di “riposo attivo”, come impone la responsabilità di chi si rende conto che il nostro Paese rischia di morire e che non c’è tempo da perdere, di cui, dicevamo, Gabriele Federici sviluppa il disegno. Le prime due puntate sono state dedicate, le abbiamo lette e potete rileggerle, all’idea del Pd come “partito dell’Italia” appunto, che rappresenti il bene del Paese andando oltre la rappresentanza di specifici interessi, e al «pensiero forte» – quello de il Politico.it – che deve scaturire da un Pd che smetta di essere al rimorchio degli altri e incominci ad esprimere la propria grandezza di partito di tutti gli italiani producendo un proprio pensiero, che il nostro giornale – appunto – ha anticipato e sta anticipando, ancora, in queste ore e con questi contributi. Il prossimo dei quali, quello che leggiamo oggi, è dedicato alla terza caratteristica che deve avere il “partito dell’Italia”: essere, ancora una volta nel solco segnato dai padri della nostra patria come De Gasperi, il “partito dell’Europa”, ovvero quello che, rifatto grande il nostro Paese, proietta il nazionalismo necessario per riuscirci nella costruzione dell’unità politica europea, necessaria, a sua volta, ce lo dimostra con grande abilità ora proprio il nostro Federici, alla salvezza di (tutto) il Vecchio continente. E quindi al nuovo Rinascimento di cui un’Italia tornata grande può rappresentare il faro e il motore. Ci torneremo su, naturalmente. Intanto, ecco la vocazione europeista dell’Italia e del Pd raccontata da Gabriele Federici. Read more

***La polemica***
QUEGLI STUDENTI NON MI RAPPRESENTANO
di ANNALISA CHIRICO

dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non rappresentano chi «ha semplicemente voglia di studiare», la «maggioranza silenziosa che fa vincere le liste “di destra” nelle elezioni universitarie», chi ha «quel minimo di sale in zucca per essere insospettito da manifestazioni al fianco di professori e baroncini». E dunque non possono accreditarsi come (intera) “generazione” o anche solo «”movimento studentesco”». Il giornale della politica italiana ha sostenuto che la riforma Gelmini andasse nella direzione giusta, pur con tutte le imperfezioni e – in qualche caso – le forzature di una riforma in parte ideologica, in parte rispondente a specifici interessi. Ma è sicuramente, come dice Fini, il «miglior atto di questa legislatura». E contemporaneamente il Politico.it ha plaudito alla scelta di Napolitano di incontrare gli studenti, perché quella generazione ha (comunque) un deficit di rappresentanza, nelle (non) scelte (ad esclusione proprio, paradossalmente, del ddl in questione) compiute da una nostra politica autoreferenziale e quindi contro il futuro dell’Italia, che loro vivranno e, per quanto sarà ancora possibile date le condizioni (che verranno loro lasciate) di partenza, faranno, faremo di tutto perché accada pensando anche alle generazioni successive e comunque al domani del nostro Paese. Il giornale della politica italiana è il giornale dell’Italia, e in quanto tale non risponde a schieramenti (pre)costituiti (ideologicamente o peggio) bensì è dalla parte del Paese e di quanto serve al suo bene. In questa chiave il Politico.it svolge la sua narrazione sul nostro domani, quel racconto – quel pensiero – del futuro dell’Italia che ha mostrato a più riprese di essere il più “forte”. E, a margine di questo, non ha paura di ascoltare opinioni contrastanti. Così, dopo avere ospitato l’intervento di Marianna Madia a “favore” della protesta degli universitari, è la volta della giovane esponente Radicale che, pur rispettandola, ne prende però le distanze, contestando (a sua volta) la rappresentatività dell’universo studentesco. di ANNALISA CHIRICO Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Made in miseria, l’Italia accattona

dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco come la politica italiana autoreferenziale di oggi sta riducendo il nostro Paese. Ecco (ancora una volta) come ci vedono fuori dai nostri confini. di GIULIA INNOCENZI Read more

Reg. Lazio istituisce altre 4 commissioni Quattro milioni d’euro buttati o intascati Sì da tutti i gruppi compresi i vendoliani Così la nostra politica pensa (?) al Paese

dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha fatto propria la battaglia per il taglio della spesa pubblica e, in esso, dei costi della politica. E Annalisa Chirico ci regala questo racconto di come la nostra politica autoreferenziale di oggi sembri invece voler continuare nella direzione opposta. Ovvero quella dell’arricchimento dei propri protagoni- sti (?) a discapito del bene dell’Italia. La Regione Lazio era già la Regione con il più elevato numero di commissioni (16) e più sprecona del Paese. Con questo nuovo giro di giostra battezzato dalla giunta Polverini – che prometteva di ridurre gli sprechi – ma condiviso da tutte le forze politiche, ad eccezione dei Radicali e con una timida astensione dei due consiglieri Idv, la leadership (? al rovescio) diventa indiscussa. Istituita anche una commissione sui Giochi Olimpici che non si sa se verranno assegnati a Roma. E respinta (persino) la proposta di farla decadere nel caso in cui le Olimpiadi andassero ad altri (!). E intanto la Fiat lascia l’Italia. Anche per questo. E, vedremo dopo, facciamo la figura degli accattoni perché facciamo pagare la tassa ai turisti per «mantenere il (nostro) patrimonio storico». Con quattro milioni di euro buttati via, avremmo potuto fare questo (e altro). La Regione Lazio faccia marcia indietro. E le forze più oneste e responsabili della nostra politica si assumano la responsabilità di tagliare la spesa e, equamente, con essa, i costi della politica. O presto non ci sarà più alcuna spesa. Per nessuno. Il racconto della vicenda laziale, all’interno, firmato Annalisa Chirico. Read more

Marchionne tira acqua (solo) a su’ mulino Non è la promessa di modernità che fece Ma Marchionne non è capo del governo Politica dorme ancora su nostri guanciali Tocca a lei assicurare appetibilità Paese Pigi, dov’è pensiero forte Democratici?

dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana era stato tra i pochi a sottolineare lo stimolo insito nelle “vergate” con cui l’amministratore delegato della Fiat aveva sostenuto che il nostro Paese rischiava di rappresentare una sede in perdita per qualsiasi investitore. Oggi Marchionne scema rispetto all’alto respiro con cui era intervenuto nel dibattito pubblico e riduce tutto ad una questione di mera convenienza per la Fiat, tirando la coperta solo dalla sua parte, a discapito del Paese – attraverso i danni alla coesione – e senza offrire contributi alla nostra modernizzazione. Perché la modernità – lo abbiamo scritto – non coincide con minori diritti tout court (questo è piuttosto, come segnalano in molti, un tuffo nel passato) ma (appunto) con la creazione delle condizioni dell’eccellenza – del nostro Paese, che significa anche, nel rispetto e nella valorizzazione delle nostre peculiarità sociali e civili, che tutti devono essere coinvolti e il nostro nuovo Rinascimento deve riguardare tutti i livelli della nostra società, oppure non è. Ma tocca a Marchionne, assicurare questo, al di là delle sue responsabilità come amministratore di un’azienda (già) italiana e che ha comparti da noi? No, tocca alla nostra politica, che ha continuato a crogiolarsi nel proprio immobilismo autoreferenziale, senza nemmeno cominciare quella ripartenza che ci può offrire quelle condizioni in cui la Fiat – per dire – possa essere interessata a recuperare i propri investimenti non solo per la realizzazione di singoli progetti, ma in chiave strutturale complessiva. Ha grandi colpe il governo, a cui tocca il pallino ora, ma anche quel Pd che il Politico.it ha indicato come forza – più onesta e responsabile – che, sola, può farsi carico efficacemente di tutto questo. Il suo segretario invita ad una discussione parlamentare sul tema: ma, al di là di ogni rispetto della nostra forma istituzionale, toccherebbe a lui non proporre, ma avere già proposto un disegno complessivo per il futuro, in grado di coinvolgere anche gli aspetti legati alla vicenda Fiat. Se non l’avete fatto, non prendete- vela con altri, e soprattutto è il momento di comin- ciare. O presto non sarà più possibile. Il commento di Lerner ora, che si occupa delle (ir)responsabilità dell’ad. Read more

***Il commento***
IL DOPPIOPESISMO DELLA SECONDA REPUBBLICA
di PIETRO SALVATORI

dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E concludiamo la nostra narrazione di oggi. Con una summa affidata alla penna, efficace, del nostro caporedattore. Doppiopesismo come altra faccia della mancanza di idee, una “moneta” coniata alla zecca dell’autoreferenzialità che dipende da tre cose su tutte: la fine della necessità, per cui negli anni Ottanta si comincia a sperperare (e, in qualche caso, a sottrarre indebitamente); l’emersione, per questo, del problema della mancanza di un orgoglio nazionale, quello che comporta il rischio di una competizione sfrenata e pericolosa – un rischio che può, però, essere ridotto incanalando tutto questo in un europeismo che miri ad una sempre maggiore unità politica del Vecchio continente – ma assicura anche passione e impegno per l’Italia. Per queste due stesse ragioni – e con il deflagratore di Tangentopoli – l’abbassamento della qualità intrinseca della nostra classe politica, da un punto di vista culturale e quindi etico (e viceversa); infine il berlusconismo, che porta all’acme tutto questo. Determinando l’autoreferenzialità di oggi. E, con essa, il doppiopesismo. E la connaturata mancanza di pensiero forte. Tutte cose che il giornale della politica italiana denuncia – con questa chiarezza – per primo. Seguito da tutti gli altri. Concludiamo dunque la nostra narrazione. La firma, all’interno, è di Pietro Salvatori. Read more

***Il commento***
PIU’ CRISTIANI DEL CLERO
di GAD LERNER

dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Picariello scrive di essere distante da Renzi per ciò che riguarda(va) le sue posizioni espresse sui cosiddetti diritti civili e, più in generale, sul rapporto (da tenere – ?) tra Stato e Chiesa. La laicità è un fondamento costitutivo di qualsiasi democrazia (moderna). Ovvero Stato e Chiesa sono indipendenti nei loro rispettivi ambiti di azione; e dunque lo Stato deve rappresentare la spina dorsale di una comunità-Paese e reggerla politicamente, in totale libertà rispetto a qualsiasi istituto esterno (tra cui quelli religiosi, come – ma ovviamente non solo – quello della Chiesa cattolica). La Chiesa sostiene il rapporto spirituale tra i credenti e Dio, per chi vi crede (in tutti i sensi?). Così (effettivamente) non deve mettere becco nelle questioni politiche interne (al Paese; e qui recitiamo un mea culpa – … – per avere, contrariamente a questa convinzione, sottolineato più volte le parole del cardinale Bagnasco, sicuramente illuminate, ma che proprio per evitare l’autoreferenzialità di un doppiopesismo non possono, per questo, non essere considerate ingerenti) e non può pretendere di imporre la propria dottrina, ad agenti politici che – e qui sta il punto – devono agire in perfetta libertà. Il che sul piano del governo del pubblico (che spetta alla politica) si traduce nel decidere a prescindere da qualsiasi indicazione (che non ci deve essere) da parte della Chiesa, e sul piano privato – lo diciamo perché si pone invece il caso di possibili interventi – non deve fare leggi che vi pongano limiti – o, meglio, all’autodeterminazione – dei cittadini. La prima è la laicità; la seconda è la democrazia liberale. Altrimenti si sfocia nello Stato etico (ed evidentemente si è perfettamente liberi, ancora – in tutti i sensi? – di optare per l’uno o per l’altro, come Paese, sia pure – però, allora – cambiando la Costituzione; purché la scelta sia consapevole). Naturalmente, per ciò che riguarda il secondo piano, questioni si pongono quando si fuoriesce (anche per pochi millimetri) dal perimetro dell’autodeterminazione e si coinvolgono (in qualche misura) gli altri. Questo è terreno della legge che deve regolare lo “stare insieme”. E nel farlo, pure nella laicità, può evidentemente attingere alla cultura cristiana, che, nei limiti di una democrazia liberale, è certamente una nostra radice – culturale. Culturale e non politica (perché lo Stato è laico e non confessionale) e non morale (perché avremmo scelto una democrazia liberale e la morale è privata). Il Cristianesimo che pervade – storicamen- te – il nostro modo di essere. Ed è per questo, ci dimostra ora il conduttore de L’Infedele, che c’è il “rischio” (?) che i veri cristiani finiamo per essere noi “laici”, e che il clero, tutto preso da un (indebito, e improprio) temporalismo, dimentichi la propria vocazione. Read more

Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello Perché Renzi non è (più, con) Berlusconi

dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La «narrazione» con cui il giornale della politica italiana apre questa settimana sospesa tra Natale e Capodanno, ma che il Politico.it utilizzerà per portare ancora elementi, mettere in campo idee, “festeggiare” nell’accezione più alta e arricchente che si possa attribuire al termine, è dedicata ad un altro risvolto della nostra politica autoreferenziale di oggi, quella che, come riprende stamattina Alessandro Gilioli dal nostro discorso quotidiano, è «fine a se stessa, priva di idee, orientata alla sola propria perpetuazione». Il potere per il potere. Quello che, in una serie di sfumature che vanno dalla politica del «tutto e subito» ma ancora (un po’) per il Paese dei governi del pentapartito degli anni ottanta fino all’autoreferenzialità pura, totale, estrema della Seconda Res publica (?) odierna, ha accompagnato mano nella mano l’Italia sulla strada del declino, inebriandola di promesse vacue ed inutili e abbandonandola poi sotto il cielo plumbeo, minacciante pioggia, nelle raffiche di vento che annunciano temporali sul dirupo che porta alla fine del nostro Paese, in un modo che potrebbe non essere tanto sgradito alla Lega. Ma che noi – ovviamente – respingiamo, e che eviteremo possa realizzarsi, tutti insieme, e lo faremo anche grazie a questo nostro racconto di oggi, che parla del doppiopesismo della nostra classe politica (?) attuale. Ovvero quel variare la propria posizione rispetto ad una specifica questione a seconda che questa abbia riverberi su di sé o sugli altri, così da assicurare (ancora) la propria sopravvivenza. E’ il caso, per cominciare, di quel Bersani che vince le primarie e promette che «mai saranno toccate», ma che oggi le rimette – invece – in discussione, in nome di un progetto (?) di alleanza o, forse, più propriamente, per fermare Vendola o – meno legittimamente – Renzi. Come riflette il nostro Pica- riello da cui facciamo oggi colazione. Read more

Ha charme pure L’esplosivo piano di Bazil (anche se Ulivieri per ora lo stronca: *1/2) E’ l’opulenta (per tutto) Yolande Moreau

dicembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Del regista de Il favoloso mondo di Amelie, un film “personale” che mette insieme diversi generi, e a qualcuno ricorda il cinema corale di Tatì. Prova (non ultima, è del 2009) della protagonista di Seraphine. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ecco cosa andare a vedere a S. Stefano Muccino (Silvio) in sala in Un altro mondo Vale (comunque) almeno ** 1/2 di Ulivieri IN COPERTINA OGGI è Isabella Ragonese

dicembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana che è anche il giornale del cinema. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E dello scrittore fiorentino, che prosegue la sua indagine sul nostro, cinema, attraverso le meno brillanti prove pre (e post) natalizie. Dopo Castellitto, è la volta del più giovane dei Muccino, che tra continui rimandi autobiografici (quando non psicanalitici: il rifiuto del fratello minore da parte del maggiore, vedi le polemiche tra i due registi) ci racconta questa storia che può meritare comunque un passaggio in sala. Parola di Ulivieri. Anche per la presenza della bella e brava interprete siciliana. E dopo, l’ultimo Jeunet, di cui leggiamo sotto. Read more

***Il commento***
UN PLAUSO AGLI STUDENTI
di LUIGI CRESPI

dicembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché hanno trovato «la via dell’evoluzione, hanno canalizzato la loro rabbia nella pacifica manifestazione del dissenso». Il grande sondaggista, nostro primo editorialista, accoglie con favore le scelte di ieri del movimento dei giovani che fanno dimenticare la brutta giornata del 14 dicembre.
di LUIGI CRESPI Read more

Deboli si aiutano rifacendo grande l’Italia Maggiore competitività uguale più lavoro E le liberalizzazioni sono democratiche Come intuì l’ultimo governo Prodi (FOTO)

dicembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Seconda puntata dell’inchiesta di Gabriele Federici sul futuro del centrosinistra. Un centrosinistra che – anche ammesso di voler continuare a concepire la politica (anche) come la rappresentanza di specifici cartelli di interessi, e non come un servizio onesto e responsabile reso al Paese – ha la possibilità di sostenere le proprie “classi di riferimento” tanto meglio assolvendo al proprio compito storico – quello di prendersi sulle spalle e di salvare e rifare grande, in un unico tempo, l’Italia – In modo strutturale e “definitivo”. Naturalmente impostando un nuovo Rinascimento che, in quanto tale, sia anche intrinsecamente del tutto democratico. Il mercato, in questo, è un alleato e non un nemico: il pensiero forte consiste «nel rendere più competitivo il nostro Paese, rendendolo unico nel suo genere, sapendo valorizzarne i suoi punti di forza e riuscendo ad attrarre nuovi capitali utili per la costruzione di posti di lavoro». di GABRIELE FEDERICI
Ma Bersani: “Prima le alleanze” di M. MADDALONI
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Ma Bersani: “Prima le alleanze” di M. MADDALONI

dicembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

di Marco MADDALONI

E’ finito il periodo delle contestazioni aride e fini a se stesse e Bersani lo dice chiaramente e a più riprese: «Tutti quelli che non vogliono cedere a questa deriva devono prendersi la responsabilità di essere non solo contro Berlusconi ma di andare oltre».

Ci si organizza per l’immediato futuro pensando già a ciò che verrà dopo. Per il segretario la lettura dell’esito del voto in aula non lascia molti dubbi: «Se ci saranno le elezioni in primavera non avremo paura di affrontarle e vincerle. Ma non toglieremo le castagne dal fuoco a Berlusconi. Lui ha detto al Parlamento “voglio tre voti in più per la stabilità”. Adesso vediamo quale stabilità e quale governo è capace di garantire.

Un nuovo progetto è pronto, ed è rivolto a tutti, a tutte le forze di opposizioni, alle forze sociali. Tasta il polso del Paese Bersani e vede un’Italia che vuole cambiare e il momento giusto per farcela non sembra più troppo lontano: «Il governo Berlusconi punta solo a una sopravvivenza spregiudicata. Cercherà di galleggiare rapinando qualche voto, spargendo veleni come la voce di dirigenti del Pd pronti a passare con lui, mostrando quindi il volto peggiore della politica».

Il piano per il post berlusconismo è già fissato, ed è uno di quelli delle grandi occasioni, quelle in cui la vittoria non sembra più un traguardo irraggiungibile e per cui nulla deve essere lasciato al caso. «Da gennaio un tour delle regioni per parlare dei problemi reali, ma sin da subito una risposta positiva, che tenga conto della crisi di sistema in cui (Berlusconi) ci ha precipitato».

I punti della nuova piattaforma sono «riforme istituzionali. Riforma elettorale. Misure per la legalità e sui costi della politica. L’informazione. La riforma della giustizia per i cittadini. Una riforma fiscale che carichi sull’evasione e le rendite alleggerendo lavoro, impresa e famiglie. Una nuova legislazione sul lavoro che affronti il dramma del precariato».

Colpisce l’approccio di Bersani nei confronti dei soggetti con cui discutere. Non si esclude nessuno, come nella migliore tradizione delle coalizioni che ripetutamente hanno tentato in questi anni di opporsi al premier, ma questa volta non si parla di “matrimoni”. Per Di Pietro, che lo richiede a gran voce e Vendola il messaggio e chiaro: «Chi vuol discutere con noi deve accettare di confrontarsi seriamente con l’esigenza che poniamo. Quella di una riforma democratica e di una riscossa italiana che richiedono da parte di tutti una straordinaria apertura politica». Straordinaria apertura che, e questa è la parte più interessante dell’intervista del segretario, è diretta anche al neonato terzo polo. Non adopera più pretattiche di comodo Bersani, sa quale può essere la naturale tendenza di Fini e compagni: «Se puntano a un ruolo di condizionamento del centrodestra presto dovranno convincersi che è un’illusione. Berlusconi non tratta, compra. L’idea stessa di un Berlusconi condizionato è un ossimoro. Perciò facciamo maturare nel Terzo polo una riflessione. Sapendo che l’idea e il confronto che proponiamo vivrebbero in ogni caso». Un messaggio che non è una richiesta, né un invito, ma un’alzata di mano, un appello per vedere chi, nel momento in cui si può concretizzare tutto quanto è stato detto negli ultimi mesi, ha veramente il coraggio di farlo.

Non si tratta, certo, di una richiesta di fiducia incondizionata e il Pd, in primis, è pronto a sacrificare, o quanto meno a modificare, una delle istituzioni a cui è più legata, le demo-problematiche primarie. «In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti. Ci interessa l’obiettivo. Poi c’è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle». Una perdita accettabile per Bersani che afferma categoricamente come, prima di ogni interesse, ci sia il progetto da porre avanti a tutto e a tutti. Un progetto risoluto con alle spalle un partito pronto a sostenerlo: «Siamo un partito elastico ma proprio per questo non ci spezziamo. Metto il profilo del Pd prima di discussioni astratte sugli alleati. Del resto questa responsabilità ci compete. Perché senza il nostro progetto non è possibile immaginare alleanze vincenti che superino il berlusconismo». Silvio permettendo.

Marco Maddaloni

La polemica. Sesso ‘limitato’ in un Paese a sovranità limitata Chirico

dicembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In cui la “rivoluzione sessuale” si è fermata sulle soglie del Vaticano. Non sfociando nella necessaria rivoluzione culturale. Quella che, ad esempio, dia accesso a tutti alle pillole abortive. Il giornale della politica italiana ospita questo spaccato sull’Italia che (non) fa l’amore, sì, ma – è la tesi di Annalisa Chirico – senza la libertà necessaria. di ANNALISA CHIRICO
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L’intervento. Bravo Napolitano, ascoltare gli studenti di M. Madia

dicembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato dà la propria disponibilità ad un incontro con i rappresentanti del movimento studentesco di nuovo in piazza per protestare contro la riforma dell’Università in corso di approvazione in queste ore al Senato e contro il governo. Un atto distensivo, in grado di allentare la tensione più di qualsiasi riferimento a «potenziali assassini» (…). Anche per capire che cosa propongono, gli studenti. Perché il ddl Gelmini è imperfetto ma va, o si propone (ufficialmente) di andare nella giusta direzione. E allora, anche per chi pensa che non abbiano «nemmeno letto il testo della legge», come (sostiene) Giuseppe Cruciani, il modo migliore è comunque dialogare. Quello che non ha fatto il governo. Ciò che farà Napolitano. Che si prende il plauso della deputata del Pd. Perché il nostro futuro sono loro. E quel futuro va costruito con loro. Che, al di là della riforma, hanno mille ragioni per essere preoccupati e scontenti. di M. MADIA*
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Proposta. Autogoverno (federale) dei (nostri) comuni Franco Laratta

dicembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha, tra gli altri, due meriti. Il primo: avere lanciato l’allarme sulla necessità di un cambio di passo, ora, nel qual caso l’Italia può salvarsi e risorgere, altrimenti ci avvieremo ad un declino inesorabile, dopo un buon tratto di strada del quale sarà molto difficile, anche con le migliori intenzioni, tornare – nei tempi brevi in cui possiamo farlo oggi – alla condizione alla quale possiamo aspirare, quella di guida per l’unificazione europea per farne – del nostro Paese e del Vecchio continente, «patria del futuro», come suggerisce saggiamente lo stesso presidente del Consiglio – la culla della civiltà. Il secondo merito è avere spostato (una parte del/)il dibattito dalla centralità della politica politicante fine a se stessa autoreferenziale di oggi ai contenuti. il Politico.it fa quello che la nostra stampa avrebbe dovuto fare – quando la politica fosse stata, com’è stata, ipnotizzata dallo specchio – in questi ultimi trenta-quarant’anni: riportare tutti ad agire per la nostra nazione, mettendo da parte se stessi, per poi “ritrovarsi”, magicamente, nel momento in cui l’Italia fosse (sarà) tornata ad essere un grande Paese e, con lei, ciascuno di noi. E come un grande capitano ecco che magneticamente il giornale della politica italiana ritrova tutti (o quasi, diciamo: la scorza della nostra politica politicante è dura da scalfire) sulla propria strada, al proprio seguito, verso la costruzione del domani del nostro Paese. Che dunque, senza tema di smentita, si può dire sia iniziato (ma continuerà) qui, su questo giornale, che svolge in quest’epoca la stessa funzione dei “fogli” risorgimentali di Mazzini o Cattaneo. E’ così che uno dei nostri principali collaboratori, il deputato del Pd, avanza oggi – da queste colonne – delle proposte importantissime per ciò che riguarda l’ammodernamento dello Stato, che vanno ad inserirsi nel discorso sviluppato nei giorni scorsi sul taglio e sulla ristrutturazione della nostra spesa pubblica e dei costi della politica. In particolare in un punto colpisce la «narrazione» di Laratta: quello per il quale sono i nostri Comuni, fermo restando un rafforzamento virtuoso del potere centrale, la chiave per la ripartenza sul territorio. Comuni che rappresentano storicamente la nostra migliore espressione di autogoverno, e che anche oggi sono una delle parti del corpo dello Stato che funziona meglio. E allora, ad esempio, potrebbero rappresentare il canale della responsabilizzazione e della «gestione» del rilancio del nostro sud. Sentiamo. di FRANCO LARATTA* Read more

C’è De Gasperi nel futuro centrosinistra Significa che Pd deve rifare grande Italia E’ questo compito che ora gli dà la Storia Una grande inchiesta in quattro puntate di GABRIELE FEDERICI

dicembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sono passati pochi mesi dall’intuizione del nostro direttore. Il Partito Democratico, in crisi d’identità, si faccia “partito dell’Italia” e assolva al proprio compito storico (appunto) di salvare e rifare grande questo Paese – in un unico tempo. Una prima risposta, da parte del Pd. Poi di nuovo l’afflosciarsi nel dibattito sterile sulle alleanze. Oggi il giornale della politica italiana rilancia. E propone, con una delle sue firme più autorevoli, un grande viaggio nel domani dell’attuale opposizione. Vista in una logica (come sarà inevitabile, al netto di ogni “calata di brache” bersanian-dalemiana) bipolare. Adesso è (o può essere, se saprà ascoltare) il tempo del centrosinistra. Che, simbolicamente, può rifarsi al padre della nostra Repubblica, non uomo di sinistra ma in grado di unire il Paese all’insegna della responsabilità. Cosa che oggi, in mancanza di una destra figlia della nobile tradizione cavouriana (o dello stesso De Gasperi), può fare solo il Partito Democratico. Il partito dell’onestà e della responsabilità. Ma questa è solo la direzione, tracciata da Matteo Patrone. Gabriele Federici muove da qui per accompagnarci in un magico viaggio in quello che è – in fondo – il futuro dell’Italia. 1° puntata
di GABRIELE FEDERICI Read more

L’intervento. Ora stop agli egoismi di Idv e Vendola Massimo Donadi

dicembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che impediscono di costruire un nuovo centrosinistra più di quanto non facciano i tentativi (sia pure fra mille errori) di trovare una quadra del Partito Democratico. Il capogruppo alla Camera di Italia dei Valori interviene sul “suo” giornale della politica italiana nel confronto in corso nell’opposizione per cercare una via per costruire l’«alternativa», un’alternativa che sia in grado di vincere le elezioni. di MASSIMO DONADI* Read more

L’intervento. Ora un taglio (netto) alle auto blu Domenico Finiguerra

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo ha chiamato principio della sobrietà. Che può consentirci di evitare l’austerità. Ricapitoliamo: l’Italia, in mancanza di un cambio di passo, è avviata ad un declino inesorabile. il Politico.it, in tempi di estraniazione dalla realtà (della nostra politica, e in coda ad essa del Paese) lo ha denunciato con più chiarezza e tempestività di tutti: o ci rimettiamo al lavoro, subito, e allora possiamo non solo salvarci ma tornare grandi, oppure tutto questo diventerà una chimera. E – ecco il punto – rischiamo di non poterci permettere nemmeno un declino. Perché i nostri conti senza crescita possono essere tenuti in sicurezza ancora un po’, ma non – ovviamente – per sempre. Per questo è arrivata la provocazione di Giuliano Amato: «Un prelievo di 12mila euro dai conti correnti di tutti per ripianare il debito e slanciarci nella ripartenza». Un’extrema ratio, una provocazione appunto che, tuttavia, chiarisce i termini della questione: sviluppo, o rischiamo – inutile nascondercelo – la bancarotta (e viceversa: rischiamo la bancarotta e, così, fatichiamo – anche per questo – a crescere). In questo contesto la spesa pubblica, lo abbiamo detto con coraggio, va ridotta con decisione. Ma siccome proponiamo di farlo nell’interesse del Paese, e non per qualche furore ideologico, è ovvio che si debba partire dagli sprechi. E tra gli sprechi ci sono anche i costi eccessivi della politica. Ne abbiamo, appunto, parlato venerdì (con grande successo). Torniamo a parlarne oggi perché ci è venuto a trovare uno di coloro i quali il Politico.it ha indicato (più volte) come risorsa nella costruzione del futuro: quell’ambientalista brillante sindaco di Cassinetta di Lugagnano che ritorna spesso nei nostri racconti. Oggi Domenico Finiguerra è qui. Si riunisce agli altri, sul giornale della politica italiana. Per portare il proprio contributo all’impegno per rifare grande l’Italia. Un obiettivo il cui raggiungimento passa anche attraverso l’alleggerimento della nostra macchina. E il taglio delle spese della politica. Tra cui quelle per le auto blu. Rispetto alle quali il sindaco ha una proposta: prendetevi, in cambio, la nostra Panda verde… di DOMENICO FINIGUERRA* Read more

L’editoriale. Pd, vaso comunicante tra politica e società di G. Rotondo

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Paese che sogniamo è un’Italia che fa della cultura il proprio ossigeno, si ri-ha della propria capacità di pensare e torna al proprio impegno. Per questo obiettivo sono necessarie la rivoluzione culturale, ma anche un Partito (Democratico) «liquido» ovvero capace di penetrare – assumendoli in sé – negli «anfratti» della società. Che torna ad essere una civiltà. Politica. Quasi una democrazia diretta. Diretta nel senso che è la società che esprime la politica, che ridiventa un servizio. Per sé. Per gli altri. Per tutti. Per rifare dell’Italia un grande Paese (e poi mantenerla tale). Dopo averci efficacemente raccontato la vera identità del Pd, il capo di Insieme – l’associazione che più spinge per il compimento del Partito Democratico – ci spiega perché, questo partito, è meglio che sia liquido. Anzi, acquoso. di GIUSEPPE ROTONDO Read more

Pigi: ‘Entro gennaio la nostra piattaforma’ D’Alema: “Non in generale ma le riforme” Va meglio, ma serve più un’idea di futuro Non “piattaforma” o “le riforme” (anche) Ma sogno dell’Italia che (così, poi) verrà

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci prendete per puntigliosi: il giornale della politica italiana è il principale fautore della presa di coscienza che vede ora i Democratici impegnati a darsi un progetto. Il problema è che «piattaforma», e «le riforme», non esprimono ciò che il Politico.it ha indicato per primo – a partire, va detto, dal concetto di «narrazione» di Vendola – servisse al centrosinistra e ha ottenuto entrasse nel vocabolario di Bersani. Non serve (tanto, o prima) un «programma» – cioè una serie di intenzioni – perché tutto questo è riduttivo (anche se, in seconda battuta, va prodotto). Serve una prospettiva, una direzione finale nella quale muovere il Paese, un «sogno» appunto, in grado di coinvolgere anche emotivamente gli italiani. Altrimenti, l’Italia vivacchia e rischia di non farcela, e il Pd non è in grado di mobilitare la maggioranza (relativa?) del Paese. Pigi raccoglie, a riguardo, anche la sfida del nostro giornale rispetto al «nazionalismo necessario», parlando di «risveglio italiano»; tutto questo deve essere messo a sintesi in un disegno per la costruzione del futuro dell’Italia, che sia prima ideale e poi programmatico. I Democratici ascoltano il Politico.it e allora diciamo loro: (ri)ecco il nostro progetto nel suo complesso. E’ a disposizione. Perché a noi importa solo di vedere tornare grande questo Paese. Ora Luca Paccusse ci racconta il travaglio (è proprio il caso di dirlo?) di queste settimane del Pd. Sballottato tra le buone intenzioni di fondo – come non si possono non riconoscere, come sempre, ai Democratici: per questo il giornale della politica italiana vede nel Pd la forza (maggiormente onesta e responsabile) chiamata dalla Storia a caricarsi sulle spalle questo Paese, salvandolo e rifacendolo grande, in un unico tempo – e i limiti della anzianità (politica, e a volte non solo, dei suoi dirigenti), portato generosamente a sacrificare sempre qualcosa pur di fare il bene dell’Italia. Ma la generosità, oggi, il coraggio, oggi, cari Democratici, è assumere la leadership del Paese; venire fuori, con la vostra forza ideale e (appunto) la vostra generosità. Non abbiate paura, verrebbe da dire. Liberatevi; e, così, liberate l’Italia. Non, da Berlusconi. Ma dai lacci e lacciuoli che ci siamo autoimposti, e che frenano la nostra espres- sione. Paccusse, ora, sul travaglio del centrosinistra. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Oggi ben tre recensioni (dure) di Ulivieri Primo: Il responsabile delle risorse umane Una (sola) stella, ma è un film da vedere

dicembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it è il giornale del cinema. Il giornale di Attilio Palmieri, il nostro (primo) critico, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E dello scrittore fiorentino, che oggi ci racconta tre film. Cominciamo con quello di Riklis, tratto dal romanzo di Yehoshua, a cui Ulivieri concede poco, ma che merita un passaggio in sala. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Poi è La bellezza del somaro di Castellitto Ma noi celebriamo (‘solo’) Laura Morante

dicembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non uno dei migliori prodotti del nostro cinema, che sta ricominciando a crescere, acquisendo – come nel caso di Noi credevamo – anche una funzione nazionale/nazionalistica come nella tradizione del cinema americano; un film che non vi consigliamo, ma che è giusto affrontare, anche per rendere omaggio ad una delle nostre attrici più brave. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

E chiudiamo con una commedia amorosa Tre (scapoli e un bebè – ?) all’improvviso

dicembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una comme- dia sentimentale hollywoodiana piuttosto banale, a cui Ulivieri dà una stella. Così. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Non è qui questione di bassa demagogia Ma di equità e vera riduzione della spesa Ora parlamentari rinuncino alla pensione E si armonizzino gli stipendi (di tutti noi)

dicembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana pensa che un governo che faccia il bene dell’Italia sia chiamato ad operare tagli netti alla spesa pubblica, sul fronte degli sprechi naturalmente e senza penalizzare la spesa sociale, che pure va ristrutturata nell’ambito del piano complessivo per rifare grande l’Italia, adottando (anche) il principio che tutto quanto può essere trasformato da spesa a fondo perduto in investimento (indennità di disoccupazione solo per chi partecipa alla formazione permanente, pensioni rimodulate e introduzione di bonus per chi può mettersi al servizio della società anche nella vecchiaia, possibilità di un alloggio per le persone che oggi sono costrette a vivere sulla strada se si rendono disponibili – a loro volta – a dare il proprio contributo a rifare grande questo Paese) va, appunto, reso tale. Ma i tagli sono onesti e responsabili solo se, ad essi, si accompagna una cancellazione degli sprechi anche sul fronte dei costi della politica. Diminuzione del numero dei parlamentari, sì (ma senza penalizzare la democrazia), ma soprattutto via le pensioni – presenti, passate e future – di deputati e senatori, via i benefit (è doveroso che, come ogni lavoratore, anche i parlamentari contribuiscano alla nostra economia), via le auto di rappresentanza (le cosiddette auto blu) per tutti tranne nei (limitatissimi) casi in cui siano necessarie (per le prime quattro cariche dello Stato e i ministri, ad esempio), revisione della concessione delle scorte per limitarla ai soli casi di reale necessità. E stipendi che, complessivamente – e ci riferiamo a quelli dei nostri rappresentanti nelle varie istituzioni ma anche al resto degli stipendi nel nostro Paese, da quelli dei manager, a cui va fissato un tetto, a, ovviamente, quelli delle star e ai gettoni della televisione pubblica fino a quelli dei comuni lavoratori – siano armonizzati secondo principi di proporzione ed equità, anche qui favorendo un’ulteriore riduzione della spesa e un’idea di sobrietà (prevenendo così l’austerità) sulla quale rifondare un Paese leggero, e nella condizione di muoversi veloce e di arrivare prima al traguardo – che per noi rappresenta la salvezza e, ad un tempo, il rilancio – della modernità. Ecco (anche) perché servono un governo e una maggioranza monocolore Democratici. Solo un Pd che sia completamente libero di esprimere se stesso può andare fino in fondo (anche) da questo punto di vista. Read more

Se su eutanasia il dibattito (non) è aperto Confronto pubblico riguardi la vita reale Poi governi decidano responsabilmente Ora il Polo della Nazione si dice contrario E i radicali a Fini: “Così non sei moderno” Diciamo no a contrapposizione di fazioni

dicembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel Paese che sogniamo nella televisione che sogniamo vanno uomini politici, intellettuali e scienziati, e coinvolgono – grazie anche ad una tivù che, attraverso la convergenza (con la rete), favorisca la partecipazione attiva – l’Italia in una grande discussione culturale, impegnata sul proprio futuro, che sia avvertito come il futuro di tutti. Un dibattito che apra le menti, responsabilizzi, in uno Stato che non sia etico ma nemmeno relativista, in cui i cittadini (appunto) sono chiamati a recuperare la propria capacità di pensare ma in cui i governi, poi, assolvono alla propria funzione di guida e decidono, quando è necessario, democraticamente, per tutti. In questo Paese si parla anche di eutanasia. Ma lo si fa (appunto) informando e responsabilizzando i cittadini a capire che cosa pensano (davvero), escludendo l’ideologia (o, meglio, il fanatismo), sia quella relativista, sia quella “etica”. I radicali, nel loro stile, hanno fatto passare in tivù lo spot a favore della morte indotta senza (poter) aderire a questo modello. Un blitz forse necessario, in un’Italia culturalmente ferma, ma (in assoluto) non opportuno in queste modalità, che richiede necessariamente non tanto un contrappeso dello stesso tipo, ma l’apertura, a sistema con gli altri, di un dibattito onesto e responsabile. In questo contesto il giornale della politica italiana dà spazio ad una replica – di Annalisa Chirico – ai terzopolisti che hanno stigmatizzato l’azione radicale, auspicando l’avvio di una discussione – libera dalla faziosità delle tifoserie contrapposte – che coinvolga, informi, ascolti e poi decida rispetto anche a ciò che diranno i cittadini. Read more

O(h) Pigi l’emorragia (di voti) continuerà La fiducia è votata da due transfughi Idv Ma il problema politico è (anche) Cesario Chiara Burgio racconta i Responsabili (?)

dicembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tra cui, non temete, l’ormai leggendario Domenico Scilipoti. Che scoprirete avere militato per ben dieci anni in Idv senza dare – dicono gli ex compagni di partito – segni di possibile incoerenza/inaffidabilità. Il Pd si vanta di non essersi lasciato sfuggire nemmeno un parlamentare nei giorni della fiducia: ma questo è dovuto alla maggiore onestà e responsabilità della propria area di opinione e sensibilità, la ragione per cui il Politico.it attribuisce ai Democratici il compito (storico) di assumere la leadership non solo del centrosinistra ma del Paese. In realtà due ex deputati Pd hanno votato contro la mozione presentata dal loro ex partito; e se uno, Calearo, è un uomo di destra candidato da Veltroni in una improvvida inversione dell’ordine degli addendi (per cui la somma, però, cambia): candidare uomini di destra ottenendo voti solo a sinistra, quando invece si tratta di candidare solo Democratici ottimizzando le loro caratteristiche per proporsi utilmente (per il Paese) come “partito dell’Italia”, se Calearo è stato un errore tattico, dicevamo, Cesario, l’altro transfugo passato per Api, è figlio di un errore strategico: quello che sta portando Bersani (appunto) a trasformare la casa dei Democratici in una “Cosa-4″ successiva al Pci-Pds-Ds, così da “meritare” il 25 per cento a cui ora lo accreditano i sondaggi. Ma lasciamo per un momento da parte la causa Democratica (che è della nazione), e gustiamoci il racconto di Burgio. Che ci svela chi sono i tre (unici) esponenti del Movimento di responsabilità (di nuovo, ?) nazionale (?). di CHIARA BURGIO Read more

Il commento. Un pessimo Bersani Ora la priorità al progetto Lerner

dicembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il segretario del Pd – che nelle ore successive corregge parzialmente il tiro – sembra aver perso la bussola. O meglio essersi testardamente innamorato dell’unica bussola che pare saper usare, quella di un’alleanza tra un Pci-Pds-Ds e il centro (prima di tutto, in tutti i sensi). Una classe dirigente vecchia, che non sente (più) le esigenze di questo tempo, pretendendo egoisticamente di non lasciare il posto ai «figli di questo (stesso) tempo», non è «ontologicamente», scrive Pippo Civati, in grado (diciamo noi) di «raccontare l’Italia che vorrebbe». Bersani ha ascoltato il Politico.it che gli suggeriva la necessità di un «progetto», salvo poi limitarsi – non “possedendo” («ontologicamente») l’argomento – a citarlo senza darvi seguito. E ora è tornato sulla sua strada originaria (in tutti i sensi), quella delle alleanze-prima-dell’idea (salvo, appunto, “spiegare” meglio la propria posizione nel pomeriggio). Il Pd immagini e offra un futuro al nostro Paese: e sulla base di questo (gli altri) faccia(no) le alleanze (col Pd). Il commento all’intervista a Repubblica in cui Pigi si intestardisce sulla priorità all’alleanza col Polo della Nazione, all’interno, è del conduttore dell’Infedele.
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Ma oggi Berlusconi vince ancora elezioni Sondaggio Crespi, destra 41; sinistra 36.8 Può batterlo solo un Pd ‘partito dell’Italia’ Effetto Scilipoti (FOTO), l’Idv crolla: -1.5%

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo i Democratici capaci di rappresentare il bene del Paese sono in grado di vincere questa tornata elettorale (, di governare nell’interesse dell’Italia,) e di scongiurare, peraltro, il rischio (concreto) che dopo il voto – specie se si andrà alle urne con questa legge elettorale, e dunque se al Senato Pdl e Lega dovessero non riuscire ad avere la maggioranza – si verifichi una convergenza destra-centro per la formazione del nuovo polo dei moderati sotto le insegne del Ppe (battezzata da Berlusconi nel suo discorso alle Camere), con – magari – Casini premier e Silvio al Quirinale. E perché il Pd possa rappresentare efficacemente questa soluzione c’è una sola, concreta possibilità, lanciata da il Politico.it nei giorni delle dimissioni di Penati: che l’attuale dirigenza Democratica faccia un passo indietro e che Matteo Renzi scenda in campo alle primarie per la leadership del centrosinistra, batta Vendola e restituisca all’area di opinione e sensibilità maggiormente onesta e responsabile del Paese il suo ruolo di guida (del centrosinistra e dell’Italia). O, cari D’Alema e Bersani, preparatevi – oltre a perdere le primarie con Vendola: non è forse preferibile un Pd dei giovani, ma pur sempre un Pd, ad un “commissariamento” post-comunista? – ad una lunga traversata nel deserto (che toccherebbe, peraltro, a quel punto, agli stessi giovani fin’oggi tenuti fuori). Senza nemmeno la “fantasia” di avere fatto il Pd. Il grande sondaggista ci presenta ora – nel dettaglio – i dati di questa settimana. Pdl in crescita, Polo della Nazione 16%. di LUIGI CRESPI
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Il commento. Wikileaks, salviamo la diplomazia (e il mondo) Chirico

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Il mandato d’arresto internazio- nale per molestie sessuali» nei confronti di Assange «appare nient’altro che un vile stratagemma per incastrarlo». Parte da questa premessa, la giovane esponente radicale, per criticare (in due tempi) la “politica” dell’open diplomacy del sito del miliardario australiano. Prima tesi: l’ordine mondiale si regge sull’autolimitazione degli stati, e scoperchiare il “vaso di Pandora” delle recriminazioni nei confronti degli altri significa rompere quell’argine e rischiare di fare saltare quell’ordine. E poi Wikileaks (la sua battaglia) non va confusa con (quella per) la trasparenza dello stato – com- battuta, da noi, dai radicali in Parlamento. di ANNALISA CHIRICO Read more

Il commento. Ma attenti, il Paese è ad un passo dal baratro F. Laratta

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E serve quel cambio di passo teorizzato dal giornale della politica italiana, producendo il quale possiamo non solo salvarci, ma – ora – tornare grandi, altrimenti metteremo anche l’altro piede sulla strada che scende e ci avvieremo ad un declino inesorabile. In questa chiave «sei mesi, un anno» di galleggiamento, in attesa che si verifichino le condizioni migliori (per chi?) per andare al voto, non ce li possiamo permettere. Quindi, o il governo governa, mettendo in atto possibilmente quella rivoluzione liberale che è la ricetta che la destra può offrire per rilanciare il nostro Paese, oppure è meglio andare a votare, e a quel punto toccherà a tutti noi assumerci le nostre responsabilità facendo la scelta migliore per il futuro dell’Italia. Ammesso che, nel frattempo, qualcosa di questo tipo – di “migliore” – si sia profilato all’orizzonte. In attesa che il Pd batta un colpo, rispondendo alla chiamata della Storia, che lo vuole “partito dell’Italia” che si carica sulle spalle e salva e rifà grande – in un solo tempo – questo Paese, il deputato (proprio) del Partito Democratico analizza il passaggio da un’epoca di autoreferenzialità a (si teme) un’altra, con un centrodestra menomato e, rispetto al recente passato (che è quello più berlusconiano di tutti) ancora più berlusconiano. di FRANCO LARATTA* Read more

Tremonti: ‘Tornare a far pure lavori umili’ Ma destra pensa a ulteriori divaricazioni “No – dice, ad esempio – studio per tutti” Nel nuovo Rinascimento cultura è diffusa E rappresenta vera “cifra” della persona Si potrà (e vorrà) (ri)fare (tutti) i mestieri

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi il mercato del lavoro è sproporzionato sul fronte dell’offerta. C’è una fila dietro a certi lavori, che non “bastano” per tutti. E si genera così (nuova) disoccupazione. Il Paese che sogniamo è un Paese che avrà bisogno di più forza lavoro a quei livelli, che sono i livelli dei mestieri intellettuali. Ma un’Italia che ritorni grande da un lato non può, e dall’altro non deve, immaginare che siano gli unici lavori possibili. Nel nostro nuovo Rinascimento le persone non vengono giudicate per il mestiere che fanno, ma per l’intelligenza, la cultura, la saggezza che sanno esprimere. La cultura deve tornare ad essere il nostro ossigeno. E tutti devono (potervi) accedere. La televisione è, in questo senso, un grande strumento di democrazia. E l’università deve continuare ad essere una possibilità per tutti. Ma deve cessare di essere una necessità sociale. Oggi chi sceglie di fare lavori cosiddetti “umili” (proprio per questo) è umiliato. E allora il percorso universitario cessa di essere una scelta e diventa un obbligo (sociale). Questo intasa il sistema, genera sprechi, disoccupazione e frustrazione. Il Paese è diviso in due non solo economicamente, ma anche socialmente, (entrambe le cose) perché culturalmente. Il nuovo Rinascimento italiano ha bisogno di artigiani, tecnici, impiegati, operai che facciano con cultura il loro lavoro, portando un valore aggiunto. Per questo è necessaria una (sotto)rivoluzione culturale (anche da questo punto di vista), che riduca lo spazio della cultura competitiva interna e proietti tutti verso l’obiettivo comune di rifare grande questo Paese. Tutti devono essere coinvolti. E da ciascuna postazione, qualunque essa sia, ciascuno di noi è decisivo per il nostro nuovo Rinascimento. Tutto questo genererà migliori condizioni economiche di settore e complessive, e ridurrà le differenze – grazie alla riduzione delle differenze culturali, che avranno non cancellato ma riconosciuto e valorizzato le differenze sociali (ma nel senso non delle diverse condizioni, ma della qualità nel senso della varietà del proprio ruolo). In sintesi: una nuova cultura sociale, che valorizzi la persona e il suo impegno a prescindere dal filone nel quale questo viene espresso. La rivoluzione culturale, che (ri)faccia della cultura il nostro ossigeno. Un riequilibrio del nostro mercato del lavoro. E il Paese è pronto a dispiegare le vele. (M. Patr.). Read more

Polo della Nazione, nasce Kadima italiana il Politico.it lo annunciò più di un anno fa (Ri)ecco oggi pezzo del nostro direttore

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

11 novembre 2009: giorno del battesimo del nuovo partito-movimento di Francesco Rutelli dopo la fuoriuscita dal Pd. “Alleanza per l’Italia”. Dove abbiamo già sentito questo nome? E’ il nome scelto da Gianfranco Fini per il partito (eventuale) che avrebbe dovuto sfidare a destra il Pdl dopo la svolta del Predellino, quando ancora (o già?) si era alle «comiche finali», prima della (temporanea) ricucitura tra Berlusconi e il presidente della Camera. Sta nascendo il terzo polo. Matteo Patrone anticipa tutti e coglie, in quella giornata di metà autunno, il segnale dell’inizio del processo che trova oggi il proprio coronamento. Riproponiamo il pezzo di un anno fa, oggi più che mai straordinariamente attuale. di MATTEO PATRONE Read more

***Diario politico***
SI VOTA IL 27 MARZO (?)
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E anche in queste ore ha continuato a segnalare che quello a cui stavamo assistendo era un’autocelebrazione della nostra politica autoreferenziale di oggi. E sia nelle ore del voto, sia oggi – con il pezzo incisivo di Giuseppe Rotondo sul Pd e, quindi, sull’Italia – abbiamo continuato a proporre la nostra narrazione sul domani del nostro Paese (alternata, naturalmente, agli aggiornamenti su quanto stava accadendo). A distanza di ventiquattrore, è il momento di rivivere il «giorno della verità» (?) per capire, anche – e lo faremo meglio domani con una grande analisi di Franco Laratta – se e dove va questa nostra politica, e quali spiragli si aprono (eventualmente) per quel cambio di passo – che presuppone la nuova politica – che può consentire al nostro Paese di salvarsi e di tornare grande, in un unico tempo. Il più grande racconto del giorno della fiducia e delle ore successive firmato, come sempre, dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

L’editoriale. Ecco qual è la (vera) identità del Pd Giuseppe Rotondo

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Partito Democratico nasce su ispirazione del partito democratico americano. Per rappresentare la casa di tutti i riformisti. Ovvero per essere “il centrosinistra” (ecco perché il Politico.it usa spesso questa formula in sostituzione del nome, e viceversa). Prima della nascita del Partito socialista questa era la “cifra” di tutti i progressisti, senza differenze. Mazzini era un «democratico», come gli altri eroi risorgimentali (con l’eccezione – più nobile – di Cavour). Il Pd è stato concepito per rispondere alla “chiamata” di questa fase storica, in cui non serve più un partito socialista ma c’è bisogno di un grande partito dei democratici. Come allora. Quello di cui il nostro direttore ha tratteggiato specificamente la missione: caricarsi sulle spalle questo Paese, salvarlo e rifarlo grande – in un unico tempo, com’è possibile. E preparare il nostro nuovo Rinascimento. Nelle ore in cui il segretario (attuale) del Pd (attuale) ripete che tutto va bene, il giornale della politica italiana prova a risvegliare l’orgoglio democratico che, come abbiamo scritto più volte, è indispensabile non per il Pd ma per l’Italia. Lo fa con il capo dell’associazione Democratica che più di tutte lavora in questo senso: Insieme per il Pd. di GIUSEPPE ROTONDO
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***Esclusivo***
IL MIO COLLOQUIO CON SILVIO PRIMA DEL VOTO
di PAOLO GUZZANTI

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Liberale annuncia l’intenzione di lasciare il proprio partito per aver osato «ordinare a me di fare ciò che stavo già facendo di mia iniziativa», ovvero di votare la sfiducia. E consegna al “suo” giornale della politica italiana il racconto esclusivo di un incontro con il presidente del Consiglio avuto in aula prima delle dichiarazioni. Ecco cosa «mi» ha detto. di PAOLO GUZZANTI Read more

Diretta dalla Camera. Vi racconto il giorno della verità di A. Sarubbi

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’analisi del deputato Democratico. I due parlamentari che hanno contemporaneamente altri incarichi e dovranno lasciare, a norma di legge, lo scranno, e hanno approfittato di trovarsi ancora in carica per esprimere ugualmente il loro voto. La rissa dopo il no alla sfiducia di Polidori. La scelta dei tre deputati decisivi per la fiducia, Calearo, Scilipoti e Cesario di attendere la seconda chiama per votare. «Da veri divi». di ANDREA SARUBBI* Read more

Il commento. Ora la Lega otterrà le elezioni anticipate di G. Lerner

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Molto più vicine, perché «il risultato di ieri esclude la possibilità per Napolitano di dare un incarico» ad una personalità diversa «da Berlusconi». E il presidente del Consiglio potrebbe rivincerle. Il giornale della politica italiana ha già avuto modo (più volte) di indicare ciò che sarebbe utile al Paese e, contemporaneamente, farebbe il (possibile) successo del centrosinistra. Il conduttore de L’Infedele rilancia la proposta di una lista civica nazionale (all’insegna dell’onestà e della responsabilità) che, pur raccogliendo tutte le forze (moderate) antiberlusconiane, vada però oltre in chiave costruttiva l’antiberlusconismo perdente della sinistra di oggi. di GAD LERNER Read more

Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera Ma partita vera (che) non si sta giocando E’ quella (di contenuti) per nostro futuro

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Duegiorni di (auto)- celebra- zioni della nostra (?) politica (?) autoreferenziale di oggi. Alla quale ha assistito, ipnotizzato, tutto un Paese che ha dimenticato di (dover) essere il protagonista (di ciò a cui avrebbe dovuto assistere). La sequela di interventi che si sono susseguiti in aula non ha detto una sola parola (da ambo le parti) sul futuro dell’Italia. Ed è (invece) quella la chiave per sbloccare la situazione. Non certo il politicismo (sempre autoreferenziale) di una guerra (sia pure parlamentare – ?) tra Berlusconi e gli antiberlusconiani. Il cui protagonista continua ad essere il presidente del Consiglio. Comunque. La svolta è un’altra. Quella dei contenuti. Quella che riporti l’Italia in cima alla nostra (vostra) scala di priorità, a prescindere da qualsiasi egoismo. Egoismo berlusconiano. O finiano. O antiberlusconiano. O persino della (attuale) dirigenza Democratica, che punta a sopravvivere (a se stessa?). A noi di tutto questo interessa poco. Le idee tornino al centro del dibattito pubblico e dell’assunzione di responsabilità di ciascuna parte e di ciascun leader (di oggi, e di domani). E perché questo accada è necessario ritrovare un po’ di orgoglio nazionale. E viceversa. Il resto verrà da sé. Finché non accade questo, staremo parlando di altro, non di Italia. E nemmeno di politica italiana. Read more

***Diario politico***
IL GIORNO DELLA VERITA’
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi si decide questa legislatura. Qual è la situazione a poche ore dal voto. Il discorso del premier di ieri. Ci racconta tutto la nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO
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***In diretta dal Parlamento***
VI RACCONTO LA VIGILIA (DEL VOTO)
di ANDREA SARUBBI*

dicembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intanto una notizia: la direzione del Pli ha dato mandato a Paolo Guzzanti di votare contro il governo. Un voto che potrebbe essere decisivo, e decretare – a questo punto inaspettatamente – la caduta di Berlusconi. Poi tutto sulla giornata di oggi, per la bella penna del deputato del Pd. di ANDREA SARUBBI* Read more

Parentopoli, Alemanno pensa lasciare (?) e (ri)lanciarsi (pulito) nel match nazionale
di PIETRO SALVATORI

dicembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Retroscena. Ci prendiamo una pausa da Berlusconi e dalle vicende della crisi raccontandovi come non ha fatto nessun altro lo scandalo delle nomine. Il terremoto sotterraneo nella politica e nella destra romana. E il sindaco adesso non esclude più di fare un passo indietro. Prima che sia troppo tardi. Anche su Liberal. di PIETRO SALVATORI Read more

Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello Se con l’antiberlusconismo Silvio rivince

dicembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Agli elettori del centrosinistra che si riconoscono nell’opposizione dipietrista diciamo: l’Italia dei Valori ha forse ottenuto l’effetto di far cadere il governo e/o è data nei sondaggi in una condizione tale da poter battere, (quasi) da sola la destra alle prossime (più vicine) elezioni? Abbiamo visto con il nostro Crespi che è esattamente il contrario, proprio da Idv arrivano (una parte delle) stampelle all’esecutivo. Perché l’antiberlusconismo è l’altra faccia della medaglia berlusconiana, ed essere antiberlusconiani significa partecipare alla stessa narrazione che ha per protagonista il presidente del Consiglio. Ed è, nella misura in cui Berlusconi non ha rappresentato la soluzione per l’Italia, appunto, politica autoreferenziale. Dunque da questo – come abbiamo scritto più volte – (non) deve muovere un centrosinistra che voglia, invece, proporre una propria narrazione in positivo al Paese. Può farlo una classe dirigente che ha rappresentato il contraltare (?) a Silvio in tutti questi quindici anni? Si parla di questo, oggi, nel giorno del dibattito in aula dopo le dichiarazioni del capo del governo, nella rubrica del e sul Partito Democratico. di EMIDIO PICARIELLO Read more

Stampa corresponsabile di decadimento Ha insegnato che questa fosse la politica Ora Paese è appeso alla partita a scacchi E ‘nessuno’ s’occupa del futuro dell’Italia

dicembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi e domani i nostri connazionali – quelli che non leggono il Politico.it – resteranno incollati per vedere se il governo cade o se no, e in queste settimane si sono appassionati alle mosse di Fini, alle ipotesi di alleanze, a tutto quello che ha rappresentato la gran parte della nostra politica negli ultimi vent’anni. E non si accorgeranno di appassionarsi ad un grande spettacolo, che nulla a che vedere, però, con la politica (vera). E tanto meno con il Paese. Non, sulla base di una retorica vuota e altrettanto autoreferenziale. Ma perché mai come in questo momento il Paese ha bisogno di scelte concrete, figlie possibilmente di un disegno (prospettico) complessivo, e la tenuta o la caduta di un governo dovrebbero essere semplici strumenti – passaggi – per poter realizzare tutto questo, e non il fine. Il tema non è se si va al voto oppure no, ma, già, cosa vogliono fare la destra e la sinistra – se proprio le nostre classi dirigenti del novecento, ancora (irrimediabilmente, in tutti i sensi) al potere, vogliono continuare a dividersi anche se (la possibilità che Futuro e Libertà e Pd si alleassero, lo stesso dato che se ne sia discusso, lo dimostra) i motivi per farlo sono sempre, ed è un bene, di meno – il tema dovrebbe essere cosa la destra e la sinistra, dicevamo, propongono, in concreto, per il domani del nostro Paese (che si costruisce oggi e non “domani”). Il giornale della politica italiana fa ogni giorno ciò che – lo diciamo senza nessun intento polemico – la nostra stampa non ha fatto in questi venti, trenta, quarant’anni: ovvero incalzare la nostra politica ad occuparsi di futuro. Quello dell’Italia. E non il proprio. Il nostro giornalismo, lo abbiamo scritto, ha infatti una grave (cor)responsabilità nel decadimento della politica e (quindi) dell’Italia. Se un grande quotidiano di oggi, “padre” del modo attuale di raccontare la politica, sceglie di chiamare la propria rubrica Pubblico e contemporaneamente continua ad occuparsi – in quella stessa rubrica – di politica politicante, è segno di due cose: che ciò che diciamo è avvertito come vero anche da parte di coloro che “accusiamo” di questa mancanza, che dunque in qualche modo raccolgono le sollecitazioni che vengono, da mesi, da queste pagine; e insieme che il fenomeno è così radicato da mettere in discussione il linguaggio stesso della politica (la Politica, attraverso il suo racconto, smette di essere tale tanto da dover essere rinominata proprio per poter tornare ad essere la politica) e da essere difficile, anche a fronte di una presa di coscienza (? E’ proprio il caso di dirlo), superarlo. Dunque oggi e domani naturalmente seguiremo, e ci mancherebbe altro, il dibattito in aula e il voto. Ma (nel frattempo) continueremo a spingere per la (ri)costruzione del Paese, e a raccontarlo, un domani, com’è compito (storico) de il Politico.it. Read more

“Noi, il popolo del Pd”

56 esclusive immagini
di CARLO TRAINA
Note a margine
di ANDREA SARUBBI*

dicembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La manifestazione del Partito Democratico a piazza San Giovanni segna un’altra vittoria del giornale della politica italiana. Per due motivi. Il primo è che il (solo) Politico.it (in un momento, non certo facile da questo punto di vista, in cui tutti il Pd lo danno, e lo vogliono, per morto) ripete da settimane che (sono) i Democratici (ad avere/)hanno il compito storico di caricarsi sulle spalle questo Paese e salvarlo e rifarlo grande – in un unico tempo – per le maggiori onestà e responsabilità della loro “area di opinione e sensibilità”; e cos’altro è, se non una sinfonia che risuona imponente sotto queste parole, la “generosità” (copyright di Stefano Menichini) con la quale questa gente, nel silenzio assoluto (o quasi) prodotto dal proprio partito di questi mesi, ha emesso l’ennesimo acuto, invadendo pacificamente Roma, con i colori della nostra nazione, come a dire: “Noi ci siamo, aspettiamo solo che voi vi diate una mossa e siamo pronti ad assolvere al nostro compito”? E poi c’è il secondo motivo. Ovvero che una piccola mossa, anzi, una serie di piccole mosse il Pd ha cominciato (da un po’ di tempo) a darsele. Non apparirà pretenzioso a nessuno, che il giornale della politica italiana rivendichi gran parte del merito: da qui, è partito l’invito a concepire un “progetto organico e complessivo”, mutuato da Bersani nel “progetto”, che oggi (appunto) comincia a vedersi; è (sempre) del nostro direttore l’idea del Pd “partito dell’Italia” fatta propria da Bindi; e se il grande Livio Ricciardelli – uno dei maggiori talenti della nostra politica del futuro - scrive sul proprio profilo Fb che il passaggio del discorso del segretario che più l’ha colpito è quello nel quale Pigi fa riferimento alla “posizione nel mondo” che gli italiani (non l’Italia) hanno diritto a riavere – una chiara “ripresa”, senza quel “nazionalismo necessario” (gli italiani e non l’Italia, come detto) che pure, ribadiamo, è (per l’appunto) necessario perché tutto questo possa avvenire, del nostro discorso sull’Italia che deve tornare ad occupare “la posizione che le compete nel mondo”, quella di culla della civiltà – è chiaro che l’altro vincitore della piazza di oggi, oltre al popolo Democratico, è il giornale della politica italiana. Che da mesi detta l’agenda vera della nostra politica, e del centrosinistra in particolare; e lo fa per una ragione semplice: il Politico.it non ha a cuore gli interessi di qualcuno, bensì solo il ”bene del Paese” (altra espressione riportata nel discorso pubblico, quando nessuno più vi faceva riferimento: non si dimentichi che tutto questo lo scriviamo da mesi, mentre solo ora la nostra politica autoreferenziale di oggi comincia, faticosamente, a farlo proprio). Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui. E ora lo spazio al (primo) vincitore della giornata, non il Pd (che pure, oggi, ha fatto una mossa verso la – propria, e del Paese – salvezza) ma la “nostra gente”, come la chiama da sempre Piero Fassino. Non “l’Italia migliore” di vendoliana memoria (?), perché non c’è un’Italia “migliore”, ma una sola Italia: quella che (però) il Partito Democratico dovrà prendere per mano per darle modo di rifarsi grande. All’interno, il fotoracconto della giornata firmato Carlo Traina e gli appunti da San Giovanni del deputato Democratico. Read more

Il commento. Perché Di Pietro è il miglior alleato di Silvio di L. Crespi

dicembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il paradosso è che, ora, il vantaggio offerto da Idv – o meglio da alcuni antiberlusconiani dipietristi – al presidente del Consiglio non è più solo indiretto, ma addirittura diretto, nella misura in cui (alcuni di loro) gli voteranno la fiducia. L’antiberlusconismo ha tenuto, e continuare a tenere, in vita (politicamente parlando – ?) Berlusconi. Ecco come. di L. CRESPI Read more

***Il commento***
IL MERCATO DEI DEPUTATI
di FRANCO LARATTA*

dicembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una “categoria”, quella dei nostri rappresentanti, infangata dallo spettacolo (?) al quale assistiamo (ancora una volta) in queste ore, ma che non comprende solo personaggi come quelli balzati al (dis)onore delle cronache (ma il giornale della politi- ca italiana, come avete visto, si occupa – appunto – di politica, continuando a lavorare per la costruzione del futuro dell’Italia). Il deputato del Pd appartiene alla maggioranza (?) sana dei parlamentari. E di fronte a tutto questo decide di dire la sua. Scegliendo come sempre il suo giornale. di FRANCO LARATTA*
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‘Il marcio su Roma’: la nuova parentopoli Poi Fini litiga con Casini per la leadership (E) non è più tanto sicuro di volerci stare Nichi: primarie per me, non per i deputati E’ perché solo Pd può rifare grande Italia

dicembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sostiene da settimane che il Partito Democratico ha il compito storico di prendersi sulle spalle questo Paese, tirarlo fuori dalle secche e rifarlo grande. Non lo diciamo per una preconcetta adesione (che non c’è) alla causa Democratica, alla quale (nella sua interpretazione attuale) non lesiniamo critiche. Ma basta guardarsi attorno per capire cosa deve fare il Pd, per l’Italia prima che per sé. Nella Capitale centinaia di assunzioni al di là di ogni criterio meritocratico – anzi, per puro legame di affinità politica – nelle municipalizzate. L’obiezione: anche Veltroni e Rutelli l’hanno fatto. Posto che al di là di loro è vero che ciò è accaduto a livello statale da parte (o per conto) di una certa sinistra storica, è vero che mai era capitato in queste dimensioni, per ragioni puramente politiche e di potere e non (almeno) motivi di ordine sociale, e senza (appunto) alcuna attenzione per il merito e, quindi, per la città. No: nemmeno da questo punto di vista «sono tutti uguali». Poi assistiamo al teatrino del presidente della Camera – da noi peraltro più volte lodato in passato – che, al di là della legittima (e virtuosa) evoluzione politica vissuta negli ultimi vent’anni, al di là pure della repentina scoperta della presunta inadeguatezza berlusconiana, ora sembra non saper (più) che fare. E’ nell’interesse del Paese? Che vuole perseguire, dal canto suo, il presidente della Puglia. Ma vuole contemporaneamente nominare i candidati alle elezioni nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà, non scegliendoli con le primarie come pretende di fare (al più presto) con se stesso. Come invece vogliono fare tutti i dirigenti del Partito Democratico, al di là della loro posizione (e delle loro differenze di posizione) sul resto. Ecco (tutto quanto detto) perché il Pd è la forza (più onesta e responsabile) chiamata a fare il bene di questo Paese. Lasciando da parte, in questa fase storica, le tentazioni sindacali: del resto gli interessi delle classi più deboli non si potrebbero perseguire meglio che rifacendo grande l’Italia, e mettendo così tutti nelle condizioni – strutturali! – di rivedere la luce. E’ quello che deve fare il Pd. Farsi “partito dell’Italia”, tirare fuori dalle secche e – ad un tempo – regalare – a tutti! – un grande futuro. Solo voi potete farlo, cari Democratici. Ed è il momento di farlo. Ora. O mai più. Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Preservativoleak

dicembre 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli accessi crescono quando interviene Giulia. Oggi è (più) bruciante (del solito): poche battute per “mettere a posto”, con il “pretesto” (anche qui) del caso Assange, (anche) sua Santità.
di GIULIA INNOCENZI Read more

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