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Il dibattito. Perché dico “sì” a Vendola dentro al Pd di G. Lerner

novembre 30, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana crede in un Partito Democratico (possibile) “partito dell’Italia” che si faccia carico del bene del Paese e non tenda a rappresentare specifici interessi, unica chiave, a nostro modo di vedere, per salvare e far risorgere il nostro Paese – che ha bisogno, per questo, di essere caricata sulle proprie spalle dalla sua forza, anzi, dalla sua area di sensibilità e opinione più onesta e responsabile – e perché la sinistra possa ritrovare la proprie egemonia. Lo scrisse il nostro direttore alcuni mesi fa, il Pd raccolse la sfida salvo poi perdersi nella propria non solo mancanza di orientamento, ma nella mancanza della consapevolezza della necessità di un orientamento e dunque di una presa di coscienza (di sé). Come già alla vigilia delle primarie Democratiche dell’ottobre 2009, alle quali il Politico.it appoggiò Ignazio Marino salvo ospitare, nel solco della tradizione dei grandi quotidiani americani, anche opinioni favorevoli agli altri due contendenti (che allora erano Bersani e Franceschini), ciò non ci impedisce di continuare a rappresentare la tribuna dalla quale vengono assunte le posizioni più impegnative da parte (anche) degli (altri) maggiori protagonisti della nostra politica. Così, dopo che Nicola Latorre lancia sul Corriere l’idea di un Pd che, ormai rassegnato ad essere un partito “di sinistra” tout court (o quasi), accolga dentro di sé Sinistra Ecologia e Libertà e il suo leader accettando, sostanzialmente, di vederlo diventare anche il proprio (o comunque proprio candidato premier), gli risponde dalle nostre colonne il conduttore de L’Infedele. Una sola nota a margine: l’allargamento del Pd, o meglio il suo compimento come “partito del Paese” capace di rappresentare tutte le sensibilità di tradizione Democratica, è compatibile con lo stesso progetto originario veltroniano ed è secondario nelle nostre proposte. Solo che prevederebbe che non solo Vendola, da un lato, ma anche i Democratici moderati dall’altro, (ri)entrassero nell’attuale formazione di Bersani. Una strada facilitata da un Pd che, finalmente soggetto protagonista della nostra politica, parta dal progetto, dalla sua idea di futuro e faccia discendere da questa ogni sua altra scelta. Ma questa è la “nostra” linea, che continueremo a sostenere. Ora sentiamo l’opinione-risposta a Latorre di Gad.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Talmente di rado mi succede di ritrovarmi d’accordo con Nicola Latorre (a parte la comune fede interista) che vorrei segnalare il mio pieno consenso alla sua idea di un Partito Democratico capace di includere Nichi Vendola e l’area della sinistra sindacale e ambientalista che in lui si riconosce. Magari Latorre l’ha concepita come mossa tattica per mettere in difficoltà Bersani, oppure per eludere il vincolo delle elezioni primarie divenute l’unico strumento democratico di selezione della classe dirigente nel nostro paese. Avanzo questi sospetti perchè in Puglia proprio Nicola Latorre un anno fa fece di tutto, assieme a D’Alema, per interrompere la corsa di Vendola, commettendo un grave errore politico.

Benvenuto il ravvedimento, comunque, se di questo si tratta. E in ogni caso la sostanza della proposta interpreta correttamente la realtà italiana: di fronte all’acuirsi delle disuguaglianze sociali occorre uno strumento largo e unitario come il Pd, arricchito da un pensiero critico e alternativo di cui Vendola è fra i portatori. La contesa per la leadership interna, verrà dopo. Così come la politica delle alleanze con un centro che a mio parere in Italia resterà forza minoritaria, perchè non ci sono una borghesia e un establishment capaci davvero di consolidarlo.

GAD LERNER

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