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Ultimo gesto libertà assoluta del maestro Monicelli, a 94 anni, era la modernità L’italiano del (ritorno al) futuro: se stesso La cultura ci restituirà la (nostra) Italia

novembre 30, 2010 di Redazione 

Predicava una «rivoluzione»: lui intendeva una vera rivoluzione, che da noi «non c’è mai stata», così che il nostro popolo è sempre rimasto «schiavo». (Un po’) meno libero di lui, il giornale della politica italiana cercherà di onorare la lezione di Monicelli dando il proprio contributo (decisivo) per una rivoluzione culturale che, comunque, possa essere sufficiente a determinare quella «liberazione» che era (pensiamo di poterlo dire) anche il suo sogno. I geni, i grandi hanno come modello se stessi: Monicelli, con la più grande generosità, avrebbe voluto che fossimo come lui, liberi (appunto) di essere noi stessi. Avesse potuto sarebbe salito sui tetti con gli studenti: noi pensiamo che la riforma dell’università sia effettivamente il «migliore atto della legislatura», come dice Fini, ma solo perché concepiamo un modo diverso di arrivare (è possibile) allo stesso obiettivo: «non c’è libertà senza l’uguaglianza», diceva il maestro; e per noi la strada per assicurare la (stessa) condizione è rifare grande questo Paese, e dare così a ciascuno, e in particolare ai nostri giovani, un grande futuro (strutturalmente). Il modo in cui se n’è andato non chiude ma eterna, romanticamente, la sua grandezza: un’uscita in grande stile, che ci colpisce e ci carica. Grazie; Mario.

Nella foto, Mario Monicelli: «Non credo a ciò che sento»

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