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***Il commento***
MA, SILVIO, PURTROPPO NON C’E’ DA RIDERE
di LUIGI CRESPI

novembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E rischi di pagare lo scotto alle elezioni. Il tuo stile di vita ha «spianato la tua credibilità». Il giornale della politica italiana è il giornale della nostra politica. E dell’Italia. Il caso Wikileaks è planetario. E interroga questioni “assolute”: la libertà di stampa, le relazioni internazionali. il Politico.it è un giornale autorevole e ha un respiro amplissimo, al punto che se un’accusa ci è stata rivolta, in qualche circostanza, è di volare (persino) troppo alto (ma è ciò che serve oggi al Paese: ritrovare un senso, un’idea di fondo, una visione d’insieme e una prospettiva. E/) (Ma) il giornale della politica italiana ha il compito e la responsabilità di svoltare per l’Italia, e dunque è giusto, è (anzi) doveroso che approfittiamo di ogni occasione – anche del massimo rilievo mondiale – per trarre indicazioni per tutti noi, per la nostra nazione. Così, dopo avere affrontato il tema (di fondo) (di una delle accezioni della) responsabilità, architrave della nuova politica che può fare il Paese che sogniamo, è ancora di “noi” che parliamo, lasciando che l’ex spin doctor del presidente del Consiglio si rivolga (brevemente) al suo mentore per fargli notare che, se è vero che non emergono grosse novità (anche perché il presidente Obama aveva già avuto modo, in diverse occasioni, di esprimere i suoi giudizi su Berlusconi), è pur vero che un’Italia (attraverso una delle sue massime istituzioni) (bis)trattata in questo modo dal nostro principale alleato non si era mai visto. E anche se i casi legati alla tua vita privata pare ti possano fare guadagnare consenso, è chiaro – sostiene Crespi – che per tutto questo qualcosa lascerai sul campo. E dunque non è il caso che tu lo sottovaluti (anche se la reazione risponde ad una strategia della minimizzazione per non alimentare il fuoco e non rimpallare una reazione che confermi la percezione negativa che può essere emersa dalla lettura delle parole dell’amministrazione americana). di LUIGI CRESPI Read more

Wikileaks (non) rivela (nulla di nuovo – ?) Ma Frattini: vogliono distruggere mondo Libertà non esiste senza responsabilità Vale anche per la (nostra – ?) politica

novembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pensate al Partito Democratico: non, un partito (oggi), bensì un crogiolo non di sensibilità diverse, ma di egoismi (politici) che tradiscono la missione comune per assecondare le proprie tentazioni. E’ il concetto di corrente, quella componente interna in cui si organizzano tutti coloro i quali (non) la pensano allo stesso modo. E’ il riflesso di una (mancanza di) responsabilità che attraversa tutto il Paese. La teoria dello “specchio rotto” per cui la società, e la nostra politica, sono divise in mille schegge tutte intente a riflettere la propria specifica frazioncina (di Paese – ?). Accade così – ad esempio – che in un momento di crisi economica ciascuno (settore) chieda, ugualmente, più risorse, senza assumersi la responsabilità di pensare al bene comune. La nuova politica è invece quella politica (italiana) in cui ciascuno si fa carico dell’interesse generale, e dunque assolve al proprio ruolo (di parte), ma nell’ambito di una tensione più alta nella direzione comune del bene dell’Italia. Allo stesso modo il Partito (Democratico) è un partito nel quale ciascuno ha diritto di fare pesare la propria sensibilità, a condizione, però, che tenga conto dell’interesse generale, del Paese e (quindi) della propria formazione (nel suo complesso). Un Pd nato per rappresentare l’unione dei democratici non può trasformarsi, per puro egoismo (politico, e non solo) in una riedizione del Pci-Pds-Ds. Anche perché (appunto) non fa (così) il bene del Paese. Perché tutto questo sia possibile è necessaria (tra l’altro) quella riscoperta dell’orgoglio nazionale, quel nazionalismo necessario per cui la passione politica torni a prevalere sugli interessi particolari, che il giornale della politica italiana ha già indicato come una condicio sine qua non per tornare grandi.      Read more

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