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Come critichiamo Pd lo facciamo a destra Renzi: “Sì, va ritrovato senso di nazione” Il futuro dell’Italia (passa) soltanto di qui Per farlo Csx faccia ora il bene del Paese E il Pdl (ri)conosca la rivoluzione liberale 2 esempi: eccoli con Innocenzi e Lerner

novembre 26, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è tra i pochi a riconoscere – con onestà e responsabilità - che la riforma Gelmini che si è attirata il rifiuto (pregiudiziale ?) degli studenti e di una parte del centrosinistra (Bersani, come abbiamo visto, a dire il vero, ha aperto al confronto; a questo proposito diciamo anche che la battuta sul ministro, sia pure “chiamata” da lei stessa, non fa il bene del Paese perché attiene ad un ordine di idee – quello del teatrino della politica politicante – che non ha nulla a che vedere con la costruzione del futuro dell’Italia) il Politico.it è tra i pochi a riconoscere, dicevamo, che il ddl merita maggiore apprezzamento. Il Paese o cambia immediatamente passo, e in questo modo si salva e può ritornare grande, o muore. E il cambio di passo impone, come abbiamo detto, un completo ribaltamento di piano che faccia, sul piano economico, dell’innovazione la nostra stella polare; sul piano socio-culturale, la cultura, appunto, come chiave per la «liberazione» dell’Italia e il suo possibile nuovo Rinascimento. Entrambe queste prospettive richiedono, lo ha scritto il nostro direttore nel febbraio scorso, una ristrutturazione radicale dell’università, da un lato, e della ricerca, dall’altro (che dovremo sempre più considerare, anche, come due comparti ovviamente interconnessi ma indipendenti), che mettano quello che dovrà essere da una parte il motore del cambio di passo economico e dall’altra la spina dorsale (con la scuola) della nostra rivoluzione (appunto) culturale nelle condizioni di reggere, e anzi di determinare quello stesso rilancio. Questo comporta la cancellazione di tutti i privilegi, l’eliminazione di rami secchi, una total(izzant)e iniezione di merito. E la riforma del ministro della Pubblica istruzione (anda)va anche in questo senso. Non a caso gli imprenditori – che pure sono interessati alla piattaforma-Gelmini anche per il maggiore coinvolgimento che offre loro nella direzione e nella gestione dell’università italiana – hanno accolto con favore le proposte del governo. Insomma, la rivolta degli studenti va rispettata ma, per ciò che ci riguarda, non ci entusiasma. Ci entusiasmerebbe di più che i giovani scendessero in piazza per ottenere, piuttosto, tutto questo. E lo facessero invocando (magari) una (nuova) proposta del centrosinistra, con le maggiori onestà e responsabilità che lo caratterizzano: non a caso, ma proprio per questo, il Politico.it invita il Partito Democratico a non scemare nel sindacalismo (che è altro da sé) e a farsi “partito dell’Italia” per rifarla grande e fare in questo modo, indirettamente (ma molto più efficacemente perché strutturalmente) gli interessi delle classi più deboli e, soprattutto, dei giovani. E’ un bene, in questo senso, che il sindaco di Firenze – possibile futuro leader Democratico – faccia propria (dopo la cultura come chiave del nostro domani) la tesi del giornale della politica italiana riguardo alla necessità di un (ritrovato, nuovo) nazionalismo (ben impiantato nell’europeismo) che sia da stimolo alla ripartenza. Ma proprio per questo, proprio perché riconosciamo i meriti della riforma Gelmini e critichiamo l’attuale centrosinistra invitandolo a compiere se stesso, siamo nella condizione di fare lo stesso a destra. Dove il futuro del nostro Paese passa attraverso una maggiore cultura liberale, che impone non avvengano più fenomeni – sia pure di diversa “gravità” – come quelli che Giulia, e il conduttore de L’Infedele, ci raccontano qui sotto.

Nella foto, Renzi

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