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Diario politico. Se ognuno pensa per sé(? Rivolta degli studenti contro ddl Gelmini “Meno soldi, negato il diritto allo studio” Bersani sale sui tetti da leader socialista Ma dov’è tema del merito da introdurre? E il Cdx prosegue dritto per la sua strada Così chi lo fa(rà) (mai) il bene del Paese?

novembre 25, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutti al loro posto. Tutti contenti. La destra fa la destra, la sinistra fa la sinistra. E intanto l’Italia va allo scatafascio. Il governo si appresta a varare una riforma (?) dell’università in piena coerenza con l’impostazione dei precedenti interventi su istruzione e cultura: minore accessibilità, minore diffusione, la (ri)creazione di privilegi e dunque nessun contributo alla crescita del Paese. Anzi. L’opposizione si rintana nella propria dimensione (anti)storica e difende il sistema universitario così com’è, con i suoi (altri) privilegi e inefficenze. Come un vero sindacato. Ciò che il giornale della politica italiana scrive questa sinistra si assume la (ir)responsabilità di fare da tempo. Con Bersani. Ma non è ciò che serve all’Italia. Ciò che emerge nel dibattito pubblico della giornata di oggi è, così, ancora una volta, il contorno: le “violenze” degli studenti, ovviamente inaccettabili, ma che restano appunto (a)i margini del merito della discussione. Che non decolla proprio perché alla ricetta castale della destra non viene contrapposta la risposta onesta e responsabile e nell’interesse della nazione che sarebbe, invece, dovere del Partito Democratico avanzare. Il sindacalismo del Pd di Bersani è del tutto ininfluente e perfettamente in linea con il cliché, per cui (giustamente) non interessa a nessuno. E, semmai, offre al ministro Gelmini l’assist per parlare di «strumentalizzazione» degli studenti, che meriterebbero una difesa che fosse più in linea con i loro reali interessi. Perché il Paese in cui ciascuno tira la coperta dalla propria parte è un Paese che non può dormire sonni tranquilli – nemmeno nelle sue fasce più protette, sempre più sole (anche se) al “comando” (e senza “truppe”, lo diciamo assumendo – per un momento – il loro punto di vista di parte, non si vince alcuna battaglia) e in cui chi oggi è scoperto resta scoperto, e vedrà aumentare le proprie fila di qui agli anni a venire. L’Italia merita altro. I giovani meritano altro. Una nuova politica, che faccia finalmente il bene del Paese e non di una delle sue parti. All’interno, infine, il racconto della giornata politica-politicante firmato Ginevra Baffigo.

Nella foto, Bersani sui tetti “dalla parte” dei ricercatori: e il merito (in tutti i sensi)?

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di Ginevra BAFFIGO

Intervento a tutto campo del premier. La conferenza stampa a Palazzo Chigi trova il suo pretesto nella presentazione di misure a favore dei giovani (?), ma con un vento che soffia a 10 nodi è questione di pochi attimi perché si riveli solo il primo fotogramma di una fulminea carrellata sui problemi del Paese.

Nessuno manca l’appello: i temi ci sono tutti e per ognuno di questi il presidente del Consiglio celebra chiose definitive e marziali. Si inizia con il tema preminente: la crisi di governo, rispetto alla quale registriamo oggi la netta presa di posizione del Pdl nei confronti della possibile entrata dell’Udc in maggioranza. «Suggerisco loro un appoggio esterno all’esecutivo» è l’avviso di Berlusconi, convinto che in questo modo si possa ottenere una «buona maggioranza» in entrambi i rami del Parlamento. Ma se questa non dovesse realizzarsi, in caso di «ingovernabilità», sarà inevitabile la sua salita al Colle per chiedere un ritorno alle urne al capo dello Stato.

Berlusconi è comunque ‘ottimista’: «L’ultimo sondaggio mi dà ancora al 54,6% di apprezzamento da parte dei nostri elettori – rimarca con forza ai cronisti accorsi a palazzo Chigi – Credo che noi avremo una buona maggioranza e devo continuare a governare. Se non sarà possibile è chiaro che ci recheremo dal capo dello Stato e chiederemo il ritorno dagli elettori». Il premier conta di avere la maggioranza in Parlamento, ma smentisce l’appoggio dei 314 deputati a cui avrebbe fatto riferimento nei giorni scorsi: «Conto nel buon senso di coloro che sono stati eletti dal popolo. Ma non ho mai fatto quella dichiarazione».

Ancora un ‘no’ netto al governo di responsabilità, dunque, prospettiva agognata da Casini e non solo. La chiusura al governo tecnico è definitiva, ma non quella ai centristi: «Pensino al bene del Paese e non di Casini». «Io credo – continua Berlusconi – che l’Udc abbia perso un’enorme occasione», perché durante «l’operazione dei cosiddetti finiani», l’Udc avrebbe potuto cogliere «l’occasione di avanzarsi e di dire “lo facciamo nell’interesse del Paese, senza chiedere nulla, e appoggiamo la maggioranza e questo governo dall’esterno”». «Questa è ancora oggi un’occasione straordinaria – aggiunge il premier – che a quanto pare viene lasciata cadere». L’offerta non viene per questo ritirata, è lì, ferma sul tavolo, ed è lo stesso Berlusconi a suggerire la mossa: «Visto che ciascuno vuole restare fedele davanti agli elettori, e loro si sono presentati da soli per l’opposizione di Gianfranco Fini a che noi concludessimo l’apparentamento con l’Udc, loro avrebbero l’occasione di dimostrare che non pensano al tornaconto proprio o del loro leader ma all’interesse generale del Paese, quello di avere un governo e una maggioranza assolutamente stabili». Immediato il plauso di Umberto Bossi, che rafforza la posizione del premier: «L’appoggio esterno sarebbe positivo».

Pier Ferdinando Casini non si fa ammorbidire dall’invito dell’uomo di Arcore. Liquida con poche battute il «suggerimento» all’Udc di appoggiare dall’esterno l’esecutivo: «Per favore, non perdiamo tempo». Poi in uno slancio sarcastico ironizza sulle premure del Cavaliere: «Com’è buono, com’è generoso, com’è premuroso e quanto ci tiene a noi». In una nota, Cesa spende qualche parola in più: «Ringraziamo Berlusconi per i consigli che ci ha dato, ma sono troppo interessati per risultare credibili. Pensi lui all’interesse del Paese e non perda un’occasione storica: si dimetta e apra una fase politica nuova».

Quanto a Fini il Cavaliere non intende cambiare registro rispetto ai giorni passati: «E’ lui a dover fare un passo indietro». «Il presidente della Camera dovrebbe essere il primo, visto che ha dato vita a un partito fondato non sui valori della maggioranza ma sulla sua persona» è quanto asserisce il premier. E dato che «non è super partes, ma partes in maniera assoluta».

Poi Paolo Bonaiuti ridimensiona: «L’invito a fare il passo indietro riguardava la posizione politica e le indicazioni, anche odierne, di alcuni esponenti di Fli di votare la sfiducia al governo e l’ennesima richiesta di dimissioni, fatti che contrastano con la conclamata volontà degli elettori». Ma scagliata la prima pietra… Bocchino controreplica: «Sono certo che Berlusconi non ha chiesto le dimissioni di Fini, è stato male interpretato».

Sbrigativo ed un po’ irritato, il premier si ferma quindi un istante sul caso Carfagna: «Andiamo avanti nonostante i gossip».

Venendo infine al vero tema della conferenza stampa, il presidente del Consiglio propone una imposta unificata e ridotta al 10% per i giovani neoimprenditori. Si sta «studiando» in merito una misura da inserire nella riforma tributaria: «Riguarda – sostiene il Cavaliere – il fatto di incentivare i giovani ad aprire nuove imprese introducendo un’imposta di solo il 10 per centro per 3 anni al posto di tutte le altre imposte e addizionali». «Si tratterebbe di un incentivo molto forte per i giovani- spiega ancora Silvio – ne stiamo discutendo con le parti sociali e con il ministro dell’Economia e sarà uno dei punti sul tavolo nella prossima riunione».

“Non farò mai politica”. O sì? LCDM si scaglia contro il governo Berlusconi: «Basta con i superuomini», «Non è possibile andare avanti così, non accettiamo che la cosa pubblica sia considerata cosa privata dalla politica».

Colto il pretesto della presentazione del rapporto sull’occupazione giovanile, organizzato dalla sua fondazione ItaliaFutura, il presidente della Ferrari dice la sua: «Il periodo dell’”one man show” è finito: questo vale in qualsiasi azienda, come nella società civile». «E’ il momento di fare squadra» aggiunge rispolverando uno slogan caro alla sua esperienza in Confindustria.

E poi: «Sento il dovere di fare qualcosa per il paese a cui appartengo, è il momento di uscire dal recinto». Il presidente di ItaliaFutura è ben consapevole che «quello di imprenditore e di politico sono due mestieri diversi», ma «il fattore comune deve essere la società civile».

Montezemolo poi prova a spiegare meglio la sua concezione dell’impegno: «Oggi la politica non la può più fare una persona sola. C´è una squadra, una partecipazione e questo vale per tutti, anche per me. La politica oggi è un discorso molto più corale che un discorso di leadership personale». «Berlusconi ha (invece) impersonato molto una politica di tipo personale. Sono fasi della storia – sottolinea – che cambiano».

Quanto al Paese, il presidente di Italia Futura rimarcata la «gravità in cui versa» e dunque propone come soluzione «una grande operazione verità». E’ necessario, secondo Montezemolo, «preparare il futuro della ricostruzione di domani», e in questo processo «ognuno deve fare la sua parte. La ricostruzione corale – sostiene – deve cominciare ora liberandoci dalla paura perché il Paese è bloccato: non c´è ascensore sociale né mobilità. Dobbiamo uscire, andare al centro del ring perché la paura ci sta paralizzando e su queste paure rischiamo di far lucrare la politica».

«Parlare è facile, fare è difficile – è il commento alle parole di Montezemolo del presidente del Consiglio – Gli altri parlano, noi facciamo. Ho sentito in questi giorni alcune affermazioni circa il fatto che l’Italia non riesce ad aumentare il Pil al pari di alcuni grandi paesi europei. Si dimentica che noi abbiamo ricevuto eredità pesanti dai governi precedenti, addirittura drammatiche, tragiche, e che non possono essere risolte con la bacchetta magica».

Immediata la replica di Montezemolo: «Mi pare un ottimo auspicio, i cittadini non chiedono altro che il governo faccia. Veniamo da 15 anni di non scelte, l’Italia va ricostruita sotto tanti aspetti».

Ginevra Baffigo

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