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Prodi: ‘Sud può essere la porta su Cindia’ Rilanciamo: sarà la porta (altrui) sull’Italia Nuovo Rinascimento rimetterà al centro E così vi accederanno da oriente e Africa Laratta: “Ma il governo ci ha dimenticati”

novembre 22, 2010 di Redazione 

Gli storici sono concordi: così come il nostro Paese è in declino perché, passato il periodo di forte spinta dovuto al desiderio di rivalsa post-bellico, manca di un senso della nazione che lo tenga unito e lo spinga ad agire per la propria continua rigenerazione, allo stesso modo al Meridione non c’è sviluppo perché manca l’autodeterminazione. Non si tratta di un fenomeno nato con l’Unità d’Italia che, semmai, ha rappresentato la prima occasione in cui si è provato a provi rimedio: la società meridionale è stata “abituata” già sotto il Regno delle due Sicilie e i borboni ad un centralismo che l’ha deresponsabilizzata. Al punto che, quando in fase Risorgimentale si sono cominciate ad ipotizzare soluzioni di stampo federalistico, ci si è fermati di fronte all’evidenza – sottolineata “dall’interno” – che sarebbe stato come «dare le armi ad un pazzo». Oggi la situazione è ovviamente diversa e tuttavia i problemi delle amministrazioni regionali campana, calabrese e siciliana confermano il retaggio. A questo punto sono necessarie tre cose: un “sogno”, una prospettiva di lungo corso che dia la “regola” nella quale muoversi al Paese e al suo Mezzogiorno; la cultura come chiave della «liberazione» dell’Italia e quindi (a maggior ragione) del sud; una responsabilizzazione che non abbia i crismi della “punizione” secessionistica come quella proposta dalla Lega – sulla quale il Partito Democratico, il partito che dovrebbe egemonizzare questa discussione con la sua idea strategica, si è completamente appiattito e non da oggi – ma sia legata a quel sogno e sia facilitata dalla cultura. Qual è il sogno che ci possiamo tutti dare? L’ex presidente del Consiglio lancia lo schema: fare del Mezzogiorno la piattaforma di scambio – noi aggiungiamo: paritario – con Cindia, sfruttando la prossimità allo sbocco di alcuni dei canali di comunicazione con oriente. Ma anche con il Medio, oriente, e l’area ad influenza islamica in particolare (per il contributo decisivo anche all’incontro tra le due “civiltà”, il che può accentuare ulteriormente lo sviluppo del sud e farne un crogiuolo di contaminazione e cultura), e con il continente africano, che conoscerà prima o poi il suo momento “storico”. La cultura è la chiave per rifare grande tutto il nostro Paese e nell’ambito della rivoluzione di cui il Politico.it parla da tempo si tratta di insistere con particolare forza sul Mezzogiorno. Così come questo creerà le condizioni per lo sviluppo nel resto del Paese, lo farà anche al sud dove le nostre stesse imprese saranno più stimolati ad investire. Tutto questo mentre si adotta un piano complessivo – e non una serie di soluzioni campate in aria e slegate tra loro – di infrastrutture. “Interne” e verso e da il nord. E al quale comunque si tratta di mettere mano. Cosa che non fa il governo. Al punto da far chiedere al nostro Laratta, nel pezzo che stiamo per leggere, se si tratti di un governo d’Italia o… padano.          

Nella foto, Romano Prodi: «Qui c’è il nostro sud, e da questa parte possono venire gli scambi con l’oriente»

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di FRANCO LARATTA*

Ma questo è il Governo d´Italia o è il Governo Padano?

E’ padano, e per questo ho proposto le dimissioni dei parlamentari del Sud. Chiedendo al Presidente Napolitano di intervenire!

Il Governo apre i festeggiamenti per i 150 anni dell´Unità d´Italia. E lo fa con alcuni provvedimenti che parlano da soli, che non avrebbero bisogno di alcun commento, se non per evidenziare la loro gravità, gli effetti devastanti che avranno su un parte del Paese, quel Sud che il centro-destra al Governo ignora e mortifica quotidianamente.

Il primo provvedimento è del Cipe, che ha sbloccato, dopo un anno di fermo, ingenti risorse finanziarie per nuove infrastrutture nel Paese. Circa 18 miliari, la grandissima maggioranza per infrastrutture, poi qualcosa per l´agricoltura, ricerca, sanità ecc. Così distribuiti (per come recita un freddo comunicato ufficiale):

- approvato il progetto preliminare del 1° lotto Fortezza-Ponte Gardena del quadruplicamento della tratta ferroviaria Verona-Fortezza della linea di accesso alla Galleria del Brennero;

- autorizzato l´avvio della realizzazione della Galleria di base del Brennero;

- della “Linea AV/AC Milano-Genova. Terzo Valico dei Giovi;

- della “Linea Milano-Verona. Tratta Treviglio-Brescia;

- approvato il progetto definitivo relativo al “Nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione”;

- nuovo finanziamento di 230 milioni di euro (7^ tranche) a favore del sistema MO.S.E.;

- approvato progetto definitivo del “Corridoio intermodale integrato Pontino”, tratte Roma-Latina;

- approvato lotto 1 (Rosignano-San Pietro in Palazzi) dell´Autostrada A12 Livorno-Civitavecchia;

- approvata la proroga della dichiarazione di pubblica utilità dell´Interporto di Battipaglia;

- approvata, con prescrizioni, la variante al progetto definitivo “Acquedotto Potabile del Sinni.

Traduciamo. Circa 1,2 miliardi di euro canno all´ Alta velocità Treviglio-Brescia, 500 milioni al Terzo valico dei Giovi (Milano-Genova), 800 milioni per il primo lotto costruttivo della Galleria di base del Brennero. Poi 500 milioni all´autostrada Roma-Latina… ma la discesa verso il sud si ferma qui: come Cristo ad Eboli, il Cipe si è fermato a Latina! Perché poi per trovare le uniche risorse per il Mezzogiorno bisogna cercare con il lanternino. E cerca cerca, nel buio più totale e deprimente, scopri un granellino di sabbia che deve essere sfuggito: 33 milioni per la piastra Portuale di Taranto! E basta.

Una sola immagine può essere utile a capire il tutto. E´ l´espressione piena di gioia del viceministro (non a caso alle Infrastrutture), il leghista Roberto Calderoli: “Abbiamo portato al nord 16,2 miliardi di euro per le infrastrutture”!

Ecco, questo sì che significa festeggiare i 150 anni di Unità del Paese (che comprende, sembrerebbe, ancora il Sud. O forse no?).

Qualche ministro ha comunque aggiunto che è pronto il Piano per il Sud. Il famigerato Piano per il sud di scajoliana memoria. Che ci regalerà la Banca per il Sud, che farà costruire un grande Ponte nel sud, che completerà la strabiliante autostrada del sud. E così via.

Altri due elementi sono utili a capire il clima.

Il Veneto è stato devastato dalle alluvioni. Il Governo, dopo un primo momento di incertezza (legato più che altro all´esplodere del `caso-Ruby´ che ha distratto il premier), ha poi deciso di intervenire. E giustamente ha stanziato 300 milioni nell´immediato, altri 700 arriveranno in seguito. Condividiamo, e siamo vicini alle popolazioni colpite. Qualche disastro c´è stato anche nel sud nel 2008 e poi nel 2009, con frane, alluvioni, dissesti che hanno sconvolto la Calabria. Nel mese scorso una nuova alluvione ha colpito altre zone della Calabria. Il governo aveva prima promesso cospicui interventi, garantendo così i comuni che si erano esposti per i lavori di somma urgenza. Dopo due anni non è arrivato nulla, nonostante le continue e dure proteste degli Enti Locali e dei parlamentari. Del tutto ignorato, poi, il nostro invito a Berlusconi di affacciarsi in Calabria per verificare i danni delle recentissime alluvioni, anche per far sentire la vicinanza del Governo. Niente.

Mi viene da chiedere: ma questo è il Governo d´Italia o è il Governo Padano? I dati parlano chiaramente: è padano, sempre più padano. E se è cosi: cosa ci restiamo a fare noi parlamentari del sud in un parlamento vittima della sopraffazione e del ricato leghista? Propongono di rassegnare le dimissioni. Tutti i parlamentari del sud…a cominciare da me!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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