Top

Dia: ‘Sì, a nord infiltrazioni d’ndrangheta’ Saviano ha politicizzato, ma problema c’è Non ci importa della Lega, ma del Paese Maroni, il tuo ruolo è prevenire su Expo

novembre 19, 2010 di Redazione 

La torta per l’esposizione universale di Milano 2015 equivale (simbolicamente) quella per la costruzione del Ponte sullo Stretto, nella quale la mafia ha già messo le mani. Tu, da ministro dell’Interno, sei chiamato a difendere le camicie verdi o ad assicurarti che i finanziamenti non finiscano nelle tasche dei boss? E dunque, è giusto negare – per difendere, impropria- mente anche se in parte comprensibilmente, e ora ci veniamo, la Lega – o riconoscere il problema – rigettando ogni strumentalizzazione, compresa (ecco) quella da parte di Vieni via con me – per salvaguardare il nostro Paese? Ed è così che la nostra narrazione di oggi riguarda, (in)direttamente, il principio della responsabilità. Responsabilità che significa, innanzitutto, agire, da uomini politici (ma non solo), nel solo interesse della nazione. Responsabilità che significa, per un leader, avanzare proposte compiute e “definitive” su come costruire il futuro. Responsabilità che significa superare i propri (più o meno “grandi” – ?) egoismi per fare solo il bene del Paese. Responsabilità come invito a Maroni (soprattutto!, visto il ruolo che ricopre) e a Saviano. E in generale a ciascuno di noi. Smettiamo di rappresentare i nostri piccoli interessi. Torniamo a muoverci in una direzione alta, per rifare grande l’Italia e, con lei, noi stessi molto più di quanto agendo ciascuno per la salvaguardia di sé potremmo mai fare. Pietro Salvatori, per il Politico.it e per Liberal, ci racconta ora come la Direzione nazionale antimafia, nelle ore della polemica tra il ministro e il co-conduttore di Vieni via con me, nelle ore dell’arresto del boss Iovine (anche questo, indebitamente tirato per la giacca), denunci che sì, al nord l’ndrangheta fa affari. E anche con un ruolo attivo di una parte della nostra (?) politica (deviata).

Nella foto, Roberto Maroni: ansiosamente assorto

-

di Pietro SALVATORI

A volte l’autolesionismo del governo assume tratti grotteschi e francamente incomprensibili. Se è vero, come osservano in queste ore autorevoli commentatori, che appare poco comprensibile il tentativo degli autori di Vieni via con me di sottrarsi a concedere ad un esponente leghista il diritto di replica, facendosi scappare di mano un ghiotto faccia a faccia tra Saviano e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è anche inconfutabile che l’eco delle accuse – se poi possono essere definite tali – mosse dallo scrittore nei confronti del Carroccio si sarebbe ormai spento. Invece il pressing messo in atto in particolar modo dal Viminale perché si dia spazio alle posizioni del ministro durante la prossima puntata del programma di Fabio Fazio, ha amplificato il risalto delle parole dell’autore di Gomorra.

Con invidiabile tempismo, sulla scrivania di Maroni ieri è arrivata la relazione semestrale della Direzione nazionale antimafia. E sui paragrafi riguardanti l’infiltrazione delle cosche nel nord del Paese si sono concentrate le attenzioni di tutti gli osservatori. «Non appare eccedente parlare di fenomeno di condizionamento ambientale inteso come partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti – in espansione – del settore edile, sia pubblico che privato», si legge nel testo redatto dai magistrati, in prima linea nel combattere la criminalità organizzata. Che, detto in termini semplici, significa che la presenza di camorra, mafia e ‘ndrangheta in terra leghista è un fenomeno che ormai condiziona strutturalmente alcuni settori dell’industria e dell’economia, in particolar modo quello legato all’edilizia. Come d’altronde ribadisce la relazione quando denuncia il «coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti ed assestato oblique vicende amministrative». E al nord, come si sa, gli amministratori del Carroccio sono numerosissimi. Per cui, almeno a dare retta alle statistiche, un fondo di verità nelle parole di Saviano è evidente che ci sia.

Per di più la Dia richiama l’attenzione sui lavori per l’Expo che si terrà a Milano nel 2015, la cui rete amministrativo-decisionale è quasi completamente nelle mani di uomini scelti dall’attuale maggioranza di governo: «E’ auspicabile – si legge nel testo – un razionale programma di prevenzione, soprattutto in previsione delle opere in programma per Expo 2015, che coinvolga non solo le autorità istituzionalmente deputate alla vigilanza, ma anche tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nella relativa filiera». Il timore è quello che il volume d’affari indotto dagli investimenti per l’Esposizione Universale possa ingrossare i portafogli sbagliati.

Nonostante ciò, Maroni sembra voler tirare dritto. «Ho scritto al presidente della Rai, che è il mio interlocutore, e da lui mi aspetto delle risposte», ha comunicato, decidendo così di ricorrere in via gerarchica e driblare gli autori del programma che gli avevano negato la possibilità di uno spazio in trasmissione. Il ministro ha infatti chiesto a Masi un atto d’imperio: «La mia richiesta è chiara, io chiedo che sia concesso al ministro dell’Interno uno spazio all’interno della trasmissione per dire la sua e parlare di mafia. E non mi accontento certo di video preregistrati o fogliettini con dichiarazioni lette da altri che poi possono essere conditi e commentati come loro sanno ben fare».

In parziale soccorso del ministro si è schierato il Tg5, che nelle edizioni di mercoledì, facendo il verso al format adottato da Vieni via con me, ha mandato in onda la “lista” del Viminale, elencando i 28 boss malavitosi arrestati dalle forze dell’ordine negli ultimi due anni.

Da parte sua, Saviano non ha fatto nulla per rasserenare gli animi. In un’intervista rilasciata a Repubblica, lo scittore ha paragonato l’atteggiamento di sfida di Maroni a quello di un boss mafioso con il quale ha avuto a che fare, Schiavone detto “Sandokan”. Pronta la replica del ministro, che ha minacciato querela: ««Chiedo a Saviano di smentire, altrimenti mi riservo ogni azione utile per tutelarmi di fronte a una frase così infamante». A fare quadrato intorno al ministro anche tutto lo stato maggiore del Pdl. Evidentemente Saviano ha perso la testa – ha constatato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati azzurri – Le sue battute che tendono a stabilire una equiparazione tra Sandokan e Maroni, fra la Lega e la camorra, sono infatti inaccettabili e inquietanti. Consapevolmente o no, per fare audience o per altro, Saviano sta distribuendo veleni a destra e a sinistra». Gli ha fatto eco il vicepresidente pidiellino a Palazzo Madama, Gaetano Quagliariello, che parla di «alterazione psicologica» e «ubriacatura di sé stesso» da parte del co-conduttore di Vieni via con me.

Nel pomeriggio una nuova freccia è stata offerta all’arco di Maroni e del governo. La polizia campana ha infatti arrestato Antonio Iovine, gran capo dei Casalesi, nei pressi di Castel di Principe. Era latitante da 15 anni. Il Partito Democratico invita comunque la Lega a non incappare nell’errore del sentirsi estranea da possibili infiltrazioni della malavita organizzata. «Gli episodi citati da Saviano sono conosciuti e accertati, anche se non rilevanti penalmente», osserva Emanuele Fiano, presidente del Forum Sicurezza del partito di Bersani. «La ‘ndrangheta cerca i politici e la politica, cerca di corrompere ogni nodo della vita civile – ha continuato – È un’infezione che si espande più velocemente della cura, anche al Nord. Nessuno si senta immune». E a fronte dell’arresto di Iovine, Fiano commenta che «i criminali li arrestano magistrati e forze dell’ordine», non di certo il governo.

Pietro Salvatori

-

Anche su

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom