Top

Esclusivo. Così Berlusconi eviterà la sfiducia alla Camera P. Guzzanti

novembre 18, 2010 di Redazione 

Il 14 dicembre si vota prima la mozione presentata da Pdl e Lega al Senato. Ecco cosa accadrà se il presidente del Consiglio incamererà i voti della maggioranza assoluta dei senatori, ovvero se l’attuale maggioranza (appunto) non perderà (troppi) pezzi. di PAOLO GUZZANTI

Nella foto, Paolo Guzzanti

-

di PAOLO GUZZANTI

Il 14 dicembre si votano due mozioni. Una al mattino di fiducia al governo e una il pomeriggio di sfiducia alla Camera. Ma quando si voterà (anzi: quando probabilmente NON si voterà) alla Camera, tutti i giochi saranno già fatti e già sapremo se per Berlusconi è finita, o se può ancora vincere.

Quando lo si saprà? Lo si saprà non appena Berlusconi incasserà la fiducia del Senato, che è scontata.
Ciò che non è scontato, ed è determinante, è CON QUANTI VOTI prenderà la fiducia.
Al Senato infatti Pdl+Lega hanno in tutto 261 voti. Questo numero supera la MAGGIORANZA ASSOLUTA dei voti del Senato.

Dunque si danno due casi. Il primo è che tutti i senatori del Pdl e della Lega siano presenti e votino, oppure che un certo numero di loro si assenti e non voti. Se il numero di coloro che non andranno a votare condurrà ad un risultato aritmetico per cui il governo NON riceve la maggioranza assoluta, vorrà dire che una pattuglia di senatori dissidenti si è sottratta alla conta e ha fatto decadere la maggioranza ASSOLUTA.

Perché è importante questa distinzione?
Ve lo spiego subito. Se Berlusconi al Senato ha la maggioranza assoluta (e non relativa) vuol dire che è certificato da quel momento che non esiste al Senato alcuna altra maggioranza possibile.
E dunque, di fronte a quel risultato, il presidente Napolitano non avrebbe più alcuna giustificazione per tentare qualsiasi incarico diverso da quello attuale a Berlusconi, perché così dicono i numeri.

Che cosa farebbe in questo caso Berlusconi? Farebbe una cosa che facevano in passato i presidenti del Consiglio democristiani.

E cioè: incassata la maggioranza assoluta, Berlusconi andrebbe alla Camera, già pronta a votargli la sfiducia. Ascolterebbe impassibile il lungo dibattito con replica e, poco prima di cominciare la chiama per il voto, si alzerebbe e direbbe più o meno così: “Signor presidente della Camera, chiedo una sospensione della seduta per consentirmi di andare a riferire al Capo dello Stato quanto attiene al mio ruolo di presidente del Consiglio”.

La sospensione sarebbe automaticamente concessa e SB salirebbe le scale del Quirinale per dire a Napolitano: “Signor Presidente, sono venuto a rassegnare le mie dimissioni. Come ella ha visto, il Senato mi ha votato la fiducia con una maggioranza assoluta che preclude la formazione di qualsiasi altra e diversa maggioranza in quel ramo del Parlamento. La Camera dei Deputati non ha potuto esprimere il suo voto di sfiducia, per cui io ed io soltanto sono nelle condizioni di ricevere da lei un reincarico contestuale al suo decreto di scioglimento delle Camere per indire le elezioni generali nei termini previsti dalla Costituzione”.

Napolitano non potrebbe che accettare le dimissioni e pregare SB di restare in carica per gli affari correnti e per condurre il Paese alle elezioni, che avverrebbero a marzo.
SB è sicuro di vincerle, anche se al Senato – proprio al Senato – avrebbe gravi problemi a causa della legge che assegna ora i premi di maggioranza su base regionale e non più nazionale.

E dunque in questo caso SB avrebbe saldamente in mano il Paese e specialmente le televisioni per governare durante la campagna elettorale, convinto di ricevere un nuovo mandato dagli elettori.

Vediamo ora che cosa succederebbe – succederà – se per caso al Senato la fiducia passasse con una maggioranza soltanto relativa grazie alla defezione di una pattuglia di senatori del Pdl. In questo caso la somma numerica della pattuglia assente e delle opposizioni indicherebbe numericamente la possibilità di una nuova e diversa maggioranza.

A questo punto sarebbe indifferente che SB incassasse il voto di sfiducia della Camera o che andasse al Quirinale prima, perché Napolitano in questo caso lo ringrazierebbe sentitamente per il lavoro svolto e inizierebbe le rituali consultazioni, nella convinzione che lo stato del Paese non invita a una perdita di tempo di tre mesi per rifare le elezioni, a condizione che ci sia in Parlamento una nuova maggioranza determinata a discutere e varare una nuova legge elettorale e prendere immediati provvedimenti per l’economia, essendo l’Italia il fanalino di coda europeo nella ripresa.

Una tale nuova maggioranza esiste, senza fare una grande ammucchiata: il Pd probabilmente si asterrebbe o darebbe un appoggio esterno e sarebbe formata da finiani, Udc, rutelliani e vari di centro.

Nello stessa giornata del 14 dicembre la Consulta deciderà se bocciare il “legittimo impedimento” che ha consentito al premier di non presentarsi ai processi. Se ciò accadrà e se SB si trovasse ad essere un semplice deputato senza alcuna copertura, rischia l’immediata condanna a gennaio per il processo Mills, che lo renderebbe squalificato per la futura corsa al Quirinale.

Ecco, questa è l’onesta radiografia che NON leggerete sugli altri giornali.

PAOLO GUZZANTI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom