Top

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Così il Politico.it incide su nostra politica Fini: “C’è bisogno di un cambio di passo” Renzi: “Domani si costruisce con culturaIl futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il più autorevole e ascoltato consigliere della nostra politica, quella di oggi e quella di domani. Della quale – quest’ultima – è il principale laboratorio. Il presidente della Camera – in prima persona o attraverso i suoi collaboratori – legge ogni giorno il Politico.it. E la chiamata ad una «assunzione di responsabilità» – rivolta in primo luogo al presidente del Consiglio che il leader di Futuro e Libertà invita a «governare dandosi un’agenda»: come scrive il nostro Pietro Salvatori su Facebook, è curioso che ciò avvenga dopo una richiesta di dimissioni, ma è anche vero che nel frattempo è stato fissato il mese di sostanziale stop (alla cui definizione lo stesso Fini è però del tutto estraneo?) che impone che l’esecutivo in carica continui, nel frattempo, ad assolvere al proprio compito – l’invocazione della responsabilità – valore di tutti, ma – per produrre quel cambio di passo (appunto) del quale il nostro giornale parla ogni giorno, proprio perché «la situazione è grave», dicevamo, è figlia della presa di coscienza che il nostro Paese è destinato ad un declino inesorabile se non cambia immediatamente direzione. Ma come si fa tutto questo? La narrazione sul futuro dell’Italia de il Politico.it deriva dalla lucidità della sua analisi del presente e della capacità di immaginare un domani. Del quale la chiave, scrive da mesi – molto prima che anche nel Paese si cominciasse a prendere coscienza, di una necessità di costruire un futuro, e che non bastasse più garantire (?) una gestione ordinaria; e dunque che fosse (sia) necessario concepire un progetto organico e complessivo per il nostro domani, come quello che il nostro giornale ha invocato per settimane al Partito Democratico, ottenendo (almeno) che si riconoscesse questo bisogno-dovere e che Bersani cominciasse ad annunciarlo – la cui chiave, dicevamo, come scrive da mesi Matteo Patrone è un completo ribaltamento di piano che faccia della cultura il nostro ossigeno, per liberarci dei lacciuoli che ci siamo (auto)imposti negli ultimi secoli della nostra Storia (con una climax, nostro malgrado, negli ultimi trent’anni, in cui si è formata l’anti-cultura deviata che oggi pervade la nostra – mancanza di – pensiero), conoscere così la nostra modernità (che altro non è che la piena espressione del Sè di un popolo) e potere tornare grandi, in virtù di quelle risorse intrinseche che, ad esempio, ci hanno fatto conoscere il boom dopo la guerra, o che hanno fatto dell’Italia per secoli la culla della cultura mondiale e quindi della civiltà. Un ruolo che possiamo riavere. Serve (però) un nazionalismo (o comunque un risveglio dell’orgoglio nazionale) che, in virtù della sua “strumentalità” (si fa per dire) a tornare competitivi (ma) sul piano appunto della (ri)generazione attraverso lan cultura, è di per sé stesso un nazionalismo virtuoso e disinnescato delle sue potenzialità negative, e che, scrive sempre il nostro direttore, può (deve) peraltro essere installato da subito in uno sbocco europeista, nella prospettiva di fare dell’Europa la nostra patria del futuro – con l’Italia a guidarne, e non più ad imitarne (quando lo fa) la progressiva civilizzazione contribuendo (in modo decisivo) a farne finalmente un soggetto politico compiutamente unitario. Dove ci porta tutto questo? Intanto ad imboccare la strada che sale e a lasciarci alle spalle il bivio con la strada che scende, quella di un declino inesorabile. Poi a ritornare grandi. E al culmine di tutto questo, a conoscere un nuovo Rinascimento (quando non un nuovo classicismo), un’epoca nella quale l’Italia ribolla di cultura, con il ritorno dei suoi migliori cervelli e la produzione delle migliori idee, e torni a trovarsi (com’è, oggi, solo nei nostri planisferi) al centro del mondo. (M. Patr.) Read more

Esclusivo. Così Berlusconi eviterà la sfiducia alla Camera P. Guzzanti

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il 14 dicembre si vota prima la mozione presentata da Pdl e Lega al Senato. Ecco cosa accadrà se il presidente del Consiglio incamererà i voti della maggioranza assoluta dei senatori, ovvero se l’attuale maggioranza (appunto) non perderà (troppi) pezzi. di PAOLO GUZZANTI Read more

Diario politico. Toujours autoreferenziale – Non bastava una legislatura buttata via – Non bastava mese per il voto di fiducia Ora si discute di chi si alleerà con chi (?) Ma dove sono le proposte per il Paese? Non si concepiscono a tre giorni dal voto

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché i progetti per il futuro dell’Italia devono essere frutto (innanzitutto) dell’assunzione di responsabilità di leadership illuminate ma che (sono tali purches)siano libere dalla pressione della caccia al consenso, e maturare e verificarsi (in tutti i sensi) in una prospettiva di lungo corso nel tempo. Come si può affidare il nostro Paese a chi decide cosa fare a tre mesi dalle elezioni, seduto ad un tavolino, con non uno ma due occhi rivolti a cosa fa prendere un voto in più? Questa politica italiana deve cambiare completamente registro. Deve passare dalla discussione su di sé e sul cosa ad una discussione giorno per giorno sul come, in cui ciascuno propone un proprio piano (possibilmente complessivo) ed entra nel merito non solo delle questioni, ma di come affrontarle (nell’ambito del piano complessivo, in chiave generale: non si tratta di entrare nelle tecnicalità). E non basta, appunto, che ciò avvenga con la “pistola puntata” della scadenza elettorale perché ciò dimostra che non c’è nessun interesse per le idee e quindi per l’Italia. E quelle (poche) proposte che finiranno nella discussione non saranno le migliori possibili, perché figlie di una forzatura e non di una riflessione culturale. Se oggi la nostra politica si diletta di alchimie elettorali è solo perché è sempre quella politica italiana autorefe- renziale che da quindici anni – con le brevi parentesi dei governi di Romano Prodi – tiene in ostaggio un Paese che se continua così è avviato ad un declino inarrestabile che ci farà finire in fondo a quelle classifiche i cui bassifondi già cominciamo a frequentare. Il che si traduce in povertà: povertà economica, (quindi) sociale, (quindi) culturale, quindi di nuovo economica e nel circolo vizioso si sa quando si entra ma non quando (eventualmente) si uscirà. E’ necessario un colpo di reni, un cambio di passo, e il momento per cominciare a farlo era… ieri, ma siamo ancora (per poco) in tempo. Allora lanciamo un appello alla nostra politica autorefe- renziale di oggi: a partire da oggi, parlate di ciò che volete fare per il nostro Paese; non importa se ancora non si sa se si va al voto e quando. Il punto è proprio questo: non dipende da ciò. L’Italia aspetta questo da decenni. Cominci un grande dibattito di merito, e sarà stato fatto un piccolo passo verso il superamento dell’attuale condizione. Il nostro è un grido disperato: sappiamo che difficilmente questa nostra politica, incancrenita ormai da troppo tempo, potrà trovare (dove?) le risorse per questo colpo d’ala. E del resto non è un colpo d’ala in sé che serve ma questo come avvio di un impegno stabile e duraturo. A questo fine non tutti hanno una chance, ma il Pd e l’Italia ce l’hanno: Bersani ascolti il nostro suggerimento, invece di baloccarsi in ipotesi di alleanze con la sinistra o con il centro. Fate un passo indietro. E’ per il nostro Paese. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo.             Read more

Bottom