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Bar Democratico. Se serve giusto lavorare a Natale di E. Picariello

novembre 16, 2010 di Redazione 

Ovvero la politica italiana deve tornare a coinvolgere (e coordinare) il Paese per rifarlo grande, ma ciò è possibile solo se il Paese è il co-attore protagonista della salvezza e poi della rinascita, il nuovo Risorgimento per il (suo) possibile nuovo Rinascimento. Anche a costo di qualche “sacrificio”. Incompatibile con la cultura del sindacalismo alla quale facevamo riferimento (anzi, alla quale faceva riferimento Bersani) all’inizio della nostra narrazione di oggi (ieri sera in tivù a Vieni via con me). E questo sembrano (appunto) averlo capito solo alcuni tra i Democratici. Per gli altri, lo scrive Picariello nella rubrica di questa settimana che state per leggere, c’è la possibilità (come qualcuno peraltro agognerebbe di fare!) di fondare un nuovo partito (non diciamo erede della grande tradizione del Pci-Pds-Ds perché quella fu – ma fu! – davvero una grande tradizione, e se al contrario i suoi eredi sono oggi fuori dal tempo è solo perché si sono spinti troppo avanti, dopo peraltro – come il giornale della politica italiana ha riconosciuto sempre – avere gettato, con Berlusconi dall’altra metà del campo, i semi della modernità in questo Paese. I cui frutti possono però ora essere raccolti solo da «figli di questo tempo», al di là, beninteso, della loro età anagrafica – che pure conta, a quel fine) c’è la possibilità, dicevamo, di una nuova sigla. Quella che ora (appunto) indica loro Emidio Picariello.         

Nella foto, Emidio Picariello

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di Emidio PICARIELLO

Ieri sera per l’ennesima volta il politico di turno – stavolta un sindacalista – mi ha detto con tono sprezzante “si ma alla Leopolda non c’erano contenuti”. Poi, per assicurarsi che io rispondessi davvero male ha aggiunto: “Renzi parla bene ma poi vuole tenere i negozi aperti per Natale”. Avete ragione tutti: non è una questione generazionale, questo sindacalista non arriva ai 40, ma fa discorsi che neanche i comunisti sovietici.

Bene, non perdiamo la pazienza e cerchiamo di spiegare a lui e agli altri superficiali di sinistra (potrebbero fare un partito, insieme a quelli che ‘sì ma l’adozione no’ e ‘facciamo un’alleanza elettorale con l’Udc per vincere’, “Superficiali di Sinistra”, come nome secondo me può funzionare) perché ha fatto più danno lui in sette secondi che una sigaretta senza filtro.

Prima di tutto la Leopolda non era Renzi. C’era un sacco di gente – e quando dico un sacco intendo 6000 persone. Renzi e Civati hanno organizzato. Organizzare non è tutto, è molto ma non è tutto. Il format era interessante ma i cinque minuti sono stati resi preziosi dalle proposte che sono emerse sui modi per sbloccare la situazione dell’economia, dei precari, dei diritti. Cose concrete e precise come l’abolizione del valore legale del titolo di studio, il matrimonio per gli omosessuali, segni di futuro che i superficiali di sinistra non sanno più dire, impegnati come sono a non scontentare nessuno. Sono state proposte più soluzioni concrete a colpi di cinque minuti alla situazione dei precari di quante il sindacato ne abbia fatte vedere in cinque anni. Alla Leopolda c’era la sinistra che può davvero vincere. E sì, lo possono fare solo le facce nuove. Perché per vincere c’è bisogno di spostare il voto di quelli che non hanno votato Prodi, di quelli che non hanno votato Veltroni. Perché dobbiamo costringere quelle persone a inghiottire il proprio orgoglio e non possiamo dare loro semplicemente un’alternativa come avviene in ogni parte del mondo? Perché quelli che non hanno votato Prodi e che odiavano quel Governo – a torto, ma questa è un’altra storia – dovrebbero ora votare uno dei suoi ministri più rappresentativi? E infatti non lo faranno. Insomma, caro importante sindacalista, i contenuti c’erano, le persone anche, il futuro pure. Tu, invece, mancavi, ma ce ne siamo fatti una ragione.

Soprattutto se tu fossi venuto a dire che è una cosa contro i lavoratori lavorare a Natale. Sfruttare i lavoratori è una cosa contro i lavoratori, fargli fare turni regolari anche in momenti in cui starebbero volentieri a casa si chiama lavoro. È quella cosa, caro sindacalista, che tutti facciamo e che consiste nel fare qualcosa che spesso non ci piace, in orari in cui faremmo volentieri altro, e che facciamo quasi esclusivamente per soldi. Ora, il tuo compito – quello che ti dà il pane – è di vegliare sul fatto che questa cosa avvenga nel rispetto dei nostri diritti e in piena sicurezza. Le posizioni a prescindere come la tua hanno reso poco credibile il sindacato. C’è bisogno di economia, c’è bisogno di lavoro sicuro in tutti i sensi. E sì, sarebbe meglio stare a casa a Natale, ma se lavorare la domenica è un contributo a far funzionare l’economia di una città, il tuo dovere è discuterne e ottenere le migliori condizioni possibili, non mettere veti.

I discorsi da bar lasciamoli a questa rubrica – che tanto si chiama Bar Democratico – e ai bar, nelle sedi istituzionali visione d’insieme e approfondimento sono necessari. Poi un giorno i “Superficiali di Sinistra” non saranno più la classe dirigente e torneremo a vincere e convincere.

Emidio Picariello

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