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E nella (sua) sconfitta di Bersani a Milano emerge (tutta) una voglia di rottamazione

novembre 16, 2010 di Redazione 

Oggi parliamo di questo: di come il Pd continui ad andare a sbattere il che, invece di indurlo a più savi consigli, lo rende ancora più “duro” inducendolo piuttosto a perseverare sulla strada – pidiessina – intrapresa dopo le primarie di un anno fa. Una via oggettivamente – lo dicono i fatti – deficitaria e perdente (oltre che, come abbiamo scritto, antistorica) alla quale sono contrari i rottamatori renziani. E che la batosta milanese segnali anche che Civ e compagni stanno facendo breccia nell’elettorato Democratico? Beninteso: la sintonia è naturale: l’andazzo attuale non va e comunque, anche al di là di ogni riflessione di merito, un ricambio è fisiologicamente necessario. Ed è (appunto) agognato dalla loro gente. Ed è così che può accadere che persino alle feste de l’Unità, simulacro della continuità del Pci-Pds-Ds, un “compagno” che gira le salsicce alla domanda del cronista su se preferisca D’Alema o Renzi, (si) compia il tradimento. Il giornale della politica italiana tutto questo comunque lo racconta – lo facciamo ora con Crespi – ma ci interessa relativamente, perché si tratta di politique politicienne. A noi interessa il Pd in quanto strumento (indispensabile) per la costruzione del futuro dell’Italia. E le idee. Che continuiamo a suggerire (a quanto pare con successo, anche se la macchina fatica ad assorbire il colpo e per ora mantiene, appunto, la rotta verso il baratro) ai Democratici. di LUIGI CRESPI

Nella foto, Matteo Renzi: «Ecco…»

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di LUIGI CRESPI

Bersani non è riuscito a far passare Boeri alle primarie milanesi, ha vinto Pisapia. I votanti sono stati molto meno di quelli previsti e alla fine più che un vincitore delle primarie si conta appunto uno sconfitto, cioè il segretario Bersani, e più in generale il suo partito.

La domanda è semplice: come può Bersani candidarsi alla guida del Paese se non riesce a vincere neanche le competizioni interne? Certo che l’approccio del Partito Democratico con le primarie è rischioso e ha fatto vittime illustri, pensate a D’Alema in Puglia, ma ha sicuramente un alto contenuto democratico. Allora viene il sospetto che questo sia un ennesimo segnale dell’elettorato contro la classe dirigente del Pd. Probabilmente i “rottamatori” di Renzi stanno facendo breccia.

LUIGI CRESPI

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