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Pg: ‘Sinistra è prendere le parti di deboli’ No, quello è (più) compito di un sindacato Sinistra è (oggi) salvare/rifar grande Italia a) – dando così un futuro (degno) a tutti b) – coinvolgendo pure deboli dimenticati

novembre 16, 2010 di Redazione 

Il Pd ha appena preso una scoppola gigantesca a Milano, dove aveva il miglior candidato possibile – al punto che avevamo indicato avrebbe potuto essere anche un ottimo “Papa straniero” per le elezioni nazionali – (anche se forse, come abbiamo scritto, un po’ troppo algido ed “estraneo” al cuore pulsante di una politica vera che, peraltro, oggi si ha da noi solo in apparenza), mai come a questo giro aveva (ha) la possibilità di riconquistare la città, e ciò nonostante è riuscito a far affluire (sempre) meno elettori (suoi).

Nella foto, Pigi: riflette sulle nostre tesi?

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La differenza è stata tutta qui: nel 2006 Ferrante vinse le primarie alle quali presero parte ventimila persone in più grazie al traino nazionale della candidatura di Prodi e della probabilità che l’allora (come oggi) opposizione vincesse le elezioni. Le elezioni ci sono (probabilmente) di nuovo, ma le vele Democratiche sono tragicamente sgonfie, perché non c’è nessun traino da parte di niente. Succede tutto questo solo ieri, dicevamo, e in serata il segretario del Pd va in televisione a confermare la chiusura romantica su se stessi: la sinistra, dice Bersani sostanzialmente, è il sindacato dei lavoratori. Ma quello non c’è già, e non si chiama Cgil? E in un Paese in crisi d’identità (storica) e in crisi economica (al di là dell’onda lunga della bolla dei mutui) che cosa si dà a queste persone? «Un po’ di lavoro» in più? Non stupisce che uomini politici di un altro tempo non colgano la chiamata della Storia. Il Pd è nato – anche se non tutti coloro che lo hanno fondato se ne sono accorti – per costruire il futuro del nostro Paese, un futuro di modernità nel quale tutti i giovani di oggi (e quelli di domani e dopo domani) ce l’abbiano, un futuro, e possa essere quello di una grande nazione quale il nostro Paese può (e quindi deve) tornare ad essere. Anche perché o si fa così o ci si rassegna ad un declino ineluttabile. Ed è il primo scenario a realizzare i valori della sinistra, non il secondo: perché nel declino i poveri saranno sempre più poveri (e di più), i ricchi meno ricchi (ma non è certo questo l’obiettivo di una sinistra matura: o siamo ancora nel secolo della lotta ai «padroni»?). Al contrario in un’Italia che si salva e torna grande – e lo fa con il coinvolgimento (e il coordinamento) di tutti, anche di quei deboli che la sinistra dei deboli oggi dimentica (come le persone rimaste senza casa) – le povertà (non solo economiche) possono, nel tempo, essere ridotte, quando non superate. La sinistra oggi o mette in campo la propria onestà e responsabilità o non è. Fare il sindacato dei più deboli può essere molto romantico e piacevole, ma non serve al Paese. E tanto meno (alla fine della storia) alle persone deboli.

M. Patr.

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