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Sondaggio Crespi (vedremo): su Sel e Fli Viaggio nei partiti dei 2 candidati premier Ferri a Firenze per ‘la’ sinistra di Vendola

novembre 11, 2010 di Redazione 

Complici le difficoltà del presidente del Consiglio (e così del Popolo della Libertà) e l’anacronismo dell’attuale Partito Democratico che prova a recuperare ma sembra non riuscirci (vedremo tutto questo più tardi, nell’ultima rilevazione del grande sondaggista per il giornale della politica italiana), le due nuove ali della nostra politica, Sinistra Ecologia e Libertà e Futuro e Libertà – con la tag “libertà” a ricordarci il passaggio di Berlusconi nella politica italiana anche attraverso i simboli di coloro che vorrebbero superarlo; mentre i soli, veri partiti, post-ideologici e pre-personali restano i Democratici e la Lega, i primi almeno quando anche rispetto alla loro classe dirigente potranno dirsi a tutti gli effetti tali – le due “nuove” ali, dicevamo, prendono il largo. Complici quelle difficoltà e, soprattutto nel caso di Sel, trainate dalla leadership (nella personalizzazione) di quelli che ad oggi sono un candidato (Vendola) e un sedicente tale (Fini) alla premiership non appena si prospetterà un voto. Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. il Politico.it tende a superare le forme partitocratiche attuali che partecipano all’autoreferenzialità della nostra politica odierna. Ma proprio per meritarsi la propria “novità” sia Sel sia Fli sono partiti, in questo, che, come ha scritto Crespi per i finiani sulle nostre colonne, recuperano un rapporto con il Paese e lo fanno attraverso dei contenuti, anche se non ancora tali da rappresentare la soluzione piena all’autoreferenzialità e soprattutto la risposta alle esigenze storiche dell’Italia. Dunque vale la pena di soffermarcisi. Anche per prepararci al sondaggio di Crespi, che chiuderà, coronandola, questa giornata su Vendola-Fini (e, naturalmente, non solo). Comin- ciamo con Sel, dunque. Il racconto è di Marco Ferri.

Nella foto, Vendola: segue il viaggio di Ferri (?)

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di Marco FERRI

La sinistra come missione e Sinistra Ecologia e Libertà come tappa di passaggio verso il governo del paese.

Stagliatosi sullo sfondo della lotta sociale, che vede l’epicentro tra Terzigno e la Sardegna passando per i tumulti Fiat e del mondo accademico, il Congresso ha beneficiato dell’appoggio totale della CGIL ed ha goduto di un ottimo riscontro mediatico, testimoniato dallo spazio extra concesso da Sky Tg 24 e da “Agorà”, la trasmissione Rai che ha ospitato il governatore della Puglia proprio nel giorno in cui lo Statuto è stato approvato, a maggioranza, dall’Assemblea.

Il cambio di rotta imposto da Vendola segna un evidente tratto di discontinuità col passato. La celeberrima aura da affabulatore, rivelatasi poi pericoloso boomerang nei dibattiti vis-à-vis, sembra voler lasciare spazio ad una dialettica diretta che, pur senza rinunciare alla retorica filosofica, mira a far presa su una fetta decisamente più consistente dell’elettorato d’opposizione.

L’esclusione dal progetto di Verdi e Socialisti, poi, ha contribuito al passaggio definitivo da movimento antagonista ad alternativa credibile all’attuale maggioranza, favorita dalla contestuale (auto)emarginazione mediatica e politica del Pd.

Proprio per rimarcare una presa di distanza netta dai Democratici nella versione bersaniana, appare di particolare rilievo la volontà, fermamente espressa dal quarto articolo statutario, di allargare la dimensione partecipativa interna, sperimentando anche (si legge) “nuove forme di democrazia digitale”. Un programma visibile ed accessibile a tutti e che affianca il sostanziale abbattimento di barriere all’interno del partito. In quest’ottica va letta l’assenza di un movimento giovanile, laboratorio o palestra in grado di formare le leve del futuro che, per esperienze trascorse, ha raramente saputo produrre i frutti sperati.

Sul fronte delle relazioni esterne, invece, quella ai comunisti della Federazione della Sinistra e ai cattolici somiglia più ad un’alleanza strategica che ad una vera e propria chiamata alle armi. Per sconfessare Gaber, l’appartenenza (non) è aver gli altri dentro di sé.

E’ proprio in questi passaggi che risalta maggiormente la statura del neo-presidente, capace di persuadere e all’occorrenza affondare il colpo. Come quando pungola Grillo, l’”esteta della bestemmia”, quasi a volergli ricordare che, dopo l’istituzionalizzazione, il primo momento della verità corrisponderà al riscontro dell’elettorato su scala nazionale. Più acuta la frecciata – pur senza alcuna nota polemica – al partito di Bersani, reo di “perdere bene” ed al quale puntare con decisione attraverso lo strumento delle primarie.

In quella tappa, naturale approdo di un discorso che – per scelta consapevole – altro non è stato che una cavalcata storica nel percorso della sinistra europea e nostrana del ‘900, si deciderà il futuro della neonata formazione e del suo esponente di spicco.

A Vendola, che ha finora dimostrato di avere le stimmate del vero leader, non si guarda più con vivo interesse ma con fondata speranza. Grazie al suo saper fluttuare magistralmente tra l’ethos ed il pathos aristotelico ha fatto rapidamente breccia nel cuore dei pugliesi e, favorito anche dalla particolare congiuntura storico-sociale, può concretamente pensare di trasferire il particolare al generale.

Ed è qui che i cavalli di battaglia si posizionano sullo scacchiere. Precarietà, lavoro, politiche sociali. Temi che, nella teorizzata età del turbocapitalismo, non trovano spazio nel sistema televisivo, finalizzato al depistaggio cognitivo ed alla passivazione sociale.

I problemi (reali) vengono adesso messi sul piatto e sciorinati con un discorso “sulla salvezza dell’Italia”, fortemente connotato a sinistra ed apprezzato sia dall’ala più estrema (Bertinotti) sia da quella moderata (Occhetto).

Non più da Grimm navigato. Non ancora da novello Berlinguer. Quanto basta – spera – per far tornare a vincere la scuola pubblica a scapito della tv ed attenuare il fenomeno in auge da 20 anni.

Marco Ferri

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