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Pure perché in tattica il più bravo è Silvio Una ‘bomba’? Quelle di Fini sono carezze Ma Lerner: “Dura un premier sfiduciato?”

novembre 8, 2010 di Redazione 

Il presidente della Camera ha il coraggio delle idee (anche se le idee sono coraggiose, e comunque “rivoluzionarie” – ma non (lo devono essere) nel segno, ma nel respiro, per il futuro dell’Italia – fino ad un certo punto, come abbiamo visto) ma – anche qui come abbiamo indicato prima – l’amor proprio, o se volete “della poltrona” – e ci scusiamo per la caduta, funzionale – è più forte di quello per l’Italia. Che pure Fini dimostra. Ma che nella nostra politica autoreferenziale di oggi ci si è (si sono) abituati a (non) coltivare (meno: non come priorità). E invece ogni scelta alta e decisiva per rifare grande il Paese non può che essere figlia di un reale patriottismo. Il giornale della politica italiana lo denuncia da tempo: attenzione: i grandi cambiamenti (del corso della) Storia si verificano solo in presenza di (almeno uno di) due fattori: una forte, non più sostenibile crisi, per la quale la reazione diventa necessitata; la genialità di una leadership illuminata. Togliete “illuminata” e avrete Berlusconi; che ha contribuito fortemente ad avvicinarci alla crisi finale. Ma la crisi finale non è un passaggio al quale si possa accedere responsabilmente. La concezione legata alla «consolante dottrina del progresso» di Cattaneo – quella per cui la Storia procede per singulti – i periodi “neri” – dopo i quali l’umanità sta inesorabilmente sempre meglio – va bene per uno storico ma non per un uomo politico: l’uomo politico ha in mano le chiavi per costruire il progresso a prescindere da singulti che si deve dare tutto perché non si verifichino – in linea generale; può capitare che ci siano momenti storici in cui tuttavia il passaggio è ineluttabile e persino, quindi, auspicabile (che faccia in fretta) – Si tratta di capire se è in grado di usarle, quelle chiavi (ovvero se è in grado di costruire il futuro) oppure no. L’incapacità non può motivare la scelta di assecondare la caduta coltivando nel frattempo la propria autoreferenzialità. L’Italia, dice il giornale della politica italiana, è chiamata a risollevarsi ora prima che la crisi finale sia conclamata; ovvero prima di farci del male (molto). Anche per questo il Politico.it incalza rispetto alla necessità di un confronto di idee, urgente, necessario. Ha ragione Scalfarotto nel dire che tutto questo può essere compiuto solo da «figli di questo tempo» – è ciò che il giornale della politica italiana ha scritto per primo; anche se, naturalmente, va riconosciuto a Scalfarotto l’impegno storico, e precedente, per risolvere la «questione generazionale», che – anche se magari attraverso una eterogenesi dei fini – può portare allo stesso risultato. A condizione che i giovani facciano tutto questo partendo dalle idee: altrimenti non dimostrano di essere diversi dalla classe precedente e quando li ritrovassimo al potere rischieremmo probabilmente di essere punto e a capo. Comunque l’Italia deve muoversi. Lo può fare per l’entusiasmo che le può infondere la prospettiva, se si muove ora, di tornare grande. A questo fine è necessario il patriottismo (che non si vede, come appunto e come detto nelle non-scelte di Fini o, in parte, in certa autoreferenzialità di ritorno dei rinnovamentisti, senza generalizzare) ma anche, lo ha scritto ancora una volta per primo il giornale della politica italiana, anche un momento di nazionalismo, ben incardinato in un europeismo in grado di disinnescarne le potenzialità nefaste. E’ il tempo di muoversi. E, secondo il conduttore de L’Infedele, di cui stiamo per leggere il commento alla «bomba atomica» (senza uranio arricchito) di Fini di ieri, forse la mezza mossa del presidente della Camera può essere sufficiente a rendere impossibile una (lunga) prosecuzione del mandato al presidente del Consiglio. Non è subito; e non prepara il dopo. Ma è già qualcosa. Lerner ora. Sentiamo (M. Patr.).     

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Lo scenario più probabile dei prossimi giorni contempla l’uscita dal governo dei rappresentanti finiani, senza che ciò induca Berlusconi a rassegnare le dimissioni e aprire la crisi. A meno che sia Bossi colui che deciderà di staccargli definitivamente la spina, preferendo fare l’oppositore di un governo tecnico anzichè il badante di un morto che cammina. La domanda è: per quanto tempo Berlusconi riuscirà a usufruire dell’appoggio esterno di Futuro e Libertà che gli garantisce una precaria maggioranza parlamentare, facendo finta di niente pur di mantenere la carica istituzionale cui affida le sue speranze d’impunità?

GAD LERNER

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