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E’ certo anche colpa della nostra stampa (ch’è il prolungamento autoreferenziale) Ma da 2 giorni di svolte idee dove sono? Italia cambia se si concentra su contenuti E aspiranti – Fini e giovani – han via libera se mettono in campo tesi ‘rivoluzionarie’

novembre 8, 2010 di Redazione 

Ma il presidente della Camera, che pure sul piano dei principi ha fatto uno sforzo di modernità (sul tema dei diritti civili, ad esempio, Fini è più avanti anche di molta parte della sinistra), è in pista da mezzo secolo e difficilmente potrà concepire oggi ciò che non ha proposto fino ad ora, e i (più o meno) giovani Democratici hanno un alibi e una colpa: l’alibi è di essere stati cresciuti da questa nostra politica autoreferenziale, che ha insegnato loro a parlare per titoli e di tatticismi; la colpa è di dare la sensazione di voler – ancora per ora – un po’ più bene alle proprie chance di affermazione che non all’Italia. Badate, e lo diciamo soprattutto ai protagonisti della nostra politica – non alle nostre lettrici e ai nostri lettori che condividono la nostra prospettiva – che non si tratta di una critica sterile: non è da Alice nel Paese delle meraviglie pretendere che al centro del dibattito pubblico – per intenderci, ciò che attraverso i media si riverbera nel Paese – ci siano le idee. E’ da consapevolezza politica. E le idee, tanto per capirci, consistono in pensieri e proposte concrete per il futuro dell’Italia. Chi si rassegni (e rassegni il Paese) a stilare (semplici) programmi a ridosso delle elezioni si nega – e nega soprattutto all’Italia – qualsiasi speranza di tornare grande. Non è più il tempo in cui la politica possa vivere di rendita – il nostro Paese o cambia radicalmente passo o muore – e per un completo ribaltamento di piano le idee devono maturare liberamente, culturalmente, e non possono essere il frutto di un’(auto)imposizione a tre mesi dalle urne. Per questo è necessario che la politica italiana cambi esercizio: non più il confronto su di sé o, nella migliore delle ipotesi, sui titoli delle cose da fare – la semplice enunciazione teorica generale – bensì un grande dibattito (ma meglio ancora la lotta tra idee che, non più pigramente, ciascuno maturi da sé in forma compiuta e autosufficiente e metta in campo – naturalmente in una verifica responsabile con quelle degli altri – per realizzarle), appassionato per il bene (che si vuole) all’Italia, su cosa fare del nostro futuro, nel quale coinvolgere il Paese. E’ così che la (nostra) politica rieleva se stessa, ed è così che Renzi e Civati – o chi per loro – troveranno le porte di Sant’Andrea delle Fratte spalancate, e Fini – certo, tolto Berlusconi, poco sensibile a qualsiasi ragionamento che non contempli la centralità di lui stesso – diventerà il leader naturale di una destra capace confermare l’egemonia berlusconiana (in altre forme). L’Italia è un grande Paese; ma per confermare se stesso e non morire, per non rassegnarsi ad un (così) ineluttabile declino ha bisogno che la propria politica ritrovi l’ambizione di essere se stessa: la Politica, che non è una tecnica ma la più alta forma di espressione dello spirito. Al servizio degli altri.            

Nella foto, il presidente della Camera: ci legge e prende appunti

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