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E adesso guardate(lo) quest’(altro) uomo Che sta rifacendo grande cinema italiano La leadership ispira la liberazione di tutti Vale anche per la nostra politica e l’Italia Apriamo dunque con Una vita tranquilla

novembre 7, 2010 di Redazione 

Lo trovate in quasi tutti i film italiani usciti quest’autunno (anche in qualcuno che sta per uscire, come in quel Noi credevamo che racconta il nostro – primo – Risorgimento proprio nel momento in cui il giornale della politica italiana, e i nostri patrioti dai nomi stranieri come Bill Emmott e Roger Abravanel spingono la nostra politica ad andare oltre i tappulli e a «puntare al sole – pensando in grande – per arrivare alla luna», ovvero a darsi l’obiettivo, possibile, di rifare grande l’Italia, per un nostro nuovo Rinascimento). Lo trovate dappertutto, dicevamo, ma la sua non è una presenza quantitativa o, nemmeno, la scelta ricorrente del nostro interprete più in voga. Toni Servillo sta alzando la posta. Con il suo spessore di interprete di rilievo internazionale, consacrato-e-così-lanciato dal successo per Gomorra e Il Divo (di cui fu protagonista non a caso), ormai tre anni or sono, Servillo guida il nostro cinema sulla stessa via di un ispessimento che lo fa uscire dai confini angusti del provincialismo che rifletteva il Paese, anticipando ciò che può accadere anche nella politica italiana. Una leadership assoluta, un – perché no – Berlusconi che di Silvio abbia i pregi (ma anche no: come scrive Dino Amenduni sulle nostre colonne, può avere anche caratteristiche radicalmente differenti. E anche essere sostituito da una leadership collettiva) e superi i limiti, può trascinare una renovazione culturale – e dunque, perdonateci il tonfo, sempre in nome della concretezza alla quale facevamo riferimento la scorsa settimana, strutturale – in grado di produrre quell’effetto liberatorio – delle nostre energie – che è il motore del boom (non solo economico). Il cinema, dunque, ancora una volta, metafora e anticipatore della nostra politica e del Paese. Perciò i nostri intellettuali devono tornare al loro impegno: perché anticipano cosa c’è e cosa ci sarà nell’aria e sanno anche spiegarci come/ stimolarci ad interpretarlo. Proprio come Toni Servillo. Che, per seguire il filo della riflessione di Fabrizio Ulivieri, precorsa nell’analisi del cinema americano da Attilio Palmieri, profondo studioso e conoscitore (tra il resto) del cinema d’oltreoceano, ci fa uscire dai limiti (oggi) del neorealismo postmoderno per ridarci uno spessore assoluto. Adesso, l’Italia. In tutti i sensi. L’ultimo film con Servillo, nelle sale. Assolutamente da non perdere. E poi altre due recensioni di Ulivieri.

Nella foto, il re del cinema italiano del momento, Toni Servillo

Una vita tranquilla

REGIA: Claudio Cupellini.

ATTORI:
Toni Servillo
Marco D’Amore
Francesco Di Leva
Juliane Köhler
Leonardo Sprengler.

GENERE: Noir
DURATA: 105 min

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di FABRIZIO ULIVIERI

Die Bequemlichkeit, il vivere comodo e soprattutto tranquillo, è uno dei cardini dello stile di vita tedesco e Rosario (Toni Servillo) fuggito da 15 anni dal caos italiano ha ben assimilato questo concetto. In Germania si possono partorire dei mostri all’ombra della Bequemlichkeit: l’importante è non essere disturbati in questo sonno della ragione – (talora) – mostro.

Così vive Rosario, all’ombra della Bequemlichkeit annullando la ragione mostruosa del passato.

Il film inizia con più inizi e con una ratio (stile) alla Gomorra, per introdurre la vita di Rosario e l’arrivo dell’imprevisto: Diego (Marco D’Amore) e Edoardo (Francesco di Leva) due sicari della camorra venuti in Germania ad uccidere. Zwei Italiener, due italiani, venuti a rompere la Bequemlichkeit di Rosario rinfocolando le ceneri della sua ragione mostruosa addormentatasi 15 anni prima.

La storia procede spannend, avvincente. Non sai mai dove ti porti. Intuisci il momento climatico che viene ritardato sapientemente. La tensione sale e sale anche il dipanarsi lento del rapporto difficile fra un padre (Rosario), che è fuggito dall’Italia e sfuggito alla camorra che lo voleva uccidere e che non lo cerca più perché lo crede morto, e il figlio abbandonato (Diego). Poi arriva il momento che die zwei Italiener devono uccidere e son lì in attesa della vittima pieni di cocaina e tremanti come due cani randagi malati di rabbia.
Rosario è lì anche, vede la scena e da quel momento capisce che anche il passato è lì, è venuto ora a riprenderselo, spietatamente, perché non gliene “fotte un cazzo” che lui sia pentito dei suoi errori.

Toni Servillo è immenso. Un Toni Servillo così non l’avevo mai visto. E’ una maschera la sua faccia, che dà vita al personaggio Rosario, imprimendo tensione, sofferenza in modo istrionesco ad un sarcasmo che tenta di irridere il terrore che il passato proietta sull’uomo Rosario: un uomo braccato che vede in pericolo la sua amatissima Bequemlichkeit e che gioca perciò le sue ultime carte uccidendo Edoardo che l’ha riconosciuto e scoperto.

Drammatico il finale, dove si scopre finalmente l’interrogativo sull’impossibilità da parte dell’uomo di sfuggire a ciò-che-è.

Bel film. Quattro stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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