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***Diario politico***
L’INCUBO DEL PREMIER
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 4, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Era la sua ossessione. «Non mi farò mettere sulla graticola come accaduto a Prodi». Nel giorno in cui altri due deputati Pdl passano a Futuro e Libertà, e in cui per la prima volta Bocchino parla esplicitamente di «incapacità del presidente del Consiglio a governare», la realtà si rivela ancora più amara: l’ultimo scandalo presenta il conto in termini di prese di distanza di vecchi alleati e di esposizione ai colpi degli avversari, e se la convocazione al Copasir per «conoscere lo stato della sua sicurezza personale» è un colpo basso che da D’Alema ci si poteva attendere, la richiesta del presidente della Conferenza nazionale della famiglia di un «chiarimento» sulla distinzione tra la «vita privata e l’impegno pubblico» ha il sapore del tradimento. L’uomo che ha costruito il suo impero sulla comunicazione si trova oggi al centro di un’opera (congiunta) di demolizione mediatica che non sembra lasciare scampo. La “chiamata” sui gay ha calmato le acque per qualche ora ma non ferma la deriva. Come spesso accade, la realtà è diversa da quella che ci si aspetta. Nel caso di Silvio, è peggiore del suo incubo peggiore. Il grande racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice.            

Nella foto, il presidente del Consiglio: sofferente

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di Ginevra BAFFIGO

Mentre il presidente del Consiglio convoca i suoi a Palazzo Grazioli per un vertice Pdl, preambolo della direzione nazionale di giovedì, altri due deputati optano per il passaggio a Futuro e Libertà.

I nuovi adepti finiani sono Daniele Toto (nominato coordinatore regionale in Abruzzo) e Roberto Rosso (da oggi coordinatore Fli in Piemonte), come annunciato da Italo Bocchino e Adolfo Urso. Bocchino sostiene che con queste new entry il gruppo «ne guadagna in termini non solo parlamentari ma anche di radicamento», intensificando così la crescita del «partito-movimento che andiamo a costituire». Dal fronte sempre più sguarnito del Pdl, il coordinatore Denis Verdini prova invece a minimizzare: è un «assestamento naturale, nel passato abbiamo assisto anche a defezioni più grandi. Ognuno si assume le sue responsabilità».

Ma la vera replica, ancora una volta, è quella filtrata dal nuovo libro di Vespa, dove il premier “confida” le sue personali considerazioni in merito al futuro della maggioranza. Secondo il presidente del Consiglio, quella di Gianfranco Fini sarebbe da considerarsi “un’autoesclusione”, e non piuttosto “un’espulsione”.E dunque, se si prende per buona la tesi del co-fondatore che si autoesclude dal suo partito, una rinnovata alleanza con Fini è da considerarsi fuori questione? «In politica mai dire mai. C’è sempre la speranza – rivela il capo dell’esecutivo – che tutti gli elettori del centrodestra possano ritornare sotto un’unica bandiera per un vero cambiamento del Paese. Capisco che i parlamentari del nuovo gruppo si siano sentiti in dovere di seguire Fini che li aveva indicati personalmente nelle liste elettorali. Ma in loro esiste anche la consapevolezza di un dovere di lealtà nei confronti degli elettori che li hanno votati sotto il simbolo del Popolo della Libertà, un simbolo in cui compariva il nome di Berlusconi come candidato presidente. Anche recentemente alcuni di loro mi hanno confermato la loro lealtà: “Stiamo con Gianfranco, ma mai contro Silvio”». «Il Popolo della Libertà, lo ripeto per l’ennesima volta – ribadisce Berlusconi – non ha mai messo nessuno alla porta, ma ha subito una scissione che evidentemente era stata preparata da tempo e aspettava soltanto un pretesto per consumarsi. Dunque, non si tratta di un’espulsione, bensì di un’autoesclusione». «Fini non è mai stato cacciato – rimarca il premier – Noi parlavamo di Fini come presidente della Camera e non come componente del partito. L’unico elemento concreto di quel documento fu il deferimento ai probiviri dei tre elementi più oltranzisti nell’azione critica nei confronti del governo. In ogni caso, quando una maggioranza nomina il presidente della Camera o del Senato, si aspetta, come minino, che essi condividano il programma legislativo che questa maggioranza e il suo governo presentano nella Camera di loro competenza».

«A tutti gli italiani è chiaro che Gianfranco Fini è stato espulso dal Pdl» ribadisce però Italo Bocchino. «Contro Fini – continua il capogruppo Fli alla Camera – è stato emanato un editto, che ne ha dichiarato l’incompatibilità con il partito senza contraddittorio e discussione. Per noi, però, è acqua passata, ora c’è un movimento che sta crescendo sul territorio e in Parlamento».

Quanto al futuro del governo, Fli come intende procedere? «Da Berlusconi e dalla direzione del Pdl – sottolinea Urso – attendiamo risposte sulle riforme annunciate, per le quali aspettiamo ancora l’agenda, e sul patto di legislatura con le altre forze di maggioranza». «Berlusconi deve governare – interviene in aggiunta Bocchino – Il nostro dovere non è staccare la spina ma ricordare al premier che il suo dovere è governare. Rischiamo però di apparire come quelli che chiedono l’accanimento terapeutico». «Ora bisogna capire cosa vuole fare – insiste Bocchino – ha risposto picche al patto legislativo proposto da Fini a Mirabello, ora aspettiamo. Gli chiediamo solo che governi il paese sulla base del programma elettorale. Se sarà quello, ci troverà disponibili».

La Lega non chiede più il voto anticipato (?). Dopo una breve pausa, torna a sentirsi la voce del Senatùr: «Il governo va avanti fino a quando regge, e secondo me reggerà a lungo». L’incontro di martedì con il premier ha rinsaldato l’alleanza, ma ciò non impedisce al capo del Carroccio di confessarsi “preoccupato” per l’ultimo scandalo: «anche per l’immagine internazionale, perché questo è un Paese che deve vendere i titoli di stato». «Ieri gli ho dato un consiglio da amico» confida. Politico o personale? «Personale, ma tanto non ve lo dico, perché Silvio è un amico e io non tradisco gli amici».

Berlusconi convocato dal Copasir. Di certo non a consigli amicali si deve la convocazione di Silvio al Comitato per il controllo sui servizi. Massimo D’Alema ha richiesto al premier di riferire sul tema della sua sicurezza: «Come è noto il Copasir ha chiesto fin dalla sua costituzione di incontrare il presidente del Consiglio – chiarisce il presidente D’Alema – ma fino adesso ciò non è stato ancora possibile». «Ad occuparsi della sicurezza del presidente del Consiglio – aggiunge D’Alema – sono i servizi segreti e noi intendiamo tornare su questo tema e riteniamo che sarebbe giusto sentire, su questo e altri temi, il presidente del Consiglio».

Dal gruppo di maggioranza del Copasir arrivano le puntualizzazioni di Cicchitto, Giuseppe Esposito e Quagliariello, che hanno voluto ribadire che il premier verrà interrogato «sui temi istituzionali relativi alla sicurezza nazionale» e non sugli ultimi casi di cronaca. «Il Copasir, fra molte altre cose, al termine della seduta – scrivono in una nota – ha preso atto del fatto che alcuni dei suoi componenti hanno richiesto che il presidente del Consiglio venga a riferire al comitato a proposito delle ultime vicende. Su questa richiesta sono stati espressi pareri discordi e, infine, non è stata assunta alcuna decisione. Diversa questione – scrivono ancora – è l´eventuale audizione sui temi istituzionali relativi alla sicurezza nazionale, che nulla ha a che vedere con le contingenti polemiche politiche. Invitiamo pertanto fin d’ora i colleghi del Copasir a non confondere le due questioni e a non dar vita a indebite strumentalizzazioni».

Quanto a D’Alema, pur evitando di entrare nel merito degli scandali del capo del Governo, «fatti pubblici, e noi non ci occupiamo di vigilare su questi, ma sui fatti segreti…», non manca di esprimere «solidarietà umana» nei confronti di quei carabinieri stanchi di scortare giovani donne ospiti nelle abitazioni del premier. Non è un argomento che riguarda il Copasir, sottolinea l’esponente Pd, ma con l’articolo del Fatto alla mano, spiega come queste «notizie di cronaca suggeriscono sentimenti di solidarietà umana verso i carabinieri di cui capisco la stanchezza».

Proprio sulla protesta dei carabinieri, cui fa riferimento il presidente del Copasir, parte un’interrogazione al ministro della Difesa La Russa firmata Idv. Di Pietro: «Lui che dice di tenere tanto all’Arma, come può permettere che difensori dello Stato vengano usati per fare da autisti, da guardia spalla a signorine utilizzate per il divertimento dei potenti, tra i quali, in primis, Silvio Berlusconi? È una cosa insopportabile, non degna di questo Paese. Per questo motivo – conclude caustico il leader Idv – dico che l’Italia non merita Berlusconi e Berlusconi non è degno di fare il presidente del Consiglio».

Berlusconi (non) aprirà la Conferenza Nazionale della Famiglia (?). Sarebbe troppo presto per dire che non sarà il premier ad inaugurare il dibattito della Conferenza nazionale della famiglia, ma di certo lo scandalo che ha fatto il giro del mondo mette in difficoltà gli organizzatori, tanto da spingere il presidente del forum delle associazioni famigliari, Francesco Belletti, a manifestare gli umori dei partecipanti: la sua presenza «ci imbarazza». «E’ un fatto delicato – chiarisce – Il dibattito sui comportamenti pubblici e privati del premier non ci vede in sintonia». Tuttavia, si affretta ad aggiungere Belletti, «se Berlusconi sarà capace di proteggere il valore della famiglia, sarà sostenuto da noi. Non ce la sentiamo di dire ‘non si deve presentare’ ma da qui a lunedì mattina, quando è in programma il suo intervento, deve mandare un segnale diverso da quanto ha fatto finora. Deve fare una dichiarazione di impegno forte di distinzione fra la vita privata e l’impegno pubblico».

Ginevra Baffigo

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