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Il commento. Gay è meglio (anche, sempre) che Silvio di Luigi Crespi

novembre 2, 2010 di Redazione 

Il presidente del Consiglio: «Meglio essere appassionato alle belle ragazze che omosessuale». Il suo ex spin doctor, nostro primo editorialista, gli offre dalle colonne del giornale della politica italiana una lezione di libertà. di LUIGI CRESPI

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Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Esiste un perimetro di valori che la storia ci ha insegnato a consolidare dentro di noi che non passa sicuramente attraverso le tendenze sessuali, il colore della pelle o la religione, nemmeno attraverso le opinioni politiche che non possono costituire in alcun modo elemento di discriminazione.

Una persona non è migliore o peggiore se è omosessuale o eterosessuale, nero o bianco, ebreo o cattolico, una persona la si può giudicare dalla quantità di amore che mette a disposizione: amore per la propria compagna o compagno che è fatto di rispetto, verso i figli, la famiglia che non può essere messa né in discussione, né in imbarazzo, amore verso gli altri fatto di tolleranza, di capacità di comprendere e ascoltare.

Questo vale ancora di più per un uomo pubblico il cui comportamento diventa un modello. Per questo quando Berlusconi dice che è meglio guardare le belle ragazze che essere gay, deve sapere che gli uomini, intesi come esseri umani, non si misurano dalle conquiste sessuali o dalla misura del pene, un uomo si misura dalla capacità di evolversi. Quindi non ho dubbi tra un modello di uomo come ce lo presenta Silvio Berlusconi ed un uomo gay, preferisco l’uomo gay.

Un uomo di 75 anni non può corteggiare le proprie nipoti, ogni età ha il suo tempo e la gioventù, la bellezza sono dei valori effimeri, transitori. L’essere umano vale per ciò che esprime nella sua interiorità e nella sua unicità.

LUIGI CRESPI

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