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Il dibattito. Perché dico “sì” a Vendola dentro al Pd di G. Lerner

novembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana crede in un Partito Democratico (possibile) “partito dell’Italia” che si faccia carico del bene del Paese e non tenda a rappresentare specifici interessi, unica chiave, a nostro modo di vedere, per salvare e far risorgere il nostro Paese – che ha bisogno, per questo, di essere caricata sulle proprie spalle dalla sua forza, anzi, dalla sua area di sensibilità e opinione più onesta e responsabile – e perché la sinistra possa ritrovare la proprie egemonia. Lo scrisse il nostro direttore alcuni mesi fa, il Pd raccolse la sfida salvo poi perdersi nella propria non solo mancanza di orientamento, ma nella mancanza della consapevolezza della necessità di un orientamento e dunque di una presa di coscienza (di sé). Come già alla vigilia delle primarie Democratiche dell’ottobre 2009, alle quali il Politico.it appoggiò Ignazio Marino salvo ospitare, nel solco della tradizione dei grandi quotidiani americani, anche opinioni favorevoli agli altri due contendenti (che allora erano Bersani e Franceschini), ciò non ci impedisce di continuare a rappresentare la tribuna dalla quale vengono assunte le posizioni più impegnative da parte (anche) degli (altri) maggiori protagonisti della nostra politica. Così, dopo che Nicola Latorre lancia sul Corriere l’idea di un Pd che, ormai rassegnato ad essere un partito “di sinistra” tout court (o quasi), accolga dentro di sé Sinistra Ecologia e Libertà e il suo leader accettando, sostanzialmente, di vederlo diventare anche il proprio (o comunque proprio candidato premier), gli risponde dalle nostre colonne il conduttore de L’Infedele. Una sola nota a margine: l’allargamento del Pd, o meglio il suo compimento come “partito del Paese” capace di rappresentare tutte le sensibilità di tradizione Democratica, è compatibile con lo stesso progetto originario veltroniano ed è secondario nelle nostre proposte. Solo che prevederebbe che non solo Vendola, da un lato, ma anche i Democratici moderati dall’altro, (ri)entrassero nell’attuale formazione di Bersani. Una strada facilitata da un Pd che, finalmente soggetto protagonista della nostra politica, parta dal progetto, dalla sua idea di futuro e faccia discendere da questa ogni sua altra scelta. Ma questa è la “nostra” linea, che continueremo a sostenere. Ora sentiamo l’opinione-risposta a Latorre di Gad. Read more

***Monicelli e l’Italia***
UNO DEGLI ZII DELLA NOSTRA NAZIONE
di FABRIZIO ULIVIERI
Immagine di copertina di CARLO TRAINA

novembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Uno degli unificatori – e dei (ri)generatori – della nostra cultura (popolare). Il ricordo. di CARLO TRAINA e FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ultimo gesto libertà assoluta del maestro Monicelli, a 94 anni, era la modernità L’italiano del (ritorno al) futuro: se stesso La cultura ci restituirà la (nostra) Italia

novembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Predicava una «rivoluzione»: lui intendeva una vera rivoluzione, che da noi «non c’è mai stata», così che il nostro popolo è sempre rimasto «schiavo». (Un po’) meno libero di lui, il giornale della politica italiana cercherà di onorare la lezione di Monicelli dando il proprio contributo (decisivo) per una rivoluzione culturale che, comunque, possa essere sufficiente a determinare quella «liberazione» che era (pensiamo di poterlo dire) anche il suo sogno. I geni, i grandi hanno come modello se stessi: Monicelli, con la più grande generosità, avrebbe voluto che fossimo come lui, liberi (appunto) di essere noi stessi. Avesse potuto sarebbe salito sui tetti con gli studenti: noi pensiamo che la riforma dell’università sia effettivamente il «migliore atto della legislatura», come dice Fini, ma solo perché concepiamo un modo diverso di arrivare (è possibile) allo stesso obiettivo: «non c’è libertà senza l’uguaglianza», diceva il maestro; e per noi la strada per assicurare la (stessa) condizione è rifare grande questo Paese, e dare così a ciascuno, e in particolare ai nostri giovani, un grande futuro (strutturalmente). Il modo in cui se n’è andato non chiude ma eterna, romanticamente, la sua grandezza: un’uscita in grande stile, che ci colpisce e ci carica. Grazie; Mario. Read more

***Il commento***
MA, SILVIO, PURTROPPO NON C’E’ DA RIDERE
di LUIGI CRESPI

novembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E rischi di pagare lo scotto alle elezioni. Il tuo stile di vita ha «spianato la tua credibilità». Il giornale della politica italiana è il giornale della nostra politica. E dell’Italia. Il caso Wikileaks è planetario. E interroga questioni “assolute”: la libertà di stampa, le relazioni internazionali. il Politico.it è un giornale autorevole e ha un respiro amplissimo, al punto che se un’accusa ci è stata rivolta, in qualche circostanza, è di volare (persino) troppo alto (ma è ciò che serve oggi al Paese: ritrovare un senso, un’idea di fondo, una visione d’insieme e una prospettiva. E/) (Ma) il giornale della politica italiana ha il compito e la responsabilità di svoltare per l’Italia, e dunque è giusto, è (anzi) doveroso che approfittiamo di ogni occasione – anche del massimo rilievo mondiale – per trarre indicazioni per tutti noi, per la nostra nazione. Così, dopo avere affrontato il tema (di fondo) (di una delle accezioni della) responsabilità, architrave della nuova politica che può fare il Paese che sogniamo, è ancora di “noi” che parliamo, lasciando che l’ex spin doctor del presidente del Consiglio si rivolga (brevemente) al suo mentore per fargli notare che, se è vero che non emergono grosse novità (anche perché il presidente Obama aveva già avuto modo, in diverse occasioni, di esprimere i suoi giudizi su Berlusconi), è pur vero che un’Italia (attraverso una delle sue massime istituzioni) (bis)trattata in questo modo dal nostro principale alleato non si era mai visto. E anche se i casi legati alla tua vita privata pare ti possano fare guadagnare consenso, è chiaro – sostiene Crespi – che per tutto questo qualcosa lascerai sul campo. E dunque non è il caso che tu lo sottovaluti (anche se la reazione risponde ad una strategia della minimizzazione per non alimentare il fuoco e non rimpallare una reazione che confermi la percezione negativa che può essere emersa dalla lettura delle parole dell’amministrazione americana). di LUIGI CRESPI Read more

Wikileaks (non) rivela (nulla di nuovo – ?) Ma Frattini: vogliono distruggere mondo Libertà non esiste senza responsabilità Vale anche per la (nostra – ?) politica

novembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pensate al Partito Democratico: non, un partito (oggi), bensì un crogiolo non di sensibilità diverse, ma di egoismi (politici) che tradiscono la missione comune per assecondare le proprie tentazioni. E’ il concetto di corrente, quella componente interna in cui si organizzano tutti coloro i quali (non) la pensano allo stesso modo. E’ il riflesso di una (mancanza di) responsabilità che attraversa tutto il Paese. La teoria dello “specchio rotto” per cui la società, e la nostra politica, sono divise in mille schegge tutte intente a riflettere la propria specifica frazioncina (di Paese – ?). Accade così – ad esempio – che in un momento di crisi economica ciascuno (settore) chieda, ugualmente, più risorse, senza assumersi la responsabilità di pensare al bene comune. La nuova politica è invece quella politica (italiana) in cui ciascuno si fa carico dell’interesse generale, e dunque assolve al proprio ruolo (di parte), ma nell’ambito di una tensione più alta nella direzione comune del bene dell’Italia. Allo stesso modo il Partito (Democratico) è un partito nel quale ciascuno ha diritto di fare pesare la propria sensibilità, a condizione, però, che tenga conto dell’interesse generale, del Paese e (quindi) della propria formazione (nel suo complesso). Un Pd nato per rappresentare l’unione dei democratici non può trasformarsi, per puro egoismo (politico, e non solo) in una riedizione del Pci-Pds-Ds. Anche perché (appunto) non fa (così) il bene del Paese. Perché tutto questo sia possibile è necessaria (tra l’altro) quella riscoperta dell’orgoglio nazionale, quel nazionalismo necessario per cui la passione politica torni a prevalere sugli interessi particolari, che il giornale della politica italiana ha già indicato come una condicio sine qua non per tornare grandi.      Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Nel nulla (poco) brava Valentina Lodovini

novembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale di Attilio Palmieri, che, per riprendere il filo del discorso con Emmott, avrà un ruolo importante nella costruzione del futuro. E del nostro critico, imbarazzato dalla pochezza delle ultime (due) infornate: si avvicina Natale? O effetto-Harry Potter? Ma la brillante prova della giovane attrice italiana riscatta la visione di questo La donna della mia vita. Che insegna anche come sia sempre più difficile – ma non è un valore! – disegnare un comune progetto di vita. A causa di una società che invoglia al cambiamento (di coppia). di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Bill Emmott a il Politico.it: “Sì, l’Italia può risorgere Adesso continuate così” di FABRIZIO ULIVIERI

novembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana e Bill Emmott: è l’incontro tra due patriottismi. Quello del più autorevole e ascoltato consigliere della nostra politica (autoreferenziale) di oggi, che spinge verso il futuro, del quale è il principale laboratorio. Avamposto – come i “fogli” risorgimentali di Mazzini o Cattaneo – della costruzione del domani del nostro Paese. E quello dell’intellettuale inglese «sedotto» dal nostro Paese. Che il Politico.it ha definito per primo (e solo, tra i quotidiani) un nuovo patriota (che non poteva che essere) straniero (in questa fase). Emmott e il Politico.it ritengono, anzi, credono che l’Italia possa conoscere – attraverso un rinnovato Risorgimento – un nuovo Rinascimento. Le ricette che propongono sono la cultura come chiave della «liberazione» in tutti i sensi del nostro Paese da un lato, e quella “rivoluzione liberale” che faccia ritrovare al nostro Paese la «flessibilità e (il) dinamismo» che ha già avuto «tra il ’60 e il ’70», e che rompa i lacci di un’eccessiva (auto)protection, dall’altro. Al di là delle sfumature, quello che conta è che entrambi hanno a cuore una cosa sola: il bene dell’Italia. Quell’Italia che tornerà ad essere una grande nazione, una nazione europea di un’Europa che trascinerà, finalmente (in tutti i sensi), alla propria unità politica rendendola – dopo lo stesso nostro Paese – la culla della civiltà mondiale. Per questo l’ex direttore dell’Economist, dopo essere uscito con il suo libro “Forza, Italia – come ripartire dopo Berlusconi”, un «incoraggiamento e una lode a quei gruppi che già operano per rendere la (nostra) nazione più forte e prosperosa», sceglie il Politico.it per rilanciare. E lo fa in questa lunga conversazione-intervista con la firma “anziana” (per saggezza e solidità) del giornale della politica italiana. Buona lettura e buona politica con il Politico.it. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Come critichiamo Pd lo facciamo a destra Renzi: “Sì, va ritrovato senso di nazione” Il futuro dell’Italia (passa) soltanto di qui Per farlo Csx faccia ora il bene del Paese E il Pdl (ri)conosca la rivoluzione liberale 2 esempi: eccoli con Innocenzi e Lerner

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è tra i pochi a riconoscere – con onestà e responsabilità - che la riforma Gelmini che si è attirata il rifiuto (pregiudiziale ?) degli studenti e di una parte del centrosinistra (Bersani, come abbiamo visto, a dire il vero, ha aperto al confronto; a questo proposito diciamo anche che la battuta sul ministro, sia pure “chiamata” da lei stessa, non fa il bene del Paese perché attiene ad un ordine di idee – quello del teatrino della politica politicante – che non ha nulla a che vedere con la costruzione del futuro dell’Italia) il Politico.it è tra i pochi a riconoscere, dicevamo, che il ddl merita maggiore apprezzamento. Il Paese o cambia immediatamente passo, e in questo modo si salva e può ritornare grande, o muore. E il cambio di passo impone, come abbiamo detto, un completo ribaltamento di piano che faccia, sul piano economico, dell’innovazione la nostra stella polare; sul piano socio-culturale, la cultura, appunto, come chiave per la «liberazione» dell’Italia e il suo possibile nuovo Rinascimento. Entrambe queste prospettive richiedono, lo ha scritto il nostro direttore nel febbraio scorso, una ristrutturazione radicale dell’università, da un lato, e della ricerca, dall’altro (che dovremo sempre più considerare, anche, come due comparti ovviamente interconnessi ma indipendenti), che mettano quello che dovrà essere da una parte il motore del cambio di passo economico e dall’altra la spina dorsale (con la scuola) della nostra rivoluzione (appunto) culturale nelle condizioni di reggere, e anzi di determinare quello stesso rilancio. Questo comporta la cancellazione di tutti i privilegi, l’eliminazione di rami secchi, una total(izzant)e iniezione di merito. E la riforma del ministro della Pubblica istruzione (anda)va anche in questo senso. Non a caso gli imprenditori – che pure sono interessati alla piattaforma-Gelmini anche per il maggiore coinvolgimento che offre loro nella direzione e nella gestione dell’università italiana – hanno accolto con favore le proposte del governo. Insomma, la rivolta degli studenti va rispettata ma, per ciò che ci riguarda, non ci entusiasma. Ci entusiasmerebbe di più che i giovani scendessero in piazza per ottenere, piuttosto, tutto questo. E lo facessero invocando (magari) una (nuova) proposta del centrosinistra, con le maggiori onestà e responsabilità che lo caratterizzano: non a caso, ma proprio per questo, il Politico.it invita il Partito Democratico a non scemare nel sindacalismo (che è altro da sé) e a farsi “partito dell’Italia” per rifarla grande e fare in questo modo, indirettamente (ma molto più efficacemente perché strutturalmente) gli interessi delle classi più deboli e, soprattutto, dei giovani. E’ un bene, in questo senso, che il sindaco di Firenze – possibile futuro leader Democratico – faccia propria (dopo la cultura come chiave del nostro domani) la tesi del giornale della politica italiana riguardo alla necessità di un (ritrovato, nuovo) nazionalismo (ben impiantato nell’europeismo) che sia da stimolo alla ripartenza. Ma proprio per questo, proprio perché riconosciamo i meriti della riforma Gelmini e critichiamo l’attuale centrosinistra invitandolo a compiere se stesso, siamo nella condizione di fare lo stesso a destra. Dove il futuro del nostro Paese passa attraverso una maggiore cultura liberale, che impone non avvengano più fenomeni – sia pure di diversa “gravità” – come quelli che Giulia, e il conduttore de L’Infedele, ci raccontano qui sotto. Read more

a) – Nostra destra conosca (lei per prima) la rivoluzione liberale (che può regalarci) La propaganda (tv) non responsabile (?)

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il primo dei due episodi è affidato al racconto di Giulia. Fitto che a Ballarò – dopo la telefonata del premier – non si comporta più nello stile (che, come le parole con il pensiero, è sostanza) richiesto dal suo ruolo pubblico (quello di uomo politico e, tanto più, di ministro). Ecco in che senso. di GIULIA INNOCENZI Read more

b) – Nostra destra conosca (lei per prima) la rivoluzione liberale (che può regalarci) Ora Fede invita a picchiar gli studenti (?)

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il secondo episodio è raccontato dal nostro Gad. E’ il caso che ha fatto più discutere (a sinistra) in queste ore: il direttore del Tg4 che invoca ”botte” per i ragazzi autori della protesta contro il ddl Gelmini (che noi difendiamo!). Semplicemente illiberale. E dunque non di destra. Non della destra che può rifare grande l’Italia. di GAD LERNER Read more

Cruciani: ‘Gli studenti non sanno perché’ Ora vi spieghiamo riforma e controversie Bersani: ‘Governo la ritiri e correggiamo’ Sì, perché merito e efficienza sono valori Università e ricerca d’eccellenza il futuro

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia si salva non solo se si ridà una rotta, ma anche se questa rotta è tale da moderniz- zarla e rifarla grande. In questa chiave qualche sacrificio è necessario. Un’università d’eccellenza non è più rinviabile; e così una ricerca che funzioni e non rappresenti solo uno spazio da occupare (in tutti i sensi). Per questo non è pensabile il mantenimen- to dello status quo. Da che punto di vista? Il numero degli atenei, il numero dei corsi sono superiori alle necessità e alle possibilità. L’università accessibile a tutti è un presupposto imprescindibile, ma poi devono subentrare meccanismi di selezione meritocratica. La ricerca deve produrre, o non è; e a questo fine è necessario trovare un equilibrio tra eccessiva precarizzazione e posto fisso improduttivo. Ginevra Baffigo, all’interno, ci racconta il ddl Gelmini. Read more

Adesso Vendola cannibalizza il Pd: 7% Sel Sondaggio Crespi, Democratici fermi a 23

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il partito di Bersani ridotto a cifre da Democratici di sinistra (ovvero meno di due terzi del Pd originale). “Colpa” (anche) del vento in poppa del presidente della Puglia, che chiede «primarie subito» per capitalizzare. Pdl a sua volta in cattive acque al 26%, ma la causa non è il bipolarismo: colpa della nostra politica autoreferenziale di oggi (che non è l’effetto di tutto questo), priva di quella cultura maggioritaria che accompagna tutti i sistemi bipolari (o bipartitici) maturi. Cultura maggioritaria che non significa “andare da soli” o semplicemente “puntare” ad avere il 50 per cento più uno dei con- sensi, ma aspirare a fare il bene dell’Italia rappre- sentando – tutto – il Paese: e questa è, contempora- neamente, la nostra necessità storica e ciò che completerebbe la nostra modernità (intanto, di sistema) sulla base del bipolarismo ed insieme ad una legge elettorale che tenesse conto di tutto questo. Ne abbiamo parlato e ci torneremo su. Ora i numeri di Crespi, nella tabella presentata da Davide Nunziante che oggi sostituisce il grande sondaggista. Read more

***L’intervento***
APRIAMO LE PORTE DELLA CAMERA AGLI STUDENTI
di FRANCO LARATTA*

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un confronto sclerotizzato dagli egoismi, dall’autoreferenzialità e dall’ideologia, in cui gli eccessi della protesta dei giovani cozzano e vengono contemporaneamente motivati dall’uso pretestuoso e strumentale che la nostra (?) politica (?) ne fa per non entrare nel merito della riforma e delle richieste di coloro il cui futuro, la cui vita riguarda, il deputato del Partito Democratico avanza dalle colonne del giornale della politica italiana una proposta: questa nostra politica autore- ferenziale di oggi risponda, adesso, con un atto di (ulteriore, ritrovata) democrazia: inviti gli studenti ad entrare a Montecitorio, per ascoltarli, per capire insie- me cosa chiedono. La democrazia parlamentare, lo sappiamo, si basa sul principio della rappresentanza, per cui il Parlamento è, il popolo, ma ciò non significa che, di fronte alla richiesta di incontro (in tutti i sensi) di coloro che rappresentano (a loro volta) il domani di tutti noi non ci possa – o non ci debba – essere un’apertura. di FRANCO LARATTA* Read more

Ma oggi Mara è (la +?) amata dagli italiani Sondaggio di Crespi, il 60% ora ha fiducia E per il 76,3% Cosentino deve dimettersi THEHAND fa il contraltare a tale ‘apertura’

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il “peccato originale” (di cui, peraltro, Carfagna diventa, inevitabilmente, anche vittima – ?) nega ogni pretesa di purezza. E la linea di demarcazione con la politica italiana onesta e responsabile che può fare il Paese che sogniamo rimane e rimarrà sempre. Di questa nuova politica, l’attuale ministro delle Pari opportunità non potrà mai essere alfiere, o non sarebbe. E tuttavia c’è del bene nel percorso che la donna che il presidente del Consiglio avrebbe «voluto sposare» ha compiuto dal momento – e dalle modalità – del suo ingresso in politica fino al suo impegno attuale. E sarebbe altrettanto (ir)responsabile, nel momento in cui il suo smarcamento – apparentemente di fondo, politico, ideale e non personalistico, dunque degno di rispetto e che non si può (apparentemente) tacciare di “tradimento” ot similia – la pone al centro dell’attenzione per ciò che riguarda la politica politicante (ma, come abbiamo visto, fino ad un certo punto: se Cosentino sarà dimissionato il merito, tra l’altro, sarà in gran parte suo. Si tratta, come dice il nostro Paolo Guzzanti, di vedere d’altra parte fino a che punto conta davvero la politica e in che modo, e fino a che punto la questione è personale: da cui l’«apparentemente» con cui abbiamo inquadrato la chiosa sul possibile idealismo del suo comportamento) sarebbe altrettanto irresponsabile, dicevamo, non riconoscerle, in questo quadro, ciò che oggi le riconosciamo. E lo facciamo peraltro lasciando parlare gli italiani: che, dopo averle tributato una pioggia di preferenze alle Regionali, scelgono inequivocabilmente lei nella faida con Mussolini e lo stesso Cosentino. C’entra la politica dell’apparenza (in tutti i sensi) nella quale siamo calati? Certo. Ma non solo. di DAVIDE NUNZIANTE Read more

Diario politico. Se ognuno pensa per sé(? Rivolta degli studenti contro ddl Gelmini “Meno soldi, negato il diritto allo studio” Bersani sale sui tetti da leader socialista Ma dov’è tema del merito da introdurre? E il Cdx prosegue dritto per la sua strada Così chi lo fa(rà) (mai) il bene del Paese?

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutti al loro posto. Tutti contenti. La destra fa la destra, la sinistra fa la sinistra. E intanto l’Italia va allo scatafascio. Il governo si appresta a varare una riforma (?) dell’università in piena coerenza con l’impostazione dei precedenti interventi su istruzione e cultura: minore accessibilità, minore diffusione, la (ri)creazione di privilegi e dunque nessun contributo alla crescita del Paese. Anzi. L’opposizione si rintana nella propria dimensione (anti)storica e difende il sistema universitario così com’è, con i suoi (altri) privilegi e inefficenze. Come un vero sindacato. Ciò che il giornale della politica italiana scrive questa sinistra si assume la (ir)responsabilità di fare da tempo. Con Bersani. Ma non è ciò che serve all’Italia. Ciò che emerge nel dibattito pubblico della giornata di oggi è, così, ancora una volta, il contorno: le “violenze” degli studenti, ovviamente inaccettabili, ma che restano appunto (a)i margini del merito della discussione. Che non decolla proprio perché alla ricetta castale della destra non viene contrapposta la risposta onesta e responsabile e nell’interesse della nazione che sarebbe, invece, dovere del Partito Democratico avanzare. Il sindacalismo del Pd di Bersani è del tutto ininfluente e perfettamente in linea con il cliché, per cui (giustamente) non interessa a nessuno. E, semmai, offre al ministro Gelmini l’assist per parlare di «strumentalizzazione» degli studenti, che meriterebbero una difesa che fosse più in linea con i loro reali interessi. Perché il Paese in cui ciascuno tira la coperta dalla propria parte è un Paese che non può dormire sonni tranquilli – nemmeno nelle sue fasce più protette, sempre più sole (anche se) al “comando” (e senza “truppe”, lo diciamo assumendo – per un momento – il loro punto di vista di parte, non si vince alcuna battaglia) e in cui chi oggi è scoperto resta scoperto, e vedrà aumentare le proprie fila di qui agli anni a venire. L’Italia merita altro. I giovani meritano altro. Una nuova politica, che faccia finalmente il bene del Paese e non di una delle sue parti. All’interno, infine, il racconto della giornata politica-politicante firmato Ginevra Baffigo. Read more

***Il sondaggio***
BRUNETTA IL PIU’ AMATO TRA I MINISTRI (BONDI IL PIU’ OSTEGGIATO)
di LUIGI CRESPI

novembre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il dato è rilevante soprattutto nella sua interpretazione: il ministro della Pubblica amministrazione è il membro dell’esecutivo che ha mostrato di avere le idee più chiare, e che ha dato la sensazione di incidere con maggior forza sullo status quo. Bene o male, in realtà, nella chiave di stabilire le ragioni di questa predilezione da parte degli italiani importa poco. Ciò che conta è che i nostri connazionali confermano di aspirare ad un ritorno ad una (nostra) politica lungimirante, che abbia un progetto, noi diciamo: organico e complessivo per il futuro dell’Italia. E che metta in atto senza tentennamenti. A costo anche di chiedere qualche sacrificio. Purché tutto questo – ovviamente – venga fatto nell’interesse del Paese. Un Paese che non può più aspettare – ha bisogno che gli sia data una rotta; e il Politico.it indica ogni giorno quella più alta e che, a nostro modo di vedere, può dare i frutti maggiori – o si condanna con le sue stesse mani. di LUIGI CRESPI Read more

Casini: “Udc è incompatibile con Vendola E il Pd scelga: o sta con lui o sta con noi” Ecco perché Pd deve star con se stesso
I Democratici hanno a cuore (solo) Paese E’ (poi) la tradizione di eroi risorgimentali

novembre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mazzini, Garibaldi, con la sola eccezione (illuminata) di Cavour: l’Italia è stata fatta da chi, storicamente, in tutti i sensi, si definiva in un solo modo: democratico. Essere democratici è più di essere «figli della fusione tra Ds e Margherita». E’ più di essere «eredi delle tradizioni del Pci e della sinistra Dc». E’ qualcosa che va oltre la stretta contingenza della nostra storia recente, irrimediabilmente inficiata dalle ideologie. E’ qualcosa di più del provincialismo nostrano. Essere democratici significa essere coloro che si prendono sulle spalle questo Paese, al di là della rappresentanza di specifici interessi, e lo salvano e lo rifanno grande, in un solo tempo. Significa non avere paraocchi; e non essere schiavi di egoismi. Significa mettere a frutto le proprie (più spiccate) onestà e responsabilità per il bene di tutti: che cosa c’è di più alto e motivante? E’ quello che si aspettano il 40% di italiani che ogni volta non va a votare, perché vede nella nostra politica il retaggio del teatrino novecentesco; vede una rappresentazione che, come dice acutamente Debora Serracchiani, non è rappresentanza. Aspettano solo, quegli italiani, che un Partito Democratico che sia degno del nome che porta scenda in campo con l’autorevolezza che solo chi è nel giusto può avere. Quel partito sarebbe, sarà un fiume impetuoso che dovrà dire di convogliare tutti i voti di chi vuole vedere l’Italia risorgere su di sé, perché solo nel proprio seno si ha la garanzia che questo possa avvenire. La Storia vi chiama, cari Democratici. Lasciatevi alle spalle gli antichi (ma più recenti, più contingenti) retaggi, e rispondete a lei piuttosto che a Casini o a Vendola. Vedrete che, a quel punto, saranno loro a chiamare voi. Ma a voi importerà (e potrete) parlare solo con l’Italia. Read more

Albertini a il Politico.it:
“Sì, mi ricandido (ma se) i Popolari vengono con noi” Ieri aveva detto: “King maker è Cacciari”

novembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scorsa settimana lo scoop di Pietro Salvatori per il giornale della politica italiana e per Liberal: l’area Fioroni del Pd è pronta a sganciarsi per sostenere l’ex sindaco nella (rin)corsa a Palazzo Marino. Insieme ai centristi e ai finiani. A distanza di sette giorni è, naturalmente, ancora una volta il nostro caporedattore a dare le carte di questa partita decisiva: Gabriele Albertini accetta di parlare quasi in contemporanea con lui e con la coppia Cruciani-Parenzo alla conduzione della Zanzara, il programma di politica italiana di Radio 24 (in onda ogni giorno alle 18.30). E conferma ciò che il Politico.it ha (come abbiamo visto) scritto per primo: Milano rischia di diventare la Caporetto del Pd, ovvero il luogo (fisico e meta-politico) nel quale si consuma la scissione dei Popolari, per approdare nel nuovo grande centro battezzato da Casini e Fini. Ma c’è di più: Albertini fa capire che il suo interlocutore principale è l’ex sindaco di Venezia, per qualche tempo vociferato di una possibile candidatura (a sua volta) alle primarie del centrosinistra, sempre nel capoluogo lombardo. Cacciari che, dopo il nostro direttore, è il primo in Italia a parlare di una nuova politica che per lui si può costruire però solo nell’estremo centro. Il cerchio si chiude e il Pd, e con lui – per noi – la nuova politica e anche un nuovo Paese, è chiamato ad un colpo di reni, o sarà la fine. L’intervista esclusiva Liberal-il Politico.it, con Gabriele Albertini. di P. SALVATORI Read more

***La polemica***
SAVIANO, VIENI VIA CON SCIASCIA
di ANNALISA CHIRICO

novembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Terza puntata di Vieni via con me. Il filo conduttore è il discorso sulla criminalità organizzata. Ma c’è una questione, rimasta sullo sfondo, inevasa, della quale (“solo”) si occupò, a fine anni Ottanta, lo scrittore di Racalmuto: quella dei «professionisti dell’antimafia», ovvero coloro che sul (presunto) impegno – culturale, giornalistico e/o giudiziario – contro le mafie costruiscono una carriera. Sciascia fu oggetto di duri attacchi e di un vero e proprio ostracismo da parte dell’allora sinistra (post?-)comunista, che non aveva mosso un dito (anzi) per difendere Giovanni Falcone dalla cosiddetta «macchina del fango», secondo alcuni osservatori “messa in moto”, tra gli altri, dall’allora sindaco di Palermo e oggi portavoce di Italia dei Valori Leoluca Orlando. Oltre destra e sinistra. Onestà e responsabilità. Per essere liberi – di vedere, e di dire e sostenere solo ciò che è vero e giusto. E’ la lezione (implicita) dell’autore di Todo modo, ripresa oggi dalla giovane esponente Radicale sul giornale della politica italiana, che ne è il propugnatore attuale. di ANNALISA CHIRICO Read more

E’ in pagina la vignetta d’oggi di theHand La protagonista (vera ?) è Mara Carfagna

novembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Paese è in una «situazione grave». Parola del presidente della Camera dopo i nostri ripetuti allarmi. E’ necessario un «cambio di passo». Ora. O mai più (e i continui interventi sui conti – se ne annuncia un altro da 10 miliardi per il 2011 – sono la prova, ahinoi, della fondatezza delle nostre tesi). In questo contesto occuparsi della crisi di governo, così come essa stessa (e anche in questa chiave va probabilmente letto il passo indietro di Fini, ma, come dice ora Emma Marcegaglia, ancora una volta dopo il Politico.it, meglio – allora – le elezioni di un governo che non governa), è poco onesto e responsabile. Lo facciamo (comunque), com’è (anche) dovere del giornale della politica italiana, se quello che passa il convento, oggi, è (ancora) questo. Ma vedendola nella luce più ampia di ciò che significa per il Paese: nemmeno, una crisi del berlusconismo (a noi non “importa” di Berlusconi, come di nessun “protagonista” – ? – della nostra politica in particolare: gli uomini politici dovrebbero essere semplici servitori dello Stato, cioè di tutti noi, e restare – con i loro ego – un passo indietro; ma dell’Italia), bensì come una crisi della nostra politica che “conferma” (o meglio rappresenta la lucina che lampeggia che la segnala, perché non ci può essere l’una senza che ci sia inevitabilmente anche l’altra, e tanto acutamente la seconda quanto la prima, in un Paese nel quale, a parte il Politico.it, nessuno sembra accorgersene o interessarsene più di tanto) quella della nostra nazione (dovuta alla prima). Che può salvarsi e risorgere, a condizione (appunto) di muoversi (la politica italiana) ora. Il giornale della politica italiana svolge da mesi la propria narrazione sul futuro che prepara il domani. Speriamo solo di riuscire a fare in fretta. Tuttavia, come detto, ci occupiamo, doverosamente, anche della “crisina”. Non chiedeteci però di “stare” (tanto più) sui casi particolari. Come quello del ministro per le Pari op- portunità. Per risolvere il quale, su il Politico.it, ‘basta’ questa nuova vignetta del nostro Maurizio Di Bona. Read more

Prodi: ‘Sud può essere la porta su Cindia’ Rilanciamo: sarà la porta (altrui) sull’Italia Nuovo Rinascimento rimetterà al centro E così vi accederanno da oriente e Africa Laratta: “Ma il governo ci ha dimenticati”

novembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli storici sono concordi: così come il nostro Paese è in declino perché, passato il periodo di forte spinta dovuto al desiderio di rivalsa post-bellico, manca di un senso della nazione che lo tenga unito e lo spinga ad agire per la propria continua rigenerazione, allo stesso modo al Meridione non c’è sviluppo perché manca l’autodeterminazione. Non si tratta di un fenomeno nato con l’Unità d’Italia che, semmai, ha rappresentato la prima occasione in cui si è provato a provi rimedio: la società meridionale è stata “abituata” già sotto il Regno delle due Sicilie e i borboni ad un centralismo che l’ha deresponsabilizzata. Al punto che, quando in fase Risorgimentale si sono cominciate ad ipotizzare soluzioni di stampo federalistico, ci si è fermati di fronte all’evidenza – sottolineata “dall’interno” – che sarebbe stato come «dare le armi ad un pazzo». Oggi la situazione è ovviamente diversa e tuttavia i problemi delle amministrazioni regionali campana, calabrese e siciliana confermano il retaggio. A questo punto sono necessarie tre cose: un “sogno”, una prospettiva di lungo corso che dia la “regola” nella quale muoversi al Paese e al suo Mezzogiorno; la cultura come chiave della «liberazione» dell’Italia e quindi (a maggior ragione) del sud; una responsabilizzazione che non abbia i crismi della “punizione” secessionistica come quella proposta dalla Lega – sulla quale il Partito Democratico, il partito che dovrebbe egemonizzare questa discussione con la sua idea strategica, si è completamente appiattito e non da oggi – ma sia legata a quel sogno e sia facilitata dalla cultura. Qual è il sogno che ci possiamo tutti dare? L’ex presidente del Consiglio lancia lo schema: fare del Mezzogiorno la piattaforma di scambio – noi aggiungiamo: paritario – con Cindia, sfruttando la prossimità allo sbocco di alcuni dei canali di comunicazione con oriente. Ma anche con il Medio, oriente, e l’area ad influenza islamica in particolare (per il contributo decisivo anche all’incontro tra le due “civiltà”, il che può accentuare ulteriormente lo sviluppo del sud e farne un crogiuolo di contaminazione e cultura), e con il continente africano, che conoscerà prima o poi il suo momento “storico”. La cultura è la chiave per rifare grande tutto il nostro Paese e nell’ambito della rivoluzione di cui il Politico.it parla da tempo si tratta di insistere con particolare forza sul Mezzogiorno. Così come questo creerà le condizioni per lo sviluppo nel resto del Paese, lo farà anche al sud dove le nostre stesse imprese saranno più stimolati ad investire. Tutto questo mentre si adotta un piano complessivo – e non una serie di soluzioni campate in aria e slegate tra loro – di infrastrutture. “Interne” e verso e da il nord. E al quale comunque si tratta di mettere mano. Cosa che non fa il governo. Al punto da far chiedere al nostro Laratta, nel pezzo che stiamo per leggere, se si tratti di un governo d’Italia o… padano.           Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Oggi è la volta di politica internazionale Italia vale più di “amico Putin” e + truppe La nostra civiltà sarà al servizio di tutti

novembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La politica delle relazioni interpersonali del presidente del Consiglio. Il gioco di prestigio dell’invio di un contingente numeroso in Libano del governo Prodi. Di cui pure l’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan riconobbe la leadership. E che era tornato a mettere in campo una vera diplomazia. Del resto la colpa non è nemmeno dei protagonisti della nostra politica autoreferenziale di oggi (non direttamente almeno). Se non abbiamo un peso rilevante sullo scacchiere internazionale non è tanto per il valore più o meno assoluto delle nostre attuali scelte di politica estera (che pure fanno la differenza, in tutti i sensi), bensì perché – sia ben chiaro, così che possiamo superare tutto questo - non contiamo più nulla. E non, perché i nostri militari non si facciano valere (anzi). Ma perché la nostra è una potenza (economica, culturale) (appunto) decaduta e in declino. Quando, nell’estate del 2006, l’allora presidente del Consiglio Prodi decise di inviare il più vasto contingente a presidiare i confini tra Libano e Israele dopo la pioggia di razzi di Hezbollah e la dura risposta militare israeliana, guadagnandosi il diritto del comando della coalizione internazionale nel Paese dei cedri, il nostro Paese – tutti noi – ebbe per un momento l’illusione di essere tornato quello di cui, come scriveva Berchet, una volta tutti avevano rispetto e persino timore (reverenziale, non certo per una disposizione bellicosa che, deviazioni mussoliniane a parte, non è nel nostro DNA: noi siamo la nazione della civilità, della cultura, della competizione, sì, ma all’insegna del progresso e per il bene di tutti). Ma era solo un’illusione. Come racconta il prof. Parsi a Pietro Salvatori sul giornale della politica italiana, inviare più soldati è un modo per sopperire alla mancanza di peso politico e diplomatico, un modo di trovare a valle ciò che non si riesce a costruire a monte – ma così arriviamo solo laddove i processi vengono finalizzati; siamo degli esecutori. Mentre il nostro ruolo è una leadership illuminata. Come recuperiamo peso? Tornando grandi. Recuperando (anzi, scoprendo, per la prima volta nella nostra Storia) il senso della nazione e gettandoci a capofitto nel nostro nuovo Risorgimento di cui il Politico.it è il principale avamposto per la costruzione del possibile, nuovo Rinascimento. E credendo, puntando nell’Europa come – potremmo dire – nostra proiezione – proiezione della nostra civiltà, insieme a quella di tutti i nostri (futuri) connazionali europei – nel confronto con le altre nazioni. L’Italia può tornare ad essere la culla della civiltà. E, con essa, del mondo. Ulivieri ora, con un’anteprima e un film nelle sale in queste ore. Terrorismo e regime di Hussein. il Politico.it è anche il giornale del cinema, che torna a svolgere il proprio ruolo civile e (in senso lato, e quindi stretto) politico. Il giornale di Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E del nostro critico. Buona domenica, buon cinema e – soprattutto – buona politica con il giornale della politica italiana. Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Cosa fa(ra)nno i Radicali il 14/12?

novembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pannella sembra pensarci e la co-conduttrice di Santoro ad Annozero non ci sta: «Non si dà la fiducia solo perché viene rievocata la “rivoluzione liberale” promessa e mai realizzata dal ’94». E spiega: «Se così fosse, non rinnoverò la mia iscrizione al partito». Giulia (con la sua rubrica sto- rica) sul giornale della politica italiana. Read more

Dia: ‘Sì, a nord infiltrazioni d’ndrangheta’ Saviano ha politicizzato, ma problema c’è Non ci importa della Lega, ma del Paese Maroni, il tuo ruolo è prevenire su Expo

novembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La torta per l’esposizione universale di Milano 2015 equivale (simbolicamente) quella per la costruzione del Ponte sullo Stretto, nella quale la mafia ha già messo le mani. Tu, da ministro dell’Interno, sei chiamato a difendere le camicie verdi o ad assicurarti che i finanziamenti non finiscano nelle tasche dei boss? E dunque, è giusto negare – per difendere, impropria- mente anche se in parte comprensibilmente, e ora ci veniamo, la Lega – o riconoscere il problema – rigettando ogni strumentalizzazione, compresa (ecco) quella da parte di Vieni via con me – per salvaguardare il nostro Paese? Ed è così che la nostra narrazione di oggi riguarda, (in)direttamente, il principio della responsabilità. Responsabilità che significa, innanzitutto, agire, da uomini politici (ma non solo), nel solo interesse della nazione. Responsabilità che significa, per un leader, avanzare proposte compiute e “definitive” su come costruire il futuro. Responsabilità che significa superare i propri (più o meno “grandi” – ?) egoismi per fare solo il bene del Paese. Responsabilità come invito a Maroni (soprattutto!, visto il ruolo che ricopre) e a Saviano. E in generale a ciascuno di noi. Smettiamo di rappresentare i nostri piccoli interessi. Torniamo a muoverci in una direzione alta, per rifare grande l’Italia e, con lei, noi stessi molto più di quanto agendo ciascuno per la salvaguardia di sé potremmo mai fare. Pietro Salvatori, per il Politico.it e per Liberal, ci racconta ora come la Direzione nazionale antimafia, nelle ore della polemica tra il ministro e il co-conduttore di Vieni via con me, nelle ore dell’arresto del boss Iovine (anche questo, indebitamente tirato per la giacca), denunci che sì, al nord l’ndrangheta fa affari. E anche con un ruolo attivo di una parte della nostra (?) politica (deviata). Read more

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Così il Politico.it incide su nostra politica Fini: “C’è bisogno di un cambio di passo” Renzi: “Domani si costruisce con culturaIl futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il più autorevole e ascoltato consigliere della nostra politica, quella di oggi e quella di domani. Della quale – quest’ultima – è il principale laboratorio. Il presidente della Camera – in prima persona o attraverso i suoi collaboratori – legge ogni giorno il Politico.it. E la chiamata ad una «assunzione di responsabilità» – rivolta in primo luogo al presidente del Consiglio che il leader di Futuro e Libertà invita a «governare dandosi un’agenda»: come scrive il nostro Pietro Salvatori su Facebook, è curioso che ciò avvenga dopo una richiesta di dimissioni, ma è anche vero che nel frattempo è stato fissato il mese di sostanziale stop (alla cui definizione lo stesso Fini è però del tutto estraneo?) che impone che l’esecutivo in carica continui, nel frattempo, ad assolvere al proprio compito – l’invocazione della responsabilità – valore di tutti, ma – per produrre quel cambio di passo (appunto) del quale il nostro giornale parla ogni giorno, proprio perché «la situazione è grave», dicevamo, è figlia della presa di coscienza che il nostro Paese è destinato ad un declino inesorabile se non cambia immediatamente direzione. Ma come si fa tutto questo? La narrazione sul futuro dell’Italia de il Politico.it deriva dalla lucidità della sua analisi del presente e della capacità di immaginare un domani. Del quale la chiave, scrive da mesi – molto prima che anche nel Paese si cominciasse a prendere coscienza, di una necessità di costruire un futuro, e che non bastasse più garantire (?) una gestione ordinaria; e dunque che fosse (sia) necessario concepire un progetto organico e complessivo per il nostro domani, come quello che il nostro giornale ha invocato per settimane al Partito Democratico, ottenendo (almeno) che si riconoscesse questo bisogno-dovere e che Bersani cominciasse ad annunciarlo – la cui chiave, dicevamo, come scrive da mesi Matteo Patrone è un completo ribaltamento di piano che faccia della cultura il nostro ossigeno, per liberarci dei lacciuoli che ci siamo (auto)imposti negli ultimi secoli della nostra Storia (con una climax, nostro malgrado, negli ultimi trent’anni, in cui si è formata l’anti-cultura deviata che oggi pervade la nostra – mancanza di – pensiero), conoscere così la nostra modernità (che altro non è che la piena espressione del Sè di un popolo) e potere tornare grandi, in virtù di quelle risorse intrinseche che, ad esempio, ci hanno fatto conoscere il boom dopo la guerra, o che hanno fatto dell’Italia per secoli la culla della cultura mondiale e quindi della civiltà. Un ruolo che possiamo riavere. Serve (però) un nazionalismo (o comunque un risveglio dell’orgoglio nazionale) che, in virtù della sua “strumentalità” (si fa per dire) a tornare competitivi (ma) sul piano appunto della (ri)generazione attraverso lan cultura, è di per sé stesso un nazionalismo virtuoso e disinnescato delle sue potenzialità negative, e che, scrive sempre il nostro direttore, può (deve) peraltro essere installato da subito in uno sbocco europeista, nella prospettiva di fare dell’Europa la nostra patria del futuro – con l’Italia a guidarne, e non più ad imitarne (quando lo fa) la progressiva civilizzazione contribuendo (in modo decisivo) a farne finalmente un soggetto politico compiutamente unitario. Dove ci porta tutto questo? Intanto ad imboccare la strada che sale e a lasciarci alle spalle il bivio con la strada che scende, quella di un declino inesorabile. Poi a ritornare grandi. E al culmine di tutto questo, a conoscere un nuovo Rinascimento (quando non un nuovo classicismo), un’epoca nella quale l’Italia ribolla di cultura, con il ritorno dei suoi migliori cervelli e la produzione delle migliori idee, e torni a trovarsi (com’è, oggi, solo nei nostri planisferi) al centro del mondo. (M. Patr.) Read more

Esclusivo. Così Berlusconi eviterà la sfiducia alla Camera P. Guzzanti

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il 14 dicembre si vota prima la mozione presentata da Pdl e Lega al Senato. Ecco cosa accadrà se il presidente del Consiglio incamererà i voti della maggioranza assoluta dei senatori, ovvero se l’attuale maggioranza (appunto) non perderà (troppi) pezzi. di PAOLO GUZZANTI Read more

Diario politico. Toujours autoreferenziale – Non bastava una legislatura buttata via – Non bastava mese per il voto di fiducia Ora si discute di chi si alleerà con chi (?) Ma dove sono le proposte per il Paese? Non si concepiscono a tre giorni dal voto

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché i progetti per il futuro dell’Italia devono essere frutto (innanzitutto) dell’assunzione di responsabilità di leadership illuminate ma che (sono tali purches)siano libere dalla pressione della caccia al consenso, e maturare e verificarsi (in tutti i sensi) in una prospettiva di lungo corso nel tempo. Come si può affidare il nostro Paese a chi decide cosa fare a tre mesi dalle elezioni, seduto ad un tavolino, con non uno ma due occhi rivolti a cosa fa prendere un voto in più? Questa politica italiana deve cambiare completamente registro. Deve passare dalla discussione su di sé e sul cosa ad una discussione giorno per giorno sul come, in cui ciascuno propone un proprio piano (possibilmente complessivo) ed entra nel merito non solo delle questioni, ma di come affrontarle (nell’ambito del piano complessivo, in chiave generale: non si tratta di entrare nelle tecnicalità). E non basta, appunto, che ciò avvenga con la “pistola puntata” della scadenza elettorale perché ciò dimostra che non c’è nessun interesse per le idee e quindi per l’Italia. E quelle (poche) proposte che finiranno nella discussione non saranno le migliori possibili, perché figlie di una forzatura e non di una riflessione culturale. Se oggi la nostra politica si diletta di alchimie elettorali è solo perché è sempre quella politica italiana autorefe- renziale che da quindici anni – con le brevi parentesi dei governi di Romano Prodi – tiene in ostaggio un Paese che se continua così è avviato ad un declino inarrestabile che ci farà finire in fondo a quelle classifiche i cui bassifondi già cominciamo a frequentare. Il che si traduce in povertà: povertà economica, (quindi) sociale, (quindi) culturale, quindi di nuovo economica e nel circolo vizioso si sa quando si entra ma non quando (eventualmente) si uscirà. E’ necessario un colpo di reni, un cambio di passo, e il momento per cominciare a farlo era… ieri, ma siamo ancora (per poco) in tempo. Allora lanciamo un appello alla nostra politica autorefe- renziale di oggi: a partire da oggi, parlate di ciò che volete fare per il nostro Paese; non importa se ancora non si sa se si va al voto e quando. Il punto è proprio questo: non dipende da ciò. L’Italia aspetta questo da decenni. Cominci un grande dibattito di merito, e sarà stato fatto un piccolo passo verso il superamento dell’attuale condizione. Il nostro è un grido disperato: sappiamo che difficilmente questa nostra politica, incancrenita ormai da troppo tempo, potrà trovare (dove?) le risorse per questo colpo d’ala. E del resto non è un colpo d’ala in sé che serve ma questo come avvio di un impegno stabile e duraturo. A questo fine non tutti hanno una chance, ma il Pd e l’Italia ce l’hanno: Bersani ascolti il nostro suggerimento, invece di baloccarsi in ipotesi di alleanze con la sinistra o con il centro. Fate un passo indietro. E’ per il nostro Paese. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo.             Read more

Milano rischia di essere Caporetto del Pd Popolari: pronti a terzo polo con Albertini ‘Sosteniamolo insieme, o ce ne andiamo’ A questo punto c’è una (sola) via d’uscita Bersani nomini Civati capo di segreteria E cominci la (nuova) fase-2 verso futuro

novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il terremoto milanese, e quello annunciato alle primarie per la scelta del candidato premier, rischiano di far morire/regredire (allo stadio primordiale di ultima spiaggia della trafila Pci-Pds-Ds) la forza che, lo abbiamo scritto più volte, ha invece il compito storico di assumere la leadership del processo politico che può portarci a salvare e rifare grande questo Paese. I moderati del Pd, in fibrillazione dalle Regionali, sono infatti (di nuovo, ancora) pronti a fare il passo (più corto della gamba) verso il terzo polo. Il motivo? La sostenuta “presa in ostaggio” del partito di Bersani da parte di Sel e Idv. Un fantasma che si fa minacciosamente reale nella misura in cui nel capoluogo lombardo si prepara la (ri)candidatura dell’ex sindaco oggi parlamentare europeo in grado di rappresentare quel traino maggioritario che può dare concretezza alle ipotesi terzopoliste e (a rimorchio) scissionistiche (nel Pd). In questo quadro, la gestione ordinaria, le rassicurazioni non possono bastare più. L’attuale dirigenza Democratica è chiamata a compiere una svolta. E il Politico.it ha ieri ancora una volta indicato il modo migliore per farlo: cogliere la palla al balzo delle dimissioni di Penati – un primo, chiaro segnale della presa di coscienza della necessità di una discontinuità, non solo a livello locale – per aprire la transizione verso il futuro avviando una condivisione alla guida del partito tra l’attuale leadership (che veda confermato ovviamente il ruolo di Bersani) e le nuove generazioni Democratiche. Bersani, in parti- colare, nomini il numero due dei rottamatori, Civati, capo della sua segreteria. E sullo sfondo si prepari una possibile discesa in campo di Renzi alle primarie del centrosinistra. Il Pd riavrà la sua unità, progressivamente una rotta, senza strappi tra vecchi e nuovi, nel segno della saggia condivisione. E, grazie al sindaco di Firenze, può prepararsi non solo a ritrovare la propria egemonia (culturale) e il proprio ruolo di guida dei progressisti, ma aspirare ad un allargamento della coalizione che scongiuri la possibile alleanza (mortale) terzo polo-Pdlega dopo le elezioni, e, soprattutto, a vincere le elezioni per poi governare l’Italia costruendo il suo futuro. Pietro Salvatori, intanto, all’interno, racconta per il Politico.it e per Liberal i maldipancia che se il Pd ci darà – come fa – ascolto potranno tramutarsi da segnali di una possibile fine nella leva del rilancio. (M. Patr.) Read more

Diario della crisi. Marchionne detta linea: ‘Adesso è in corso, è aperta oppure no? Mancanza di chiarezza è cosa poco seria’ E fiducia (solo) fra 1 mese: perché (mai)?

novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, trasformata nella riserva della nostra politica autoreferenziale di oggi che si fa rito da vecchia politica macchiato (in tutti i sensi) di tentazioni mercatistiche (e non è una scelta liberale). Si può “stare” con Berlusconi o (solo in questo caso) contro il suo governo, pensare che questa legislatura sia stata vuota di contenuti e che il Paese abbia diritto ad essere governato come credere (come fa ad esempio l’ex finiano Angeli che, da deputato, torna nelle file del Pdl pronto a votare la fiducia) che siano stati fatti dei passi in avanti: la sola cosa che non si può fare è accettare che il Paese si fermi per altri 27 giorni, tra Montecitorii vuoti e deputati che intervengono in aula ascoltati da nessuno, e l’Italia che va – in declino. Il giornale della politica italiana ha fatto (fino ad ora) tutto quello che doveva fare: ha lanciato per primo l’allarme: o cambiamo subito completamente direzione e passo o il Paese muore; ha fornito strumenti, spunti, contenuti, persino strategie per uscire da tutto questo (peraltro ascoltato dalla nostra politica di cui è, oggi, ormai, il consigliere più autorevole e, appunto, ascoltato). Se la nostra politica autoreferenziale di oggi, nonostante le dichiarazioni d’intenti, vuole continuare a non occuparsi del nostro Paese, se ne assumerà la responsabilità (storica). Noi siamo pronti a cambiare direzione. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Bar Democratico. Se serve giusto lavorare a Natale di E. Picariello

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ovvero la politica italiana deve tornare a coinvolgere (e coordinare) il Paese per rifarlo grande, ma ciò è possibile solo se il Paese è il co-attore protagonista della salvezza e poi della rinascita, il nuovo Risorgimento per il (suo) possibile nuovo Rinascimento. Anche a costo di qualche “sacrificio”. Incompatibile con la cultura del sindacalismo alla quale facevamo riferimento (anzi, alla quale faceva riferimento Bersani) all’inizio della nostra narrazione di oggi (ieri sera in tivù a Vieni via con me). E questo sembrano (appunto) averlo capito solo alcuni tra i Democratici. Per gli altri, lo scrive Picariello nella rubrica di questa settimana che state per leggere, c’è la possibilità (come qualcuno peraltro agognerebbe di fare!) di fondare un nuovo partito (non diciamo erede della grande tradizione del Pci-Pds-Ds perché quella fu – ma fu! – davvero una grande tradizione, e se al contrario i suoi eredi sono oggi fuori dal tempo è solo perché si sono spinti troppo avanti, dopo peraltro – come il giornale della politica italiana ha riconosciuto sempre – avere gettato, con Berlusconi dall’altra metà del campo, i semi della modernità in questo Paese. I cui frutti possono però ora essere raccolti solo da «figli di questo tempo», al di là, beninteso, della loro età anagrafica – che pure conta, a quel fine) c’è la possibilità, dicevamo, di una nuova sigla. Quella che ora (appunto) indica loro Emidio Picariello.          Read more

Così Penati alla fine decide di dimettersi Pigi nomini al suo posto un “rottamatore” E cominci la transizione verso (Pd) futuro

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’occasione è ghiotta: le dimissioni del capo della segreteria politica di Bersani, frutto di una presa di coscienza non solo locale della necessità di un cambio di passo, aprono le porte alla possibile soluzione di tutti i nodi Democratici: l’incerta rotta attuale, e la necessità di un ricambio generazionale. Il segretario compia un atto di generosità e di lungimiranza politica e si renda disponibile ad una coabitazione tra giovani e vecchi. Alla guida del Pd. E il nome più adatto per tutto questo non può che essere quello di Pippo Civati, co-leader della nuova generazione Democratica, lombardo come Penati, (solo) vincente (da consigliere regionale più volte eletto con una pioggia di preferenze) nella regione-chiave per la costruzione del futuro dell’Italia (e dunque per la riconquista dell’egemonia da parte della sinistra che si faccia parte responsabile di tutto il Paese). Il momento di farlo è adesso. E farlo così significa farlo in maniera saggia, progressiva, in cui la metà più onesta e responsabile della nostra politica fa squadra per mettersi finalmente in marcia verso quello che è l’orizzonte del Pd: diventare il partito dell’Italia, salvare e rifare grande – nello stesso tempo – questo Paese. Il giornale della politica italiana è qui per questo (in tutti i sensi). Read more

E nella (sua) sconfitta di Bersani a Milano emerge (tutta) una voglia di rottamazione

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi parliamo di questo: di come il Pd continui ad andare a sbattere il che, invece di indurlo a più savi consigli, lo rende ancora più “duro” inducendolo piuttosto a perseverare sulla strada – pidiessina – intrapresa dopo le primarie di un anno fa. Una via oggettivamente – lo dicono i fatti – deficitaria e perdente (oltre che, come abbiamo scritto, antistorica) alla quale sono contrari i rottamatori renziani. E che la batosta milanese segnali anche che Civ e compagni stanno facendo breccia nell’elettorato Democratico? Beninteso: la sintonia è naturale: l’andazzo attuale non va e comunque, anche al di là di ogni riflessione di merito, un ricambio è fisiologicamente necessario. Ed è (appunto) agognato dalla loro gente. Ed è così che può accadere che persino alle feste de l’Unità, simulacro della continuità del Pci-Pds-Ds, un “compagno” che gira le salsicce alla domanda del cronista su se preferisca D’Alema o Renzi, (si) compia il tradimento. Il giornale della politica italiana tutto questo comunque lo racconta – lo facciamo ora con Crespi – ma ci interessa relativamente, perché si tratta di politique politicienne. A noi interessa il Pd in quanto strumento (indispensabile) per la costruzione del futuro dell’Italia. E le idee. Che continuiamo a suggerire (a quanto pare con successo, anche se la macchina fatica ad assorbire il colpo e per ora mantiene, appunto, la rotta verso il baratro) ai Democratici. di LUIGI CRESPI Read more

Pg: ‘Sinistra è prendere le parti di deboli’ No, quello è (più) compito di un sindacato Sinistra è (oggi) salvare/rifar grande Italia a) – dando così un futuro (degno) a tutti b) – coinvolgendo pure deboli dimenticati

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd ha appena preso una scoppola gigantesca a Milano, dove aveva il miglior candidato possibile – al punto che avevamo indicato avrebbe potuto essere anche un ottimo “Papa straniero” per le elezioni nazionali – (anche se forse, come abbiamo scritto, un po’ troppo algido ed “estraneo” al cuore pulsante di una politica vera che, peraltro, oggi si ha da noi solo in apparenza), mai come a questo giro aveva (ha) la possibilità di riconquistare la città, e ciò nonostante è riuscito a far affluire (sempre) meno elettori (suoi). Read more

Politica politicante, finiani hanno lasciato Sfiducia, e ora ecco cosa può succedere Ma è chiaro che stiamo perdendo tempo

novembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il laboratorio della nuova politica del futuro. Quella che rifarà grande l’Italia. A quanti bramano di vedere il nuovo Rinascimento che il nostro Paese può conoscere – quando non un nuovo classicismo – la partita a scacchi per la conclusione di questa legislatura riesce come un fastidioso rivoltarsi su se stessi da parte di uomini politici che hanno a cuore più la «poltrona» – chiediamo scusa ogni qual volta usiamo questo linguaggio un po’ populistico, ma rende bene l’idea – che non il Paese. Anche quelli che dichiarano di amare l’Italia. Chi lo sente agisce da subito per concorrere a rifarla grande, perché non c’è più tempo da perdere. Ma siamo pur sempre il giornale della politica italiana e questa è, ancora per poco (speriamo) la politica che si svolge in palazzi che dovranno tornare ad ospitare ben altro. E va raccontata. Cosa che facciamo. E già che ci siamo, come sempre, lo facciamo meglio degli altri, spiegando la ratio delle ultime mosse del presidente del Consiglio e in che modo possono cambiare il corso di questa crisi. Ce ne parla Andrea Sarubbi. Read more

Primarie, vittoria di Pisapia su Boeri a MI Il dato chiave è oggi la minore affluenza Nel ’06 c’era la speranza di Prodi, oggi Pg Tutto ciò non dimostra voglia di sinistra Ma che (invece) ha votato “solo” sinistra

novembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tafazzi è tornato. Il Pd perde un’altra elezione primaria e ha la tentazione di lasciarsi definitivamente andare alle derive pidiessine. Così il terzo polo è pronto a diventare il primo. E, dice il giornale della politica italiana, giustamente (per il Paese). Ma l’Italia ha bisogno (invece) del Pd. Ecco dunque un’analisi che – venendo da fuori – è libera dai riflessi condizionati di chi, da quando è nato (ma per colpa dei genitori, non del bambino, direbbe Ber- sani, potendolo), non fa che darsi la zappa sui piedi. Read more

Nuovo Risorgimento per ritornare grandi ‘Primo’ (con i suoi limiti) in Noi credevamo

novembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha una gran voglia di vedere, di “scoprire” quel nuovo Rinascimento che è nelle possibilità dell’Italia se cambia subito direzione, e passo. Nuovo Rinascimento che può consistere in un’era nella quale un’Italia “campus a cielo aperto” – in cui un’università rifondata e una scuola primaria in cui siano stati iniettati nuovi stimoli mietano i risultati di un ritorno alla cultura (in senso ampio) come cifra quotidiana della nostra esistenza anche grazie ad un uso finalmente illuminato della tivù pubblica – torna progressivamente ad essere la culla della cultura mondiale e con essa della civiltà, ovvero del progresso. Immaginatevi un Paese che si ri-ha della propria capacità di pensare, e che torni ad impegnarsi, e a creare. E’ un Paese la cui economia esploderebbe (in senso positivo!) nel giro di poco: un’Italia che vedrebbe i propri migliori cervelli tornare nella loro patria e produrre qui i loro risultati scientifici e artistici, un’Italia in cui le politiche culturali tornerebbero ad avere il respiro di ciò che genera futuro, ovvero di una cultura che crea e che innova e fa tendenza, e Storia. E’ un Paese alla nostra portata. Un Paese che può essere fatto da un nuovo Risorgimento (senza macchie) che sostituisca questa nostra politica autoreferenziale ora, e senza la necessità di un passaggio buio della Storia che confermi, creando le condizioni per il rinnovamento, la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo. Siamo padroni del nostro futuro; riprendiamo in mano le redini della Storia e facciamolo, ora, traendo dal declino nel quale ci siamo ficcati e che sarà inesorabile – se non cambiamo direzione subito, la forza necessaria. In questa chiave riscoprire il (primo) periodo Risorgimentale, pur con tutti i suoi limiti, attraverso il film di Martone è buona cosa. Lo abbiamo scritto venerdì: il cinema chiama la politica a rioccuparsi dell’Italia, nell’unico modo in cui è possibile: costruendo il suo domani. Noi credevamo, dunque, nella seconda recensione di Ulivieri. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Tenetevi forte: 4 stelle e mezzo d’Ulivieri E’ (per) il film “su Facebook” di Fincher Apriamo dunque con The Social Network

novembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinemato- grafico de il Politico.it. E del grande critico (a sua volta) e scrittore fiorentino. Non rinunciamo al “riposo attivo” del quale parlavamo qualche domenica fa; e a margine della seconda recensione di Ulivieri – qui sotto – guardiamo anche oggi al futuro. Ma non possiamo non cominciare, questa volta, con il film che merita il voto più alto fino ad ora. Un film che – per una volta – è puro cinema (anche se intreccia una rivoluzione sociale e culturale che si innesta nel solco di internet). Un cinema moderno e compiuto, secondo Ulivieri, che recensisce The Social Network. Read more

C’è un uomo che sta già facendo tutto ciò (E poteva essere ideale ‘Papa straniero’) Primarie centrosinistra per sindaco di MI Endorsement il Politico.it a Stefano Boeri

novembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel solco della tradizione dei grandi quotidiani americani, e disponendosi a fare lo stesso anche per l’altra metà del campo quando verranno organizzate delle primarie (ad oggi appannaggio esclusivo dei Democratici), il giornale della politica italiana prende posizione nella sfida, tutta nelle file dell’opposizione, per scegliere il candidato che affronterà Letizia Moratti alle Comunali del 2011. Si vota domenica 14. A confrontarsi sono in quattro: Stefano Boeri, architetto e “scelta” del Pd; Valerio Onida, ex presidente della Corte costituzionale, candidato “tecnico”; Giuliano Pisapia, avvocato già deputato di Rifondazione Comunista; Michele Sarcedoti, fisico, outsider della società civile. Read more

Riprendere in mano le redini della Storia C’invita (com’è suo compito) pure cinema In uscita due film che (+ o -) la riguardano Basta con soluzioni-tampone a ‘problemi’ Concepire piano complessivo per ripartire

novembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il più lucido interprete della nostra politica. L’unico che abbia il senso della Storia. Questo non è, il momento della gestione ordinaria. E’ il momento in cui scegliere tra abbandonarci ad un ineluttabile (altrimenti) e più o meno progressivo declino oppure salvarci e risorgere – in un solo tempo. Il modo per farlo è capire, innanzitutto, che ci troviamo di fronte a questo bivio e comportarci di conseguenza. Smettere di giocare sulla difensiva (come Pippo Civati scrive debba fare il Pd rispetto ai suoi contendenti: lo deve fare prima di tutto nel perseguire, com’è chiamato a fare, il bene del Paese) e di pre-occuparsi (è proprio il caso di dirlo) di dare una risposta ai «problemi» e cominciare piuttosto a concepire un completo ribaltamento di piano, una soluzione di sistema, che tenda a rifare grande l’Italia risolvendo, naturalmente, nello stesso momento – ma in modo strutturale e definitivo! – quei «problemi». Il cinema, il Politico.it lo scrive ogni domenica, è una sentinella, un interprete della realtà e un suggeritore di futuro. Non è un caso che questa settimana arrivino nelle sale due film che toccano, chi in maniera diretta e programmatica (Noi credevamo), chi sul piano dell’ambientazione (ma non solo: Porco rosso), la nostra Storia. E’ un (chiaro) invito a riprenderne in mano le redini. Basta con la politica del fiato corto. E’ ora di pensare al futuro. Ma in maniera organica e complessiva. E il Pd in questo ha un ruolo decisivo: come abbiamo scritto più volte, è storicamente la forza chiamata a prendersi la responsabilità di guidare questo processo. Stop alla rappresentanza tout court di specifici e parziali interessi, sì a rappresentare il bene dell’Italia. E’ anche un modo, cari Democratici, per (ri)trovare la vostra identità. Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui. (M. Patr.) Read more

***Diario politico***
DOPO LA FINANZIARIA IL GOVERNO CADRA’ (?)
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. «Se Silvio non dà le dimissioni lo dimissioniamo noi», dice Casini, conclamando una crisi finora solo abbozzata dai finiani. Due settimane prima del voto finale sulla manovra: l’ultima spiaggia per il premier. Che non si fida delle «soluzioni pilotate», ma a questo punto dovrà tentare qualcosa. Perché è vero che chi, della maggioranza, pigia il pulsante della fine di questo governo «se ne assume la responsabilità di fronte agli elettori», ma la verità è che la crisi può portare a qualsiasi sbocco, e anche il verdetto delle urne è del tutto imprevedibile. Il presidente del Consiglio lo sa e non vuole, per quanto possibile, correre il rischio. Ci racconta gli ultimi sviluppi e ci spiega a che punto, oramai, ci troviamo la nostra vicedirettrice. di G. BAFFIGO Read more

Sel (quasi) a 6%, Futuro e Libertà sopra 9 Pdl fermo al 26, ma guardate il Pd: 23% (!) La tabella con (tutte) le intenzioni di voto

novembre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ed eccolo, il rilevamento che vi avevamo annunciato: le due ali volano a discapito dei due partiti maggiori (?) tra i quali paradossalmente a pagare di più è quello di Bersani (?), che sembra incapace di intercettare l’onda lunga di una crisi della maggioranza che, del resto, è tutta interna – nel senso che ad averla provocata sono forze della stessa maggioranza – quando non può essere ricondotta a situazioni esterne (ed estranee) alla nostra politica. L’opposizione, insomma, non vi ha giocato alcun ruolo. La stessa mozione di sfiducia del Pd potrà essere, a questo punto, decisiva ma risulta tardiva: come da bersanian-pensiero, i Democratici fanno (oggi) solo quello che sono sicuri possa loro riusci- re. Ma questa è la fine della politica, che per sua natura richiede scelte coraggiose (non avventate, Pi- gi, ma coraggiose sì). La rilevazione, ora, all’interno. di L. CRESPI Read more

Sondaggio Crespi (vedremo): su Sel e Fli Viaggio nei partiti dei 2 candidati premier E Annalisa Chirico a Bastia Umbra da Fini

novembre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo aver scoperto (quel che al momento si può scoprire) della piattaforma di Vendola, ci trasferiamo alla convention di Futuro e Libertà dov’è stata per noi la giovane esponente di Radicali italiani e segretaria Studenti Luca Coscioni. «Responsabilità nazionale» è forse la parola-chiave della proposta finiana. Una Radicale a Perugia. Sentiamo. di ANNALISA CHIRICO Read more

Sondaggio Crespi (vedremo): su Sel e Fli Viaggio nei partiti dei 2 candidati premier Ferri a Firenze per ‘la’ sinistra di Vendola

novembre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Complici le difficoltà del presidente del Consiglio (e così del Popolo della Libertà) e l’anacronismo dell’attuale Partito Democratico che prova a recuperare ma sembra non riuscirci (vedremo tutto questo più tardi, nell’ultima rilevazione del grande sondaggista per il giornale della politica italiana), le due nuove ali della nostra politica, Sinistra Ecologia e Libertà e Futuro e Libertà – con la tag “libertà” a ricordarci il passaggio di Berlusconi nella politica italiana anche attraverso i simboli di coloro che vorrebbero superarlo; mentre i soli, veri partiti, post-ideologici e pre-personali restano i Democratici e la Lega, i primi almeno quando anche rispetto alla loro classe dirigente potranno dirsi a tutti gli effetti tali – le due “nuove” ali, dicevamo, prendono il largo. Complici quelle difficoltà e, soprattutto nel caso di Sel, trainate dalla leadership (nella personalizzazione) di quelli che ad oggi sono un candidato (Vendola) e un sedicente tale (Fini) alla premiership non appena si prospetterà un voto. Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. il Politico.it tende a superare le forme partitocratiche attuali che partecipano all’autoreferenzialità della nostra politica odierna. Ma proprio per meritarsi la propria “novità” sia Sel sia Fli sono partiti, in questo, che, come ha scritto Crespi per i finiani sulle nostre colonne, recuperano un rapporto con il Paese e lo fanno attraverso dei contenuti, anche se non ancora tali da rappresentare la soluzione piena all’autoreferenzialità e soprattutto la risposta alle esigenze storiche dell’Italia. Dunque vale la pena di soffermarcisi. Anche per prepararci al sondaggio di Crespi, che chiuderà, coronandola, questa giornata su Vendola-Fini (e, naturalmente, non solo). Comin- ciamo con Sel, dunque. Il racconto è di Marco Ferri. Read more

Ma riprendiamo il filo discorso principale Nel Pd dunque “svolta”(?) dei rottamatori Ma quali sono le loro reali idee di Paese? E’ Civati: ‘Sì, è ora di rifare grande l’Italia’

novembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Diciamocelo pure: le tesi del giornale della politica italiana sono le più forti, oggi, su piazza. E sono le uniche che hanno il senso della Storia. Per questo il Politico.it è un consigliere autorevole e ascoltato della nostra politica, oltre che il principale laboratorio della (nuova) politica del futuro. Il giornale della politica italiana raccoglie tutti i principali talenti: da Giulia Innocenzi a Dino Amenduni, passando per Annalisa Chirico. Oltre al direttore e ad un gruppo redazionale composto da (future) prime firme del giornalismo politico italiano come Ginevra Baffigo e Pietro Salvatori. Per questo il Politico.it sta riuscendo a fare passare quelle che sono le sue due tesi fondamentali. La prima: la politica italiana è chiamata a predisporre, subito, un progetto organico e complessivo per un completo ribaltamento di piano che porti alla costruzione di un nuovo sistema-Paese. La seconda: questo, è la tesi espressa da Matteo Patrone stamattina, deve (o meglio ha bisogno di) essere ispirato ad un nazionalismo che parta dall’idea che l’Italia può tornare ad essere un grande Paese – la «culla della civiltà» – se si muove subito e inverte immediatamente la tendenza. E’ così che anche uno dei papabili alla leadership futura del Partito Democratico – che il Politico.it indica come la forza che è chiamata a farsi carico di tutto questo, per le sue maggiori onestà e responsabilità – accoglie quest’idea. Ma Civati ha in mente anche altro. E ne parla, ovviamente – come potrebbe essere altrimenti? – al giornale della politica italiana. L’intervista è di Attilio Ievolella. Read more

Politica&morale(?). Sull’eutanasia (con il video australiano) Chirico

novembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Con la giovane esponente di Radicali italiani e segretaria degli Studenti Luca Coscioni, sul suo giornale della politica italiana; anche attraverso la riproposizione del video, realizzato in Australia, dov’è poi stato censurato, in cui un malato terminale chiede al suo governo di dargli la possibilità di porre fine alle proprie sofferenze. Dopo Crespi e la famiglia, il dibattito sull’eutanasia che si sposta (continua) sul giornale della politica italiana. di ANNALISA CHIRICO Read more

***Politica&morale/1***
MEGLIO BERLUSCONI CHE GIOVANARDI
di LUIGI CRESPI

novembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sembra essere il solo consigliere della nostra politica – per non parlare di essa stessa – ad avere compreso lo snodo fondamentale per il Paese: all’Italia serve un intervento di sistema, organico, complessivo; serve che la politica italiana si decida a mettere mano alla macchina-Paese (oltre che a quella-Stato) concependo un completo ribaltamento di piano, ché sennò l’Italia declina, e rischia di non salvarsi. Per questo il Politico.it, in special modo con la narrazione del suo direttore, tiene come filo conduttore la predisposizione del futuro a partire, proprio, dal progetto generale, dall’intervento di sistema. E contemporaneamente il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. Quella di oggi. Che, non avendo ancora chiaro questo punto, si esercita solo sulle – pur fondamentali – questioni settoriali. Due momenti che nessun soggetto, politico o mediatico, onesto e responsabile, dovrebbe in realtà in questa fase tenere scissi. Come (non) fa il giornale della politica italiana. Dopo aver affrontato il tema-nazionalismo con Matteo Patrone (che ricostruisce anche gli altri momenti della proposta complessiva de il Politico.it), ci dedichiamo in due passaggi successivi alla morale applicata alla politica, che nel nostro Paese non si traduce, spesso, nell’etica pubblica che Annalisa Chirico ha indicato come frontiera da non superare – e pure da ricostruire con grande meticolosità, attraverso un’operazione culturale – bensì diventa la radice di una sorta di Stato etico in nuce che lambisce spazi della nostra vita privata come il sesso o la morte. O – è il nostro caso di ora – la famiglia, alla cui Conferenza nazionale non va un Berlusconi «libertino ma onesto» che manda, in sua vece, un Giovanardi che «pretende di imporre all’universo mondo la sua morale medievale, la sua arretratezza culturale, il suo linguaggio bigotto e bacia pile». Un’i- pocrisia sulla quale insiste il grande sondaggista, in questo pezzo da non perdere. Solo su il Politico.it. Read more

Il futuro dell’Italia. Il nazionalismo necessario di Matteo Patrone

novembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Editoriale del direttore che propone una nuova tappa della narrazione del giornale della politica italiana sul domani del nostro Paese: un elevato senso di sé, un ritrovato orgoglio nazionale catalizzatore imprescindibile per rifare grande l’Italia. «Un nazionalismo – scrive Matteo Patrone – impiantato nella prospettiva di fare della nostra nazione il motore e il contaminatore di una nuova Europa (compiutamente) unita». Disinnescando così il rischio-degenerazione. Comunque la si pensi, il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui. di MATTEO PATRONE Read more

***Il commento***
FINI? UN SILVIO BONSAI
di SIMONE BRESSAN*

novembre 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ci eravamo lasciati con Crespi che evidenziava la «connessione sentimentale» tra il presidente della Camera e una parte del popolo della destra. Gli “risponde” il giovane dirigente del Popolo della Libertà, che tra la copia – come definisce l’ex leader di An - e l’originale, preferisce il secondo. di S. BRESSAN Read more

***Il commento***
MA FUTURO E LIBERTA’ E’ IN SINTONIA CON IL PAESE
di LUIGI CRESPI

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo il grande sondaggista la convention del nuovo partito del presidente della Camera ha dimostrato che il progetto e i valori finiani – e non, naturalmente, le tattiche più o meno aggressive nei confronti del presidente del Consiglio – rispondono alla richiesta di una parte dell’Italia, quella che, proveniendo da storie diverse, ha trovato ieri una «sintesi emotiva». E questa è la cartina di tornasole dell’onestà e della responsabilità con le quali Fini ha intrapreso – dal giorno della salita sullo scranno più alto di Montecitorio – la nuova fase del suo percorso politico. E che discendono dalla nobiltà della tradizione della destra storica italiana, da Almirante in poi. Segnali di una riscossa e di una novità che non sono ancora nuova politica, e non corrispondono (del tutto) al patriottismo di chi agisce solo ed esclusivamente per il bene dell’Italia. Ma rappresentano il buono della svolta di ieri. Dopo avere evidenziato la distan- za, ancora, dall’idealità – che si può perseguire – vediamo, come promesso, il bicchiere mezzo pieno. di LUIGI CRESPI Read more

Pure perché in tattica il più bravo è Silvio Una ‘bomba’? Quelle di Fini sono carezze Ma Lerner: “Dura un premier sfiduciato?”

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente della Camera ha il coraggio delle idee (anche se le idee sono coraggiose, e comunque “rivoluzionarie” – ma non (lo devono essere) nel segno, ma nel respiro, per il futuro dell’Italia – fino ad un certo punto, come abbiamo visto) ma – anche qui come abbiamo indicato prima – l’amor proprio, o se volete “della poltrona” – e ci scusiamo per la caduta, funzionale – è più forte di quello per l’Italia. Che pure Fini dimostra. Ma che nella nostra politica autoreferenziale di oggi ci si è (si sono) abituati a (non) coltivare (meno: non come priorità). E invece ogni scelta alta e decisiva per rifare grande il Paese non può che essere figlia di un reale patriottismo. Il giornale della politica italiana lo denuncia da tempo: attenzione: i grandi cambiamenti (del corso della) Storia si verificano solo in presenza di (almeno uno di) due fattori: una forte, non più sostenibile crisi, per la quale la reazione diventa necessitata; la genialità di una leadership illuminata. Togliete “illuminata” e avrete Berlusconi; che ha contribuito fortemente ad avvicinarci alla crisi finale. Ma la crisi finale non è un passaggio al quale si possa accedere responsabilmente. La concezione legata alla «consolante dottrina del progresso» di Cattaneo – quella per cui la Storia procede per singulti – i periodi “neri” – dopo i quali l’umanità sta inesorabilmente sempre meglio – va bene per uno storico ma non per un uomo politico: l’uomo politico ha in mano le chiavi per costruire il progresso a prescindere da singulti che si deve dare tutto perché non si verifichino – in linea generale; può capitare che ci siano momenti storici in cui tuttavia il passaggio è ineluttabile e persino, quindi, auspicabile (che faccia in fretta) – Si tratta di capire se è in grado di usarle, quelle chiavi (ovvero se è in grado di costruire il futuro) oppure no. L’incapacità non può motivare la scelta di assecondare la caduta coltivando nel frattempo la propria autoreferenzialità. L’Italia, dice il giornale della politica italiana, è chiamata a risollevarsi ora prima che la crisi finale sia conclamata; ovvero prima di farci del male (molto). Anche per questo il Politico.it incalza rispetto alla necessità di un confronto di idee, urgente, necessario. Ha ragione Scalfarotto nel dire che tutto questo può essere compiuto solo da «figli di questo tempo» – è ciò che il giornale della politica italiana ha scritto per primo; anche se, naturalmente, va riconosciuto a Scalfarotto l’impegno storico, e precedente, per risolvere la «questione generazionale», che – anche se magari attraverso una eterogenesi dei fini – può portare allo stesso risultato. A condizione che i giovani facciano tutto questo partendo dalle idee: altrimenti non dimostrano di essere diversi dalla classe precedente e quando li ritrovassimo al potere rischieremmo probabilmente di essere punto e a capo. Comunque l’Italia deve muoversi. Lo può fare per l’entusiasmo che le può infondere la prospettiva, se si muove ora, di tornare grande. A questo fine è necessario il patriottismo (che non si vede, come appunto e come detto nelle non-scelte di Fini o, in parte, in certa autoreferenzialità di ritorno dei rinnovamentisti, senza generalizzare) ma anche, lo ha scritto ancora una volta per primo il giornale della politica italiana, anche un momento di nazionalismo, ben incardinato in un europeismo in grado di disinnescarne le potenzialità nefaste. E’ il tempo di muoversi. E, secondo il conduttore de L’Infedele, di cui stiamo per leggere il commento alla «bomba atomica» (senza uranio arricchito) di Fini di ieri, forse la mezza mossa del presidente della Camera può essere sufficiente a rendere impossibile una (lunga) prosecuzione del mandato al presidente del Consiglio. Non è subito; e non prepara il dopo. Ma è già qualcosa. Lerner ora. Sentiamo (M. Patr.).      Read more

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