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Adesso chiudiamo con Uomini di Dio: è *** E ecco la seconda recensione di Ulivieri

ottobre 31, 2010 di Redazione 

Otto monaci cistercensi minacciati e assediati da un gruppo di integralisti. Devono scegliere tra andarsene e rimanere. Scelgono di restare. Per aiutare i fratelli musulmani. Un western girato in un monastero. Un film nobile. di FABRIZIO ULIVIERI

A lato,

un fotogramma

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Uomini di Dio

REGIA: Xavier Beauvois

ATTORI:
Lambert Wilson
Michael Lonsdale
Olivier Rabourdin
Philippe Laudenbach
Jacques Herlin

TITOLO ORIGINALE: Des hommes et des dieux

GENERE: Drammatico

DURATA: 120 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

1990. Siamo un monastero cistercense sulle montagne del Maghreb. Otto monaci cistercensi vivono in armonia con il villaggio musulmano, negli anni che il terrorismo integralista va installandosi in quelle montagne e massacra civili e lavoratori stranieri. Ai monaci rimanere potrebbe costargli la vita. Ma loro scelgono di non fuggire, anche a costo della vita, per amore dei fratelli musulmani che hanno bisogno di loro.

Il film inizia con la calma ordinaria di una vita ordinaria. Scene di vita usuale. Studio dei testi. Cura dei malati. La coltivazione dei campi. La festa al villaggio, dove c´è tanta gioia nonostante la povertà. La preghiera insieme ai fratelli musulmani. Le pulizie al monastero. Il lavoro al monastero. Il mercato.

Poi d´improvviso arrivano loro e sgozzano un gruppo di kosovari. Da allora è il terrore nella regione. Si vive nell´incubo che un giorno loro arrivino ed uccidano. Ma all´interno del monastero ci si sforza di continuare un vita normale. Ma un giorno loro arrivano, crudeli e sanguinari. Chiedono medicine per i loro feriti. Ma è la notte di Natale. Il Natale cristiano. E seppur crudeli e sanguinari loro ancora hanno un codice etico. Chiedono scusa e se ne vanno.

Ma ormai la paura è entrata nel monastero all´interno della comunità: serpeggia il nervosismo e soprattutto il terrore. Andare o rimanere? Questo è il dilemma della comunità cistercense.
Il film dipinge bene e scava in profondità gli incubi dell´uomo all´approssimarsi della morte. La paura del martirio vissuta in una dimensione quotidiana. Da non eroi. Da gente comune. Che non può e non vuole fuggire, perché gli incubi vanno affrontati per vincerli.

L´amore dell´Invisibile dà la forza di resistere.

Nel continuo dialogo con l´Invisibile si trova la forza di non avere paura.

La potenza dell´Invisibile è più grande di ogni paura.

Un film all´antica. Completo. Senza impennate e che prosegue lineare senza cedere nulla allo spettacolo attenendosi alla rigorosa ricostruzione dei fatti e del tormento interno.

Soprattutto per la bellezza e la forza del finale 3 stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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