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Ma ora sentite regista di Figli delle stelle ‘Televisione sperimenti, ha ruolo-chiave’

ottobre 31, 2010 di Redazione 

Si può dire che Lucio Pellegrini sia un intellettuale, impegnato? Rifatevi avanti, l’Italia ha bisogno di voi. Non protestate (anche se è sacrosanto) solo per i tagli a voi (e quindi al nostro domani, come detto, non c’è dubbio). Riproponete la vostra visione. Scrisse una volta Alessandro Tavano a Daniele Luchetti, in una delle chat moderate da Gaetano Palmieri in quell’innovativo laboratorio di idee e di talenti che era il Circolo on line di politica italiana “Barack Obama”, uno dei crocevia del meglio della nostra politica del futuro, “il cinema anticipa ciò che è o sta per essere nell’aria”, e dunque svolge una funzione decisiva per la politica. Svolge, o dovrebbe svolgere. Svolge, ancora una volta, sul giornale della politica italiana, che porta i grandi autori del nostro cinema a tornare al loro impegno. Come in questa intervista a Pellegrini. Sentiamo.

Nella foto, Lucio Pellegrini con (ancora) Pandolfi

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di FABRIZIO ULIVIERI

“Figli delle stelle”. Perché questo titolo? Sinceramente, pur avendo visto il film, non sono riuscito a connettere il titolo con la storia del film.
“Non vedi una relazione tra il titolo della canzone e la natura dei miei personaggi, perdenti, pasticcioni, ma pur sempre sognatori? Per me è stata abbastanza automatica, questa associazione”.

Tu leghi molto bene generi diversi (comico, poliziesco e drammatico). A mio avviso questo è segno di modernità ed internazionalizzazione. E´ una tendenza artistica che si riscontra in molti campi dell´arte a livello mondiale. Sei cosciente, che in questo senso il tuo film è il miglior prodotto degli ultimi anni, all´interno di un cinema (quello italiano) che cerca proprio un rinnovamento in questa direzione? Salvatores, per esempio, ci prova continuamente, ma, a mio parere, non è finora riuscito a costruire un buon film nonostante numerosi tentativi (di cui Happy Family è appunto l´ultimo).
“Ti ringrazio per la domanda e per le belle parole sul film. In effetti, se è vero che questo film è in prima battuta una commedia, è anche vero che è un lavoro che progettualmente mette insieme generi, stili e toni diversi, mescolando temi d’impegno civile e temi pop, realismo e surreale, commedia e dramma. Credo che sia un segno di modernità e credo che anche le altre arti si stiano muovendo su questo stesso terreno. In Italia non credo di essere l’unico a provarci. A suo modo, anche Sorrentino è figlio di questo tipo di approccio”.

Quanto deve alla TV il tuo stile?
“Il mio stile sicuramente è figlio della mia esperienza di spettatore di cinema, di fruitore di arti visive e di cultura pop, specialmente televisiva. Resto in prima battuta uno spettatore”.

Che differenze ci sono fra fare TV e cinema?
“E’ un discorso difficile da fare in astratto. Il cinema è senz’altro un lavoro più personale, più intimo. La televisione, in altri paesi, in questa fase storica è assai più sperimentale del cinema, nei toni, nelle scelte narrative e nei temi raccontati. Da noi purtroppo lo scenario è opposto. La tv si rivolge soprattutto ad un pubblico anziano, cercando di rassicurarlo. Qua è molto difficile proporre qualcosa di nuovo. Speriamo nel benefico effetto dell’aria che arriva dall’estero”.

Ritorniamo al film. Mi è parso di cogliere una certa nostalgia per gli “Anni di piombo”. Magari detto così ti metto subito in difficoltà. Ma non voglio dire che ci sia una nostalgia per il terrorismo, di certo almeno una nostalgia per quello che quegli anni hanno rappresentato a livello di lotta di classe.
“Non c’è nessuna forma di nostalgia per quegli anni. Ci sono personaggi che non hanno futuro e che agiscono rispetto a modelli vecchi e superati, personaggi che hanno un immaginario anni settanta, che rifiutano di accettare il mondo così com’è diventato. E’ questo che li rende bizzarri”.

Qual è il messaggio del film?
“Non mi piace indicare il significato di ciò che faccio. Il film è, come si diceva una volta, un’opera aperta. Ognuno può interpretarlo come gli pare”.

Uno scrittore per scrivere si guarda in giro, cercando di capire cosa fanno gli altri. Cerca sempre dei punti di riferimento quando scrive una storia, fra le letture che fa. Quali sono stati i tuoi punti di riferimento nel fare “Figli delle Stelle”?
“Il cinema dei Cohen, i libri di John Fante, ‘I Compagni’ di Mario Monicelli”.

Come ti dicevo sopra, vedo, per molti versi, una volontà da parte degli autori italiani di cinema di rinnovarsi in senso internazionale per ritornare alle vette della produzione mondiale, come lo è stato negli anni del Neorealismo…di Visconti, di Fellini… A che punto siamo secondo te?
“Credo che, al di là della volontà e del talento di registi, scrittori, attori, sarebbe importante pensare il cinema come un valore importante per il Paese, una valore in termini culturali ed industriali. Un veicolo capace di esportare talento e visioni del mondo, ma anche un’industria importante, che dà lavoro a duecentocinquantamila persone. Purtroppo i segnali che arrivano dal Governo vanno esattamente nella direzione opposta”.

Come vedi, Lucio, l´Italia di oggi?
“Un Paese immobile, bloccato e piuttosto depresso”.

Nel tuo film non c´è (mi pare) una grossa critica alla classe politica italiana. A parte quella forse (ma molto generale) di una classe politica che ama l´autoreferenzialità e l´autocompiacimento televisivo: chi meglio chiacchiera in TV, vince.
Ecco, Lucio, come vedi, in termini più espliciti, questa classe politica, la famosa Casta?
“Mi sembra che mai come in questo periodo abbiamo assistito ad uno scadimento della qualità della classe politica. La legge elettorale ha prodotto un esercito di deputati e senatori piuttosto anonimo, soldati semplici privi di personalità. E ci ha regalato una serie di personaggi improbabili, ignoranti, impreparati e uno scadimento assoluto della dialettica politica”.

Secondo te la parola “Sinistra” ha ancora un significato o è ormai una mera parola vuota e priva di senso, oggi, rispetto a quegli anni (Settanta) che tu adombri nel tuo film, in cui i terroristi erano veri terroristi e sapevano anche scrivere comunicati politici, e la Sinistra era davvero una Sinistra (pur con tutti gli errori che le si voglia imputare)?
“La Sinistra deve trovare un suo percorso realmente alternativo alla destra, mi sembra che negli ultimi anni abbia vissuto di riflesso a Berlusconi, il quale procede come un panzer sulla sua strada, incurante di qualsiasi forma di dissenso. Credo che la Sinistra debba assolutamente riuscire a proporre un leader nuovo, in grado di aggregare tutti quelli che ancora pensano che questo Paese possa avere un futuro importante”.

FABRIZIO ULIVIERI

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