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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Più che mai (s)legato (d)a nostra politica Ulivieri: Figli delle stelle è sul (suo) rigetto E il nostro cinema ne costruisce il futuro La cultura (popolare) rifarà grande l’Italia E (per) questo (il) governo l’aborra (?)

ottobre 30, 2010 di Redazione 

E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Che è anche il giornale della cultura. Cultura che è la chiave per risollevarci e tornare grandi. Concretamente, se ci passate questa espressione di cultura – popolare. Lo abbiamo scritto e ci torneremo su esplicitando e spiegando ulteriormente. Ma il cinema, oggi, parla per la politica. In tutti i sensi. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il Politico.it è il giornale di Attilio Palmieri, uno dei più brillanti giovani studiosi italiani, che ha e avrà un ruolo importante nella costruzione del domani. E della saggezza e della solidità del nostro critico, che oggi (ri)taglia la sua rubrica in modo che la nostra narrazione sul futuro dell’Italia - ineguagliata anche questa settimana: il domani del nostro Paese passa (soltanto) di qui – continua anche nel giorno del “riposo”, che diventa così un riposo (più che mai) attivo, quello appunto del cinema e della nostra cultura. Che torna a svolgere – attraverso anche la figura dell’intellettuale impegnato, sempre più raro negli ultimi anni a causa di una nostra politica che, appunto, allontanava le energie migliori – la sua funzione: quella di catalizzatore delle energie dell’Italia, e (ancora più) concretamente, di “esportatore di talenti e di visioni, un’industria che dà lavoro a duecentocinquantamila persone”, come spiega Lucio Pellegrini, regista del film di cui stiamo per leggere, al giornale della politica italiana, intervistato ancora una volta da Ulivieri. Un’industria che va sostenuta. Ma in funzione dell’Italia. Non si tratta di una “spesa” (a fondo perduto) bensì di un investimento nel nostro futuro. Va messa a sistema con il più complessivo piano della costruzione del domani. Ma è la cultura a rappresentare la nostra possibile chiave di volta. Per prepare il nostro nuovo rinascimento. Che dall’Italia contagi tutta l’Europa. Che oggi ci fa da esempio. Ma di cui dobbiamo diventare il motore. Per poi trasferire la nostra spinta nel suo alveo. Un nazionalismo mitigato (o meglio controllato) dall’europeismo, un nazionalismo però necessario per rimotivare e rilanciare (ricompattandolo) il Paese. Ma su questo torneremo in settimana. Ora è il momento del cinema. Che mai come oggi, però, parla di noi. Dell’Italia. Figli delle stelle per cominciare. Poi l’intervista di Ulivieri a Pellegrini e, infine, Uomini di Dio. In copertina Claudia Pandolfi.

Figli delle stelle

REGIA: Lucio Pellegrini

ATTORI:
Pierfrancesco Favino
Fabio Volo
Giuseppe Battiston
Claudia Pandolfi
Paolo Sassanelli

GENERE: Commedia

DURATA: 102 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

E´ un film che ripropone in chiave un po´ nostalgica gli anni del terrorismo, quello vero degli Anni Settanta, riesumati da un gruppo sprovveduto ed improvvisato: un portuale di Marghera, un precario cronico, un ricercatore universitario, un´ingenua giornalista tv ed un uomo appena uscito di galera.

I membri di questo gruppo sono tutti uniti dal rigetto per la politica: quella sbrodolata ad nauseam in tv, dove meglio e più parli, vinci.

Il gruppo decide di rapire un ministro e di chiedere il riscatto per risarcire la famiglia di un uomo morto in un incidente sul lavoro, ma rapiscono non il ministro bensì un povero sottosegretario. E da qui inizia l´avventura, esilarante…

La gente di chiacchiere televisive oggi non ne può più e può arrivare a prendere le armi e ribellarsi. Ma il terrorismo di oggi è figlio della cultura del superenalotto, del Grande Fratello, dei tronisti e dei milleuristi. E´ figlio dell´incazzatura del tamarro un po´ coatto, che è pur sempre un´incazzatura, seppur diversa da quella rabbiosa del proletario degli Anni Settanta. E d´altronde non si può pretendere che il tamarro-coatto degli anni 2010 sappia scrivere comunicati politici come sapevano le fini menti marxiste del 1970 ed anni affini. E il terrorista del 2010 sarà un surrealista più che un terrorista.

E qui Pellegrini (uno che di televisione ne ha fatta tanta) è bravo, perché usando il registro televisivo al meglio, amplifica i difetti degli italiani (tutti un po´ tamarri, ormai) e crea situazioni assurde, patetiche ed esilaranti. E´ la versione di una moderna armata Brancaleone quella che mette in scena Pellegrini. E fa un film decisamente nuovo, fresco. Ci dà la dimensione di un cinema italiano che dopo tanti e continui tentativi pare abbia finalmente trovato un suo stile internazionale e proprio e si stia definitivamente lasciando alle spalle i fantasmi del neorealismo, seppure insista sugli aspetti caciaroni, confusionari della cultura sbraitante e arruffona del “volemose tutti bbene!” all´ Albertone nazionale. Un film che fa del caos di questa cultura (casinista) il suo punto di forza, facendo ridere.

Grande prova di Pierfrancesco Favino, soprattutto, e Claudia Pandolfi. Giuseppe Battiston bravo come sempre. Sottotono Fabio Volo (assai opaco, quasi tonto) e Paolo Sassarelli (un po´ spento).

E´ un film che sa unire bene generi diversi: comico, poliziesco e drammatico. Che ha trovate davvero fresche: come Bauer (Giuseppe Battiston) che all´arresto, trionfante, si dichiara prigioniero politico, perché finalmente felice di vedere realizzato il suo sogno di essere diventato un terrorista vero, come quelli veri degli Anni Settanta. Una ventata di gioventù la trovata di spiegare le ragioni della vita usando i testi delle canzoni.

Un bel film. Io tre stelle gliele darei, belle piene!

FABRIZIO ULIVIERI

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