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Fini: “No a subordinare pm all’esecutivo” Emiliano: “E’ decisivo per la democrazia” Ma Silvio: “No, senza riforma non ce n’è”

ottobre 29, 2010 di Redazione 

Il presidente della Camera dice no all’assoggettamento al governo: «Era così ai tempi del fascismo». E il sindaco di Bari, voce autorevole del centrosinistra e magistrato in aspettativa: «Gianfranco sta svolgendo un ruolo-chiave per il domani del nostro Paese». Berlusconi ovviamente non ci sta, e “minaccia” un forte intervento in aula qualora non si giunga ad un accordo. Tensioni che, si sa, sono figlie del rapporto personalissimo, sofferto tra il presidente del Consiglio e la nostra giustizia. In questo senso la cosiddetta riforma del sistema giudiziario è un tutt’uno con le leggi ad personam: rispondono infatti alla stessa logica (perversa). Tant’è, ancora Fini: «Vera questione è la lentezza dei processi». In attesa di conoscere gli sviluppi, facciamo il punto sullo stato dell’arte del Lodo Alfano costituzionale con Chiara Burgio.         

Nella foto, il presidente della Camera

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di Chiara BURGIO

“Il Lodo Alfano contrasta la Costituzione”. Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha commentato la recente bocciatura in commissione affari costituzionali al Senato degli emendamenti presentati dall’opposizione, che sostenevano la non reiterabilità della sospensione dei processi per il presidente della Repubblica e per il presidente del Consiglio. Siamo arrivati oramai al terzo atto, di quella che sembra essere una storia senza fine per il Lodo Alfano che ora potremmo denominare “lodo Alfano tris”.

Dopo la bocciatura del suo antenato, il Lodo Schifani, il lodo Alfano “bis”, o meglio conosciuto come legge 124/2008, è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale nell’ ottobre dell’ anno scorso, per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione, ed ora questo terzo tentativo batte la via della legge costituzionale, in un primo momento rinnegata come possibile soluzione alla questione meglio conosciuta come immunità parlamentare. All’inizio della scorsa settimana aveva fatto discutere parecchio il via libera alla retroattività del lodo stesso concesso dalla commissione affari costituzionali del Senato, comprendendo quindi anche processi riguardo a fatti avvenuti antecedentemente all’elezione del presidente del Consiglio e presidente della Repubblica. In questo caso non era mancato il sostegno dei finiani alla decisione, che difendevano la finalità ultima della versione costituzionale del lodo, ribadendo come questo abbia lo scopo di garantire la serenità nello svolgimento delle funzioni da parte delle alte cariche dello Stato. Il Quirinale si era limitato a ribadire la propria estraneità alle discussioni delle due Camere riguardo qualsiasi proposta di legge.

La recente bocciatura degli emendamenti proposti dall’opposizione, sta a significare che la copertura costituzionale del lodo è legata alla carica, e scatta nuovamente nel caso in cui il presidente del Consiglio venga rieletto al Governo oppure al Quirinale. La decisione di concedere la protezione resta al Parlamento con maggioranza semplice, poiché è stata bocciata anche la richiesta dell’opposizione di alzare il quorum. Questa volta Napolitano è intervenuto, scrivendo una lettera al presidente della commissione affari costituzionali Carlo Vizzini, in cui esprime le proprie perplessità in merito alla costituzionalità della legge circa “La sospensione dei processi penali anche per il presidente della Repubblica” in quanto “Questa previsione non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008″. Oltre a ribadire la propria intenzione di voler rimanere estraneo nel corso delle decisioni che le Camere dovranno prendere in merito, Napolitano spiega nel dettaglio la natura dei suoi dubbi, legati al fatto che “la decisione assunta dalla Commissione incide sullo status complessivo del Presidente della Repubblica riducendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione, che contrasta con la normativa vigente risultante dall’articolo 90 della Costituzione e da una costante prassi costituzionale, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90″. Ben lontano dal polverone legato ai processi in cui è implicato Berlusconi, il presidente della Repubblica mette in risalto la questione di cruciale importanza circa l’ indipendenza e l’ equilibrio di poteri che lega il Quirinale al Governo e al Parlamento.

L’iter parlamentare è ancora lungo, servono quattro letture, due per Camera e due per il Senato, e l’eventuale approvazione unicamente con la maggioranza dei due terzi, (altrimenti si arriverebbe al referendum confermativo senza bisogno cioè di giungere al quorum), e nonostante ciò il destino di questo lodo “senza fine” è sembrata ancora una volta prendere una direzione inaspettata, poiché in un’intervista rilasciata successivamente alle parole di Napolitano, Silvio Berlusconi ha dichiarato di voler chiedere alla propria maggioranza di ritirare il lodo. “Questa legge non è stata una mia iniziativa, ma una proposta del mio partito. Io non sono più interessato a portarla avanti. Non voglio che si dica che faccio leggi ad personam”. Dichiarazioni esplicite e prive di ogni possibilità di fraintendimento, che tuttavia, visto come sono andati i fatti dopo la bocciatura del lodo “bis”, e al no categorico circa una legge costituzionale che poi è invece diventata realtà con il lodo “tris”, era meglio aspettare per vedere come sarebbero andate le cose, prima di dare la notizia per certa.

Come volevasi dimostrare.

Chiara Burgio

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