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Berlusconi, minimo storico di fiducia: 40% Sondaggio Crespi, e Pdl ‘crolla’ sotto 28% Ma Bersani: sogno dev’esser sostenibile Bella forza, ma è il momento del coraggio

ottobre 27, 2010 di Redazione 

Il paradosso continua: Silvio in caduta libera e, dunque, anche il suo partito, praterie elettorali non aperte ma spalancate eppure: silenzio (e vuoto) assoluto: nessun cavallo all’orizzonte. Cosa fa l’opposizione? Nel momento in cui è chiamata dalla Storia a venir fuori con il proprio profilo naturale – necessario – in questa fase, di partito degli italiani e con un conseguente progetto per il futuro dell’Italia, predica prudenza, misura, tatto. La cosa sbagliata nel momento sbagliato. Diciamocelo: a questo centrosinistra manca il pensiero; lo stesso Vendola prefigura immagini che però non sostanzia in un disegno concreto. Cosa aspetta? Ha certamente ragione Pigi, non è più il tempo di raccontare bugie agli italiani, ma l’opposto delle bugie non è il silenzio – il non raccontare nulla – l’opposto delle bugie è (raccontare) la verità: e la verità è che il nostro Paese è ad un passo dal baratro, ma se riparte subito non solo si salva, ma ritorna grande. Ma dobbiamo fare subito. E per poter far subito la prima cosa è non perdere tempo. E per non perdere tempo è ora di smettere di parlare per titoli, e di cominciare a tirare fuori proposte concrete. Ma attenzione: di sistema. Concreto e complessivo non sono in contraddizione. Il giornale della politica italiana mette in campo da settimane suggerimenti e proposte – parti di un progetto organico – per la costruzione del futuro. E la nostra politica lo ascolta (sempre di più). Ma poi permane nell’immobilismo (tranne che attorno al totem-Berlusconi, che però ormai è piantato fuori dallo stadio dove si sta giocando, per usare una metafora di bersaniana eco). E invece questo è il tempo dell’azione. I casi sono due: o trovate il modo di intervenire, o siete chiamati a favorire un ricambio (parziale ma) immediato ma di qualità, nella prospettiva di mettere in campo soluzioni ad un tempo alte e concrete per ripartire subito. L’Italia può tornare grande. Ma deve (cominciare a) farlo subito. E sentiamo Crespi, ora. Che rincara la dose.       

Nella foto, Pigi: gli prende un colpo?

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di LUIGI CRESPI

Tutti gli indicatori di Berlusconi segnano rosso: il governo perde due punti, il Pdl è sceso sotto la soglia psicologica del 28%, il premier con un meno uno rispetto alla scorsa settimana è al suo minimo storico con il 40% di fiducia e si tratta di ben dieci punti in meno da luglio ad oggi. Il Governo si ferma al 42%, ma rispetto a luglio perde poco meno di tre punti, e resta quindi l’arma più forte nell’arsenale berlusconiano per tentare un eventuale recupero.

Affannato, confuso, senza una reale strategia, assediato ed ammorbato, così appare il premier agli italiani: conflitto di interessi e leggi ad personam hanno prevalso nel dibattito politico rispetto ai successi decantati in questi due anni, l’Alitalia, l’Abruzzo ed i rifiuti di Napoli che non hanno tenuto nel tempo. Le risposte sull’economia, quella che impatta quotidianamente sulla gente, non sono più sufficienti, gli italiani non si accontentano di non avere fatto la fine della Grecia e si aspettano una cosa in più, una prospettiva, una speranza, un futuro che oggi Berlusconi fa fatica ad incarnare preso come sempre in un corpo a corpo con Fini che è riuscito a legittimare ormai in modo abbastanza consolidato un suo profilo che lo allontana sempre più da Berlusconi senza però capire a che cosa lo avvicinerà.

L’enorme vantaggio di Berlusconi rimane un’opposizione che si basa su tre pilastri: il Pd di Bersani, l’Italia dei Valori di Di Pietro e la Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola, opzioni che faticano a stare insieme e che non sono state in grado di delineare una reale alternativa e faticano a uscire dallo schema classico berlusconismo-antiberlusconismo che in un modo o nell’altro pone sempre al centro il premier apportandogli un oggettivo vantaggio.

I dati di oggi sono questi, sempre più frazionati, con un’alta percentuale di indecisi, in uno scenario sempre più conflittuale ed avvelenato. Si gioca a fare proiezioni e pronostici sulle prossime elezioni anticipate, dimenticandosi che i continui corto circuiti che si determinano nel rapporto tra opinione pubblica e politica non consentono a nessuno di determinare nemmeno con ragionevole approssimazione che i dati di un sondaggio fatto oggi possano essere vicini ai risultati reali che potrebbero emergere dalle urne se finissimo nel gorgo di una campagna elettorale, nella quale Berlusconi appare debole, in cui Fini non appare ancora pronto per lanciare l’OPA sul suo elettorato e l’opposizione non solo non ha trovato un leader, ma neppure la modalità con cui gestire una campagna elettorale, figuriamoci il Paese.

Io continuo a misurare, ma mi rendo conto che la misura è colma e forte il desiderio di rivolgere lo sguardo e l’attenzione su qualcosa di diverso, non necessariamente nuovo, basterebbe semplicemente diverso da questa ammuina autoreferenziale capace di creare solo demo-depressi.

LUIGI CRESPI

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