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Ma Fini: ‘L’ad parla come un non italiano’ No presidente, parla come italiano libero Emmott: “Questo è il senso di modernità” Notre politica difende se stessa, non Italy

ottobre 25, 2010 di Redazione 

La modernità, sostiene l’ex direttore dell’Economist, è la (piena) espressione di se stessi, che agli italiani è (attualmente) impedita dalla non-cultura (transitoria) maturata in questi anni. Il Grande Fratello è già tra noi (in tutti i sensi). L’uomo (?) dagli occhi e la bocca tappati è il nostro presente. Il nostro futuro è quella liberazione non da forze politiche (?) che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma dalle nostre autolimitazioni di cui scriviamo da mesi. Non è filosofia zen ma politica, quella politica che – come scriveva Giovanni Berchet parlando più direttamente dello strumento per fare ciò che stiamo per raccontare, la «cultura popolare» – sia da esempio e da catalizzatore delle energie del Paese, che a sua volta diventerà attore decisivo della propria rinascita. «Cultura popolare» che oggi, inevitabilmente, è (per ora, anche) la televisione: ovvero ciò che il Politico.it sostiene da settimane. Gianfranco Fini in quest’ultimo periodo ha detto due cose che il giornale della politica italiana non condivide. La prima è che la Rai vada privatizzata: no, presidente Fini, quella è una non-soluzione figlia dell’incapacità dell’attuale classe dirigente di utilizzarla illuminatamente, no per le ragioni che abbiamo appena rievocato. La seconda è appunto questa di oggi: il vero italiano è Marchionne, signor presidente della Camera, è una persona appunto libera(ta) dai lacciuoli (che lui, provenendo proprio come lei ricorda da un altro Paese, non ha mai avuto) che le sono stati applicati (e che si è applicato) in un lungo periodo di «corruzione e frustrazione» del Paese il cui inizio qualche storico – come Paul Ginsborg – riconduce all’età della frammentazione e della subordinazione della nostra (mancanza di) sovranità al «dominio delle dinastie straniere», tra il 1494 e il 1530, quando privati della necessità e della possibilità di autodeterminarci cominciammo a smarrire la nostra motivazione ad essere nazione. Ma al di là di questo si tratta della nostra condizione di oggi, in parte temperata dal settennato di Carlo Azeglio Ciampi, capace di restituirci parte di quell’orgoglio perduto. La (nostra) modernità coinciderà dunque con il momento nel quale, ritrovando quello spirito, torneremo ad esprimere noi stessi, rifacendoci grandi. E quel momento è ora. O mai (?) più. La nostra politica autoreferenziale di oggi favorisca l’avvicendamento.

Nella foto, il contegno (?) di Fini di fronte alle nostre contestazioni (costruttive)

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