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***L’editoriale***
LA QUESTIONE MORALE IN UN VUOTO DI POLITICA
di ANNALISA CHIRICO

ottobre 22, 2010 di Redazione 

La nostra narrazione di oggi sull’autoreferenzialità della nostra politica, cominciata con una critica al giornalismo – connivente o appiattito – e proseguita con la dimostrazione degli effetti devastanti che ciò ha prodotto nel Paese, si chiude con questo commento della giovane esponente di Radicali italiani ed editorialista di punta del giornale della politica italiana. Chirico affronta il tema della questione morale appunto, che suggerisce di ridefinire dell’«etica pubblica». Perché la morale riguarda l’individuo nella sua dimensione privata e – almeno secondo un punto di vista – non c’ha da metterci becco la politica. Diverso è il discorso del comportamento politico, o pubblico, dei singoli, per il quale non esistono però vani richiami che tengano: è necessario affidarsi alle regole, «che, come sa bene un liberale, devono essere generali e astratte, rispettabili e rispettate». di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, la giovane esponente di Radicali italiani e segretaria degli Studenti Luca Coscioni

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di ANNALISA CHIRICO

Pier Ferdinando Casini lancia l’allarme: “In Italia ora è riesplosa la questione morale”. In verità, non è il solo.

Se nel ’92-’94 fu la magistratura a mettere sotto scacco un’intera classe politica (anche) in nome di una questione morale su scala nazionale, oggi è la stessa politica a denunciare corruzione e decadenza dei costumi per assolvere, in fondo, se stessa.

E´ così che il consueto refrain si ripropone con regolare insistenza. Un tempo a uso esclusivo della propaganda Pci, oggi la retorica della questione morale è divenuta bipartisan. Accarezzata da tutti, destra e sinistra.

Eppure io non riesco proprio a mandarla giù. Non mi convince per almeno due ragioni. Da una parte, presuppone l´idea che la morale appartenga al campo della politica. Come se a qualcuno (moralmente superiore) spettasse di moralizzare qualcun altro (moralmente inferiore). In base a quali standard, mi chiedo? Chi è il giudice, il cervello centrale, incaricato di emanare tali sentenze?

In secondo luogo, si dimentica che in politica esistono soltanto questioni politiche. Una buona politica può, tutt’al più, incentivare una moralità di comportamenti nei singoli; non il contrario.

Potrei aggiungerne poi una terza di carattere, diciamo così, “utilitaristico” . Se assegniamo alla politica patenti di moralità, probabilmente ce ne pentiremo già il giorno dopo. Non avremo infatti da stupirci se qualcuno vorrà imporci per legge determinati comportamenti in nome di una presunta concezione della moralità. Né avremo da stupirci se i nostri avversari andranno a scavare negli anfratti più reconditi delle nostre vite per dimostrare il nostro torbidume morale. In breve, il gioco politico rischierà di uscirne logorato e, soprattutto, vuoto di politica.

Sarebbe assai più opportuno, ritengo, parlare di etica pubblica, che è ben altra cosa dalla morale e appartiene pienamente al campo della politica. Anche in questo caso, però, se davvero intendiamo migliorare la condotta pubblica dei nostri rappresentanti, dovremmo rifuggire dai fatui appelli in favore di proposte concrete, che incidano innanzitutto sul regime delle regole. Che, come sa bene un liberale, devono essere generali e astratte, rispettabili e rispettate.

Ancora una volta, alla fine serve la politica, quella vera, e non l’ipocrisia di qualche dotto moralista.

ANNALISA CHIRICO

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